Il Blog di Che Scuola?!

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8 Giu
2026
Cambiare Scuola Superiore Dopo il Primo Anno: lo “Scivolo” Esiste Davvero e Può Aiutarti a Ripartire

Orientamento e Open Day 13-18 anni

Cambiare Scuola Superiore Dopo il Primo Anno: lo “Scivolo” Esiste Davvero e Può Aiutarti a Ripartire

Hai Scelto la Scuola Superiore Che Non Fa per Te? Non Sei l'Unico Succede più spesso di quanto si pensi. Dopo mesi di lezioni, verifiche e nuove materie, alcuni studenti arrivano alla fine del primo anno delle superiori con una consapevolezza importante: quella scuola non è la strada giusta per loro. Magari il piano di studi non corrisponde alle aspettative, le materie non suscitano interesse oppure, semplicemente, ci si rende conto che un altro indirizzo sarebbe stato più adatto alle proprie attitudini e ai propri obiettivi. La buona notizia è che non bisogna sentirsi bloccati. Esiste la possibilità di cambiare percorso scolastico e ricominciare con maggiore consapevolezza. Lo “Scivolo” Scolastico Può Fare la Differenza Pochi studenti e genitori ne sono a conoscenza, ma esiste una normativa che favorisce il passaggio tra diversi indirizzi di scuola superiore, soprattutto nei primi anni del percorso. Questa possibilità viene spesso chiamata informalmente "scivolo scolastico": uno strumento pensato per facilitare il riorientamento degli studenti e ridurre il rischio di dispersione scolastica. L'obiettivo è semplice: permettere ai ragazzi di correggere una scelta che non si è rivelata adatta, senza vivere il cambiamento come un fallimento. Corsi Passerella e Scivolo Scolastico: Qual è la Differenza? Quando si parla di cambio di scuola superiore, spesso si sente nominare lo "scivolo scolastico". In realtà, questo termine viene utilizzato per indicare la possibilità di passare da un indirizzo di studi a un altro senza dover necessariamente perdere un anno scolastico. Molti conoscono il termine "scivolo scolastico", ma pochi sanno che il vero strumento previsto dalla normativa sono i cosiddetti "corsi passerella": percorsi di riallineamento che aiutano gli studenti a passare da un indirizzo all'altro recuperando eventuali materie non affrontate nel percorso precedente. L'obiettivo non è mettere ostacoli al cambiamento, ma accompagnare i ragazzi verso una scelta più consapevole e coerente con le loro attitudini. Alcune scuole organizzano attività di supporto, percorsi di recupero o prove integrative che consentono allo studente di inserirsi nel nuovo indirizzo con maggiore serenità. Lo scivolo rappresenta la possibilità di cambiare direzione, mentre i corsi passerella possono rendere concreto e sostenibile il cambiamento. Cambiare Scuola Superiore da un Anno all'Altro è Possibile Sì, nella maggior parte dei casi è possibile. Le modalità, però, possono variare da istituto a istituto. Alcune scuole richiedono il superamento di esami integrativi sulle materie non presenti nel percorso di provenienza. Solitamente questi esami vengono organizzati nello stesso periodo delle prove di recupero, tra agosto e settembre. Altre scuole, invece, applicano in modo più flessibile le indicazioni ministeriali e favoriscono il passaggio senza particolari ostacoli, soprattutto quando il cambiamento avviene tra indirizzi compatibili. Per questo motivo è sempre importante informarsi direttamente presso la segreteria dell'istituto di destinazione. Esami Integrativi: Quando sono Necessari? Gli esami integrativi servono a verificare che lo studente possieda le competenze necessarie per affrontare il nuovo percorso. Ad esempio, il passaggio da un istituto tecnico a un liceo o viceversa potrebbe richiedere il recupero di alcune discipline specifiche. Tuttavia, ogni situazione viene valutata singolarmente e non esiste una regola uguale per tutti. Il consiglio è di non lasciarsi scoraggiare dalla parola "esame": spesso si tratta di un passaggio gestibile, soprattutto se accompagnato da una buona motivazione e da un adeguato supporto. Quella Scuola non fa per te, ma Non sai Ancora Quale Scegliere La difficoltà più grande non è sempre decidere di cambiare. Spesso uno studente capisce chiaramente che il percorso intrapreso non lo soddisfa, ma non riesce ancora a individuare l'alternativa giusta. È una fase delicata, caratterizzata da dubbi, incertezza e, talvolta, dalla paura di commettere un secondo errore. In questi casi il riorientamento scolastico può diventare uno strumento prezioso per comprendere meglio i propri interessi, le proprie capacità e le opportunità offerte dai diversi indirizzi di studio. Il Ri-Orientamento Scolastico: un'Opportunità per Ritrovare Fiducia e Motivazione Cambiare strada non significa tornare indietro. Al contrario, significa acquisire maggiore consapevolezza di sé e costruire un percorso più coerente con le proprie inclinazioni. Un percorso di riorientamento aiuta i ragazzi a: comprendere meglio i propri interessi; individuare punti di forza e attitudini; conoscere le diverse opportunità formative; affrontare il cambiamento con maggiore serenità; recuperare fiducia nelle proprie capacità. "CheScuola Fa per Te?": il Percorso Pensato Per Chi Cerca la Propria Strada Per supportare gli studenti in questo momento di scelta e cambiamento, il team di CheScuola?! ha creato il percorso "CheScuola Fa per Te". Si tratta di un percorso dedicato sia agli studenti della scuola media sia ai ragazzi che, durante le superiori, si rendono conto di aver bisogno di un cambio di direzione. L'obiettivo è accompagnarli nella scoperta di sé, aiutarli a riconoscere i propri talenti e individuare un percorso di studi più in linea con le loro attitudini. Perché scegliere la scuola giusta non significa trovare la strada perfetta al primo tentativo, ma avere il coraggio di ascoltarsi e, se necessario, cambiare direzione. Cambiare Scuola Non è un Fallimento, è una Scelta Consapevole Se alla fine dell'anno scolastico senti che la scuola che hai scelto non ti rappresenta, sappi che esistono alternative e strumenti concreti per ripartire. Informarsi sulle possibilità di passaggio, conoscere il funzionamento dello "scivolo" scolastico e intraprendere un percorso di riorientamento può trasformare un momento di difficoltà in un'importante occasione di crescita. Trovare la propria strada è un percorso.

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3 Giu
2026
"CheScuola?! fa per TE": Settimana di Orientamento per Scegliere La Scuola Superiore a Torino

Orientamento e Open Day 11-13 anni 13-18 anni

"CheScuola?! fa per TE": Settimana di Orientamento per Scegliere La Scuola Superiore a Torino

Mio figlio è davvero pronto a scegliere? La scelta della scuola superiore è uno dei primi momenti in cui ai ragazzi viene chiesto di prendere una decisione importante per il proprio futuro. Eppure, spesso questa scelta arriva quando molte domande sono ancora aperte. Quali sono i suoi interessi? Quali materie lo appassionano davvero? Quali sono i suoi punti di forza? Quale ambiente scolastico potrebbe valorizzarlo maggiormente? Nei mesi che precedono l’iscrizione alla scuola superiore, le famiglie iniziano a partecipare agli open day, confrontare i diversi indirizzi di studio, raccogliere informazioni e ascoltare consigli. Si tratta di un passaggio importante, ma spesso l’attenzione si concentra sulle scuole prima ancora di aver compreso fino in fondo chi è il ragazzo o la ragazza che si troverà a scegliere il proprio percorso. Scegliere la Scuola Superiore a Torino è una decisione fondamentale per studenti e famiglie. Per questo motivo il team di CheScuola?! ha immaginato e realizzato la settimana di orientamento “CheScuola?! fa per TE”, dedicata agli studenti di terza media. La settimana di orientamento sarà una vera e propria guida per conoscere meglio le opportunità formative presenti sul territorio torinese e chiarire le differenze tra licei, istituti tecnici e professionali, prima degli Open Day. L’esperienza proposta non sarà solo un momento informativo, ma un percorso pensato per aiutare i ragazzi a sviluppare maggiore consapevolezza di sé. Considerato il fatto che gli studenti dovranno affrontare anche un anno scolastico importante, l'agenda proposta prevede anche uno spazio dedicato al metodo di studio, con il supporto di professionisti dell’apprendimento, che aiuteranno gli studenti a capire come studiare in maniera più efficiente e, al contempo, con maggiore serenità. "CheScuola?! fa per TE": Una Settimana dedicata a Conoscersi e Orientarsi L'obiettivo di questa settimana di orientamento non è indicare a ragazzi e ragazze quale scuola scegliere ma fornire loro gli strumenti per farlo in modo più consapevole. Durante la settimana "CheScuola?! fa per TE" i partecipanti avranno l'opportunità di scoprire materie nuove grazie all'intervento di insegnanti coinvolgenti e selezionati da CheScuola?!. Scopriranno il greco, la filosofia, il diritto, l'economia, psicologia, agraria, elettronica, e altre materie che differenziano gli istituti superiori ma che i ragazzi non hanno mai conosciuto. Docenti ed esperti racconteranno non soltanto cosa si studia, ma perché si studia una determinata disciplina, quali competenze sviluppa e quali percorsi formativi e professionali può aprire. Attraverso laboratori, attività pratiche, simulazioni, momenti di confronto e attività esperienziali, i ragazzi potranno esplorare i propri interessi, scoprire nuove possibilità e costruire una visione più concreta del mondo della scuola superiore. Parallelamente verranno presentate le diverse offerte formative presenti sul territorio, aiutando i partecipanti a orientarsi tra licei, istituti tecnici e professionali con maggiore chiarezza. Chi Guiderà gli Studenti? Per offrire un'esperienza ricca e concreta, durante la settimana i ragazzi e le famiglie lavoreranno insieme a professionisti ed esperti del territorio: Alessia Soncino –  Orientatrice e Formatrice per lo sviluppo delle soft skill- Attraverso attività pratiche ed esperienziali, aiuterà ragazze e ragazzi a mettere a fuoco interessi, inclinazioni e punti di forza ancora inesplorati. Vanna Ventura, Gestalt Life e Business Coach Formatrice professionale e Orientatrice Esperta nell'integrazione tra emozioni, corpo e consapevolezza, accompagnerà ragazzi e genitori in un percorso di ascolto e riflessione. Perché scegliere una scuola è anche — e soprattutto — un processo che coinvolge tutta la famiglia. I posti sono limitati. Se sei interessato iscriviti - compila il modulo anche se non sei ancora sicuro: ci aiuterà a capire le vostre esigenze e, se le richieste saranno tante, apriremo nuove edizioni. "CheScuola?! fa per Te": un Percorso che Mette al Centro i Ragazzi e la Famiglia Una buona scelta nasce dall'incontro tra ciò che una scuola offre con i talenti e le potenzialità dello studente. Per questo il percorso "CheScuola?! fa per TE" non si limita a fornire informazioni, ma accompagna i ragazzi in un processo di scoperta delle proprie inclinazioni, delle proprie modalità di apprendimento e dei propri talenti. Scegliere una scuola significa, prima di tutto, iniziare a immaginare il proprio percorso di crescita. Orari della Giornata L'agenda sotto riportata è indicativa della settimana di orientamento ma il programma non è da intendersi definitivo poiché il nostro è un progetto da costruire insieme alle famiglie in base alle difficoltà e alle richieste reali che ci verranno comunicate nelle prossime settimane e che potranno ulteriormente arricchire la nostra proposta. "CheScuola?! fa per TE" è prima di tutto un luogo di ascolto, co-creazione e progettazione con le famiglie. Accoglienza dalle 8.30 per chi deve accompagnare i figli prima del lavoro Inizio delle attività alle 9:30 per dare tempo di riposare a chi può Attività orientative, laboratori e scoperta dei propri talenti dalle 9.30 alle 16.30/17.00 Dalle 17.00: Spazio flessibile di ascolto e confronto con i genitori I posti sono limitati. Se sei interessato iscriviti - compila il modulo anche se non sei ancora sicuro: ci aiuterà a capire le vostre esigenze e, se le richieste saranno tante, apriremo nuove edizioni. Incontro Finale con le Famiglie La settimana si concluderà il venerdì con un momento di restituzione degli orientatori rivolto ai ragazzi e ai genitori. Sarà un'occasione per condividere le esperienze vissute, le competenze emerse, gli interessi osservati e le riflessioni maturate durante il percorso, offrendo alle famiglie ulteriori strumenti per accompagnare i propri figli nella scelta della scuola superiore. Iscriviti Adesso per Non Perdere l'Occasione I posti sono limitati a 15 studenti per classe e saranno assegnati in ordine di iscrizione. Si può scegliere tra due edizioni: 🏡 31 agosto – 4 settembre · presso La Vita al Centro, via Vincenzo Monti 43/A, Torino 🌿 7 – 11 settembre · La Casa delle Meraviglie, strada del Nobile 86/92, Torino La quota di partecipazione richiesta è di € 390 più IVA , oppure € 440 più IVA con i pasti inclusi. L'iscrizione si conferma con il versamento dell'acconto di 200 euro, entro il 30 giugno 2026. Iscriviti ora — compila il modulo La settimana partirà solo al raggiungimento di 12 iscrizioni. Se l'edizione non dovesse partire, l'acconto sarà integralmente rimborsato. La proposta ti interessa ma per motivi familiari o logistici non riuscite in queste date? Compila il modulo lo stesso: se le richieste saranno sufficienti apriremo nuove classi. Compilando il modulo ci aiuti a capire quante famiglie sono interessate e a costruire un percorso che risponda alle vostre reali esigenze. Ti contatteremo per tenerti aggiornato/a sulla disponibilità. Per qualsiasi domanda scrivici a genitori@chescuola.net — siamo felici di aiutarti a trovare la soluzione più adatta. Il Panorama dell'Orientamento a Torino: Perché Prepararsi Prima? Durante l'autunno, sul territorio si attiveranno inoltre i tradizionali canali istituzionali: il Salone dell'Orientamento di Torino, gli incontri delle Circoscrizioni e i singoli Open Day dei licei e degli istituti tecnici o professionali. Spesso, però, girare per le scuole senza una direzione chiara rischia di aumentare la confusione. La settimana "CheScuola?! fa per TE" nasce proprio per questo: trasformare la ricerca della scuola superiore da una corsa tra Open Day a un percorso di scelta più consapevole, sereno e ponderato per tutta la famiglia. Conoscersi e conoscere le opportunità. Sono questi i primi strumenti per scegliere con consapevolezza il proprio futuro. Non si andrà alla ricerca della scuola "migliore" in assoluto. Si andrà alla ricerca della scuola più adatta.

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22 Mag
2026
La Matematica Come Non l’Hai Mai Vista: Incontri Straordinari con Giorgio Dendi a Torino

Eventi e Incontri Per tutte le età

La Matematica Come Non l’Hai Mai Vista: Incontri Straordinari con Giorgio Dendi a Torino

Scopri il Lato più Sorprendente dei Numeri insieme a Giorgio DENDI La prossima settimana Casa delle Meraviglie ospiterà un protagonista d’eccezione del mondo della matematica ricreativa: Giorgio Dendi, noto per la sua capacità di trasformare numeri, logica ed enigmi in esperienze coinvolgenti e accessibili a tutti. Campione Internazionale di Giochi Matematici, Allenatore della Nazionale Italiana dei Giochi Matematici dell’Università Bocconi, Autore per La Settimana Enigmistica Autore di La Matematica è divertente - Voglio vincere i Mondiali di Matematica! Insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica per meriti scientifici, Giorgio Dendi dedicherà quattro appuntamenti aperti al pubblico, rivolti a insegnanti, famiglie e studenti (anche a chi non è socio dell’associazione). Un’occasione per scoprire la matematica in modo diverso, tra gioco, logica e meraviglia. Gli Appuntamenti in Programma Lunedì 25 Maggio 2026 Ore 14:30 – 16:00 Formazione per insegnanti Un incontro rivolto ai docenti della scuola primaria e secondaria di primo grado per esplorare strumenti, giochi ed enigmi utili a portare la matematica ricreativa in classe. L’obiettivo è offrire nuovi approcci per avvicinare gli studenti alle discipline scientifiche in modo più creativo e coinvolgente. ISCRIVITI QUI Ore 16:30 – 19:30 Figli vs Genitori Una sfida ludica tra grandi e piccoli all’insegna della logica, dell’intuito e del divertimento. Attraverso giochi matematici e rompicapo, famiglie e bambini saranno invitati a scoprire la matematica nascosta nella quotidianità. Al termine dell’attività è previsto un momento conviviale con aperitivo condiviso. ISCRIVITI QUI Martedì 26 Maggio 2026 Ore 15:00 – 17:00 Laboratorio per ragazze e ragazzi Uno spazio dedicato agli studenti della scuola secondaria di primo grado, tra enigmi, calcolo mentale e giochi di logica pensati per stimolare curiosità e intuizione, lontano dall’ansia della valutazione scolastica. ISCRIVITI QUI Ore 18:00 – 20:00 Spettacolo di magia tra matematica ed enigmistica Un appuntamento aperto a tutta la famiglia in cui carte, numeri e giochi di prestigio si intrecciano per mostrare il lato sorprendente della matematica. Uno spettacolo capace di unire stupore, divertimento e pensiero logico. ISCRIVITI QUI Un Modo Diverso di Vivere la Matematica L’iniziativa rappresenta un’opportunità rara per avvicinarsi alla matematica attraverso esperienze concrete, inclusive e partecipative. Questi incontri mostrano come il pensiero matematico possa diventare uno strumento creativo, relazionale e persino spettacolare, capace di coinvolgere bambini, adulti e insegnanti allo stesso modo. Come Partecipare I posti disponibili per gli appuntamenti sono limitati e gli eventi si svolgono in economia del dono. È possibile confermare la propria partecipazione ISCRIVITI QUI Dove Casa delle Meraviglie APS Raggiungibile facilmente con il bus 53 che parte da piazza Vittorio Veneto Ampio parcheggio per chi arriva in auto A proposito di matematica puoi leggere anche questo articolo link Francesca Merlo

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7 Mag
2026
Pregrafismo e Prerequisiti: la Linea Sottile tra Preparare e Anticipare Troppo

Didattica e Apprendimento

Pregrafismo e Prerequisiti: la Linea Sottile tra Preparare e Anticipare Troppo

Quando il Bisogno di Anticipare Nasce negli Adulti, Non nei Bambini “Gli esercizi di pregrafismo faranno sentire tuo figlio più sicuro.” È una frase che suona rassicurante, quasi necessaria. Parla a qualcosa di profondo: il desiderio, legittimo, di accompagnare i bambini verso la scuola senza difficoltà, senza inciampi, senza fatica inutile. Ma dentro questa promessa si nasconde un messaggio implicito che merita attenzione: se non lo fa, sarà meno pronto. Se non lo fa, sarà meno sicuro. Se non lo fa, rischierà di rimanere indietro. Ed è proprio qui che nasce la domanda più importante: la sicurezza si costruisce davvero su un quaderno di pre-grafismo? Preparare non Significa Anticipare: una Distinzione che Cambia Tutto Negli ultimi anni si è diffusa una tendenza sempre più marcata ad anticipare gli apprendimenti. Si cerca di portare nella scuola dell’infanzia ciò che appartiene alla primaria, nella primaria ciò che appartiene alle medie, e così via, in una corsa continua verso il “prima”. Ma preparare non significa questo. Preparare significa costruire le basi, non replicare in anticipo il livello successivo. Significa offrire ai bambini esperienze che nutrono le competenze necessarie, rispettando i loro tempi di sviluppo. Quando invece anticipiamo, rischiamo di chiedere prestazioni senza aver costruito le fondamenta che le sostengano. E senza fondamenta solide, anche ciò che apparentemente funziona, nel tempo mostrerà le sue fragilità. Il Pregrafismo: a Volte il Mezzo Rischia di Diventare il Fine Il pre-grafismo, in sé, non è il problema. Può essere uno strumento utile, se inserito in un percorso coerente e rispettoso dello sviluppo del bambino. Ma ciò che spesso accade è che venga utilizzato in modo standardizzato, ripetitivo, orientato al risultato più che al processo. Pagine da completare, tratto preciso richiesto troppo presto, lettere piccole quando il gesto non è ancora maturo. In questi contesti, il rischio non è preparare alla scrittura, ma automatizzare movimenti scorretti. Si lavora sul segno finale, senza aver costruito ciò che lo rende possibile. E allora vale la pena chiedersi: stiamo davvero preparando o stiamo solo chiedendo una prestazione anticipata? La Scrittura Non Inizia sul Foglio C’è un punto che spesso viene dimenticato: la scrittura non nasce sul foglio. Inizia molto prima. Inizia nel corpo che si muove, nelle mani che manipolano, nelle esperienze che costruiscono coordinazione, forza, controllo. Inizia nel linguaggio, nell’ascolto, nella capacità di organizzare il pensiero. Inizia nella relazione, nella sicurezza emotiva che permette al bambino di provare senza paura di sbagliare. Quando queste basi sono presenti, il passaggio al foglio diventa naturale. Quando mancano, anche molte schede compilate non bastano a colmare il divario. La Questione della Sicurezza: Come la si Costruisce Davvero La sicurezza di un bambino non nasce dal “saper già fare” qualcosa che verrà richiesto dopo. Nasce dalla percezione di essere competente nel proprio tempo. Un bambino si sente sicuro quando: può fare esperienze adeguate alla sua età riesce a padroneggiare il proprio corpo viene accompagnato da adulti che trasmettono fiducia, non urgenza Se invece il contesto comunica costantemente che bisogna essere pronti prima, che c’è qualcosa da raggiungere il più velocemente possibile, il rischio è che la sicurezza lasci spazio alla pressione. E la pressione, nel lungo periodo, non sostiene l’apprendimento. Richieste Troppo Precoci: Se il Gesto Non è Ancora Pronto Chiedere a un bambino di scrivere lettere piccole e precise quando il suo sistema motorio non è ancora maturo significa metterlo in difficoltà. Non perché non sia capace, ma perché non è ancora il momento giusto. Il gesto grafico richiede: controllo fine del movimento stabilità posturale coordinazione oculo-manuale corretta impugnatura Se queste competenze non sono consolidate, il bambino troverà strategie compensative. E queste strategie, se ripetute, diventano abitudini difficili da modificare. Forse, prima di chiederci perché ci sono così tante difficoltà nella scrittura, dovremmo chiederci se le richieste sono davvero coerenti con lo sviluppo. L’Effetto Domino dell’Anticipo: una Corsa che Rischia di Svuotare il Senso Quando si anticipa un passaggio, spesso si innesca una catena: si arriva alla primaria “già pronti”, quindi si accelera; si arriva alle medie con nuove aspettative, quindi si accelera ancora. E così via. Ma a quale scopo? Se l’apprendimento diventa una sequenza di obiettivi da raggiungere sempre più velocemente, si rischia di perdere qualcosa di essenziale: il senso. Il piacere di capire, di scoprire, di costruire conoscenza. Molti ragazzi, crescendo, non studiano più per interesse, ma per togliersi un peso. Per ottenere un voto. Per andare avanti. Non perché abbiano trovato un significato in ciò che fanno. E questo dovrebbe farci riflettere. Una Scelta Consapevole, Non un Passo Indietro Mettere in discussione certe pratiche non significa tornare indietro, ma scegliere con maggiore consapevolezza. Significa chiedersi ogni giorno: ciò che sto proponendo serve davvero al bambino? O serve a rassicurare me adulto? Le basi su cui si costruisce la scrittura — e più in generale l’apprendimento — sono fatte di esperienze concrete, corpo, gioco, relazione, tempo. Non si tratta di eliminare strumenti, ma di usarli con intenzionalità. Non si tratta di fare meno, ma di fare meglio. Perché crescere non è una corsa a chi arriva prima. È un percorso che ha bisogno di rispetto, fiducia e coerenza. Francesca Merlo

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21 Apr
2026
Lo Studente che Trasforma la Sua Apecar in un Punto di Condivisione

Didattica e Apprendimento

Lo Studente che Trasforma la Sua Apecar in un Punto di Condivisione

Leonardo Figello, Studente del Liceo Cavour di Torino, Trasforma il Suo Mezzo in un’Esperienza di Solidarietà Quotidiana, Coinvolgendo Scuola Comunità e Territorio Non è un progetto scolastico, ma nasce dentro una traiettoria educativa. Leonardo Figello, studente del Liceo classico Cavour di Torino, classe 2008, ha trasformato il suo mezzo di trasporto per raggiungere la scuola, la sua Ape, in uno spazio condiviso. “Regalo libri da leggere e cibo per chi ha bisogno.” Non un gesto eclatante, ma un’azione semplice, quotidiana, visibile. Ogni giorno, davanti alla scuola, quel mezzo parcheggiato diventa un punto di incontro tra bisogni diversi. È qui che la scuola si riconnette alla realtà: non come istituzione chiusa, ma come luogo che può generare iniziativa, responsabilità e sguardo sul mondo. La “CondividApe”: Educazione Civica che Prende Forma nello Spazio Pubblico Sul retro dell’Ape, una cassetta e un messaggio essenziale: “Serviti se hai bisogno, altrimenti lascia qualcosa.” Dentro, pane, pasta, libri, vestiti, piccoli oggetti. La dinamica è libera, senza controllo, senza mediazione. Chi passa prende o lascia. È un sistema basato sulla fiducia, che funziona proprio perché non è regolato dall’alto. Quello che emerge è una forma concreta di educazione civica: non teorica, non dichiarata, ma praticata. Un apprendimento che passa dall’esperienza diretta e che trasforma uno spazio urbano in un micro-laboratorio sociale. Dalla Dimensione Individuale alla Comunità: il Ruolo degli Studenti L’iniziativa non resta individuale. Intorno alla “CondividApe” si attiva una partecipazione spontanea: studenti, famiglie, cittadini iniziano a contribuire. Il gesto iniziale diventa collettivo. È un passaggio chiave dal punto di vista educativo: lo studente non è solo destinatario di valori, ma può diventarne attivatore. In questo senso, la scuola non è solo il luogo dell’apprendimento, ma può essere il punto di partenza di pratiche sociali che si diffondono nel territorio. La comunità educante si costruisce anche così: attraverso esempi che generano imitazione e coinvolgimento. Un Modello Educativo Replicabile: Cosa Insegna Questa Esperienza La storia di Leonardo Figello non è solo una buona notizia, ma un modello osservabile. Mostra che: l’educazione civica può uscire dall’aula la solidarietà può diventare quotidiana e accessibile i giovani possono essere protagonisti di trasformazioni reali Non servono grandi strutture o progetti complessi. A volte basta un’idea semplice, radicata nella realtà e capace di attivare fiducia. In questo senso, la “CondividApe” non è solo un gesto solidale, ma un dispositivo educativo: uno spazio in cui si impara facendo, insieme. "Alfiere della Repubblica”: un’Ape Rossa per Nutrire Corpo e Anima Leonardo ha iniziato questo progetto con un’intenzione semplice: provare a fare del bene a chi è meno fortunato di lui. «Ho sempre desiderato un’Ape – racconta – fin da quando avevo otto anni; un desiderio semplice, non essenziale, che mi ha fatto riflettere su quanto sono fortunato». È così che Leonardo Figello si è conquistato il titolo di Alfiere della Repubblica, conferito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: non con un gesto eclatante, ma con un’azione quotidiana, capace di trasformarsi in esperienza condivisa e generare senso di comunità. Francesca Merlo

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13 Apr
2026
Oltre al Voto: Sfatiamo il Mito del “Tutto a Portata di Click”

Didattica e Apprendimento

Oltre al Voto: Sfatiamo il Mito del “Tutto a Portata di Click”

L’Importanza dell’Esercizio della Memoria: Perché la Memoria è Fondamentale per lo Sviluppo Cognitivo Memoria e Apprendimento: un Mito da Sfatare Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che la memoria abbia perso il suo valore educativo. Se inizialmente questa convinzione era legata al semplice accesso a Internet, oggi è ulteriormente rafforzata dalla presenza dei motori di ricerca e, più recentemente, dall’utilizzo delle piattaforme di Intelligenza Artificiale (IA), che sembrano rendere qualsiasi informazione immediatamente disponibile. Questa percezione, sebbene molto diffusa, nasconde una pericolosa cecità didattica che rischia di danneggiare profondamente lo sviluppo cognitivo dei nostri ragazzi. Pensare che la memoria sia inutile solo perché “tanto c’è tutto a portata di click” rappresenta un errore tecnico ed educativo di grande portata. La memoria non è un semplice contenitore di nozioni, ma l’architettura fondamentale su cui si costruiscono il ragionamento, la creatività e, in ultima analisi, l’intelligenza. Quando un Ricordo Diventa Memoria A Lungo Termine Un dato scientifico spesso poco conosciuto riguarda la distinzione tra memoria a breve e a lungo termine. Se uno studente riesce a ricordare un’informazione per alcuni giorni, essa non appartiene più alla memoria di breve termine, ma è già stata consolidata nella memoria di lungo termine. Tuttavia, affinché questa conoscenza diventi stabile e significativa, è necessario che venga utilizzata, collegata ad altre informazioni e rielaborata nel tempo. Quante Informazioni Chiediamo Davvero agli Studenti? Una delle critiche più frequenti al sistema scolastico riguarda la quantità di informazioni richieste agli studenti. È importante distinguere tra memorizzazione significativa e accumulo sterile di dati. Non è la quantità in sé a rappresentare un problema, ma l’assenza di uno scopo autentico. L’apprendimento mnemonico non deve essere visto come un esercizio fine a sé stesso, ma come una base indispensabile per sviluppare una visione consapevole della realtà. Sapere “com’è il mondo” significa possedere punti di riferimento stabili che permettono di orientarsi, interpretare le informazioni e costruire collegamenti significativi. Ad esempio, imparare a memoria la posizione dei principali Paesi del mondo e delle loro capitali può sembrare inizialmente uno studio sterile. Tuttavia, questa conoscenza diventa fondamentale per comprendere le notizie internazionali, interpretare eventi geopolitici e orientarsi nella realtà contemporanea. In questi casi, la memorizzazione non è fine a sé stessa, ma rappresenta la base su cui costruire una comprensione più profonda e consapevole del mondo. Al contrario, quando le informazioni vengono apprese solo in funzione della verifica e senza un collegamento con la realtà, tendono a rimanere isolate e a svanire rapidamente. La Memoria come Fondamento del Pensiero e della Creatività Senza una solida base di conoscenze, il pensiero critico e la creatività non possono svilupparsi pienamente. La creatività, infatti, è la capacità di combinare informazioni già esistenti in modi nuovi e originali. Se svuotiamo la mente degli studenti, convinti che sia sufficiente saper cercare le informazioni online, li priviamo della materia prima necessaria per pensare. Non è possibile collegare punti che non si possiedono La memoria, quindi, non è in opposizione al ragionamento: ne è la condizione essenziale. Una ricca rete di conoscenze facilita la comprensione, accelera il problem solving e migliora la capacità di prendere decisioni. La memoria non è solo una condizione del pensiero, ma una capacità che può essere potenziata attraverso un vero e proprio "allenamento mnemonico", ossia un recupero attivo e rielaborazione delle informazioni Oltre al Voto: Quando l’Apprendimento Diventa Effimero Molti studenti studiano principalmente con un obiettivo immediato: superare la verifica e ottenere un buon voto. Questo approccio rischia di svuotare il significato stesso dell’apprendimento. Se, dopo pochi giorni, lo studente non ricorda più nulla di ciò che ha studiato, è inevitabile porsi una domanda fondamentale: chi ha realmente fallito? La risposta non può essere attribuita esclusivamente ai ragazzi. La responsabilità è condivisa tra genitori e insegnanti, che spesso, anche inconsapevolmente, enfatizzano il risultato numerico più che il processo di crescita culturale e personale. Il voto rappresenta solo una misura parziale e temporanea dell’apprendimento; non può e non deve essere considerato il fine ultimo dello studio. Il Limite Educativo del Voto Il voto ha certamente una funzione valutativa e orientativa, ma quando diventa l’unica motivazione allo studio, perde il suo valore formativo. Un buon voto può generare soddisfazione momentanea, ma non garantisce che l’informazione sia stata realmente compresa e interiorizzata. Quando lo studio è finalizzato esclusivamente alla prestazione, le conoscenze rimangono isolate e tendono a svanire rapidamente dopo la verifica. Il vuoto di un voto non educa alla vita. La scuola dovrebbe formare individui capaci di comprendere, riflettere e utilizzare le conoscenze nel tempo, non semplicemente studenti abili nel superare test. Imparare Significa Fare Proprio il Sapere L’apprendimento autentico avviene quando le informazioni vengono assimilate e integrate nel patrimonio personale dello studente. Imparare significa fare proprie le conoscenze, attribuire loro un significato e saperle rielaborare nel tempo. Solo in questo modo il sapere diventa uno strumento utile per interpretare la realtà, prendere decisioni e affrontare situazioni nuove. Quando uno studente è in grado di collegare ciò che ha appreso a esperienze diverse, di applicarlo in contesti nuovi e di utilizzarlo per formulare giudizi e soluzioni, possiamo parlare di vera educazione. Memorizzazione Meccanica e Cultura: Trovare il Giusto Equilibrio È necessario distinguere tra memorizzazione meccanica e memorizzazione significativa. La prima, se utilizzata in modo esclusivo, può risultare sterile; la seconda rappresenta invece un passaggio fondamentale per la costruzione di una cultura complessa. La memorizzazione deve essere considerata un punto di partenza, non un punto di arrivo. L’obiettivo della scuola dovrebbe essere quello di fornire agli studenti una vera e propria “cassetta degli attrezzi” culturale: un insieme di conoscenze stabili che permettano loro di interpretare la realtà, fare inferenze e affrontare situazioni nuove con consapevolezza. Una Responsabilità Educativa Condivisa Genitori e insegnanti svolgono un ruolo determinante nel trasmettere il valore autentico dello studio. Quando l’attenzione si concentra esclusivamente sui voti, si rischia di alimentare una visione riduttiva dell’educazione. Al contrario, è fondamentale promuovere un’idea di apprendimento come percorso di crescita personale e culturale. Educare significa accompagnare i ragazzi nella costruzione di una conoscenza solida e duratura, capace di orientare le loro scelte future e di renderli cittadini consapevoli e responsabili. Educare alla Memoria per Educare alla Vita È tempo di smettere di demonizzare la memoria e di riconoscerne il ruolo centrale nel processo educativo. Non si tratta di un modello di insegnamento puramente nozionistico, ma di ridefinire lo scopo della memorizzazione: costruire una base culturale solida su cui sviluppare pensiero critico, creatività e capacità di risolvere problemi. Se dopo pochi giorni uno studente non ricorda più ciò che ha studiato, non si tratta semplicemente di una dimenticanza individuale, ma di un segnale che il processo educativo necessita di essere ripensato. Il voto, da solo, non è sufficiente a garantire un apprendimento significativo. Educare alla memoria significa educare alla vita: vuol dire fornire ai giovani gli strumenti per comprendere il mondo, interpretarlo e contribuire attivamente alla sua trasformazione. Solo quando il sapere viene interiorizzato e rielaborato nel tempo, l’educazione raggiunge il suo vero scopo. Francesca Merlo

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22 Dic
2025
La Redazione Scolastica Studentesca del Liceo Berti Presenta il Progetto "School Creator Lab"

Didattica e Apprendimento

La Redazione Scolastica Studentesca del Liceo Berti Presenta il Progetto "School Creator Lab"

Un Progetto di Alternanza Scuola-Lavoro Dedicato alla Comunicazione Scolastica Questo articolo è stato redatto dalla Redazione Scolastica Studentesca del Liceo Berti come elaborato finale del progetto di Alternanza Scuola Lavoro “School Creator Lab”, un percorso dedicato alla comunicazione scolastica e alla produzione di contenuti per il blog e i canali digitali dell’istituto. Il testo raccoglie contributi e riflessioni delle studentesse coinvolte nel progetto, con l’obiettivo di raccontare l’esperienza svolta e il lavoro realizzato, dando spazio a punti di vista diversi e a competenze maturate durante il laboratorio. Come Migliorare la Comunicazione del Liceo Berti? Ce lo spiega lo School Creator Lab! Nei 5 incontri svolti di School Creator Lab abbiamo provato ad osservare la nostra scuola da un punto di vista critico e a comprendere come poter migliorare la sua comunicazione. Abbiamo analizzato i pro e i contro della nostra scuola confrontandoci e paragonandola ad altri licei di Torino. In ogni incontro abbiamo svolto delle attività relative alla comunicazione e abbiamo avuto la possibilità di apprendere informazioni nuove sia in campo pratico che teorico grazie alla presenza di esperte del settore. Per esaminare al meglio i vari canali con cui la scuola comunica ci siamo divise in gruppi e abbiamo discusso degli aspetti positivi e di quelli da migliorare in base a diversi criteri. Sofia Albanese Il (Liceo) Berti Parla   Dopo aver esaminato il sito e i canali social della nostra scuola ci siamo rese conto dell’assenza di testimonianze degli studenti, fondamentali per capire cosa distingue il Berti da ogni altro istituto. Per colmare questa mancanza abbiamo deciso di intervistare alcuni alunni e di pubblicare le loro testimonianze sui canali di comunicazione del Berti, sia in formato video sia in forma di testo scritto. Abbiamo differenziato la modalità di comunicazione di questi contenuti poiché, come ci è stato spiegato in questo corso, ad ogni canale di comunicazione corrisponde una diversa tipologia di utenti: è importante portare contenuti dedicati al range di età che usa quel canale. Ad esempio, dato che su Instagram il pubblico è composto prevalentemente da persone giovani, abbiamo deciso di condividere le interviste sotto forma di video di pochi secondi; sul sito invece abbiamo scelto di riportarle sotto forma di testo scritto, poiché gli utenti che usano questo canale di comunicazione sono principalmente genitori.  Marina Comoglio Il (Liceo) Berti Attraverso i Video Attraverso le tecniche di ripresa e le strategie di montaggio apprese siamo riuscite a documentare in modo dinamico la vita quotidiana e gli spazi del Berti. Per comunicare efficacemente sui canali social abbiamo imparato a sintetizzare i messaggi senza trascurare l'impatto visivo. Ci è stato insegnato che ogni piattaforma richiede un linguaggio specifico per attirare l'attenzione del pubblico. Per TikTok e Instagram abbiamo puntato su un formato verticale, video di breve durata e un montaggio ritmato. In questo modo abbiamo trasformato il nostro lavoro in diversi tipi di contenuti, ognuno ottimizzato per funzionare al meglio sul social di riferimento. Per ottenere un risultato professionale abbiamo utilizzato strumenti fondamentali: microfoni a spillo per garantire un audio limpido e stabilizzatori per smartphone che ci hanno permesso di realizzare le riprese. Così facendo, abbiamo avuto l'opportunità di raccontare la nostra prospettiva sul Liceo Berti descrivendo una realtà scolastica stimolante, attiva e in continua evoluzione. Eleonora Gianardo Un Futuro Costruito nel Presente  Questo progetto ci ha illustrato in maniera pratica e teorica come funziona il mondo della comunicazione. Esso può essere di ispirazione per un’eventuale carriera nel campo della comunicazione, per esempio: social media manager, content creator, video maker,  fotografo, giornalista, scriptwriter, brand designer, organizzatore/produttore di eventi culturali e consulente di stile. Questi mestieri hanno ruoli importanti sia in aziende e agenzie, sia nel settore freelance e di imprenditoria.  Francesca Cojocaru La Nostra Voce  Grazie a questo School Creator Lab abbiamo acquisito delle capacità importanti in campo lavorativo ma anche nella vita quotidiana. Abbiamo confrontato le nostre idee lavorando in gruppo. Le spiegazioni interessanti e gli strumenti fornitici hanno suscitato il nostro interesse nel mondo del marketing e della fotografia: abbiamo compreso qualcosa in più di questi mondi complessi. Uno dei risultati più belli al quale siamo riuscite ad arrivare è la stesura di un articolo - come questo - e come allegare foto e video. È stata un’esperienza bella e formativa che potrebbe eventualmente evolversi in una carriera.   Simona Perrotta Chi Siamo Editor: Sofia Albanese, Marina Comoglio, Eleonora Gianardo, Francesca Cojocaru, Simona Perrotta Foto editor : Emma Ferraris, Asia Di Sipio Correzione delle bozze: Sofia Corbo Caporedattrice: Denisa Iacob Approfondimenti sul Progetto "School Creator Lab" La Scuola si Racconta: CheScuola?! lancia "School Creator Lab" Quando la scuola si racconta: il Liceo Berti dà voce ai suoi studenti con School Creator Lab

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31 Ott
2025
La Scuola Raccontata dagli Studenti: la Gita come Viaggio della Memoria a Sarajevo

Didattica e Apprendimento

La Scuola Raccontata dagli Studenti: la Gita come Viaggio della Memoria a Sarajevo

Il Racconto di una Gita Scolastica Attraverso lo Sguardo di uno Studente Ludovico, studente del Liceo Scientifico, indirizzo ESABAC, presso la Scuola Internazionale Europea Statale “Altiero Spinelli”, racconta l'esperienza di una gita a Sarajevo organizzata in collaborazione con l'associazione Deina, nell'ambito del programma di alternanza scuola-lavoro. L’Arrivo a Sarajevo e le Prime Impressioni Come meta della gita di quarta superiore è stata scelta la capitale della Bosnia, Sarajevo, grazie all’iniziativa di alcuni professori che hanno organizzato il soggiorno e all’associazione DEINA, che ha contribuito alla pianificazione e guidato le visite. L’obiettivo era farci scoprire una pagina di storia a noi sconosciuta, nonostante sia così recente; visitammo così musei e luoghi di memoria, pur tenendo a nostra disposizione una considerevole porzione di tempo libero per il nostro svago. La prima cosa che ci ha colpito è il fatto che sui muri di diverse abitazioni vi siano ancora oggi i segni lasciati dall’assedio che la città dovette subire, in particolare i fori provocati dai proiettili dei cecchini. Ci spiegarono che la scelta di lasciare visibili queste cicatrici ha un motivo preciso: ognuno di quei colpi, ognuno di quei buchi è testimone della guerra. I sarajevesi non vogliono dimenticare, ma desiderano che si ricordi e si comprenda ciò che hanno dovuto vivere. Una Città tra Culture e Tradizioni La città è caratterizzata da quartieri sorti in epoche differenti e secondo varie tradizioni. La zona che mi è piaciuta maggiormente è il rione arabo, con tutte le casette basse costruite affinché i minareti delle moschee restino visibili. Per tutte le vie, i vicoli e le piazze, dove gli artigiani espongono fuori dalle botteghe le loro opere, corre un costante odore di cibo che impregna l’aria e provoca un certo appetito. Nel nostro tempo libero gironzolavamo fra questo quartiere e quello austro-ungarico adiacente. Il resto della città è invece composto da palazzoni di cemento e opere brutaliste. I Musei e la Memoria Storica Fra i musei che abbiamo visitato ricordo il Museo storico di Sarajevo ed una mostra fotografica sul massacro di Srebrenica. Riguardo al primo, la cosa che mi ha maggiormente stupito fu come tutti i dipendenti fossero volontari: infatti, per questioni di equilibrio politico, lo Stato si è sempre rifiutato di finanziare la struttura, che solo di recente ha potuto riaprire grazie alle donazioni di privati. Per quanto riguarda la mostra fotografica, ricordo i brividi che provai quando, entrando nella prima stanza, mi trovai attorniato da centinaia di fotografie, tutte primi piani dei volti delle vittime del massacro. Non fu solo l’esposizione fotografica a mostrarci le atrocità subite dagli abitanti di Srebrenica: in uno dei giorni della gita, infatti, era prevista una visita proprio in quella città. Srebrenica: la Testimonianza della Tragedia Lì ci raccontarono tutti gli avvenimenti relativi prima all’assedio e poi al massacro dell’11 luglio 1995. Ci fecero camminare per il cimitero dove sono sepolti i corpi dei bosgnacchi, esumati dalle fosse comuni di diverso livello e faticosamente identificati a causa della frammentazione dei resti. Ciò che si prova leggendo i nomi di intere famiglie sterminate, leggendo la stessa data di morte su mille e mille tombe è sconvolgente. Per tutta la giornata siamo stati accompagnati da Irvin che, quando era solo un bambino, fuggì dalla sua città natale insieme alla madre e al fratello per scampare alla guerra. Egli ci offrì il racconto della sua esperienza, la sua preziosa testimonianza, e ci accompagnò poi a casa di una vecchia coppia di contadini bosniaci che avevano la loro cascina nelle montagne intorno a Srebrenica, vicino a uno degli ex punti di vedetta dei serbi. L’Incontro con la Comunità Locale La coppia di contadini ci accolse calorosamente. Ci aprirono le porte di casa loro per ospitarci e servirci un rustico ma squisito pranzo. Il posto era bellissimo: la famiglia aveva diversi animali, tra cui dei cani che avevano appena avuto una cucciolata, gatti, cavalli, pecore e asinelli. Là potemmo rilassarci tutto il pomeriggio, dopo una mattinata densa di forti emozioni. L'Esperienza L’esperienza si è rivelata molto bella, quando ci era stata proposta eravamo tutti molto dubbiosi, ma abbiamo dovuto ricrederci. Voglio ringraziare di cuore i professori e l’associazione DEINA che ci hanno proposto e organizzato questa gita più atipica; li ringrazio poiché ci hanno permesso di conoscere una parte di storia contemporanea che non conoscevo ma senza sovraccaricarci di emozioni, lasciandocI anche il tempo di sedimentare, divertirci e distrarci. Guarda Anche DEINA-Chiedimi Dove Andiamo Podcast-Srebrenica: il genocidio dimenticato Sarajevo Safari, una testimonianza dal campo Ludovico de Martino

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3 Set
2025
Prontezza Scolastica: Perché è Fondamentale Rispettare i Tempi dei Bambini

Didattica e Apprendimento

Prontezza Scolastica: Perché è Fondamentale Rispettare i Tempi dei Bambini

Cos’è la Prontezza Scolastica? Scopri i Segnali che Indicano Quando un Bambino è Pronto per Iniziare la Scuola Primaria Rispettare i Suoi Tempi Naturali è Fondamentale per Sviluppo, Benessere e Motivazione La maturità scolastica non coincide semplicemente con l’età anagrafica, ma rappresenta il momento in cui il bambino è pronto a iniziare la scuola primaria. Include lo sviluppo fisico, emotivo, cognitivo e sociale, e si manifesta attraverso attenzione, autocontrollo, coordinazione motoria e competenze relazionali. Rispettare questi tempi significa garantire un apprendimento sano ed equilibrato e prevenire sovraccarichi precoci. Inizio della Scuola in Europa: Rispetto dei Tempi Naturali In molti paesi dell’Europa dell’Est, i bambini iniziano la scuola primaria a 7 anni, riconoscendo l’importanza di rispettare i tempi di maturazione biologica, emotiva e cognitiva. Questo approccio permette uno sviluppo completo delle capacità motorie, cognitive e sociali prima dell’apprendimento formale. In Italia e in altre realtà contemporanee, invece, si tende spesso ad anticipare l’ingresso scolastico. L’anticipazione precoce può comportare: Sovraccarico del sistema nervoso Riduzione della motivazione intrinseca all’apprendimento Difficoltà di regolazione emotiva e comportamentale Ritardi nello sviluppo delle competenze sociali e motorie Rispettare i tempi naturali significa valorizzare gioco, creatività ed esperienze pratiche, strumenti fondamentali per costruire solide basi neurologiche, cognitive e relazionali. Momento Cruciale: Maturità Scolastica intorno ai 6-7 anni Verso i 6-7 anni, con il cambio dei primi denti, le forze di crescita e sviluppo, precedentemente impegnate nella formazione degli organi, possono essere “liberate” per orientarsi verso l’apprendimento scolastico. Studi neuroscientifici confermano che sollecitazioni cognitive precoci possono causare: Sovraccarico cerebrale Difficoltà motorie e percettive Problemi di regolazione emotiva Riduzione della motivazione all’apprendimento Jean Piaget osservava che il pensiero simbolico e le prime capacità di astrazione emergono naturalmente solo al termine della fase pre-operatoria, intorno ai 6-7 anni. Il rispetto dei tempi biologici valorizza il gioco, il movimento e la creatività, strumenti fondamentali per uno sviluppo equilibrato. Indicatori di Prontezza Scolastica I bambini pronti per iniziare la scuola primaria mostrano segnali chiave di sviluppo: Curiosità e interesse per l’ambiente circostante Capacità di attenzione prolungata Autonomia personale nelle attività quotidiane Competenze motorie adeguate Abilità sociali e relazionali Riconoscere questi indicatori aiuta genitori ed educatori a rispettare i ritmi naturali del bambino, evitando pressioni premature che comprometterebbero benessere e apprendimento. Neuroscienze e Rischi della Sovrastimolazione Precoce Il cervello dei bambini segue ritmi di maturazione specifici. La precoce esposizione a compiti cognitivi strutturati può comportare: Sovraccarico del sistema nervoso Riduzione della motivazione intrinseca Difficoltà emotive e comportamentali Ritardi nello sviluppo motorio e sociale Studi di Shonkoff & Phillips (2000) e Siegel (2012) evidenziano l’importanza di gioco libero, esperienze sensoriali e socializzazione come basi neurologiche per l’apprendimento futuro. Consigli Pratici per Genitori ed Educatori Osservare i segnali di prontezza del bambino Favorire attività di gioco libero e movimento Evitare sovraccarichi cognitivi precoci Integrare esperienze sociali e creative prima della scuola Bibliografia Essenziale Piaget, J. (1970). La psicologia del bambino. Torino: Einaudi. Steiner, R. (1919). L’arte dell’educazione. Edizioni Antroposofiche. Shonkoff, J. P., & Phillips, D. A. (2000). From Neurons to Neighborhoods: The Science of Early Childhood Development. National Academies Press. (scaricabile in pdf) Gopnik, A., Meltzoff, A., & Kuhl, P. (2001). The Scientist in the Crib. HarperCollins. Siegel, D. J. (2012). The Developing Mind. Guilford Press. Panksepp, J. (2001). The long-term psychobiological consequences of infant emotions. Infant Mental Health Journal, 22(1-2), 132–173. Conclusione Per garantire un percorso scolastico sereno e rispettoso dei tempi naturali, osserva il tuo bambino, valorizza il gioco e le esperienze pratiche, e collabora con insegnanti consapevoli dei ritmi evolutivi. "... con la vostra educazione e il vostro insegnamento non dovete disturbare la sua crescita, ma procedere pari passo con le necessità della crescita stessa. Quanto vi dico è di importanza del tutto speciale per i primi anni di scuola” Rudolf Steiner Francesca Merlo

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1 Ago
2025
Imparare Giocando dall'Infanzia all'Adolescenza: scopri la Didattica Vibrazionale

Didattica e Apprendimento

Imparare Giocando dall'Infanzia all'Adolescenza: scopri la Didattica Vibrazionale

Hai mai notato come i bambini imparino in modo naturale attraverso il gioco? Quel bisogno innato di esplorare, scoprire e interagire non svanisce con l'età; anzi, può diventare la chiave per un apprendimento coinvolgente anche in adolescenza e oltre. La Didattica Vibrazionale nasce proprio da questa intuizione e si sviluppa dall’esperienza concreta di un’insegnante in un Istituto Professionale, dove gli studenti sono spesso vivaci, concreti e poco attratti da discipline astratte come la matematica. Claudia Bartoli, docente di matematica e facilitatrice in mindfulness, insegnando in questo contesto, ha introdotto strumenti strumenti ispirati alle neuroscienze e metodologie educative innovative, osservando con attenzione i risultati. Attraverso la pratica quotidiana ha identificato le strategie più inclusive ed efficaci, capaci di stimolare interesse, attenzione e partecipazione anche nei gruppi più complessi. Troppo spesso, la scuola e la famiglia tendono a separare lo studio dal gioco, considerandolo una distrazione, ma le moderne neuroscienze e l’esperienza sul campo dimostrano il contrario: il gioco non è un ostacolo, ma un acceleratore di apprendimento. Il gioco cambia forma, ma resta essenziale Il gioco evolve con l’età, ma mantiene intatto il suo valore educativo. Nella Didattica Vibrazionale, cambia la forma, ma resta centrale: Età Modalità di gioco Infanzia Voce, canto, movimenti liberi e ritmici Preadolescenza Giochi simbolici, drammatizzazioni, ritualità condivise Adolescenza Teatro, giochi esperienziali, scrittura creativa, cerchi di ascolto e ritmo Ogni attività è progettata per attivare la presenza mentale, stimolare la regolazione emotiva e facilitare l’apprendimento anche di contenuti complessi. La Didattica Vibrazionale è stata applicata con successo in un istituto tecnico della Lombardia, con studenti tra i 14 e i 18 anni. Attraverso brevi pratiche quotidiane, è stato riscontrato: Maggiore attenzione e partecipazione Migliore gestione delle emozioni e del clima classe Minore resistenza ai compiti logico-matematici Più coesione e meno stress In queste classi, voce, ritmo e relazione non sono stati elementi extra, ma strumenti efficaci di apprendimento. La struttura del metodo La Didattica Vibrazionale si fonda su pratiche che allenano la consapevolezza e l’equilibrio tra attenzione convergente e divergente, attraverso strumenti concreti come: Mindfulness e pratiche di presenza, per sviluppare attenzione, consapevolezza corporea ed emotiva; Attività di risonanza, che favoriscono sintonia tra corpo, emozioni e pensiero; Utilizzo di frequenze neuroacustiche, tramite tracce audio selezionate per stimolare calma, concentrazione e benessere psicofisico. Tra le metodologie, si integrano: Lezioni a microfasi, per mantenere alta l’attenzione e favorire il ritmo dell’apprendimento; Lezioni camminate e a staffetta, che uniscono movimento e apprendimento attivo; Storytelling, giochi di ruolo e gamification, per coinvolgere gli studenti in modo attivo e consapevole. Non servono tecnologie o materiali speciali: bastano spazio, ascolto e intenzione educativa. Questo approccio è particolarmente efficace con studenti: con DSA, ADHD o difficoltà relazionali, disconnessi emotivamente dal contesto scolastico, o semplicemente demotivati da un modello educativo troppo rigido. La Didattica Vibrazionale non sostituisce, ma integra la didattica curricolare, portando nella scuola: attenzione consapevole, benessere emotivo, e un apprendimento che coinvolge davvero chi impara. Le Neuroscienze confermano: il gioco è apprendimento a ogni età Oggi, la scienza dell'educazione e le neuroscienze sostengono con forza il valore del gioco come strumento didattico, non solo nell'infanzia ma anche nella scuola secondaria. L'apprendimento, infatti, non è un processo esclusivamente cognitivo, ma coinvolge l'intera persona – corpo, emozioni e relazioni. Numerosi studi e autorevoli voci nel campo dell'educazione e della psicologia confermano l'efficacia del gioco: Movimento e Ritmo: Migliorano memoria, attenzione e regolazione emotiva. Il Prof. Giuseppe Raiola (Università di Salerno) ha condotto studi sui legami tra attività motoria, apprendimento e sviluppo neurofisiologico nei contesti educativi.Neurophysiological and didactic aspects in physical education and sport (ResearchGate) Suono e Voce: Attivano processi cognitivi multisensoriali, favorendo un apprendimento più completo e immersivo. Ne è un esempio la ricerca di Riccardo Michelini & V. Bisesi (Università di Udine) sulla sonificazione e l'apprendimento multisensoriale nella scuola secondariaSonification and learning in Italian secondary schools (ResearchGate) Emozioni Positive: Sono il vero "carburante" dell'apprendimento. La Prof.ssa Daniela Lucangeli (Università di Padova), psicologa dello sviluppo, enfatizza come la gioia e la serenità facilitino l'acquisizione di nuove conoscenze. Con Daniela Lucangeli (Flipnet) Gioco Simbolico: È una base fondamentale per lo sviluppo cognitivo, sociale e metacognitivo. Pedagogisti e psicologi come Jean Piaget e Lev Vygotsky hanno ampiamente dimostrato il ruolo cruciale del gioco nella costruzione del pensiero e della relazione con il mondo. Jean Piaget (Wikipedia Italia) Motivazione e Attenzione: Contribuiscono a un apprendimento più sereno ed efficace. La psicologa e formatrice Silvia Spinelli offre risorse pratiche su come motivare gli studenti e sostenere processi di studio efficaci, sottolineando l'importanza di catturare l'interesse. La Psicologa Silvia (Sito Ufficiale), Silvia Spinelli (Canale YouTube) Il Gioco come Cultura Attiva: Il pedagogista ludico Gianfranco Staccioli, autore de Il gioco e il giocare, considera il gioco una forma culturale ed educativa attiva e inclusiva, fondamentale per la crescita. Edito da Carocci. Questi contributi scientifici e pedagogici dimostrano che il gioco, in tutte le sue forme e adattamenti, è una leva potente per un apprendimento profondo, motivante e duraturo, capace di risuonare con le esigenze naturali degli studenti di ogni età. Vuoi scoprire di più? Se vuoi scoprire di più sul metodo, la visione e l’approccio educativo di Claudia Bartoli, leggi anche il suo articolo “Ispirare, non convincere” : un invito a ripensare il ruolo dell’insegnante come guida che accende curiosità, non come trasmettitore di nozioni. Dove trovare il libro Didattica Vibrazionale – In risonanza con l’armonia, Claudia Bartoli Disponibile su: Amazon, Il Giardino dei Libri Vuoi portare il metodo nella tua scuola? Contattaci per attivare percorsi, formazioni o laboratori: 📧 servizieducativi@chescuola.net

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26 Lug
2025
Non Solo Favole: Come le Fiabe Educano alla Vita

Didattica e Apprendimento

Non Solo Favole: Come le Fiabe Educano alla Vita

L'Importanza delle Fiabe come Strumento Pedagogico Le fiabe, storie fantastiche raccontate, sono potenti strumenti pedagogici che accompagnano il bambino nel suo viaggio e mondo interiore. In un'epoca in cui l'educazione sembra voler spiegare ogni cosa con concetti razionali, le fiabe diventano una  chiave pedagogica estremamente importante. Parlando attraverso archetipi ed emozioni, esse non solo intrattengono, ma nutrono la psiche del bambino, sviluppando la sua capacità di affrontare le sfide della vita. Non è necessario insegnare attraverso spiegazioni logiche o morali dirette: le fiabe, con il loro linguaggio simbolico, parlano al cuore e all’immaginazione, creando legami emotivi che rimangono nel tempo. Esploriamo come le fiabe siano veri e propri "strumenti pedagogici" che, lontano da approcci intellettuali, offrono ai bambini lezioni di vita che risuonano con la loro esperienza interiore. Le Fiabe e il Linguaggio degli Archetipi Gli archetipi sono immagini o modelli universali che emergono nei miti, nelle leggende e, naturalmente, nelle fiabe. Figure come l'eroe, la strega, il lupo o il re sono simboli che vanno oltre i singoli racconti e parlano direttamente al cuore di ogni essere umano. Questi archetipi, nonostante le differenze culturali, sono riconoscibili e comprensibili a ogni bambino, anche senza necessità di spiegazioni. La forza degli archetipi risiede nella loro capacità di toccare le corde più profonde della psiche, permettendo ai bambini di confrontarsi con tematiche universali come la lotta tra bene e male, la paura e il coraggio, la solitudine e la solidarietà. L'importanza delle Emozioni nelle Fiabe Le fiabe stimolano il bambino a vivere e comprendere emozioni complesse. La paura del lupo, l'incertezza del viaggio nel bosco, l'emozione della vittoria finale non sono solo dettagli della trama, ma diventano esperienze vissute direttamente. Ogni fiaba offre uno spazio sicuro per esplorare questi sentimenti, senza giudizi o necessità di analisi razionali. È proprio attraverso l'emozione che il bambino impara a riconoscere e gestire le proprie reazioni, sviluppando così una consapevolezza emotiva che lo accompagnerà nel corso della vita. Non si tratta di spiegare il perché delle emozioni, ma di permettere che queste risuonino, lasciando un'impronta duratura. Le Fiabe come Nutrimento Interiore Le fiabe, con la loro struttura simbolica, non forniscono risposte dirette, ma permettono al bambino di esplorare e costruire il proprio senso dell'esistenza. Ogni personaggio e ogni situazione sono una metafora di esperienze universali, che si adattano e crescono insieme al bambino. Il lupo che minaccia, ma che alla fine viene superato, non è solo un mostro da abbattere, è la rappresentazione di una paura che ogni bambino imparerà a fronteggiare. Le fiabe non sono solo storie da raccontare, ma autentici strumenti di crescita che, nel tempo, rivelano nuovi significati. Le fiabe sono molto più di semplici racconti: sono luoghi in cui il bambino può confrontarsi con se stesso, con le sue paure e le sue speranze. Nutrendo il suo mondo interiore con archetipi e emozioni, le fiabe offrono una chiave per comprendere la vita, senza l'inutile pesantezza dei concetti. In un mondo che spesso insiste sull'educazione razionale, riscoprire il potere delle fiabe come strumento emotivo e simbolico è un atto di fiducia nei confronti della crescita autentica e profonda del bambino. La fiaba è uno strumento didattico straordinariamente versatile e potente, utilizzato da secoli per educare e trasmettere valori ai bambini. La sua struttura semplice, i personaggi archetipici e i messaggi rendono la fiaba un mezzo ideale per affrontare temi complessi in modo accessibile. Le fiabe lavorano in modo naturale con simboli universali che il bambino percepisce e interiorizza senza bisogno di spiegazioni dirette. Questo approccio nutre la loro immaginazione e il loro mondo interiore, permettendo di sviluppare una consapevolezza emotiva che li accompagnerà fino alla vita adulta. Ad esempio: Gli archetipi I personaggi delle fiabe (il re, la strega, il cavaliere, il lupo) rappresentano aspetti della psiche umana o tappe dell’esperienza universale. Il bambino, anche senza rendersene conto, riconosce queste figure e impara da loro. L'esperienza emotiva Le fiabe aiutano i bambini a confrontarsi con emozioni come paura, speranza, rabbia o gioia in un contesto simbolico e sicuro. Questo non richiede spiegazioni, ma offre un "allenamento emotivo" naturale. Lontano dalla logica adulta   il bambino non ha bisogno di concetti astratti per crescere, ma di esperienze che risuonino dentro di lui.  Le fiabe, grazie al loro linguaggio metaforico, raggiungono questo obiettivo senza forzature. Evitare un Approccio troppo Concettuale Sebbene l'intento educativo delle fiabe sia nobile, non dobbiamo dimenticare che il bambino ha bisogno di esperienze dirette, piuttosto che di un eccesso di spiegazioni concettuali. Quando trasformiamo una fiaba in un esercizio razionale, rischiamo di farle perdere il suo potere. Le fiabe devono parlare al bambino senza sovraccaricarlo di analisi. Non si tratta di "insegnare" a tutti i costi, ma di permettere al bambino di vivere, sentire e imparare in modo naturale. La magia delle fiabe sta nel fatto che il bambino, senza nemmeno rendersene conto, assorbe significati profondi e sviluppa la sua visione del mondo. L'analisi dei racconti, dei miti e dei loro significati simbolici o delle figure retoriche in essi contenute dovrebbe avvenire in un'età più matura, quando il pensiero logico e intellettuale è sufficientemente sviluppato. Solo allora il bambino, ormai ragazzo, potrà affrontare queste riflessioni con strumenti mentali adeguati, senza compromettere l'esperienza immaginativa ed emotiva vissuta nella prima infanzia. Perché Utilizzare la Fiaba come Strumento Didattico? Facilita l'apprendimento La fiaba cattura l'attenzione dei bambini grazie alla narrazione coinvolgente. Attraverso le storie, i bambini apprendono senza percepire lo sforzo di un apprendimento formale. Trasmissione di valori e messaggi Le fiabe sono spesso portatrici di insegnamenti morali universali, come il valore dell'onestà, del coraggio, della solidarietà o il superamento delle difficoltà. Stimola l'immaginazione e la creatività Grazie ai mondi fantastici che presentano, le fiabe stimolano la capacità immaginifica e favoriscono lo sviluppo della creatività. La fiaba è una risorsa didattica di straordinaria efficacia, capace di educare, ispirare e divertire allo stesso tempo. La sua struttura narrativa semplice, i personaggi archetipici e il suo linguaggio accessibile ne fanno uno strumento prezioso per affrontare temi complessi e trasmettere insegnamenti significativi, specialmente ai bambini in età scolare. La Fiaba come Veicolo di Apprendimento Naturale La narrazione fiabesca facilita il processo di apprendimento grazie alla potenza del racconto. La forma narrativa è intrinsecamente coinvolgente, in grado di catturare l'attenzione dei bambini e di mantenerla viva. Attraverso una storia, i concetti complessi possono essere veicolati in modo intuitivo: Imparare senza fatica: Ascoltare una fiaba è un’esperienza naturale e piacevole, che permette di apprendere concetti senza sentirsi "forzati". Memorizzazione facilitata: Le fiabe, grazie alla loro ripetitività e alla semplicità strutturale, favoriscono la memorizzazione di eventi, personaggi e insegnamenti. Ad esempio, fiabe come Cappuccetto Rosso possono essere utilizzate per insegnare l'importanza dell'attenzione e del rispetto delle regole, mentre storie come Il brutto anatroccolo sensibilizzano i bambini sull’accettazione di sé e degli altri. Le Fiabe sono Portatrici di Valori e Messaggi Morali Una caratteristica distintiva della fiaba è la capacità di trasmettere valori morali universali attraverso il racconto. Ogni storia porta con sé un insegnamento, spesso esplicitato attraverso la vittoria del bene sul male: Modelli positivi: I protagonisti delle fiabe, spesso eroi coraggiosi o personaggi altruisti, fungono da esempio per i giovani lettori o ascoltatori. Confronto tra bene e male: I conflitti nelle fiabe, rappresentati da personaggi archetipici come il "cattivo" (strega, orco) e il "buono" (principessa, eroe), aiutano i bambini a comprendere il concetto di giusto e sbagliato. Questo messaggio morale può essere utilizzato anche per affrontare temi sociali più complessi, come l’inclusione, la giustizia e la resilienza. Ad esempio, Hansel e Gretel insegna a superare le difficoltà attraverso la collaborazione e l’ingegno. Stimolo per l'Immaginazione e la Creatività Le fiabe sono ambientate in mondi fantastici dove tutto è possibile. Draghi, castelli incantati, principesse e magie aprono la mente dei bambini a infinite possibilità, stimolando la loro creatività: Sviluppo del pensiero creativo: Le storie incoraggiano i bambini a immaginare soluzioni ai problemi o scenari alternativi. Espressione artistica: Dopo aver ascoltato una fiaba, i bambini possono essere invitati a rappresentare la storia attraverso il disegno, il teatro o la scrittura, rafforzando così il legame tra immaginazione e produzione creativa. Ad esempio, storie come La lampada di Aladino alimentano la fantasia grazie alla loro ricchezza di dettagli surreali e meravigliosi. Multiculturalità Attraverso le Fiabe Le fiabe, essendo presenti in ogni cultura, offrono un’opportunità straordinaria per promuovere l’inclusione e la conoscenza reciproca. Raccontando storie provenienti da paesi diversi, è possibile avvicinare i bambini a tradizioni, valori e visioni del mondo differenti: Riconoscere la diversità Le fiabe di altre culture mostrano come, nonostante le differenze esteriori, i valori umani fondamentali siano universali. Superare i pregiudizi: Attraverso le storie, i bambini imparano a rispettare ciò che è diverso da loro. Applicazioni Pratiche della Fiaba in Ambito Educativo L’uso delle fiabe nell’educazione può avvenire in diversi contesti e modalità Attività in classe: Raccontare una fiaba per introdurre un argomento o un valore da approfondire insieme. Laboratori creativi: Far creare ai bambini nuove versioni della storia, sviluppando il loro pensiero critico e la loro inventiva. Educazione emotiva: Utilizzare le fiabe per aiutare i bambini a riconoscere e gestire le emozioni, ad esempio identificandosi con il protagonista e i suoi sentimenti. La fiaba non è solo un racconto, ma un potente strumento educativo che unisce apprendimento, valori morali e creatività. La sua capacità di coinvolgere e ispirare i bambini la rende una risorsa imprescindibile per genitori, insegnanti e educatori. Attraverso le fiabe, possiamo non solo insegnare, ma anche nutrire l’immaginazione e costruire una base di valori che costituirà la base del loro bagaglio culturale.  Le Fiabe vs. le Immagini e i Cartoni Animati: la Potenza degli Archetipi A differenza delle fiabe, che agiscono principalmente a livello simbolico ed emotivo, le immagini e i cartoni animati tendono a "risolvere" troppo rapidamente la complessità emotiva e psicologica dei protagonisti, riducendo il potenziale archetipico. In un cartone animato, i personaggi sono spesso completamente definiti dalle loro caratteristiche fisiche e comportamentali, e le emozioni vengono mostrate in modo esplicito e diretto, senza lasciare spazio all'interpretazione. Questo approccio, pur essendo coinvolgente e stimolante per i bambini, rischia di "appiattire" la ricchezza simbolica che caratterizza la fiaba. Le fiabe tradizionali, al contrario, sono intrinsecamente aperte e sfumate. Ogni personaggio, ogni situazione e ogni oggetto possiede significati moltiplicabili e interpretabili a diversi livelli. Ad esempio, un lupo in una fiaba può simboleggiare la paura, il pericolo o l'ignoto, ma può anche rappresentare un avversario che il protagonista deve affrontare per crescere. Non è mai un "lupo" in senso letterale, ma un simbolo che si presta a diverse letture, accompagnando il bambino lungo un percorso di comprensione emotiva e simbolica. I cartoni animati o le illustrazioni, pur avendo il loro valore educativo, offrono un'immagine più statica e concreta della realtà. I bambini ricevono stimoli visivi molto chiari e immediati, ma questo può ridurre la possibilità di un'esperienza interna e personale, che è invece l'essenza della fiaba. L'immaginazione del bambino è meno sollecitata, poiché le immagini e le azioni sono già "preconfezionate". Le fiabe, attraverso il loro linguaggio simbolico, invitano invece il bambino a partecipare attivamente alla costruzione del significato, a proiettare le proprie emozioni sui personaggi e a immaginare il mondo secondo le proprie percezioni. Il Potere dell’Immaginazione nella Fiaba e la Differenza con il Visivo Predefinito Uno degli aspetti più preziosi delle fiabe raccontate o lette è la libertà immaginativa che offrono. Quando un bambino ascolta una fiaba, entra in un mondo interiore fatto di immagini personali e uniche: il lupo che immagina non sarà mai lo stesso di quello di un altro bambino, così come il bosco, la strega o il castello. Questo processo immaginativo è profondamente creativo e permette al bambino di sviluppare una relazione intima e individuale con i simboli e gli archetipi presenti nella storia. Al contrario, i cartoni animati e le illustrazioni forniscono un’immagine già predefinita, che limita la possibilità di costruire un mondo interiore unico. Se il lupo è già disegnato sullo schermo, il bambino non ha bisogno di immaginarlo: sa esattamente come appare, di che colore è e come si muove. Questo non solo riduce il coinvolgimento attivo del bambino nella creazione delle immagini mentali, ma toglie anche parte della potenza archetipica che il lupo può rappresentare. Il lupo raccontato in una fiaba può essere per un bambino una presenza minacciosa e oscura, mentre per un altro può rappresentare una sfida eccitante o una paura nascosta. Questo aspetto soggettivo e aperto è essenziale, poiché permette al bambino di "dialogare" con i simboli della fiaba secondo i suoi bisogni interiori e il suo livello di maturazione. In un cartone animato, invece, l’immagine visiva chiude questa possibilità, imponendo una rappresentazione unica e oggettiva che lascia meno spazio alla fantasia e all’elaborazione personale. Le fiabe, con il loro linguaggio verbale e simbolico, lavorano dunque in modo diverso: sollecitano il bambino a proiettare i propri significati e a "vedere" ciò che solo lui può vedere. È questa ricchezza immaginativa che rende le fiabe uno strumento educativo potente, capace di accompagnare la crescita del bambino in modo profondo e individualizzato. Suggerimenti e Approfondimenti Jacob e Wilhelm Grimm, Tutte le fiabe , Prima edizione integrale 1812-1815 Stefania De Lucia, Jacob e Wilhelm Grimm, Tutte le fiabe per conoscere l'evoluzione delle fiabe contenute nella raccolta Le mille e una notte, Edizione italiana condotta sul più antico manoscritto arabo stabilito da Mushin Mahdi: contiene Aladino, Ali Babà, Sindbad e molte altre fiabe orientali. Aleksandr N. Afanasjev - Antiche fiabe russe: la raccolta contiene anche il Vampiro, L'anello magico, Storie di streghe, La montagna d'oro, L'uccello di fuoco e La principessa Vassilissa Fiabe dei balcani: Novantatre racconti popolari della tradizione narrativa orale dell’Est europeo. I racconti sono suddivisi in due sezioni distinte: le “fiabe femminili” raccolgono storie dal carattere marcatamente fiabesco, con uno stile narrativo curato e un valore soprattutto estetico e simbolico. le “fiabe maschili”, invece, comprendono novelle brevi, aneddoti, in cui prevale l’intento morale o didattico rispetto alla forma narrativa. Fiabe giapponesi: Un patrimonio di racconti popolari e fantastici, leggerli significa sia godere di una straordinaria fascinazione narrativa, sia affrontare un viaggio in un altro «altro modo di pensare». Italo Calvino, Fiabe italiane: 200 fiabe della tradizione popolare italiana, raccolte e trascritte in forma letteraria ma fedele all’oralità. Salini, L’impronta delle fiabe lungo il corso della vita : un articolo che esplora l’effetto delle fiabe dal punto di vista neuro‑psicologico lungo l’arco di vita Susanna Barsotti, La narrazione come strumento di formazione: tra faba e albo illustrato : saggio che collega narrazione, sviluppo linguistico ed educazione interculturale. Bruno Bettelheim, ll mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe: analisi della funzione terapeutica delle fiabe nello sviluppo emotivo del bambino. Francesca Merlo

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30 Giu
2025
Educare al Presente

Didattica e Apprendimento

Educare al Presente

Educare al Presente  Educare al Presente per Accompagnare nell’Adesso. Viviamo in un tempo scolastico (e sociale) che sembra sempre proiettato in avanti. Ogni fase della crescita — dall’infanzia all’adolescenza — è vista come una preparazione per quella successiva: un continuo allenamento a ciò che verrà. La scuola dell’infanzia prepara alla primaria, la primaria alla secondaria, la secondaria al “mondo reale”. Ma in questa corsa in avanti rischiamo di perdere ciò che abbiamo davanti: bambini e adolescenti nel loro presente. Questo meccanismo non è neutro. È lo specchio di un paradigma più ampio, una società che genera ansia, che misura il valore sulla prestazione e sull’efficienza, e che ci abitua a sentirci sempre inadeguati all’oggi, eternamente incompleti, proiettati verso un ipotetico “dopo” in cui saremo finalmente pronti, competenti, all’altezza. Anche l’educazione, se non vigila, rischia di diventare parte di questa macchina: preparando le nuove generazioni a essere "qualcosa" domani, invece di sostenerle a essere  oggi. Questa riflessione nasce allora dall’urgenza di ritrovare uno sguardo educativo capace di stare, di sostare, di onorare il tempo che bambini, adolescenti e giovani abitano ora. Non solo prepararli a “diventare”, ma accompagnarli nell’essere. Li prepariamo sempre per qualcosa che verrà. Per la scuola dell’infanzia, per le elementari, per le medie, per le superiori. Come se la vita fosse un’attesa, una lunga anticamera del futuro. Ma loro — i bambini, i ragazzi  — vivono ora. Vivono in un tempo che non rimanda, in un istante che chiede presenza, non promesse. E noi? Noi corriamo avanti, costruiamo scalette, programmi, obiettivi, dimenticando che la preparazione vera non è solo proiezione verso il domani, ma nutrimento oggi, da vivere con il corpo, il cuore, la mente. Non chiedono di essere pronti per domani. Chiedono sguardi, mani, parole che sappiano stare nell’oggi. Chiedono adulti capaci di fermarsi e di camminare con loro nel tempo in cui sono. Perché l’infanzia,  non è solo preparazione. È vita piena, è radice, è presente. E se non lo onoriamo adesso, che futuro prepariamo? Seminare il Presente Preparare al futuro non vuol dire anticipare la vita, ma seminare nel presente ciò che può fiorire nel tempo giusto. Significa offrire esperienze che nutrono, non per spingerli avanti, ma per radicarli dove sono. Perché la crescita in ogni sua fase ha un senso profondo, e ciò che il bambino accoglie ora, con il corpo, il cuore e il pensiero, diventa seme di un domani che crescerà senza forzature. Accompagnarli non è portarli altrove, ma restare accanto a loro, nel tempo in cui vivono. Ed è lì — nell’oggi pieno e vivo — che il futuro inizia davvero a respirare. Francesca Merlo Approfondimenti e Letture Daniel J. Siegel – 12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino Offre approcci basati sulla neurobiologia per comprendere e supportare lo sviluppo emotivo e cognitivo dei bambini, enfatizzando l'importanza del presente nell'apprendimento. John Dewey – Esperienza e educazione L'esperienza diretta e il coinvolgimento attivo siano essenziali nell'apprendimento, mettendo in luce l'importanza del presente nell'educazione. Michaela Glöckler – Le doti e gli impedimenti dei bambini Consigli pratici per comprendere e accompagnare le diverse fasi dello sviluppo infantile, sottolineando l'importanza di un'educazione che rispetti il presente del bambino. Janusz Korczak, Quando ridiventerò bambino, Romanzo su ricordi dolci amari di quella fanciullezza che, tanto sognata quanto ridesiderata, ha determinato il nostro presente  Carl R. Rogers – Libertà nell'apprendimento L'importanza di un ambiente educativo che favorisca la libertà e l'autonomia dell'apprendente, centrando l'attenzione sul presente e sull'esperienza diretta. Si trova sui canali di libri usati ma è un testo molto significativo Maria Montessori – Il metodo della pedagogia scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini Come l'ambiente e l'approccio educativo possano favorire lo sviluppo naturale del bambino, rispettando i suoi tempi e il suo presente.

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10 Giu
2025
Disegnare senza Contorni

Didattica e Apprendimento

Disegnare senza Contorni

Disegnare senza Contorni: Liberare la Fantasia oltre i Compiti delle Vacanze Il Tempo della Pausa: Apprendimento che Diventa Acquisizione È proprio nel tempo della pausa, nel tempo sospeso dell’estate, che ciò che si è appreso durante l’anno scolastico può finalmente sedimentare. Quando la scuola si allenta e il ritmo si fa più lento, si apre uno spazio prezioso: quello in cui l’apprendimento smette di essere solo nozione o esercizio, formule ripetute o testi rivisitati e può trasformarsi in in immagini interiori, in pensieri che si aprono, in acquisizione profonda. È in questa sospensione apparente che il sapere trova il tempo di radicarsi, di diventare parte di sé. Il Paradosso del “Libro per le Vacanze” Eppure, quando si apre il tradizionale "libro per le vacanze", l’ex sussidiario che accompagna ancora oggi milioni di bambini nei mesi estivi, ci troviamo di fronte a un paradosso. Anche lì, anche in quel tempo apparentemente libero, al bambino viene imposto un compito silenzioso ma potente: restare dentro i confini. Confini visivi, in questo caso. Le pagine di quei libri spesso propongono disegni già tracciati, già delimitati da linee nere spesse. Al bambino si chiede di colorare. Ma non di creare. Non di inventare. Di riempire. Colorare “bene”, senza uscire dai margini. Usando magari i pennarelli, strumenti che per loro natura non permettono sfumature. Il risultato? Un colore piatto, uniforme, che non lascia spazio all’ombra, alla luce, alla profondità del sentire. Perché Colorare Dentro i Margini? Ma ci siamo mai chiesti perché proponiamo questo tipo di esercizio visivo e simbolico ai bambini? Quale idea di educazione, di apprendimento, di infanzia c’è dietro questo gesto quotidiano e apparentemente innocuo? La risposta, a una prima lettura, sembra pratica: è più semplice da progettare, da stampare, da spiegare. La consegna è chiara: colora stando nei bordi. Ma è davvero solo una questione di comodità? O c’è qualcosa di più profondo — e più preoccupante — che si cela dietro questo modello? Il Coraggio di Rinunciare al Confine Quello che stiamo precludendo al bambino, con questi compiti visivi standardizzati, non è solo l’occasione di esprimere la propria creatività. È la possibilità di attingere alla propria fantasia, alla propria interiorità, al linguaggio dell’immaginazione. Disegnare senza contorni non è un gesto caotico: è una forma di pensiero. È la possibilità di dare forma a emozioni, a ricordi, a desideri che non necessariamente devono essere tradotti in parole. È un accesso diretto alla parte più autentica del sentire, del percepire. Quando tutto è già tracciato, il bambino non è più autore, ma solo un esecutore. Allora, forse, vale la pena fermarsi un attimo e riformulare la domanda. Non “cosa dobbiamo far fare ai bambini durante l’estate?”, ma piuttosto: “a quale esperienza interiore vogliamo dare spazio?”. Educare significa capire quando lasciare margini e quando avere il coraggio di rinunciare ai contorni. Francesca Merlo

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9 Giu
2025
Valutazione Scolastica: Oltre i Voti, Dentro l’Apprendimento

Didattica e Apprendimento

Valutazione Scolastica: Oltre i Voti, Dentro l’Apprendimento

Valutare davvero: oltre i Voti, dentro la Crescita Nel panorama pedagocico-educativo di oggi, parlare di valutazione scolastica significa entrare in un campo di tensione tra norme, abitudini e verità scomode.Nella scuola statale italiana, i giudizi seguono griglie ministeriali, criteri standardizzati, rubriche e indicatori. Apparentemente oggettivi. Ma dietro quei numeri e quelle frasi fatte, quanto cogliamo davvero dell’evoluzione di un bambino? di un fanciullo? di un ragazzo? In metodi pedagogici alternativi  la valutazione cambia volto: è narrativa, osservativa, profondamente relazionale Ma non per questo è "morbida". Anzi: implica un lavoro più profondo, impegnativo, che coinvolge mente, cuore e coscienza educativa. Valutare non è Assegnare un Voto. È Dire: Ti Vedo! Chi valuta cosa? Come? E soprattutto: perché? Spesso la valutazione è ridotta a un atto burocratico, rassicurante per gli adulti, ma poco significativo per chi apprende. È tempo di chiederci: stiamo valutando l’apprendimento o solo l’esecuzione? Stiamo leggendo i progressi o semplicemente “correggendo gli errori”? Insegnanti e Studenti: Ruoli da Ripensare In un modello statico, l’insegnante "giudica" e lo studente "subisce". In un approccio evolutivo, entrambi sono parte attiva del processo di apprendimento/valutativo: Osservare, ascoltare, documentare, riflettere Valutare diventa così un atto di responsabilità condivisa, dove: l’adulto smette di rifugiarsi in formule preconfezionate l'allievo non viene ridotto a una media aritmetica la parola scritta diventa ponte tra vissuto e crescita Strumenti: non solo Compiti e Verifiche Valutare significa documentare il pensiero, dare forma all’invisibile. Osservazioni sistematiche Portfolio individuali Autovalutazioni e diari di bordo Colloqui riflessivi Narrazioni autentiche (e non solo giudizi generici come "partecipa con interesse") Ogni strumento, se usato con consapevolezza, può illuminare l’unicità del percorso di apprendimento. Valutare è un Atto di Cura Valutare, nel senso più autentico, non è mai un gesto neutro. È un atto di sguardo, di presenza, di scelta. Significa decidere che cosa osservare, che cosa nominare, che cosa restituire a uno studente sul proprio cammino di crescita e di apprendimento Ogni volta che come educatori, maestri, docenti valutiamo uno studente diciamo qualcosa di lui: qualcosa che gli appartiene, qualcosa su cui lavorare, qualcosa da affinare; qualcosa su cui riflettere e rivedere, o forse da lasciare sedimentare per riprenderla più avanti. Valutare, allora, non è un punto fermo: è un invito a proseguire, a riguardarsi con occhi nuovi, a non interrompere il dialogo con sé stessi e con chi accompagna il cammino. Per questo non basta un numero o una sigla burocratica. La valutazione vera richiede tempo, ascolto, consapevolezza. È un gesto che plasma relazioni, identità, visioni dell’apprendere e, in fondo, la fiducia che ognuno ripone in sé stesso. Le realtà scolastiche spesso riducono la valutazione a misura, controllo e rendimento. La vera sfida della scuola di oggi è restituire profondità, autenticità e significato alla valutazione. Non si tratta di abolire ogni criterio, ma di scegliere consapevolmente cosa misurare e perché. Una buona valutazione non punta a classificare gli studenti, ma a leggere il loro percorso, a coglierne le direzioni, le fatiche, le potenzialità. Non chiude un processo: lo apre. Non dice soltanto quanto hai fatto, ma come lo hai fatto e dove puoi spingerti ad andare. E se la valutazione non servisse a giudicare, ma a riconoscere? Se fosse il momento in cui uno studente si sente visto non per quello che sa ripetere, ma per ciò che sta diventando? Francesca Merlo Approfondimenti Il Metodo Daniele Novara: Educare Senza Giudicare per Crescere Meglio

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28 Mag
2025
Strategie Vincenti per le Ultime Settimane di Scuola

Didattica e Apprendimento

Strategie Vincenti per le Ultime Settimane di Scuola

Strategie per Affrontare lo Stress di Fine Anno Scolastico Il periodo conclusivo dell'anno scolastico, culminante tra maggio e giugno, si configura spesso come una fase di intensa pressione per gli studenti. La concentrazione di verifiche, interrogazioni e la necessità di consolidare o recuperare il rendimento possono innescare un significativo stress, alimentato dalla percezione del tempo che inesorabilmente si restringe e dall'ansia di dover dimostrare risultati. Tuttavia, adottare strategie consapevoli e supportarle con strumenti che si adattino alle diverse modalità di apprendimento e di gestione dello stress può trasformare questo periodo da fonte di angoscia a un'opportunità per esercitare resilienza e autogestione. Mentre per molti il supporto visivo può offrire chiarezza e organizzazione, è importante esplorare anche approcci auditivi, cinestetici e basati sulla lettura/scrittura per trovare le tecniche più efficaci per ciascuno. 1. Gestire le Emozioni La tendenza a sentirsi sopraffatti dalla mole di lavoro è una reazione comune. Una visione d'insieme indistinta può amplificare l'ansia e portare alla paralisi. La strategia di "prendere le distanze" emotivamente non significa ignorare la situazione, ma approcciarla con una prospettiva più analitica e meno emotiva. Questo si traduce nella capacità di scomporre il problema in parti gestibili. La Matrice delle Priorità Dettagliata: Una matrice (o griglia) con gli assi "Importanza" (alta/bassa) e "Urgenza" (alta/bassa) può essere ulteriormente dettagliata. Ogni compito o materia può essere inserito in uno dei quattro quadranti con una breve descrizione delle ragioni della sua importanza e urgenza (es. "Matematica - recupero insufficienza per evitare il debito", "Storia - verifica orale la prossima settimana"). Benefici Aggiuntivi: Questo strumento non solo aiuta a stabilire le priorità, ma rende visibile il ragionamento sottostante. Permette allo studente di comprendere perché una determinata attività è prioritaria, aumentando il senso di controllo e riducendo la sensazione di agire in modo casuale. Iniziare dai compiti "Importanti e Non Urgente" (pianificazione a lungo termine) può prevenire l'accumulo di stress futuro. Si può utilizzare un codice colore per evidenziare il livello di difficoltà percepito per ciascun compito, aggiungendo un ulteriore livello di informazione visiva. Alternative per altri stili di apprendimento: Auditivo: Registrare un elenco delle priorità e riascoltarlo, magari verbalizzando ad alta voce le ragioni delle proprie scelte. Discutere le priorità con un amico o un familiare per chiarire i propri pensieri. Cinestesico: Utilizzare post-it colorati per rappresentare i compiti e spostarli fisicamente sulla matrice disegnata su un grande foglio o una lavagna. Creare un "muro delle priorità" fisico e interattivo. Lettura/Scrittura: Tenere un diario delle priorità, aggiornandolo regolarmente con elenchi scritti e riflessioni sui progressi. Creare delle "liste di controllo" (checklist) dettagliate per ogni compito. 2. Pianificare lo Studio L'eccessivo carico di studio a fine anno richiede una gestione razionale delle energie cognitive. Iniziare dalle materie percepite come "più abbordabili" non è solo una questione di ottenere successi iniziali, ma sfrutta il principio psicologico del "guadagno iniziale" (gain framing), che tende a motivare maggiormente rispetto alla focalizzazione sulle perdite (loss framing) rappresentate dalle materie difficili. Il successo iniziale rilascia dopamina, un neurotrasmettitore associato al piacere e alla motivazione. Il Planner Settimanale Dinamico e la Tecnica del Pomodoro Un planner settimanale a blocchi di tempo, colorato per materia, può essere reso più dinamico includendo non solo lo studio, ma anche le pause attive (breve attività fisica, stretching) e i momenti di svago specifici. Si può integrare visivamente la "Tecnica del Pomodoro" (studio focalizzato per 25 minuti seguito da una breve pausa) utilizzando timer visivi online o app che segmentano il tempo di studio e di riposo con colori e grafici. La visualizzazione del tempo dedicato a diverse attività aiuta a mantenere un equilibrio e a prevenire il sovraccarico mentale. La Tecnica del Pomodoro, resa visiva, aumenta la consapevolezza del tempo dedicato allo studio effettivo e incoraggia pause regolari per il recupero cognitivo. Si possono utilizzare icone o brevi etichette visive per indicare il tipo di attività (studio, sport, amici, riposo), rendendo il planner più intuitivo e coinvolgente. Alternative per altri stili di apprendimento: Auditivo: Utilizzare promemoria vocali per le sessioni di studio e le pause. Ascoltare podcast o audiolibri relativi alle materie meno impegnative durante le pause attive. Cinestesico: Associare diverse materie a diversi luoghi di studio o a diverse posture. Utilizzare timer fisici (non solo visivi) per la Tecnica del Pomodoro. Lettura/Scrittura: Tenere un registro scritto dettagliato del tempo dedicato a ciascuna materia e delle attività svolte. Creare elenchi di obiettivi di studio per ogni sessione. 3. Riscoprire il Piacere e l'Equilibrio La pressione costante può portare a trascurare aspetti fondamentali del benessere, generando un circolo vizioso di stress e demotivazione. Ritagliarsi spazi per attività gratificanti non è una perdita di tempo, ma un investimento nella propria resilienza e capacità di affrontare le sfide. L'impegno mentale positivo in attività non scolastiche attiva diverse aree del cervello, offrendo una "pausa rigenerativa" per le funzioni cognitive impegnate nello studio. La Ruota della Vita Scolastica Dettagliata con Obiettivi Una ruota divisa in sezioni che rappresentano diverse aree della vita dello studente (studio, sport/attività fisica, hobby/interessi, relazioni sociali, sonno/riposo, tempo libero non strutturato). Si può colorare ogni sezione in base al tempo dedicato e valutare visivamente il proprio equilibrio. Un passo successivo è definire piccoli obiettivi visivi per ogni sezione (es. "3 uscite con gli amici questa settimana", "2 allenamenti", "leggere 30 pagine per piacere"). La ruota rende tangibile la distribuzione del tempo e aiuta a identificare eventuali squilibri. La definizione di obiettivi visivi per le aree non scolastiche trasforma il "tempo libero" da un vago desiderio a un impegno concreto. Si possono utilizzare grafici a torta settimanali per monitorare il tempo effettivamente dedicato a ciascuna area rispetto agli obiettivi prefissati. Alternative per altri stili di apprendimento: Auditivo: Parlare con un amico o un familiare riguardo al proprio equilibrio e alle attività a cui si vorrebbe dedicare più tempo. Ascoltare musica rilassante o motivante durante le attività piacevoli. Cinestesico: Programmare attività fisiche regolari e percepire il benessere corporeo come indicatore di equilibrio. Dedicare tempo a hobby manuali o pratici. Lettura/Scrittura: Tenere un diario del benessere, annotando le emozioni e le sensazioni legate alle diverse attività. Scrivere un elenco delle attività che portano gioia e programmarle attivamente. 4. Respirazione e Rilassamento La respirazione lenta e consapevole è una tecnica comprovata per attivare il sistema nervoso parasimpatico, responsabile della risposta di "riposo e digestione", che contrasta la risposta di "lotta o fuga" associata all'ansia. La visualizzazione può rendere questa tecnica più coinvolgente e facile da seguire. Il Percorso del Respiro Guidato Visivamente: Invece di semplici istruzioni testuali, si può creare un percorso visivo per guidare la respirazione. Ad esempio, un'immagine di un'onda che sale (inspirazione), si mantiene piatta (trattenimento), scende (espirazione) e si ferma (pausa). La durata di ogni fase può essere indicata visivamente (es. lunghezza dell'onda, numero di punti). Esistono anche app che guidano la respirazione con animazioni visive, video su YouTube La visualizzazione offre un focus visivo che distrae dai pensieri ansiogeni e rende la pratica più ritmica e naturale. Si possono utilizzare colori calmanti (blu, verde) nel percorso visivo per amplificare l'effetto rilassante. Alternative per altri stili di apprendimento: Auditivo: Seguire registrazioni audio di esercizi di respirazione guidata. Concentrarsi sul suono del proprio respiro. Cinestesico: Sentire fisicamente il movimento del diaframma durante la respirazione. Utilizzare il movimento del corpo (es. alzare le braccia inspirando e abbassarle espirando) per guidare il respiro. Lettura/Scrittura: Leggere e annotare le istruzioni per diverse tecniche di respirazione. Scrivere brevi riflessioni su come ci si sente dopo aver praticato gli esercizi. 5. Preservare il Sonno e il Riposo La privazione di sonno aggrava lo stress, compromette la concentrazione e la memoria. Stabilire una routine di sonno regolare e adottare pratiche di "igiene del sonno" è fondamentale. La visualizzazione può aiutare a rendere queste pratiche più concrete. L'Infografica dell'Igiene del Sonno: Creare una semplice infografica con illustrazioni o icone che rappresentano le buone abitudini per favorire il sonno: orari regolari, ambiente buio e silenzioso, evitare caffeina e alcol prima di dormire, attività rilassanti (lettura cartacea, bagno caldo), evitare schermi luminosi (smartphone, tablet) almeno un'ora prima di coricarsi. L'infografica fornisce un promemoria visivo e facile da consultare delle pratiche da adottare. La combinazione di testo e immagini facilita la memorizzazione e l'adesione alle abitudini. Si può appendere l'infografica in camera da letto come promemoria visivo. Alternative per altri stili di apprendimento: Auditivo: Ascoltare audiolibri o podcast rilassanti prima di dormire (evitando contenuti stimolanti). Creare una playlist di suoni rilassanti. Cinestesico: Creare un ambiente confortevole nella camera da letto (temperatura, tessuti). Adottare routine serali rilassanti come un bagno caldo o stretching leggero. Lettura/Scrittura: Tenere un diario del sonno, annotando orari, qualità del riposo e eventuali fattori di disturbo. Leggere libri cartacei (non su schermi) prima di dormire. 6. Progressi e Premi La demotivazione può derivare da una percezione di mancanza di controllo o di progressi invisibili. Comprendere la causa sottostante è il primo passo, ma porsi piccoli obiettivi realistici e visualizzare i progressi può riaccendere la motivazione. Il sistema di ricompense, anche visive, rafforza i comportamenti positivi. La Linea del Progresso con Micro-Obiettivi e la Bacheca dei Premi Disegnare una linea orizzontale che rappresenta il percorso verso la fine dell'anno o il superamento di un compito specifico. Suddividere la linea in piccoli segmenti che rappresentano micro-obiettivi raggiungibili (es. "finire un capitolo", "fare 5 esercizi"). Ogni volta che un micro-obiettivo viene raggiunto, segnarlo visivamente (con una spunta, un adesivo, colorando il segmento). Creare una "bacheca dei premi" (anche virtuale) dove si visualizzano piccole ricompense (es. "30 minuti di gioco", "guardare un episodio della serie preferita") da concedersi al raggiungimento di determinati traguardi visivi sulla linea del progresso. La linea del progresso rende visibile il cammino compiuto, contrastando la sensazione di immobilità. I premi visivi offrono una motivazione tangibile e immediata. Utilizzare colori vivaci e simboli gratificanti per rendere la linea del progresso e la bacheca dei premi più stimolanti. Alternative per altri stili di apprendimento: Auditivo: Premiare sé stessi con l'ascolto della propria musica preferita o di un podcast dopo aver raggiunto un micro-obiettivo. Parlare con qualcuno dei propri progressi e ricevere incoraggiamento verbale. Cinestesico: Utilizzare oggetti fisici (es. sassolini in un barattolo) per rappresentare i progressi e spostarli quando si raggiunge un obiettivo. Concedersi piccole attività piacevoli fisiche come ricompensa. Lettura/Scrittura: Tenere un diario dei successi, annotando anche i più piccoli progressi. Scrivere affermazioni positive sui propri progressi e rileggerle. 7. Mantenere Buoni Rapporti con gli Insegnanti La tensione con i docenti può aumentare lo stress e creare un ambiente di apprendimento negativo. Adottare un atteggiamento collaborativo e comunicativo può migliorare la percezione che l'insegnante ha dello studente e facilitare la risoluzione di eventuali problemi. La Mappa Mentale della Comunicazione Efficace : Creare una mappa mentale con al centro la frase "Rapporto Positivo con gli Insegnanti". Diramare rami con azioni concrete: "Ascolto attivo", "Domande pertinenti", "Mostrare impegno (volontariato)", "Comunicare le difficoltà", "Rispettare le scadenze". Aggiungere brevi esempi visivi o parole chiave per ogni azione. La mappa mentale rende visibili le strategie di comunicazione efficace e aiuta lo studente a interiorizzarle. Si può tenere la mappa mentale nel quaderno o sul desktop come promemoria. Alternative per altri stili di apprendimento: Auditivo: Partecipare attivamente alle discussioni in classe. Chiedere chiarimenti verbalmente durante o dopo la lezione. Cinestesico: Sedersi in prima fila per mantenere l'attenzione e mostrare impegno. Utilizzare gesti e linguaggio del corpo positivo durante l'interazione con gli insegnanti. Lettura/Scrittura: Preparare domande scritte prima di incontrare l'insegnante. Prendere appunti dettagliati durante le spiegazioni. 8. Bilanciare Recupero e Tempo Libero Anche in presenza di debiti formativi, un'estate dedicata esclusivamente al sacrificio può generare risentimento e rendere il rientro a scuola ancora più difficile. Pianificare visivamente un equilibrio tra studio e attività ricreative è fondamentale per il benessere a lungo termine. Il Grafico a Barre Settimanale dello Studio Estivo e del Tempo Libero: Creare un grafico a barre settimanale con due barre affiancate: una che rappresenta il tempo dedicato allo studio estivo e l'altra il tempo dedicato al tempo libero. L'obiettivo è mantenere un equilibrio visivo tra le due barre, evitando che una sovrasti completamente l'altra. Il grafico rende visibile la distribuzione del tempo durante l'estate e aiuta a evitare eccessi in entrambe le direzioni. Si possono definire obiettivi settimanali realistici per entrambe le barre e monitorare i progressi visivamente. Alternative per altri stili di apprendimento Auditivo: Parlare con amici o familiari su come si intende bilanciare studio e tempo libero durante l'estate. Ascoltare musica o podcast durante le attività ricreative. Cinestesico: Pianificare attività fisiche e uscite come momenti definiti nel proprio programma estivo. Percepire il cambiamento di ambiente come distinzione tra studio e riposo. Lettura/Scrittura: Tenere un diario delle attività estive, annotando sia il tempo dedicato allo studio che quello dedicato al tempo libero. Scrivere un elenco delle attività estive che si desidera fare. 9. Nutrire il Corpo e la Mente In periodi di stress, la tendenza a ricorrere a cibi "Comfort food" ricchi di zuccheri, grassi saturi e ingredienti processati (il cosiddetto "junk food") è comune, ma può paradossalmente peggiorare la situazione. Questi alimenti forniscono un'energia rapida ma effimera, spesso seguita da un calo di zuccheri e da una sensazione di stanchezza e irritabilità, che può amplificare lo stress e compromettere la concentrazione. Un'alimentazione equilibrata e ricca di nutrienti essenziali supporta la funzione cerebrale, stabilizza l'umore e fornisce energia costante. Nutrire il tuo corpo con cibi sani ti regalerà energia costante e una maggiore lucidità mentale, aiutandoti a studiare meglio e a sentirti più in forma per affrontare le sfide di fine anno. Scegliere alimenti nutrienti ti farà sentire più attivo, concentrato e meno incline agli sbalzi d'umore legati allo stress. Privilegiare: Frutta e verdura fresca di stagione (ricche di vitamine, minerali e antiossidanti), cereali integrali (fonte di energia a lento rilascio), proteine magre (per la sazietà e la funzione cerebrale), legumi (ricchi di fibre e proteine), frutta secca e semi (grassi sani e minerali). Limitare: Alimenti trasformati, bevande zuccherate, snack confezionati, cibi fritti e ricchi di grassi saturi. Idratazione: Bevi molta acqua durante il giorno per mantenere la concentrazione e il benessere fisico. Pasti regolari: Non saltare i pasti, soprattutto la colazione, per mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue e l'energia. Il "Piatto della Mente Attiva": Si può creare un'immagine stilizzata di un piatto diviso in sezioni che rappresentano le proporzioni ideali dei diversi gruppi alimentari per supportare la funzione cerebrale e l'energia: una grande porzione di verdura e frutta, una porzione moderata di cereali integrali, una porzione più piccola di proteine magre e una piccola aggiunta di grassi sani. Questo strumento visivo offre una guida semplice e immediata per comporre pasti equilibrati. Si può appendere un'immagine del "Piatto della Mente Attiva" sulla bacheca o sul frigorifero come promemoria visivo. Alternative per altri stili di apprendimento: Auditivo: Ascoltare podcast o audiolibri sull'importanza di una sana alimentazione e i suoi benefici sull'umore e l'energia. Discutere con un nutrizionista o un familiare esperto le proprie abitudini alimentari. Cinestesico: Coinvolgersi attivamente nella preparazione di pasti sani. Prestare attenzione alle sensazioni fisiche dopo aver mangiato cibi diversi (energia vs. pesantezza). Lettura/Scrittura: Tenere un diario alimentare, annotando cosa si mangia e come ci si sente. Ricercare e prendere appunti sui benefici specifici di diversi alimenti. Conclusione: Affrontare lo stress di fine anno scolastico richiede un approccio multiforme che combini strategie cognitive, emotive e comportamentali. L'integrazione di strumenti visivi in queste strategie non solo le rende più concrete e accessibili, ma sfrutta anche la potenza della memoria visiva e del feedback immediato per motivare, ridurre l'ansia e promuovere un senso di controllo. Ricordare che il benessere personale è un prerequisito per un apprendimento efficace e che ogni piccolo passo, reso visibile, contribuisce al superamento di questa fase impegnativa. Infine, sebbene il periodo finale dell’anno sia particolarmente sfidante, familiarizzare con queste tecniche di autoregolazione e pianificazione fin dall’inizio dell’anno scolastico può produrre effetti positivi duraturi. L’adozione costante di un metodo di studio equilibrato e sostenibile favorisce non solo il rendimento scolastico, ma anche lo sviluppo di competenze trasversali utili per affrontare con maggiore serenità e consapevolezza le sfide della vita quotidiana. Francesca Merlo

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20 Mag
2025
Imparare con il Corpo: il Valore dell’Apprendimento Cinestesico nella Scuola

Didattica e Apprendimento

Imparare con il Corpo: il Valore dell’Apprendimento Cinestesico nella Scuola

Apprendimento cinestesico: potenziare memoria e concentrazione attraverso il movimento a scuola Il movimento e l’esperienza corporea possono potenziare la memoria e favorire l’apprendimento  Non tutti impariamo allo stesso modo. C’è chi comprende ascoltando, chi osservando immagini, chi leggendo, chi parlando ad alta voce. E poi c’è chi, per capire davvero, ha bisogno di muoversi. Secondo molte teorie pedagogiche, tra cui quella dei canali sensoriali di apprendimento, esistono modalità preferenziali attraverso cui ciascuno elabora e memorizza le informazioni. Una di queste è la modalità cinestesica, che coinvolge il corpo, il tatto, il movimento, l’esperienza fisica diretta. Per uno studente cinestesico, l’apprendimento è un atto vivo, corporeo. Non è solo concentrazione mentale: è ritmo, spazio, azione. È attraverso il fare, il costruire, il toccare e il muoversi che il pensiero prende forma. Per questo motivo, chiedere a uno studente cinestesico di stare seduto per ore a leggere o ascoltare può trasformarsi in una frustrazione continua: non per mancanza di volontà, ma perché il suo cervello ha bisogno di attivare anche il corpo per imparare. Dal movimento alla comprensione: il ruolo del corpo nel processo cognitivo Nella scuola primaria, il corpo è ancora lo strumento principale con cui i bambini esplorano e comprendono il mondo. Ogni apprendimento parte da un’esperienza concreta, fisica, tangibile. Anche nella scuola secondaria di primo grado (scuola media), ossia durante la preadolescenza, il corpo torna protagonista: si allunga, cambia, diventa ingombrante, difficile da gestire e da contenere. I ragazzi spesso faticano a stare “composti”, perché la loro energia fisica è in trasformazione. In questa fase, offrire strategie di movimento — indipendentemente dallo stile cognitivo — è fondamentale: aiuta a prendere confidenza con la nuova forma corporea, a canalizzare l’esuberanza fisica, a sostenere il processo di sviluppo. Il movimento non è solo una pausa dallo studio, è parte dello studio stesso. Abituare il cervello ad apprendere senza staccarsi dal corpo significa costruire un sapere più profondo, duraturo, organico. Le scuole Waldorf lo sanno bene: ogni mattina inizia con una parte ritmica, fatta di filastrocche, movimenti, passi, canzoni. Questo “risveglio corporeo” non è solo un momento di gioco, ma una preparazione dell’intero organismo all’apprendimento. I concetti arrivano meglio se il corpo è stato coinvolto: la mente è più sveglia, ricettiva, attiva. Un approccio troppo intellettualistico e astratto, soprattutto se precoce, rischia di esaurire le forze del bambino. Quando si costringe uno studente a interiorizzare contenuti solo con la testa, si rischia di scollare l’apprendimento dal processo di interiorizzazione autentica, rendendolo astratto, sterile e spesso relegato alla memoria a breve , impoverendo la capacità di assimilazione. Gli insegnanti dovrebbero integrare nella propria didattica attività che coinvolgano il corpo, non solo per facilitare l’apprendimento, ma per accompagnare i propri studenti nella crescita, nel rispetto dei loro tempi e delle loro necessità evolutive. Educare il Movimento: una Scelta Didattica Integrare il movimento nella didattica non significa “lasciare i bambini liberi di muoversi” in modo disordinato, ma piuttosto strutturare attività che coinvolgano il corpo come alleato del pensiero. Ecco alcuni esempi: Ripetere una poesia camminando, accentuando le rime con i passi Fare esercizi di matematica saltando o con oggetti da contare fisicamente Disegnare mappe concettuali in piedi, su grandi superfici Costruire concetti astratti (come il tempo, il numero, la misura) partendo da esperienze pratiche L’obiettivo non è solo “far muovere”, ma fare esperienza corporea del sapere. Tutti strumenti che aiutano a ritrovare una didattica incarnata, dove il corpo non è un ostacolo, ma un ponte verso la comprensione. Studente Cinestesico: Caratteristiche e Bisogni Lo studente cinestesico impara attraverso il corpo, il movimento, l’azione. Non “pensa con le mani”, ma pensa meglio se le mani (e il corpo) sono coinvolte. Ha bisogno di toccare, fare, spostarsi, costruire, mimare. È curioso, ma spesso fa fatica a seguire lezioni frontali troppo lunghe o astratte. Uno studente cinestesico Impara meglio facendo piuttosto che leggendo o ascoltando Ha bisogno di muoversi, manipolare, sperimentare Ricorda le cose meglio se le ha sperimentate fisicamente Ama giochi di ruolo, laboratori, costruzioni, esperienze pratiche Segnali che indicano uno stile cinestesico prevalente Fa fatica a stare seduto a lungo o ad ascoltare spiegazioni troppo teoriche Impara più facilmente facendo che ascoltando o leggendo Ama costruire, manipolare, assemblare, disegnare Ricorda meglio attività vissute con il corpo Spesso lo studente cinestesico viene percepito come irrequieto o che si distrae facilmente , ma in realtà manifesta semplicemente un forte bisogno di movimento per restare concentrato. Quando viene coinvolto in attività pratiche, corporee o manipolative, riesce a canalizzare le sue energie e a mantenere un alto livello di attenzione.  Bloccare il Corpo Blocca Anche il Pensiero Il movimento non è una distrazione, è il canale naturale attraverso cui alcuni studenti imparano. Coinvolgere il corpo non” infantilizza”: al contrario, rende l’apprendimento più profondo e autentico, anche con contenuti complessi. Strategie di Studio per Studenti Cinestesici Apprendimento attivo Usare oggetti concreti per rappresentare concetti (matematica con cubetti, storia con mappe fisiche) Studiare camminando o muovendosi (ripetere mentre si passeggia) Scrivere e riscrivere Prendere appunti a mano, fare schemi, mappe concettuali colorate Usare post-it da spostare (come nel Kanban!) Studio teatrale Recitare ad alta voce, mimare concetti, fare finta di “spiegare a qualcuno” Pause attive Fare brevi pause con stretching o movimento Alternare studio e attività fisica (es. tecnica Pomodoro con esercizi tra i blocchi) Giochi e simulazioni Usare quiz fisici, giochi da tavolo didattici, costruzioni Partecipare a laboratori, esperienze sul campo, PCTO Conclusione Lo studente cinestesico capisce con il corpo: se può toccare, costruire, muoversi o sperimentare, impara meglio. Questa modalità di apprendimento, spesso sottovalutata o fraintesa, rappresenta invece una straordinaria risorsa educativa. Integrare il movimento nella didattica non è una concessione, ma una scelta pedagogica consapevole, che riconosce la varietà degli stili cognitivi e valorizza le intelligenze multiple. Il movimento non va limitato alla ricreazione o all’attività motoria, ma riconosciuto come canale privilegiato per costruire conoscenza, sviluppare autonomia e alimentare motivazione. L'apprendimento non avviene solo nella testa, ma nel corpo intero. È un'esperienza che coinvolge mani, occhi, voce, ritmo, respiro. Ed è proprio in questa sinergia tra corpo e mente che si attivano le memorie più durature, le comprensioni più profonde, le competenze più vive. Per questo è fondamentale che la scuola continui a sperimentare metodologie attive e a progettare spazi e tempi che permettano agli studenti di “abitare” il sapere, non solo di riceverlo. Educare con e attraverso il corpo non è semplificare. È coltivare una forma di apprendimento ricca, concreta e pienamente umana. Francesca Merlo

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12 Mag
2025
Registro Elettronico, Compiti e Verifiche: Questione di Equilibrio

Didattica e Apprendimento

Registro Elettronico, Compiti e Verifiche: Questione di Equilibrio

Compiti, Verifiche e Registro Elettronico: Quando il Carico Scolastico Diventa una Questione di Equilibrio Il 28 aprile 2025, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha firmato la Nota Ministeriale n. 2443 indirizzata a tutti i Dirigenti scolastici delle scuole statali e ai Coordinatori didattici delle scuole paritarie. Il documento pone l’accento sulla necessità di una programmazione accurata delle verifiche in classe e dei compiti a casa, sottolineando l’importanza di un coordinamento tra docenti per evitare sovrapposizioni e carichi eccessivi a carico degli studenti. Uno dei passaggi più significativi della circolare riguarda l’abitudine, sempre più diffusa, di assegnare compiti sul registro elettronico in orario serale per il giorno successivo. Una pratica che rende difficile per gli studenti (e le famiglie) organizzarsi e rischia di trasformare la scuola in un ambiente stressante, anziché formativo. L’obiettivo è favorire una distribuzione equilibrata del carico di lavoro settimanale per evitare picchi di stress e sovraccarico. “La scuola è il contesto educativo che deve creare le condizioni di serenità e fiducia per lo sviluppo armonico della personalità di tutti gli studenti” Un altro punto centrale riguarda la trascrizione dei compiti anche sul diario personale degli alunni per favorire una progressiva autonomia nella gestione degli impegni. Questo aspetto non va sottovalutato: rendere la consegna dei compiti parte integrante della lezione consente agli studenti di comprendere, gestire e interiorizzare meglio i tempi dello studio, rafforzando il loro senso di responsabilità. Purtroppo, troppo spesso il registro elettronico viene utilizzato in modo disorganico e scollegato dal resto della programmazione didattica. Senza un coordinamento tra insegnanti, finisce per diventare uno strumento opaco, che rischia di penalizzare anziché supportare il lavoro scolastico e familiare. Questa modalità ostacola l’autonomia, rende i carichi pomeridiani insostenibili e complica la vita delle famiglie, costrette a improvvisare l’organizzazione dei tempi quotidiani. Il richiamo del Ministero è dunque un messaggio chiaro e condivisibile: serve maggiore collaborazione tra docenti, un uso più consapevole e responsabile del registro elettronico e una vera attenzione al benessere degli studenti. Se vogliamo una scuola davvero umana e formativa, dobbiamo cominciare da qui: dal rispetto dei tempi, della misura e della collaborazione. Conclusione La Nota Ministeriale n. 2443 rappresenta un passo significativo verso una scuola più attenta al benessere complessivo degli studenti, promuovendo un equilibrio tra esigenze didattiche, rispetto dei tempi e qualità della vita scolastica. È auspicabile che le istituzioni scolastiche recepiscano queste indicazioni e che i consigli di classe si dotino di strumenti di coordinamento efficaci, capaci di garantire una distribuzione equa del carico di lavoro e contribuire così a creare un ambiente educativo realmente formativo, sereno e sostenibile.

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26 Giu
2023
Come affrontare i compiti durante le vacanze estive con serenità e motivazione

Didattica e Apprendimento

Come affrontare i compiti durante le vacanze estive con serenità e motivazione

Il periodo estivo è atteso da tutti, adulti e ragazzi, come un momento di relax e divertimento, ma i compiti possono creare un senso di dovere che a volte può influire sulla tranquillità delle vacanze.  Quindi: come affrontare i compiti durante le vacanze estive? È possibile affrontare questa sfida in modo positivo, mantenendo la serenità e la motivazione.  Ecco alcuni consigli pratici 1. Limitate il tempo dedicato ai compiti E importante stabilire dei limiti temporali per i compiti durante le vacanze. Non permettete che il momento dei compiti si prolunghi per troppe ore, poiché ciò può rendere l'attività pesante e frustrante per tutti. Individuate con vostro figlio un periodo specifico della giornata da dedicare ai compiti e assicuratevi di segnalare chiaramente l'inizio e la fine di questa attività. Ad esempio, potete stabilire che ogni mattina si dedicheranno un'ora ai compiti, in modo da avere anche il resto della giornata libero per le attività ricreative. 2. Sostenete attivamente il processo Quando vostro figlio si trova in una fase di stanchezza o mancanza di motivazione per affrontare i compiti, è importante essere attivi nel sostenerlo. Proponete delle attività che stimolino il cervello e preparino la mente all'impegno dei compiti. Ad esempio, potete giocare insieme a giochi che richiedono attenzione sostenuta, come il memory o il fantascatti. Questi giochi non solo aiutano ad allenare le capacità cognitive, ma rendono anche il momento dei compiti più stimolante e interessante. 3. Utilizzare strategie di attivazione Per rendere l'esecuzione dei compiti più piacevole, potete utilizzare delle strategie di attivazione. Una di queste strategie consiste nel proporre un gioco attivatore delle capacità cognitive prima di iniziare i compiti. Potete, ad esempio, chiedere a vostro figlio di cercare oggetti nascosti o risolvere enigmi. Questo approccio crea una transizione divertente tra l'attività di gioco e l'inizio dei compiti, suscitando curiosità e attenzione. Inoltre, potete utilizzare delle attività che coinvolgono il movimento, come fare stretching o una breve passeggiata all'aria aperta, per rinvigorire la mente prima di iniziare i compiti. 4. Mantenete un atteggiamento positivo Uno degli aspetti cruciali nell'affrontare i compiti durante le vacanze è mantenere un atteggiamento positivo. Aiutate i vostri figli a sviluppare una mentalità di sfida verso sè stessi, incoraggiandoli a vedere i compiti come un'opportunità di sviluppare una mentalità di crescita. È importante aiutare i vostri figli a sviluppare una mentalità di crescita riguardo ai compiti. Insegnate loro che possono assumere un atteggiamento di sfida verso sé stessi e vedere i compiti come un'occasione per migliorare. Spiegate loro che attraverso lo sforzo e la perseveranza, possono superare le difficoltà e progredire nelle proprie capacità. Incoraggiateli a vedere i compiti come una sfida personale e a trovare piacere nel superare le prove che si presentano loro. 5. Coinvolgimento attivo dei genitori Come genitori, potete svolgere un ruolo attivo nel supportare i vostri figli durante i compiti. Tuttavia, è importante fare un passo indietro e consentire loro di affrontare autonomamente le sfide: offrite sostegno e guida senza svolgere i compiti al posto loro. Ad esempio, potete suggerire strategie per affrontare un problema, ma lasciate che siano loro a seguire il processo di risoluzione. In questo modo, incoraggiate l'autonomia e la responsabilità, promuovendo una maggiore motivazione e soddisfazione nel completamento dei compiti. 6. Rendete il processo piacevole Cercate di rendere il processo dei compiti più piacevole e stimolante. Trovate modi creativi per rendere le attività più interessanti, ad esempio, utilizzando materiali colorati, creando delle sfide o premiando i progressi raggiunti. Inoltre, incoraggiate i vostri figli a porre domande e a esprimere le proprie opinioni riguardo ai compiti. In questo modo, stimolate la loro curiosità e li coinvolgete attivamente nel processo di apprendimento. Conclusione Affrontare i compiti durante le vacanze estive può essere un'esperienza positiva se si adottano le giuste strategie. Limitare il tempo dedicato ai compiti, sostenere attivamente il processo, utilizzare strategie di attivazione, sviluppare una mentalità di crescita e coinvolgere attivamente i genitori sono passi fondamentali per rendere i compiti meno pesanti e più gratificanti.  Ricordate che l'obiettivo principale è favorire la formazione del carattere dei vostri figli, insegnando loro l'importanza dello sforzo, della perseveranza e della motivazione nel raggiungimento dei propri obiettivi. Auguro a tutti voi buone vacanze e un periodo di studio sereno e motivante per i vostri figli! Dott.ssa Silvia Spinelli

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8 Feb
2023
MemoCamp Tour: per imparare ad amare lo studio

Didattica e Apprendimento

MemoCamp Tour: per imparare ad amare lo studio

Le difficoltà degli studenti di oggi. “Mio figlio ha difficoltà ad apprendere”. “Mia figlia non ha le motivazioni per studiare”. “I nostri figli passano troppe ore sui libri”.  In oltre 20 anni di attività, Matteo Salvo ha sentito tante volte queste frasi da parte di genitori esasperati per il rendimento scolastico dei propri ragazzi. La risposta è ormai un dogma: “Se il ragazzo o la ragazza ha difficoltà a scuola non è colpa sua e neppure dei genitori. Semplicemente, nessuno ha insegnato loro il giusto metodo per imparare”. Matteo Salvo e la sua Storia Matteo Salvo è un ricercatore, divulgatore ed esperto di tecniche di memoria e di apprendimento. Insieme al suo team Matteo Salvo aiuta quotidianamente studenti attraverso un metodo di studio targato MindPerformance. “Imparare studiando meno, meglio e divertendosi” è possibile ed è diventata la regola per Matteo Salvo, autore, ricercatore, divulgatore ed esperto di tecniche di memoria e di apprendimento. Attraverso MindPerformance, l’azienda che ha fondato a Torino, Matteo Salvo e il suo team aiutano quotidianamente professionisti, privati e studenti. Cosa sono i MemoCamp I MemoCamp sono corsi della durata di una settimana riservati a ragazzi dai 10 ai 17 anni, suddivisi in fasce d'età (9-11, 12-14, 14-17). Durante le giornate ai ragazzi viene trasmesso il metodo di studio MindPerformance e gli studenti acquisiscono alcune importanti competenze a supporto dell'apprendimento come: imparare a suddividere il tempo, gestire l'emotività e curare l'esposizione orale. La giornata tipo prevede, oltre allo studio, anche diversi momenti di svago che garantiscono ai ragazzi di socializzare e vivere la settimana con leggerezza. L'accogliente struttura che ospita il MemoCamp si trova in provincia di Asti e permette di arricchire le giornate di momenti spensierati in piscina, giri a cavallo e provare altri sport. Grazie ai MemoCamp estivi e ai tutoring delle passate stagioni, migliaia di ragazzi hanno migliorato il loro rendimento scolastico, ma soprattutto hanno imparato ad amare lo studio, ribaltando quell’immagine negativa che spesso viene trasmessa loro dalla società. Il tutto attraverso l’insegnamento del giusto metodo di studio. Memo Tour: perché partecipare Il metodo di studio targato MindPerformance sarà l’argomento principale di cui si parlerà in quattro incontri che l’azienda ha organizzato a febbraio in altrettante località italiane.  Un'occasione per incontrarsi di persona, per parlare dei problemi con lo studio che i ragazzi si trovano ad affrontare a scuola e a casa.  Chi è interessato a partecipare ma non potrà organizzarsi nelle date previste potrà approfittare di un incontro Online il 14 marzo. Ecco il programma dettagliato degli incontri, il primo dei quali si terrà a Borgaro Torinese. Date del MemoTour Torino 20/02/2023, Hotel Atlantic, Via Lanzo 163, Borgaro Torinese (TO) 18:30-20:30 Padova 21/02/2023, Hotel FourPoints by Sheraton, Corso Argentina 5, Padova 18:30-20:30 Milano 22/02/2023, Una Hotel Via G. Keplero 12, Pero (MI) 18:30-20:30 Bologna 28/02/2023, Zan Hotel & Meeting, via Saliceto 8, Bentivoglio (BO) 18:30-20:30 ONLINE 14/03/2023, Collegamento su Zoom 18:30-20:30 Si tratta di incontri di 2 ore, dalle 18:30 alle 20:30. Bambini e ragazzi entrano gratuitamente.

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29 Set
2022
E se l'ansia per la matematica fosse contagiosa?

Didattica e Apprendimento

E se l'ansia per la matematica fosse contagiosa?

Sentiamo sempre più parlare di quanto emozionarsi sia fondamentale per aiutare i bambini a ricordare ciò che imparano in classe, e di come una relazione solida con l’insegnante aiuti nella buona riuscita del lavoro insieme. Nei dialoghi sull’apprendimento, tuttavia, ancora troppo poco viene detto sul ruolo dei genitori quando si tratta di fare i compiti, e in particolare di come farli insieme e col sorriso aiuti a sviluppare nei bambini un atteggiamento di fiducia e curiosità verso le piccole sfide che li attendono. Spesso si pensa che le competenze vengano ereditate, come una sorta di dono: se sei bravo in matematica lo sarà anche tuo figlio mentre, se non lo sei, difficile sperare che lui possa esserlo! Lo stesso per il senso del ritmo, le abilità manuali o lo sport. Cosa mostrano le ricerche sull'ansia per la matematica Le ricerche dimostrano come il canale di trasmissione del sapere non sia necessariamente genetico, quanto emotivo: più il mediatore dell’apprendimento è a proprio agio nello svolgimento di un compito, e comunica sensazioni positive a riguardo, quanto più il bambino che lo osserva potrà nutrirsi di questo clima di ottimismo per apprendere con serenità il nuovo. Una ricerca americana ha mostrato come l’ansia per la matematica sia ‘’trasmissibile’’ e possa diventare un ostacolo nell’apprendimento della materia stessa. I risultati dello studio parlano chiaro: più i genitori sono a disagio con la matematica, più lo saranno i loro figli. Ma attenzione! La matofobia non è genetica, e si trasmette solo quando i genitori si impongono di assistere i figli nei compiti nonostante il disagio viscerale che sentono nel farli! La ricerca dimostra che, quegli stessi bambini, lasciati soli, hanno prestazioni del tutto simili ai coetanei, nonostante le ansie pregresse di mamma o papà. Riassumendo: Odi la matematica? Non l’hai mai capita? Passare il pomeriggio a svolgere e correggere, sottrazioni e moltiplicazioni per te è una tortura? Lascia stare! Per evitare che l'ansia per la matematica diventi un cruccio anche per i tuoi bambini, evita di assisterli personalmente durante i compiti. Abbi fiducia sul fatto che possano farcela da soli o, al massimo, chiedi supporto ad adulto appassionato che riesca a comunicare loro tranquillità e una buona dose di curiosità. Quanto detto non si limita solo alla matematica e la regola per ogni insegnamento rimane sempre la stessa: là dove possibile, limitiamoci a insegnare ciò che ci appassiona, poiché le emozioni che trasmetteremo sono più fertili e veritiere di qualsiasi verbalizzazione.         Antonella Giostra & Raffaella Gagliardi  

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1 Giu
2022
Lo Sviluppo del Linguaggio nel Bambino

Didattica e Apprendimento

Lo Sviluppo del Linguaggio nel Bambino

Le principali tappe di sviluppo del linguaggio nel Bambino Oggi parleremo di comunicazione, esaminando le principali tappe di sviluppo del linguaggio nel bambino e i relativi indicatori. Ma partiamo dalle basi. Cos'è il linguaggio? Il linguaggio è un sistema di segni convenzionali del vissuto del bambino e usati in un contesto appropriato. “Imparare a comunicare” significa apprendere: • un sistema di gesti, suoni e parole, • un sistema sintattico e grammaticale, • essere motivati ad usare il linguaggio, usarlo nel contesto appropriato: quando e dove parlare, di che cosa, a chi e in che modo. Ogni bambino è unico : cresce ed impara a comunicare sviluppando caratteristiche individuali differenti. È molto importante rispettare queste diversità, evitando di creare aspettative o di fare richieste non adeguate ad un determinato momento della sua crescita. In questi casi, infatti, si può rischiare di esporre il bambino a insuccessi imprevedibili che potrebbero minare la sua autostima. Allo stesso tempo, però, sarebbe meglio evitare di porsi all'estremo opposto. In nome dell'individualità e della variabilità del ritmo di sviluppo, non ci si occupa di difficoltà del linguaggio aspettando fiduciosamente un miglioramento (il classico "non si preoccupi, parlerà" di chi è poco informato!). Le differenze individuali sono consistenti e possono riguardare sia lo stile di acquisizione e di sviluppo dei suoni della lingua, del lessico, della formazione di frasi, del modo di raccontare episodi e storie, sia della fluenza, cioè la velocità e l’assenza di interruzioni nel parlare. Pur rispettando le caratteristiche evolutive del singolo bambino, è quindi importante fare attenzione ad alcuni indicatori dello sviluppo linguistico, che si articola in 3 fasi principali. Vediamo insieme quali sono le tappe evolutive fondamentali del linguaggio, dalla nascita del bambino fino ai 4 anni. 1. Fase prelinguistica: sviluppo fonologico e vocale Nelle prime settimane di vita il bambino comunica tramite il pianto. E’ un sistema di segnalazione e ne esistono diversi tipi. Uno di questi è il pianto di " irritazione-richiamo", che il bambino utilizza per richiamare l’attenzione dell'adulto a partire dalla terza settimana di vita. In una fase più avanzata compaiono la risata prolungata, le imitazioni e le produzioni di suoni prevalentemente vocalici e consolanti prolungati, corrispondenti in genere ad uno stato di benessere del bambino quando interagisce con il genitore. In questa fase i bambini si mostrano anche capaci di associare le vocalizzazioni con i contorni dei visi. Durante l’allattamento la mandibola si apre e si chiude ritmicamente, ed è proprio da questa base neuromuscolare legata alla nutrizione che il bambino acquisisce gli schemi motori e articolatori. All’età di circa sei mesi, comincia ad apparire il "babbling o lallazione ": il bambino produce in ogni vocalizzazione una serie di sillabe del tipo consonante-vocale (esempio: “pa-pa-pa” oppure “ba-ba-ba”), che si ripetono nelle prime fasi in modo identico, e successivamente variano (esempio: “pa-pe-pe” oppure “ba-pa-ma”), in cui la consonante rimane la stessa. Il babbling viene utilizzato in giochi di imitazione con la madre o altri adulti di riferimento, ma serve soprattutto a far capire al bambino che la comunicazione è a due vie, e che è un interlocutore molto gradito. Inoltre in questo modo riceve un feedback che lo informa sulla differenza tra la sua produzione e quella dell'adulto. In questa fase può essere interessante per i genitori conoscere alcuni consigli pratici per incoraggiare la lallazione nel bambino. Si arriva così alle "proto parole o quasi-parole", che il bambino utilizza per comunicare un certo significato all'interno di un determinato contesto. Si tratta di espressioni non ancora fonologicamente corrette, come ad esempio "baba” per indicare l’acqua. Successivamente, intorno al primo anno di vita, il bambino sperimenta la produzione delle prime parole. Nei primi 3 mesi vita: comunica attraverso il pianto A 3 mesi: - emette i suoni per il piacere di ascoltarli (“canta”) - ascolta e volta la testa o gli occhi verso la fonte sonora e la guarda A 6-7 mesi: - fase della lallazione: consonante più vocale (papapa, dadada...) - controlla i suoni che emette 2. Le prime parole e lo sviluppo del lessico I bambini cominciano a produrre le prime parole ad un’età che varia tra gli 11 e i 13 mesi. In genere indicano persone, oggetti e azioni molto familiari (“no”, “ao” per ciao, “pu” per non c'è più) che corrispondono a contesti ristretti e specifici. In questa fase il bambino fa ancora un uso non referenziale delle parole, per cui “mao” sarà solo ed esclusivamente il gatto che ha in casa e non quello della vicina. La tappa seguente riguarda il processo di astrazione e di decontestualizzazione del linguaggio. Durante questa fase il bambino comprende che le parole sono simboli che rappresentano oggetti ed eventi, per cui tutti i gatti in qualunque situazione si chiamano “mao”. È qui che inizia l’uso referenziale del linguaggio, che riguarda anche l'aspetto della comprensione. La capacità di comprensione del bambino, infatti, predice l'ampiezza del vocabolario che egli produrrà in età successiva. In breve, più parole comprende in un dato momento, tanto più parole produrrà in un momento successivo. Tra i 16 e 20 mesi si verifica la cosiddetta "esplosione del vocabolario, ovvero si registra un forte incremento del numero di parole prodotte. Il bambino sembra scoprire che ogni cosa ha il suo nome e che se non lo si conosce si può chiedere a qualcuno. Al di sotto delle 50 parole il vocabolario del bambino è composto per la maggior parte di nomi, mentre quando si superano le 100 parole cominciano ad emergere i verbi, gli aggettivi ed altri elementi, come preposizioni ed avverbi. Dai 12 ai 20 mesi: - abbandona i gesti per le parole - usa le parole anche in assenza dell’oggetto o della persona (decontestualizzazione) - inizia ad usare i verbi, accompagnando le proprie azioni 3. Sviluppo delle frasi e della grammatica Intorno ai 24 mesi il vocabolario di un bambino è formato da almeno 50 parole. Con un adeguato incremento del vocabolario, il bambino passa da un linguaggio formato dalla parola-frase o olofrase, composta dalla parola singola, alla combinazione di almeno due parole in una frase. A 36 mesi pronuncia tutti i fonemi (lettere) ad eccezione della “r” e dei gruppi consonantici. In questa tappa il bambino inizia a sviluppare anche la grammatica Le regole della grammatica comprendono da un lato gli aspetti morfologici, dall'altro la sintassi della lingua. I primi hanno a che fare con l'acquisizione di quel pezzetto di parola (prefissi e suffissi) che serve per esprimere il singolare o il plurale, il maschile o il femminile, il passato o il futuro dei verbi. Con sintassi, invece, si fa riferimento alle regole che permettono di costruire frasi complesse, come ad esempio le frasi passive, e di unire due o più frasi per costruire un discorso. Lo sviluppo grammaticale è strettamente correlato allo sviluppo lessicale e tale correlazione risulta molto più forte di quella tra lo sviluppo della grammatica e l’età del bambino. Le tappe evolutive sono indicative, ma sono utili per capire se lo sviluppo è adeguato per l’età oppure se sono presenti dei segnali che necessitano di monitoraggio. Fare particolare attenzione: Se nei primi mesi: sente bene, reagendo a stimoli sonori cerca con il suo sguardo di entrare in comunicazione con gli altri Se entro i 2 anni: il vocabolario, a parte “mamma” o “papà”, conta poche altre parole il linguaggio è prevalentemente inintelligibile non associa almeno 2 parole per formare le frasi Se entro i 3 anni: il linguaggio è ancora poco comprensibile, soprattutto alle persone che sono al di fuori del nucleo familiare usa pochi verbi e nessun articolo o preposizione usa poco il plurale raramente costruisce frasi Se entro i 4 anni: il linguaggio non è completamente comprensibile racconta semplici eventi con difficoltà Potenziare il linguaggio, anche leggendo e raccontando delle storie, può aiutare i bambini ad avere un atteggiamento positivo verso i libri e successivamente, l’apprendimento della lettura e della scrittura, saranno più facili. DOTT.SSA DANIELA DI FRANCO Logopedista - Biologa  

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28 Apr
2022
Come avviene l'apprendimento della Lettura e della Scrittura

Didattica e Apprendimento

Come avviene l'apprendimento della Lettura e della Scrittura

L’apprendimento della lettura e della scrittura segue tre percorsi di fondamentale importanza concatenati fra loro. Il primo sviluppa nel bambino le competenze visuo-percettive, il secondo l’aspetto grafo-motorio-prassico e il terzo le abilità linguistiche. Sebbene siano tanti gli esercizi propedeutici rivolti allo sviluppo dei primi due punti, sono decisamente inferiori quelli dedicati alla sfera linguistica. Occorre ricordare, però, che la scrittura non è una semplice operazione grafica, ma implica anche la capacità di saper analizzare la parola come sequenza di suoni-fonemi (grafemi).  Le ricerche di molti autori hanno dimostrato che “le conoscenze linguistiche" giocano un ruolo centrale nel determinare le modalità e l'efficienza dell'apprendimento. Il bambino apprende la lettura attraverso un processo attivo di manipolazione e di trasformazione del proprio linguaggio orale, prima di acquisire il codice scritto” E’ stata dimostrata l’importanza del lavoro sui fonemi, nel determinare le modalità e l’efficienza dell’apprendimento della letto-scrittura e più precisamente della metafonologia, cioè “sui suoni che compongono le parole, cioè la consapevolezza fonologica, l’individuazione e la manipolazione dei fonemi nelle parole”. Le attività di incremento linguistico mirano al potenziamento della discriminazione tra “significato” e significante”, cioè al primo passaggio per l’acquisizione del codice alfabetico: riconoscimento della forma delle parole (lunghezza delle parole e somiglianza fonetica) differenziazione della sillaba e dei fonemi iniziali automatizzazione dei processi acquisiti con giochi Molti giochi, che fanno parte della tradizione ludica italiana, possono contribuire a potenziare le abilità linguistiche e metafonologiche, allenando anche la velocità, il ritmo e la fluidità del linguaggio.  I giochi di parole sono numerosi: conte, canti e filastrocche con ritmi variabili; canzoncine abbinate ai gesti; filastrocche con cambio di vocale, ad esempio: “Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba…”, può diventare “Ghiribildi fi firiti, fi firiti id ini ghimbi…”; giochi in rima; scioglilingua; alfabeti segreti, come ad esempio: l’alfabeto farfallino, con il quale la parola “musica” si traduce in “mufusificafa”; telefono senza fili; ricerca di parole, partendo da un stessa lettera iniziale: “città, animali, fiori, frutta e cose”. Tutti questi giochi portano inconsapevolmente il bambino a riflettere sull'aspetto formale fonologico delle parole delle frasi anche indipendentemente dal loro significato La metafonologia è il ponte tra il linguaggio orale e quello scritto La consapevolezza fonologica è associata a buone capacità di lettura, e richiede buone competenze di tipo attentivo e percettivo, di pianificazione, di controllo e di memoria di lavoro. Lo sviluppo della metafonologia è graduale nella crescita del bambino e si sviluppa con il linguaggio; ha un’accelerazione rapida nel passaggio tra scuola dell’infanzia e il primo ciclo della scuola primaria. La metafonologia gioca sicuramente un ruolo importante nelle proposte didattiche, ma è decisiva per guidare gli allievi a delle riflessioni sulla natura dell’ortografia italiana sia per bambini italiani, ma soprattutto per gli alunni stranieri. Un lavoro fonologico è consigliabile per tutti i bambini, ma in particolar modo per chi presenta difficoltà di linguaggio e come prevenzione delle difficoltà della letto-scrittura. L’acquisizione dei prerequisiti, necessari per affrontare successivamente la lettura e la scrittura, non segue per tutti i bambini gli stessi percorsi e ancor meno gli stessi tempi. Si consiglia, in caso di dubbi, soprattutto nell’ottica della prevenzione, un controllo presso le figure professionali più idonee (neuropsichiatri infantili, logopedisti e foniatri), al fine di individuare eventuali segnali di debolezza linguistica e metafonologica. I programmi di allenamento metafonologici sono adatti ai bambini dell’ultimo anno della scuola d’infanzia, al fine di potenziare le loro competenze fonologiche e metafonologiche e quelli del primo anno della scuola primaria, durante le prime fasi dell’apprendimento della scrittura. A tal fine, possono essere inseriti nei “Progetti di Continuità” fra i due cicli.   Dott.ssa Daniela Di Franco Logopedista

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