31 Ottobre 2025

Ludovico, studente del Liceo Scientifico, indirizzo ESABAC, presso la Scuola Internazionale Europea Statale “Altiero Spinelli”, racconta l'esperienza di una gita a Sarajevo organizzata in collaborazione con l'associazione Deina, nell'ambito del programma di alternanza scuola-lavoro.

Come meta della gita di quarta superiore è stata scelta la capitale della Bosnia, Sarajevo, grazie all’iniziativa di alcuni professori che hanno organizzato il soggiorno e all’associazione DEINA, che ha contribuito alla pianificazione e guidato le visite. L’obiettivo era farci scoprire una pagina di storia a noi sconosciuta, nonostante sia così recente; visitammo così musei e luoghi di memoria, pur tenendo a nostra disposizione una considerevole porzione di tempo libero per il nostro svago.
La prima cosa che ci ha colpito è il fatto che sui muri di diverse abitazioni vi siano ancora oggi i segni lasciati dall’assedio che la città dovette subire, in particolare i fori provocati dai proiettili dei cecchini. Ci spiegarono che la scelta di lasciare visibili queste cicatrici ha un motivo preciso: ognuno di quei colpi, ognuno di quei buchi è testimone della guerra. I sarajevesi non vogliono dimenticare, ma desiderano che si ricordi e si comprenda ciò che hanno dovuto vivere.
La città è caratterizzata da quartieri sorti in epoche differenti e secondo varie tradizioni. La zona che mi è piaciuta maggiormente è il rione arabo, con tutte le casette basse costruite affinché i minareti delle moschee restino visibili. Per tutte le vie, i vicoli e le piazze, dove gli artigiani espongono fuori dalle botteghe le loro opere, corre un costante odore di cibo che impregna l’aria e provoca un certo appetito. Nel nostro tempo libero gironzolavamo fra questo quartiere e quello austro-ungarico adiacente. Il resto della città è invece composto da palazzoni di cemento e opere brutaliste.

Fra i musei che abbiamo visitato ricordo il Museo storico di Sarajevo ed una mostra fotografica sul massacro di Srebrenica.
Riguardo al primo, la cosa che mi ha maggiormente stupito fu come tutti i dipendenti fossero volontari: infatti, per questioni di equilibrio politico, lo Stato si è sempre rifiutato di finanziare la struttura, che solo di recente ha potuto riaprire grazie alle donazioni di privati. Per quanto riguarda la mostra fotografica, ricordo i brividi che provai quando, entrando nella prima stanza, mi trovai attorniato da centinaia di fotografie, tutte primi piani dei volti delle vittime del massacro. Non fu solo l’esposizione fotografica a mostrarci le atrocità subite dagli abitanti di Srebrenica: in uno dei giorni della gita, infatti, era prevista una visita proprio in quella città.

Lì ci raccontarono tutti gli avvenimenti relativi prima all’assedio e poi al massacro dell’11 luglio 1995. Ci fecero camminare per il cimitero dove sono sepolti i corpi dei bosgnacchi, esumati dalle fosse comuni di diverso livello e faticosamente identificati a causa della frammentazione dei resti. Ciò che si prova leggendo i nomi di intere famiglie sterminate, leggendo la stessa data di morte su mille e mille tombe è sconvolgente. Per tutta la giornata siamo stati accompagnati da Irvin che, quando era solo un bambino, fuggì dalla sua città natale insieme alla madre e al fratello per scampare alla guerra. Egli ci offrì il racconto della sua esperienza, la sua preziosa testimonianza, e ci accompagnò poi a casa di una vecchia coppia di contadini bosniaci che avevano la loro cascina nelle montagne intorno a Srebrenica, vicino a uno degli ex punti di vedetta dei serbi.

La coppia di contadini ci accolse calorosamente. Ci aprirono le porte di casa loro per ospitarci e servirci un rustico ma squisito pranzo. Il posto era bellissimo: la famiglia aveva diversi animali, tra cui dei cani che avevano appena avuto una cucciolata, gatti, cavalli, pecore e asinelli. Là potemmo rilassarci tutto il pomeriggio, dopo una mattinata densa di forti emozioni.
L’esperienza si è rivelata molto bella, quando ci era stata proposta eravamo tutti molto dubbiosi, ma abbiamo dovuto ricrederci.
Voglio ringraziare di cuore i professori e l’associazione DEINA che ci hanno proposto e organizzato questa gita più atipica; li ringrazio poiché ci hanno permesso di conoscere una parte di storia contemporanea che non conoscevo ma senza sovraccaricarci di emozioni, lasciandocI anche il tempo di sedimentare, divertirci e distrarci.

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Ludovico de Martino
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