9 Settembre 2026

Ogni anno, con l'inizio della scuola, per migliaia di famiglie arriva un appuntamento ormai inevitabile: la lista dei libri di testo da acquistare.
Il problema non riguarda soltanto il prezzo dei manuali. Sempre più spesso genitori e studenti si trovano davanti a una domanda: perché un libro scolastico deve essere sostituito da una nuova edizione dopo pochi anni?
Una nuova copertina, qualche capitolo modificato, esercizi aggiuntivi, contenuti digitali o aggiornamenti apparentemente marginali possono rendere inutilizzabile l'edizione precedente. E quando il libro cambia, il mercato dell'usato diventa molto meno conveniente per le famiglie.
Da qui nasce una questione più ampia: il costo dei libri scolastici deve essere necessariamente sostenuto dalle famiglie oppure dovrebbe essere considerato una componente essenziale del diritto all'istruzione?
Le nuove edizioni dei libri di testo possono essere motivate da diverse esigenze.
In alcuni casi l'aggiornamento è realmente necessario: cambiano programmi, riferimenti normativi, dati scientifici, contenuti disciplinari o strumenti didattici. In altri casi, invece, la distanza tra una vecchia edizione e quella nuova può apparire molto più limitata.
Per una famiglia, però, la differenza è concreta: se la scuola adotta una nuova edizione, acquistare un libro usato può diventare impossibile o poco utile, soprattutto quando numeri di pagina, esercizi e materiali digitali non coincidono.
Il risultato è che un testo che potrebbe essere ancora utilizzabile dal punto di vista didattico rischia di diventare economicamente “vecchio” molto prima di esserlo realmente sul piano dei contenuti.
Il costo della dotazione libraria rappresenta una delle principali spese legate all'inizio dell'anno scolastico, soprattutto nella scuola secondaria.
La normativa italiana prevede tetti di spesa per la dotazione libraria nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito aggiorna questi importi tenendo conto anche dell'inflazione programmata. Per l'anno scolastico 2026/2027, ad esempio, i tetti sono stati aggiornati rispetto agli anni precedenti.
Il tetto di spesa, tuttavia, non significa che i libri siano gratuiti: rappresenta un limite entro il quale deve essere mantenuto il costo complessivo della dotazione libraria.
Ed è proprio qui che si apre il dibattito.

I tetti di spesa rappresentano uno strumento per contenere il caro-libri, ma non eliminano il problema.
Il decreto ministeriale stabilisce infatti gli importi massimi della dotazione libraria per le diverse classi. Sono previste anche riduzioni del tetto quando vengono adottati determinati formati digitali o misti.
Esistono inoltre margini di deroga: eventuali aumenti devono essere motivati e rispettare le condizioni previste dalla normativa.
Il punto, però, è che anche una spesa formalmente entro i limiti può essere pesante per un nucleo familiare, soprattutto quando si sommano libri, materiale scolastico, dispositivi digitali, trasporti e altre spese legate alla frequenza scolastica.
La risposta dipende dall'ordine e grado di scuola.
Nella scuola primaria, il sistema prevede la gratuità dei libri di testo attraverso le modalità stabilite dai Comuni e dalle Regioni.
Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, i libri sono generalmente acquistati dalle famiglie, salvo la possibilità di accedere a contributi, agevolazioni o misure di sostegno previste a livello regionale o locale.
Questo crea una situazione nella quale il diritto allo studio è formalmente garantito, ma una parte dei costi necessari per esercitarlo rimane a carico delle famiglie.
È questa la domanda che merita una discussione più ampia.
Un libro di testo non è un bene acquistato semplicemente per interesse personale. È uno strumento attraverso il quale lo studente segue un percorso didattico deciso dalla scuola.
Se l'adozione di un determinato manuale è necessaria per seguire le lezioni, è ragionevole chiedersi se il suo costo debba essere considerato una normale spesa familiare oppure una componente del servizio di istruzione pubblico.
La questione diventa ancora più delicata quando la nuova edizione non è indispensabile per un reale cambiamento dei contenuti, ma rende comunque difficile utilizzare il libro di un fratello, di un amico o acquistato sul mercato dell'usato.

Il mercato dei libri scolastici usati rappresenta da sempre una delle principali strategie delle famiglie per ridurre la spesa.
Ma funziona bene soprattutto quando le edizioni rimangono in adozione per più anni.
Quando un testo viene sostituito frequentemente, invece, il libro usato perde parte del suo valore. Una famiglia può acquistare un manuale a prezzo ridotto, ma trovarsi l'anno successivo davanti a una nuova edizione che rende quel testo inutilizzabile per il percorso scolastico.
Il problema non è quindi soltanto quanto costa un libro nuovo, ma anche quanto rapidamente perde valore quello già acquistato.
Il sistema scolastico non è necessariamente legato in modo assoluto all'acquisto di nuovi libri ogni anno.
Le indicazioni ministeriali sull'adozione dei testi prevedono anche la possibilità, in determinate condizioni, di utilizzare strumenti alternativi ai libri di testo. Per l'anno scolastico 2026/2027, il Ministero ha nuovamente richiamato le scuole al rispetto delle procedure di adozione e dei tetti di spesa.
Questo apre una prospettiva interessante: la scuola del futuro potrebbe ridurre il peso economico dei libri attraverso materiali digitali, biblioteche scolastiche, comodato d'uso, libri condivisi e risorse didattiche riutilizzabili.
La digitalizzazione viene spesso indicata come una possibile soluzione al caro-libri.
La normativa stessa prevede una riduzione dei tetti di spesa quando vengono adottate determinate modalità digitali o miste. Per le adozioni disciplinate dal decreto relativo al 2025/2026, ad esempio, il tetto veniva ridotto del 10% per determinate configurazioni miste e del 30% per quelle completamente digitali previste dalla normativa.
Ma il digitale, da solo, non risolve necessariamente il problema.
Un tablet ha un costo. Anche le licenze digitali possono avere una durata limitata. E non tutte le famiglie dispongono degli stessi strumenti tecnologici.
Per questo la vera domanda non dovrebbe essere soltanto “cartaceo o digitale?”, ma “come garantire a tutti gli studenti l'accesso gratuito o sostenibile ai materiali necessari per studiare?”
Una delle strade più interessanti è quella del comodato d'uso.
In questo modello la scuola, direttamente o attraverso fondi e iniziative territoriali, mette a disposizione degli studenti i libri che vengono poi restituiti al termine dell'anno scolastico.
Un singolo libro può quindi essere utilizzato da più studenti nel corso degli anni.
È un sistema che potrebbe diventare particolarmente efficace se accompagnato da una maggiore stabilità delle adozioni: più a lungo un testo rimane in uso, maggiore è il numero di studenti che può beneficiarne.
Forse il punto centrale della discussione non è stabilire se i libri debbano essere pagati dalle famiglie oppure dallo Stato.
La domanda potrebbe essere ancora più semplice:
Perché un libro scolastico dovrebbe avere una vita così breve?
Se un manuale rimane valido dal punto di vista didattico, mantenerlo in adozione per più anni permetterebbe di:
In altre parole, la stabilità delle adozioni potrebbe essere uno degli strumenti più semplici per contrastare il caro-libri.
La risposta non è soltanto economica, ma riguarda il modello di scuola che vogliamo.
Se consideriamo i libri uno strumento indispensabile per garantire il diritto allo studio, allora il loro costo non dovrebbe diventare un ostacolo per le famiglie.
Questo non significa necessariamente che ogni libro debba essere acquistato e pagato direttamente dallo Stato.
Si potrebbe pensare a un sistema più articolato, basato su:
Il dibattito sul caro-libri non dovrebbe quindi ridursi alla domanda: “Quanto spendono le famiglie?”
Bisognerebbe chiedersi anche per quanto tempo un libro rimane utilizzabile, perché viene sostituito e chi sostiene economicamente il costo della sostituzione.
La scuola pubblica deve garantire pari opportunità. E se l'accesso ai materiali didattici necessari dipende dalla possibilità economica della famiglia, il rischio è quello di creare una disuguaglianza proprio all'interno del sistema che dovrebbe ridurla.
I tetti di spesa sono certamente uno strumento di contenimento, ma il tema rimane aperto.
È davvero necessario cambiare così spesso i libri scolastici? E, quando il cambiamento non è indispensabile, perché il costo deve ricadere sulle famiglie?
Sono domande che meritano una risposta non soltanto da parte delle scuole e delle famiglie, ma anche del legislatore e del mondo dell'editoria scolastica.
Ministero dell'Istruzione e del Merito - Libri di testo
Francesca Merlo
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