Il Blog di Che Scuola?!

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10 Set
2026
Perché si Chiama Scuola?

Generiche Per tutte le età

Perché si Chiama Scuola?

Scuola, una Parola più Grande di Quanto Sembri La parola scuola è una di quelle parole che usiamo ogni giorno senza fermarci davvero a riflettere sul suo significato. Fa parte della nostra vita fin dall’infanzia: la pronunciamo con naturalezza, la colleghiamo a ricordi, emozioni ed esperienze spesso molto diverse tra loro. Se insegniamo, parliamo di scuola quotidianamente; se siamo genitori, accompagniamo i nostri figli a scuola, varchiamo i cancelli per incontrare gli insegnanti, partecipiamo a riunioni e colloqui. La scuola è una presenza costante, quasi scontata, nel nostro vissuto. Eppure, proprio per questa sua familiarità, raramente ci soffermiamo a interrogarci sul suo significato più profondo. Quanti di noi, almeno una volta, si sono chiesti davvero: perché si chiama scuola? Dietro questo termine apparentemente semplice si nasconde in realtà una storia ricca, complessa e per certi versi profondamente paradossale. Oggi la scuola è spesso percepita come un dovere, un obbligo imposto, talvolta persino come una fatica necessaria. Ma all’origine, la sua idea era molto diversa. La scuola nasce come spazio di libertà intellettuale, di pensiero condiviso, di dialogo e di ricerca del senso. Comprendere l’origine e il significato di questa parola significa, in fondo, riflettere su che cosa la scuola dovrebbe essere ancora oggi. L’Etimologia della Parola “Scuola”: il Significato Originario Dal punto di vista etimologico, la parola scuola deriva dal greco scholé, un termine che indicava il tempo libero, l'ozio.Tuttavia, è importante chiarire che non si trattava di ozio nel senso moderno di inattività o pigrizia. Al contrario, scholé era il tempo sottratto al lavoro materiale e produttivo, per essere dedicato alle attività considerate più nobili: lo studio, la riflessione, il dialogo, la filosofia. La scuola, nella sua origine, non era quindi un luogo di costrizione, ma uno spazio privilegiato in cui l’essere umano poteva dedicarsi alla cura della mente.Studiare significava esercitare il pensiero, interrogare la realtà, confrontarsi con gli altri. In questa prospettiva, la conoscenza non era un mezzo utilitaristico, ma un fine in sé. Dal Tempo Libero all’Obbligo: una Trasformazione Culturale Con il passare dei secoli, il significato della scuola ha subito una trasformazione profonda.Da esperienza legata al tempo libero e alla libertà intellettuale, è diventata progressivamente un’istituzione obbligatoria, regolata da programmi, valutazioni e scadenze. Questa trasformazione risponde a esigenze storiche e sociali precise: la necessità di alfabetizzare, di trasmettere competenze comuni, di formare cittadini. Tuttavia, in questo passaggio, qualcosa del significato originario di scholé sembra essersi smarrito. La scuola, da luogo del desiderio di conoscere, è diventata spesso sinonimo di dovere e prestazione. La Scuola Come Istituzione Educativa Nel suo significato più diffuso, la scuola è oggi l’istituzione incaricata di trasmettere conoscenze, competenze e valori fondamentali per la vita individuale e collettiva.Attraverso lo studio delle discipline, la scuola fornisce strumenti per comprendere il mondo e per orientarsi nella complessità della realtà contemporanea. Tuttavia, ridurre la scuola a una semplice trasmissione di contenuti sarebbe limitante. L’educazione non è mai un processo puramente tecnico: è un’esperienza umana, fatta di relazioni, di incontri, di linguaggi e di sguardi. La scuola non insegna solo cosa sapere, ma anche come pensare. La Scuola come Luogo di Formazione dell’Identità Oltre a essere un luogo di apprendimento formale, la scuola è uno spazio decisivo di formazione dell’identità. È qui che bambini e ragazzi iniziano a confrontarsi con l’altro, con regole condivise, con il riconoscimento, a volte anche con il conflittoLa scuola è uno spazio decisivo nella costruzione dell’identità personaleÈ il luogo delle prime relazioni significative fuori dalla famiglia, delle amicizie, dei conflitti, delle scoperte e delle delusioni. Tra i banchi di scuola si sperimentano successi e fallimenti, si costruiscono amicizie, si affrontano difficoltà. A scuola si impara non solo a risolvere problemi matematici, ma anche a stare con gli altri, a confrontarsi, a riconoscere i propri limiti e le proprie potenzialità. È un passaggio fondamentale tra ciò che si è e ciò che si diventerà. "Fare Scuola”: il Significato Simbolico e Culturale Esiste poi un significato più simbolico dell’espressione fare scuola. Dire che qualcuno o qualcosa “fa scuola” significa lasciare un segno, creare un modello, influenzare altri. In questo senso, la scuola non è solo un edificio fisico, ma una tradizione viva, una catena di pensiero e di pratiche educative che si trasmettono nel tempo. Ogni vero educatore, ogni esperienza educativa autentica, contribuisce a “fare scuola”. Tra Scuola Ideale e Scuola Reale La scuola reale, tuttavia, spesso fatica a incarnare fino in fondo il significato più profondo racchiuso nella parola scuola. Invece di coltivare la curiosità naturale degli studenti, non di rado finisce per scoraggiarla; invece di valorizzare le differenze individuali, tende a uniformare percorsi, tempi e risultati; invece di educare al pensiero critico, rischia di premiare la ripetizione meccanica e l’adesione a modelli prestabiliti. Questa distanza tra l’ideale e la realtà non è un semplice difetto del sistema scolastico, ma una tensione strutturale che attraversa da sempre l’idea stessa di scuola. La scuola si trova sospesa tra ciò che dovrebbe essere — uno spazio di libertà, di ricerca e di dialogo — e ciò che, concretamente, riesce a essere all’interno di vincoli istituzionali, programmi, valutazioni e aspettative sociali. È proprio in questa tensione che si manifesta, da un lato, la fragilità della scuola, ma dall’altro anche la sua possibilità di trasformazione. La scuola migliore non è quella che si limita a fornire risposte corrette o nozioni ben organizzate, ma quella che educa a porre domande. Domande che aprono il pensiero, che mettono in discussione certezze acquisite, che stimolano la ricerca personale e il desiderio di comprendere. Educare, in questo senso, non significa riempire, ma attivare; non trasmettere passivamente, ma accompagnare nel processo di scoperta. Recuperare il significato originario di scholé significa forse proprio questo: restituire alla scuola la sua funzione più autentica, quella di essere uno spazio di libertà intellettuale, in cui il sapere non è un peso da sopportare o una prestazione da dimostrare, ma un’occasione per crescere, comprendere il mondo e immaginare il futuro. Scuola Werner Jaeger, Paideia. La formazione dell'uomo greco. Un classico imprescindibile. Jaeger spiega come l'educazione (Paideia) fosse per i greci la realizzazione del potenziale umano e non solo istruzione tecnica. Nuccio Ordine, L'utilità dell'inutile. Un manifesto che difende proprio quei saperi che non servono a "produrre" ma a "formare", richiamando direttamente il significato etimologico della parola scuola. Massimo Recalcati, L'ora di lezione. Per un'erotica dell'insegnamento: Lo psicanalista indaga la crisi della scuola contemporanea, suggerendo che il compito del docente sia trasformare il sapere in un oggetto di desiderio, riavvicinandosi all'eros della scholé greca. Francesca Merlo

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9 Set
2026
Il Peso dei Libri sulle Spalle delle Famiglie e degli Studenti: Quanto Costa Andare a Scuola?

Generiche Per tutte le età

Il Peso dei Libri sulle Spalle delle Famiglie e degli Studenti: Quanto Costa Andare a Scuola?

Uno Zaino sulle Spalle degli Studenti, una Spesa sulle Spalle delle Famiglie: Settembre il Caro-Libri Riapre una Questione che Riguarda il Diritto allo Studio e il Costo della Scuola Ogni anno, con l'inizio della scuola, per migliaia di famiglie arriva un appuntamento ormai inevitabile: la lista dei libri di testo da acquistare. Il problema non riguarda soltanto il prezzo dei manuali. Sempre più spesso genitori e studenti si trovano davanti a una domanda: perché un libro scolastico deve essere sostituito da una nuova edizione dopo pochi anni? Una nuova copertina, qualche capitolo modificato, esercizi aggiuntivi, contenuti digitali o aggiornamenti apparentemente marginali possono rendere inutilizzabile l'edizione precedente. E quando il libro cambia, il mercato dell'usato diventa molto meno conveniente per le famiglie. Da qui nasce una questione più ampia: il costo dei libri scolastici deve essere necessariamente sostenuto dalle famiglie oppure dovrebbe essere considerato una componente essenziale del diritto all'istruzione? Libri Scolastici e Nuove Edizioni: Perché Cambiano così Spesso? Le nuove edizioni dei libri di testo possono essere motivate da diverse esigenze. In alcuni casi l'aggiornamento è realmente necessario: cambiano programmi, riferimenti normativi, dati scientifici, contenuti disciplinari o strumenti didattici. In altri casi, invece, la distanza tra una vecchia edizione e quella nuova può apparire molto più limitata. Per una famiglia, però, la differenza è concreta: se la scuola adotta una nuova edizione, acquistare un libro usato può diventare impossibile o poco utile, soprattutto quando numeri di pagina, esercizi e materiali digitali non coincidono. Il risultato è che un testo che potrebbe essere ancora utilizzabile dal punto di vista didattico rischia di diventare economicamente “vecchio” molto prima di esserlo realmente sul piano dei contenuti. Quanto Costano i Libri di Scuola alle Famiglie? Il costo della dotazione libraria rappresenta una delle principali spese legate all'inizio dell'anno scolastico, soprattutto nella scuola secondaria. La normativa italiana prevede tetti di spesa per la dotazione libraria nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito aggiorna questi importi tenendo conto anche dell'inflazione programmata. Per l'anno scolastico 2026/2027, ad esempio, i tetti sono stati aggiornati rispetto agli anni precedenti. Il tetto di spesa, tuttavia, non significa che i libri siano gratuiti: rappresenta un limite entro il quale deve essere mantenuto il costo complessivo della dotazione libraria. Ed è proprio qui che si apre il dibattito. Tetti di Spesa dei Libri Scolastici: Bastano a Proteggere le Famiglie? I tetti di spesa rappresentano uno strumento per contenere il caro-libri, ma non eliminano il problema. Il decreto ministeriale stabilisce infatti gli importi massimi della dotazione libraria per le diverse classi. Sono previste anche riduzioni del tetto quando vengono adottati determinati formati digitali o misti. Esistono inoltre margini di deroga: eventuali aumenti devono essere motivati e rispettare le condizioni previste dalla normativa. Il punto, però, è che anche una spesa formalmente entro i limiti può essere pesante per un nucleo familiare, soprattutto quando si sommano libri, materiale scolastico, dispositivi digitali, trasporti e altre spese legate alla frequenza scolastica. Chi Paga i Libri Scolastici? La risposta dipende dall'ordine e grado di scuola. Nella scuola primaria, il sistema prevede la gratuità dei libri di testo attraverso le modalità stabilite dai Comuni e dalle Regioni. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, i libri sono generalmente acquistati dalle famiglie, salvo la possibilità di accedere a contributi, agevolazioni o misure di sostegno previste a livello regionale o locale. Questo crea una situazione nella quale il diritto allo studio è formalmente garantito, ma una parte dei costi necessari per esercitarlo rimane a carico delle famiglie. Ma è Giusto che il Costo dei Libri Ricada sulle Famiglie? È questa la domanda che merita una discussione più ampia. Un libro di testo non è un bene acquistato semplicemente per interesse personale. È uno strumento attraverso il quale lo studente segue un percorso didattico deciso dalla scuola. Se l'adozione di un determinato manuale è necessaria per seguire le lezioni, è ragionevole chiedersi se il suo costo debba essere considerato una normale spesa familiare oppure una componente del servizio di istruzione pubblico. La questione diventa ancora più delicata quando la nuova edizione non è indispensabile per un reale cambiamento dei contenuti, ma rende comunque difficile utilizzare il libro di un fratello, di un amico o acquistato sul mercato dell'usato. Nuove Edizioni Ogni Anno: un Problema anche per il Mercato dell'Usato Il mercato dei libri scolastici usati rappresenta da sempre una delle principali strategie delle famiglie per ridurre la spesa. Ma funziona bene soprattutto quando le edizioni rimangono in adozione per più anni. Quando un testo viene sostituito frequentemente, invece, il libro usato perde parte del suo valore. Una famiglia può acquistare un manuale a prezzo ridotto, ma trovarsi l'anno successivo davanti a una nuova edizione che rende quel testo inutilizzabile per il percorso scolastico. Il problema non è quindi soltanto quanto costa un libro nuovo, ma anche quanto rapidamente perde valore quello già acquistato. Le Scuole Possono Scegliere Alternative ai Libri di Testo? Il sistema scolastico non è necessariamente legato in modo assoluto all'acquisto di nuovi libri ogni anno. Le indicazioni ministeriali sull'adozione dei testi prevedono anche la possibilità, in determinate condizioni, di utilizzare strumenti alternativi ai libri di testo. Per l'anno scolastico 2026/2027, il Ministero ha nuovamente richiamato le scuole al rispetto delle procedure di adozione e dei tetti di spesa. Questo apre una prospettiva interessante: la scuola del futuro potrebbe ridurre il peso economico dei libri attraverso materiali digitali, biblioteche scolastiche, comodato d'uso, libri condivisi e risorse didattiche riutilizzabili. Libri Digitali e Contenuti Online Possono Far Risparmiare? La digitalizzazione viene spesso indicata come una possibile soluzione al caro-libri. La normativa stessa prevede una riduzione dei tetti di spesa quando vengono adottate determinate modalità digitali o miste. Per le adozioni disciplinate dal decreto relativo al 2025/2026, ad esempio, il tetto veniva ridotto del 10% per determinate configurazioni miste e del 30% per quelle completamente digitali previste dalla normativa. Ma il digitale, da solo, non risolve necessariamente il problema. Un tablet ha un costo. Anche le licenze digitali possono avere una durata limitata. E non tutte le famiglie dispongono degli stessi strumenti tecnologici. Per questo la vera domanda non dovrebbe essere soltanto “cartaceo o digitale?”, ma “come garantire a tutti gli studenti l'accesso gratuito o sostenibile ai materiali necessari per studiare?” Una Possibile Soluzione: Libri Scolastici in Comodato d'Uso Una delle strade più interessanti è quella del comodato d'uso. In questo modello la scuola, direttamente o attraverso fondi e iniziative territoriali, mette a disposizione degli studenti i libri che vengono poi restituiti al termine dell'anno scolastico. Un singolo libro può quindi essere utilizzato da più studenti nel corso degli anni. È un sistema che potrebbe diventare particolarmente efficace se accompagnato da una maggiore stabilità delle adozioni: più a lungo un testo rimane in uso, maggiore è il numero di studenti che può beneficiarne. Il Vero Problema: la Durata delle Edizioni Forse il punto centrale della discussione non è stabilire se i libri debbano essere pagati dalle famiglie oppure dallo Stato. La domanda potrebbe essere ancora più semplice: Perché un libro scolastico dovrebbe avere una vita così breve? Se un manuale rimane valido dal punto di vista didattico, mantenerlo in adozione per più anni permetterebbe di: favorire il mercato dell'usato; ridurre la spesa delle famiglie; facilitare il passaggio dei libri tra fratelli; rendere più efficace il comodato d'uso; ridurre gli sprechi; diminuire la quantità di libri destinati a essere sostituiti. In altre parole, la stabilità delle adozioni potrebbe essere uno degli strumenti più semplici per contrastare il caro-libri. Chi Dovrebbe Pagare i Libri Scolastici? La risposta non è soltanto economica, ma riguarda il modello di scuola che vogliamo. Se consideriamo i libri uno strumento indispensabile per garantire il diritto allo studio, allora il loro costo non dovrebbe diventare un ostacolo per le famiglie. Questo non significa necessariamente che ogni libro debba essere acquistato e pagato direttamente dallo Stato. Si potrebbe pensare a un sistema più articolato, basato su: gratuità per le famiglie con redditi più bassi; contributi pubblici più omogenei sul territorio nazionale; comodato d'uso; maggiore durata delle adozioni; potenziamento del mercato dell'usato; biblioteche scolastiche con dotazioni librarie condivise; utilizzo di risorse digitali realmente accessibili; maggiore attenzione alla reale necessità delle nuove edizioni. Libri Scolastici: il Problema Non è Solo il Prezzo Il dibattito sul caro-libri non dovrebbe quindi ridursi alla domanda: “Quanto spendono le famiglie?” Bisognerebbe chiedersi anche per quanto tempo un libro rimane utilizzabile, perché viene sostituito e chi sostiene economicamente il costo della sostituzione. La scuola pubblica deve garantire pari opportunità. E se l'accesso ai materiali didattici necessari dipende dalla possibilità economica della famiglia, il rischio è quello di creare una disuguaglianza proprio all'interno del sistema che dovrebbe ridurla. I tetti di spesa sono certamente uno strumento di contenimento, ma il tema rimane aperto. È davvero necessario cambiare così spesso i libri scolastici? E, quando il cambiamento non è indispensabile, perché il costo deve ricadere sulle famiglie? Sono domande che meritano una risposta non soltanto da parte delle scuole e delle famiglie, ma anche del legislatore e del mondo dell'editoria scolastica. Ministero dell'Istruzione e del Merito - Libri di testo Francesca Merlo

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7 Set
2026
Il Modello Organizzativo Finlandese: una Nuova Visione di Scuola Pubblica

Approcci Educativi 6-11 anni 11-13 anni

Il Modello Organizzativo Finlandese: una Nuova Visione di Scuola Pubblica

Un Modello Ispirato alla Scuola Finlandese che Supera l’Orario Frammentato e Mette al Centro gli Studenti, già Sperimentato in Diverse Scuole Italiane Tra pochi giorni, con l’avvio del nuovo anno scolastico, Milano sperimenterà per la prima volta nella scuola pubblica della città il Modello Organizzativo Finlandese (MOF), un approccio educativo di ispirazione scandinava che sta suscitando crescente interesse nel panorama scolastico italiano. Si tratta di una sperimentazione che punta a riorganizzare il tempo scuola, superando l’orario tradizionale “spezzettato” scandito dal cambio continuo delle materie al suono della campanella. Al centro della sperimentazione ci sono gli studenti, i loro ritmi di apprendimento e il loro benessere, con l’obiettivo di costruire una giornata scolastica più distesa, coerente e vicina ai loro bisogni. L’istituto coinvolto è il Comprensivo Simona Giorgi, che entra a far parte della rete nazionale del MOF, nata dall’esperienza capofila di Urbania, guidata dalla dirigente Antonella Accili, ideatrice del MOF e promotrice di sperimentazioni per l’innovazione didattica. Come riportato da molte testate giornalistiche, a settembre prenderanno avvio due classi pilota, una della scuola primaria e una della scuola secondaria di primo grado. Perché si Parla di Modello Organizzativo Finlandese Il Modello Organizzativo Finlandese è un approccio didattico in fase sperimentale che si ispira all’organizzazione delle scuole finlandesi, spesso citate come esempio di equilibrio tra qualità dell’apprendimento, inclusione e benessere degli studenti. Secondo quanto riportato dal sito di Sanoma, realtà leader nel settore educativo che sostiene il progetto, il MOF mira a un insegnamento più dinamico e integrato, orientato allo sviluppo di competenze utili per la vita adulta. Nel modello finlandese: l’orario scolastico non è frammentato in unità brevi e scollegate; le discipline non sono rigidamente separate, ma dialogano all’interno di cornici concettuali comuni; le lezioni frontali lasciano spazio a lavoro cooperativo, attività laboratoriali e apprendimento attivo. L’obiettivo è favorire un apprendimento più profondo e significativo, riducendo il carico cognitivo e lo stress legati alla continua interruzione delle attività. Una Giornata Scolastica più Distesa e di Qualità A illustrare i vantaggi concreti del MOF è Caterina Cassese, referente del progetto per il Comprensivo Simona Giorgi. Le sue parole, riportate, chiariscono il senso della riorganizzazione: “C’è una compattazione oraria che consente tempi di apprendimento più distesi e di qualità, garantendo un sano equilibrio tra apprendimento e tempo libero.” Questa nuova scansione del tempo consente di valorizzare pratiche didattiche già sperimentate con successo: “La giornata scolastica, più armonica e sostenibile, valorizza la didattica laboratoriale, la collaborazione tra pari e l’apprendimento attivo, permettendo agli alunni di costruire conoscenze significative attraverso l’esperienza diretta.” Nel MOF, il processo educativo diventa anche un’esperienza di comunità: “Nel modello finlandese ogni voce conta, è così che l’organizzazione diventa una comunità.” Didattica per Competenze e Superamento della Frammentazione Uno degli aspetti centrali del Modello Organizzativo Finlandese è il superamento della rigida divisione disciplinare. Le materie non scompaiono, ma vengono integrate all’interno di percorsi di apprendimento più ampi, che mettono in relazione saperi diversi. Gli insegnanti progettano e conducono le attività all’interno di una cornice comune di concetti, conoscenze e competenze, favorendo collegamenti, riflessione critica e applicazione pratica. Questo approccio consente di ridurre la frammentazione del sapere e di accompagnare gli studenti in un flusso di apprendimento continuo, più coerente e meno ansiogeno. Formazione dei Docenti e Supporto Scientifico L’introduzione del MOF richiede un lavoro preparatorio significativo, soprattutto sul piano della formazione degli insegnanti. Come spiega la dirigente scolastica Anna Polliani, il progetto nasce da una rete di scuole e da un solido impianto di ricerca educativa: “Abbiamo conosciuto la rete e questa sperimentazione nata dal basso, dalle scuole, attraverso l’università di Milano-Bicocca e la professoressa Elisabetta Nigris.” A sostegno del percorso è stato istituito un comitato scientifico per il supporto pedagogico e didattico, mentre l’università garantisce un monitoraggio costante della sperimentazione. “Sono già stati formati, grazie al sostegno di Sanoma, 50 docenti della nostra scuola”, aggiunge Polliani, sottolineando l’importanza di un accompagnamento professionale continuo. Una Scelta Coerente con l’Identità della Scuola Il Comprensivo Simona Giorgi aveva già intrapreso, negli anni precedenti, un percorso di innovazione didattica, adottando il cosiddetto “metodo Modi”, che ha facilitato l’ingresso nel MOF. Questo ha permesso di lavorare fin da subito sulla verticalizzazione del progetto, coinvolgendo sia la scuola primaria sia la secondaria di primo grado. Caterina Cassese spiega così la scelta: “Abbiamo scelto di introdurre questo metodo perché sposa il credo della nostra scuola: da anni abbiamo abbracciato metodologie di stampo innovativo, dalla didattica laboratoriale alla costruzione attiva di competenze.” E precisa: “È un modello che mette al centro la persona, non la prestazione.” Un Cambio di Visione per la Scuola Pubblica Per i promotori, il Modello Organizzativo Finlandese non rappresenta semplicemente un nuovo assetto orario, ma un vero cambio di paradigma educativo: “In un tempo in cui la scuola è chiamata a reinventarsi, il Modello Organizzativo Finlandese non è solo un progetto: è un cambio di visione. È l’idea che il benessere generi apprendimento, che la collaborazione costruisca comunità.” La dirigente Polliani ha inoltre annunciato che nei prossimi mesi saranno organizzati incontri informativi con le famiglie, per approfondire finalità e modalità del progetto: “Si lavora molto sul protagonismo dell’alunno e si evita la frammentazione del sapere, immergendo i ragazzi in un flusso continuo e diminuendo il livello di ansia e stress provocato dal cambiare sempre materie e dal senso di valutazione permanente.” Una Sperimentazione da Osservare con Attenzione Con 96 scuole aderenti in tutta Italia, il MOF rappresenta una delle sperimentazioni organizzative più interessanti nel dibattito attuale sulla scuola. L’avvio del progetto anche in una grande città come Milano segna un passaggio significativo e offre l’occasione per riflettere su nuovi modi di organizzare il tempo, lo spazio e le relazioni educative. A settembre, al Comprensivo Simona Giorgi, non debutta soltanto un nuovo modello organizzativo, ma una visione di scuola che prova a coniugare qualità dell’apprendimento, benessere e senso di comunità. Un’esperienza che potrà offrire spunti importanti per il futuro dell’educazione pubblica italiana. Francesca Merlo Scuole con modello finlandese: una guida per genitori Webinar “Sperimentazione MOF: viaggio nel Modello Organizzativo Finlandese in Italia” – presentazione con Antonella Accili A Milano la scuola con zero compiti a casa... E niente stress in aula Scuola senza compiti a casa: al via sperimentazione Sanoma Antonella Accili. È ideatrice del MOF e promotrice di sperimentazioni per l’innovazione didattica, è Dirigente scolastico presso l’Istituto Omnicomprensivo Della Rovere a Urbania (PU). È inoltre consulente pedagogico-didattica per la rivista Focus Scuola e saggista per diverse testate, case editrici e agenzie formative. Oggi Antonella Accili porta il MOF in giro per l'Italia, organizzando visiting, parteciando a conferenze, festival e convegni nazionali.

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31 Ago
2026
Affidare il Bimbo ai Nonni o Portarlo all'Asilo Nido?

Genitorialità e Educazione

Affidare il Bimbo ai Nonni o Portarlo all'Asilo Nido?

Il momento della scelta è arrivato perché la mamma e il papà devono tornare al lavoro. La domanda è lì da mesi che aspetta una risposta: “E’ meglio che il mio bambino vada al nido, o che stia a casa tra le cure amorevoli dei nonni?“.   Con questo articolo vogliamo fornire alcuni spunti di riflessione augurandoci che possano aiutare i genitori a facilitare la scelta. Prima di ogni altra posso affermare, lo dico come mamma e come maestra, che ogni genitore in cuor suo, osservando il suo bambino è capace di trovare la giusta soluzione. Ascoltarsi e fidarsi delle proprie intuizioni è sempre la cosa migliore. Non ci sono mai ricette, ma solo suggerimenti e osservazioni che possono fornire spunti per decidere più serenamente. Ogni situazione è un caso a se stante e per questo desideriamo fornire qualche input per stimolare l’ascolto del vostro ”io” per fare la scelta migliore. Detto ciò possiamo esaminare alcuni aspetti; vantaggi e svantaggi dell’ingresso al nido o del rimanere a casa con i nonni. Nido o Nonni? Perché Scegliere il Nido Il nido è un valido sostegno come proseguimento e accompagnamento della crescita di ogni bambino. E’ il primo ingresso in “società” e come tale va ben valutato. Il nido deve essere un luogo della cura e dell’accoglienza, un proseguimento delle braccia materne. Vivere insieme ad altri, condividere spazi e giochi stimola i bambini nello sviluppo psicomotorio implementa il linguaggio, facilita l’acquisizione di competenze pratiche e relazionali. “Condividere” al nido significa innanzi tutto imparare lentamente ad ampliare la propria sfera affettiva, riconoscere nuove figure di riferimento di cui potersi fidare. Si impara che non tutto è mio e che è necessario scendere a patti, che i miei bisogni sono fondamentali come quelli degli altri. Imparo a ricevere e a dare limiti. Al nido si da molta importanza alle “routine”, vestirsi e svestirsi, la toilette, il cibo, la nanna, si trova un modo per vivere in una piccola comunità: tutti importantissimi momenti di crescita. Avere un contesto ben organizzato e metodico in questo senso può aiutare i bambini ad entrare più facilmente nel ritmo sonno-veglia, nel controllo degli sfinteri, nella dimestichezza con il cibo. Tra genitori e nido nasce un patto di alleanza, uno scambio continuo, una fiducia reciproca, la famiglia si sente supportata nelle scelte educative. Importante però è scegliere un nido che abbia i presupposti per coltivare questa alleanza e che abbia caratteristiche adeguate. Le figure di riferimento sono infatti fondamentali nei primi anni di vita del bambino, e per questo è importante scegliere un luogo e persone che vi trasmettano passione, dedizione e competenza. Anche l’ambiente è importante: il bambino nei primi anni di vita è un organo di senso, conosce il mondo tramite i sensi e tutto si imprime con maggior intensità. Gli aspetti importanti da osservare nella scelta del luogo sono: i colori, i suoni, gli odori, i materiali, i giochi, la possibilità di stare all’aperto. E’ Importante che i bambini abbiano spazio per muoversi e che questo aspetto non venga sottovalutato. La possibilità che i bambini nei primi tre anni possano stare a terra, gattonare, fare giochi di movimento, stare molto all’aperto è fondamentale per una crescita armonica dell’organismo, per irrobustire lo scheletro, per non incorrere in problemi posturali nello sviluppo. E’ importante che il contesto educativo sia il più attento possibile ad ogni singolo bambino e i piccoli gruppi possono facilitare questo processo. Alcune domande da porre al nido per riuscire a selezionarlo al meglio le trovate in un nostro articolo precedente open day al nido. Quando il Nido Non è un Vantaggio? Il nido ha solo aspetti positivi? La risposta è no! Come sempre dipende dal bambino e dalla famiglia. Per alcuni bambini il fatto di trovarsi insieme ad altri, stare a nuovi ritmi, nuove figure di riferimento, può essere fonte di stress e dunque prematuro. Il nido è comunque un luogo promiscuo ed è indubbio che ci si ammala di più. Per alcuni bambini il tempo del distacco dai genitori costituisce una grossa difficoltà e non sempre è pronto a fare questo passaggio nel momento in cui gli adulti lo richiedono. Per altri c’è bisogno di un lungo periodo di assestamento. In questi casi si può pensare a dei passaggi graduali. Per esempio andare a prendere i bambini dopo pranzo ed aspettare ad inserire la nanna pomeridiana al nido, oppure frequentare il nido solo tre volte alla settimana. Nido o Nonni? Perché Scegliere i Nonni. Talvolta, è più rassicurante rimanere a casa, con i propri ritmi e abitudini, “digerendo” gradualmente il distacco dalla figura primaria di riferimento. Anche per noi genitori può essere presto lasciare il nostro bambino nelle mani di un “estraneo” se pur competente (anche se estraneo lo sarà solo per poco). E’ importante ascoltarsi e chiedersi prima di tutto cosa ci tranquillizza maggiormente. Qual è la situazione dove ci sentiamo meglio. Questa sarà la soluzione giusta anche per il nostro bambino che sente e riconosce i nostri stati d’animo. Nel mio lavoro di maestra mi è capitato di constatare insieme ad alcune famiglie che l’inserimento al nido era faticoso e vissuto con ansia principalmente da loro stessi. In questi casi il bambino difficilmente si inserisce al nido. Non c’è fretta, con serenità si può rimandare l’inserimento al momento in cui tutto il nucleo è pronto. I nonni sono un grande dono: un rapporto di amore speciale che va coltivato in tutte le sue parti e che accompagna la crescita dei bambino. Il loro è un sostegno è un aiuto, ma non possono sostituire il ruolo genitoriale e neppure quello scolastico. Certamente nei primi anni di vita i nonni possono essere una valida alternativa la dove i ruoli sono chiari e i rapporti sereni. A volte sento mamme che si lamentano perché i nonni non seguono le loro istruzioni nello stare con i nipoti. Questo può essere un problema nel rapporto intergenerazionale. I genitori giustamente stabiliscono regole, priorità, atteggiamenti da mantenere con i figli e chiedono ai nonni di rispettarle. Il coinvolgimento affettivo dei nonni è alto, loro sono già stati genitori, hanno allevato figli avendone la piena responsabilità. Dai nonni si ha quella coccola in più, con i nonni è sempre festa, comprano il regalo speciale che noi mai avremmo acquistato e tutto questo è meraviglioso se rimane nella sfera dello straordinario. Non sempre, dunque, dare regole è il loro compito. Quando affidiamo per un lungo tempo i piccoli ai nonni nei primi anni di vita, è bene che ci sia una buona intesa con la famiglia d’origine. E’ bene che i ruoli siano chiari, che concordiamo sul modello educativo e che ci sia un buon dialogo, una possibilità di confronto costante.   Luisella Piazza – Consulente Pedagogica

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8 Lug
2026
Terza media finita? Cosa fare prima delle superiori: consigli per genitori e student

Genitorialità e Educazione

Terza media finita? Cosa fare prima delle superiori: consigli per genitori e student

Dalla Terza Media alle Superiori: Cosa Succede Durante l'Estate La terza media è ormai alle spalle, ma il percorso verso le superiori non è ancora concluso. L'estate che separa questi due momenti è un periodo di passaggio importante, che coinvolge non solo gli studenti, ma anche i genitori. C'è chi pensa alle vacanze, chi è curioso di conoscere i futuri compagni di classe e chi si chiede se ci siano documenti da consegnare o compiti da svolgere. In fondo, la domanda è la stessa per tutti: "E adesso?" Tra il perfezionamento dell'iscrizione, l'attesa della formazione delle classi e gli eventuali compiti estivi consigliati dalla nuova scuola, ci sono alcuni aspetti da conoscere per affrontare con serenità questi mesi e arrivare a settembre senza sorprese. Come Perfezionare l'Iscrizione alla Scuola Superiore: Documenti e Scadenze Molti pensano che l'iscrizione online effettuata nei mesi invernali sia sufficiente. In realtà manca ancora un passaggio fondamentale: il perfezionamento dell'iscrizione presso la scuola superiore scelta. Ogni istituto stabilisce modalità e scadenze proprie, generalmente tra la fine di giugno e il mese di luglio. Di norma viene richiesto di consegnare o inviare: l'attestato di superamento dell'Esame di Stato conclusivo del primo ciclo; il certificato delle competenze; la pagella finale; una o più fotografie formato tessera; documento d'identità e codice fiscale dello studente e dei genitori; eventuale ricevuta del contributo volontario richiesto dall'istituto; eventuale documentazione sanitaria o certificazioni già presentate negli anni precedenti. Il consiglio per i genitori Controllate regolarmente il sito della futura scuola superiore e il registro elettronico, se già attivato. Nelle sezioni dedicate alle iscrizioni vengono pubblicate tutte le comunicazioni relative a documenti, orari della segreteria, modulistica e scadenze. Bastano pochi minuti per evitare dimenticanze. Quando si Formano le Classi? Questa è probabilmente la domanda più frequente tra i ragazzi. "Sarò in classe con il mio migliore amico?" "Conoscerò qualcuno?" "Chi saranno i professori?" La formazione delle classi è un lavoro complesso. I dirigenti scolastici cercano di creare gruppi equilibrati tenendo conto di diversi fattori: numero di studenti equilibrio tra ragazzi e ragazze livelli di preparazione scuole di provenienza eventuali richieste motivate delle famiglie Se è stata espressa la preferenza di essere inseriti con un compagno, la scuola cerca generalmente di soddisfarla, compatibilmente con le esigenze organizzative. Tuttavia non sempre è possibile. Le classi vengono pubblicate, nella maggior parte dei casi, tra la fine di luglio e la fine di agosto. Un messaggio ai ragazzi Se non conoscete nessuno nella nuova classe, non scoraggiatevi. Le superiori rappresentano un nuovo inizio. Tutti arrivano con un po' di curiosità e qualche timore. È proprio nei primi giorni che nascono amicizie destinate spesso ad accompagnare gli studenti per molti anni. I Compiti delle Vacanze: Davvero Servono? La risposta è sì, ma non nel modo in cui spesso vengono percepiti. Molti istituti pubblicano durante l'estate dei compiti di raccordo, letture consigliate oppure semplici esercizi di ripasso. Non si tratta di una punizione, ma di un aiuto per affrontare meglio il passaggio alle superiori, dove il metodo di studio cambia sensibilmente. Come organizzarsi senza rinunciare alle vacanze Godetevi luglio. Dopo un anno impegnativo e l'esame finale, è giusto staccare completamente la spina. Riprendete gradualmente da metà agosto. Un'ora al giorno è più che sufficiente per ripassare gli argomenti principali senza stress. Ripassate le basi. Le materie su cui vale la pena investire un po' di tempo sono quasi sempre: italiano matematica inglese Chi inizierà un liceo scientifico potrà dedicarsi a un leggero ripasso di algebra e geometria; chi frequenterà un liceo classico potrà iniziare con qualche lettura consigliata; negli istituti tecnici e professionali inglese e matematica rimangono competenze fondamentali. Leggere è ancora il miglior allenamento Se la scuola suggerisce alcuni libri, vale la pena leggerli davvero. La lettura migliora il lessico, la capacità di scrivere, la comprensione dei testi e rende molto più semplice affrontare le verifiche dei primi mesi. Non è necessario scegliere libri "difficili": l'importante è leggere con continuità. Un'Estate per Crescere L'estate prima delle superiori non serve solo a recuperare energie. È anche il momento ideale per acquisire qualche piccola autonomia in più: imparare a gestire il proprio tempo; organizzare un semplice calendario di studio; leggere il giornale o seguire l'attualità; migliorare l'inglese attraverso film, serie TV o musica in lingua originale; coltivare uno sport o una passione personale. Sono tutte esperienze che renderanno più semplice affrontare il nuovo percorso scolastico. Il Consiglio di CheScuola?! Ai genitori diciamo di accompagnare i figli senza trasformare questa estate in una corsa ai compiti o alle preoccupazioni. Ai ragazzi diciamo di godersi le vacanze, ricaricare le energie e affrontare settembre con curiosità. Le superiori rappresentano una nuova sfida, ma anche una straordinaria occasione per conoscere persone nuove, scoprire passioni e costruire il proprio futuro. E ricordate: nessuno arriva perfettamente preparato al primo giorno. Quello che fa davvero la differenza è iniziare questo nuovo viaggio con entusiasmo, serenità e la voglia di mettersi in gioco. Buona estate e... ci vediamo a settembre! Francesca Merlo

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6 Feb
2026
Io Gioco da Solo: Perché i Bambini Hanno Bisogno di Stare da Soli

Genitorialità e Educazione

Io Gioco da Solo: Perché i Bambini Hanno Bisogno di Stare da Soli

Il Valore Educativo della Solitudine, del Gioco libero e dello Spazio Interiore Imparare a Stare Soli. Perché la Solitudine è una Competenza che si Costruisce da Bambini Nelle società occidentali contemporanee la solitudine è spesso guardata con sospetto, soprattutto quando riguarda i bambini. Un bambino che gioca da solo, che si ritira in silenzio nella propria stanza o che non cerca continuamente la compagnia degli altri viene facilmente interpretato come triste, isolato o bisognoso di stimoli. Eppure, la ricerca psicologica e l’osservazione antropologica raccontano una storia diversa: la capacità di stare soli non è un segnale di disagio, ma una competenza fondamentale per lo sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale. Negli ultimi decenni, il tempo che i bambini trascorrono da soli si è progressivamente ridotto. Il fenomeno è comune a molti paesi occidentali ed è stato spesso messo in relazione con un modello educativo che privilegia la supervisione costante, la programmazione scrupolosa delle attività e una presenza adulta continua. Questo stile di genitorialità, talvolta definito “iperprotettivo”, nasce da intenzioni comprensibili: proteggere i bambini, offrirgli opportunità, ridurre i rischi. Tuttavia, come spesso accade, una buona intenzione può produrre effetti collaterali inattesi. La Solitudine Come Spazio di Crescita La psicologia dello sviluppo descrive da tempo l’esperienza della solitudine come fondamentale. È nei momenti in cui il bambino non è osservato, guidato o stimolato dall’esterno che impara a organizzare il proprio tempo, a tollerare la frustrazione, a concentrarsi e a dare forma ai propri pensieri. Stare soli non significa essere abbandonati, ma avere uno spazio protetto in cui sperimentare se stessi. A partire dai cinque o sei anni, anche in base ai caratteri e alle abitudini individuali, molti bambini cercano spontaneamente momenti di ritiro dopo attività impegnative: disegnano, leggono, costruiscono mondi immaginari o si dedicano ad attività solitarie. Spesso lo fanno per elaborare emozioni difficili da gestire. Succede, per esempio, dopo un rimprovero: il bambino corre a chiudersi in camera. In quel silenzio apparentemente vuoto accade molto. Il bambino ripercorre l’evento, lo rielabora, mette in scena l’accaduto attraverso il gioco simbolico o si chiude in se stesso per concentrarsi. Questi processi sono essenziali per lo sviluppo dell’autonomia emotiva e per imparare dai propri errori. Quando la Solitudine Diventa Illusoria Per molti bambini, lo spazio che riescono a ritagliarsi da soli non coincide più con quello interno, quello della riflessione e della libera immaginazione. Spesso il momento “da soli” coincide con l’uso di dispositivi digitali, giochi o video, che catturano l’attenzione ma non permettono di abitare davvero il proprio spazio interiore. In questi casi, la solitudine diventa apparente, virtuale: il bambino è fisicamente solo, ma la sua mente è costantemente stimolata, orientata verso input esterni e connessioni con altri. È una solitudine che non genera riflessione, autonomia emotiva o capacità di concentrarsi senza interferenze. In altre parole, lo spazio che avrebbe potuto essere interiore e creativo rischia di essere occupato da stimoli esterni, facendo svanire il significato stesso del concetto di solitudine. Spazi Comuni e Autonomia Condivisa Un aspetto spesso trascurato in questo dibattito riguarda la progressiva scomparsa degli spazi comuni informali. Per generazioni, il cortile di casa, il pianerottolo, la strada sotto casa o la piazza del quartiere non erano solo luoghi di passaggio, ma spazi vissuti. Il cortile, pur servendo anche alle automobili, era soprattutto il luogo in cui i bambini si ritrovavano per giocare, incontrarsi, litigare e fare pace, senza la mediazione costante degli adulti. Erano spazi ambigui, non progettati specificamente per l’infanzia, ed è proprio questa ambiguità che li rendeva preziosi. I bambini imparavano a negoziare le regole, a risolvere conflitti, a organizzare il gioco, a gestire la presenza e l’assenza degli altri. Stavano “insieme da soli”: visibili ma non sorvegliati, liberi ma non isolati. La progressiva regolamentazione degli spazi urbani, la separazione rigida tra aree per adulti e aree per bambini e la crescente centralità dell’automobile hanno ridotto drasticamente queste possibilità. Con la scomparsa dei cortili come luoghi di vita quotidiana, non si è perso solo uno spazio fisico, ma anche una forma di autonomia relazionale che difficilmente può essere sostituita da ambienti strutturati o costantemente supervisionati. Una Competenza Antica, oggi Rara Per gran parte della storia dell’umanità, i bambini hanno avuto molte opportunità di trascorrere parti delle giornate da soli o con i loro coetanei, lontano dagli adulti. In molte società, fin dalla prima infanzia, esplorare l’ambiente, annoiarsi, imitare le attività degli adulti e sperimentare il rischio faceva parte della quotidianità. La noia stessa rappresentava uno spazio interiore fertile: un tempo vuoto che costringeva il bambino a inventare, immaginare, adattarsi. Nelle società industrializzate, soprattutto a partire dalla seconda metà del Novecento, questa possibilità si è progressivamente ridotta. La crescente percezione dei bambini come soggetti vulnerabili, l’amplificazione delle notizie legate a pericoli reali o percepiti e una maggiore consapevolezza dell’importanza delle esperienze precoci hanno portato a una supervisione sempre più intensa. Solitudine non è Isolamento È importante distinguere tra solitudine e isolamento. L’isolamento è una condizione subita, spesso associata a sofferenza e mancanza di relazioni significative. La solitudine, invece, è una possibilità: uno spazio interno ed esterno in cui il bambino può incontrare se stesso. Paradossalmente, chi non impara a stare solo da piccolo rischia di diventare un adulto incapace di tollerare il silenzio, la noia o l’assenza dell’altro. Educare alla solitudine significa quindi educare anche alla relazione. Solo chi sa stare con se stesso può davvero incontrare gli altri senza dipenderne. Coltivare lo Spazio Interiore Favorire momenti di solitudine non significa disinteressarsi dei bambini o lasciarli senza riferimenti. Significa creare contesti sicuri in cui possano sperimentare l’autonomia: tempi non strutturati, spazi non interamente regolati, momenti in cui non è necessario riempire ogni vuoto. Richiede anche un cambiamento di sguardo da parte degli adulti: vedere la noia, il silenzio o il gioco solitario non come problemi da risolvere, ma come processi da rispettare. In una realtà sempre più affollata di stimoli e presenze, la solitudine diventa una competenza rara e preziosa. Coltivarla fin dall’infanzia significa offrire ai bambini qualcosa che li accompagnerà per tutta la vita: la capacità di abitare il proprio spazio interiore. Approfondimenti I Pilastri della Psicologia e Pedagogia Donald W. Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente È il testo di riferimento assoluto. In particolare, il saggio "La capacità di essere solo" spiega come il bambino impari a stare solo in presenza della madre (o di chi si cura di lui), sentendosi sicuro abbastanza da esplorare il proprio mondo interno senza la necessità di interagire costantemente. Maria Montessori, La scoperta del bambino Montessori è stata una delle prime a sottolineare l'importanza della concentrazione solitaria. Quando un bambino è assorto in un compito, l'adulto non deve intervenire. Per lei, il "segreto dell'infanzia" risiede proprio in quei momenti di lavoro autonomo e silenzioso. James Hillman, Il codice dell'anima Hillman parla della necessità del "ritiro" e del valore della solitudine per permettere al daimon (il talento o la vocazione innata) di emergere senza le interferenze del rumore sociale. Noia, Creatività e Spazio Interiore Teresa Belton, Happier People Healthier Planet La Belton ha studiato a fondo il legame tra noia e creatività. Sostiene che la noia sia la "soglia" necessaria affinché il bambino attivi le proprie risorse immaginative. Adam Phillips, Sull'essere annoiati Uno psicoanalista contemporaneo che esplora come la noia sia una fase vitale della crescita, un tempo d'attesa che permette di scoprire cosa si desidera veramente, anziché limitarsi a reagire agli stimoli esterni. Sociologia e Spazi Urbani (Il Cortile Scomparso) Francesco Tonucci (Frato), La città dei bambini Tonucci è il principale sostenitore della necessità di restituire ai bambini l'autonomia di movimento nelle città. Spiega perfettamente come la sorveglianza totale degli adulti soffochi la capacità dei bambini di gestire conflitti e rischi. Colin Ward, Il bambino e la città Un classico della sociologia urbana che analizza come i bambini usano (o usavano) gli spazi comuni in modo creativo e informale, proprio come descrivi nel tuo paragrafo sui cortili. Letture Contemporanee Sherry Turkle, Insieme ma soli Anche se focalizzato sulla tecnologia, il libro spiega brillantemente come la perdita della capacità di stare soli comprometta la nostra capacità di entrare in empatia con gli altri. Se non sappiamo stare da soli, usiamo gli altri come "pezzi di ricambio" per colmare i nostri vuoti. Daniele Novara, Un pedagogista italiano molto attivo che propone un modello educativo basato sulla "giusta distanza" dell'adulto, per permettere al bambino di fare esperienza del limite e dell'autonomia. Educare gli adolescenti con la giusta distanza: "Mollami!", il nuovo libro di Daniele Novara Christian Spinelli Psicologo Psicoterapeuta La noia: funzioni, conseguenze e psicopatologia di un’emozione sottovalutata Francesca Merlo

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22 Nov
2025
Quando a Scuola Succede Qualcosa... Come Ascoltare e Dare Voce al Non Detto

Genitorialità e Educazione

Quando a Scuola Succede Qualcosa... Come Ascoltare e Dare Voce al Non Detto

Quando in Classe Succede Qualcosa: il Non Detto che Deve Essere Ascoltato Quando nostro figlio o nostra figlia torna a casa e non ci parla o, al contrario, esplode in un pianto inspiegabile, sappiamo che dietro c’è la vita della classe. Siamo genitori che si sentono sospesi: da un lato, dobbiamo accompagnarli in un mondo a volte ostile, insegnando loro a rialzarsi dopo una parola cattiva di un compagno o una correzione della maestra, dall’altro, dobbiamo capire cosa succede davvero, decifrando il "non detto" dei loro silenzi e delle loro reazioni. Il vero nodo è questo: come possiamo aiutarli ad affrontare le situazioni spiacevoli, rimanendo al loro fianco, senza intervenire a sproposito e senza scontrarci con le altre famiglie o gli insegnanti? La Forza e il Limite dell'Adulto: L'Abuso di Potere nella Parola In questo delicato equilibrio tra supporto e rispetto dei ruoli, c’è un altro spettro che preoccupa ogni genitore: l'abuso di potere, anche solo verbale. Una maestra, magari stanca, usa un tono troppo duro. Un genitore, dopo una lunga giornata di lavoro, esagera nel rimprovero. Tutti facciamo degli errori, ma dobbiamo imparare a distinguere l'autorità dall'autoritarismo. Il punto è che alcune parole pronunciate dagli insegnanti con leggerezza sono spesso veri e propri atti di violenza, non intenzionale, ma ugualmente lesiva. Per paura di alimentare malumori o conflitti, questi episodi vengono taciuti e purtroppo proseguono indisturbati. Cosa fare quando le parole di un docente feriscono nostro figlio e temiamo di affrontare la situazione da soli? È qui che l'esperienza e l'empatia sono fondamentali. Ascoltare senza Intervenire d’Istinto. Significa dare spazio al bambino o bambina, capire il suo vissuto, prima di chiamare la scuola o un altro genitore. Significa trovare l'equilibrio tra la tutela del figlio e il rispetto del ruolo altrui. Rimproverare senza Ferire. A casa o in classe, la parola deve essere una guida, non un’arma. Il rischio è che i nostri rimproveri, mossi dall'amore o dalla stanchezza, si trasformino in quella violenza verbale che proprio non vogliamo che i nostri figli subiscano La Via dei Colori: Un Supporto Delicato per l'Educazione Consapevole In questi momenti di incertezza, in cui non si sa se tutelare, mediare o restare in disparte, l’associazione La Via dei Colori, guidata da Ilaria Maggi, è un porto sicuro. Ilaria Maggi, fondatrice dell’associazione La Via dei Colori, ha trasformato una dolorosa esperienza personale in un faro per la comunità. Oggi, Ilaria è una figura di riferimento ed esperta nel promuovere il benessere emotivo e relazionale in classe, dedicandosi a fornire strumenti di ascolto e mediazione per trasformare i conflitti in crescita. Ilaria e i suo collaboratori non offrono soluzioni magiche, ma strumenti di consapevolezza per ricostruire la fiducia. L’associazione nasce per questo: sostenere i genitori e gli insegnanti nel trovare l'equilibrio, insegnando ad ascoltare il "non detto" senza agire d'impulso. L'Approccio Essenziale di La Via dei Colori L'associazione si rivolge a, genitori, educatori e docenti, per accompagnarli nella complessità della dinamica di classe attraverso strumenti concreti che mettono l'ascolto e il rispetto al primo posto. Numero Verde e Consulenza senza Giudizio: Un primo filtro per esporre i dubbi, ricevere ascolto e capire se un comportamento della maestra o di un compagno è un episodio isolato o un segnale più profondo. Formazione per la Mediazione: Laboratori e incontri focalizzati sull'ascolto attivo, sul come gestire la rabbia evitando l'escalation verbale e sul come dialogare costruttivamente con la scuola. Orientamento tra i Ruoli: Consulenza per capire come tutelare il proprio figlio in caso di necessità (anche con supporto legale), mantenendo il rispetto per le dinamiche educative. Mediazione Educativa: Interventi diretti in classe per trasformare i conflitti tra compagni in occasioni di apprendimento relazionale. La Posta di CheScuola?! Trasforma il Dubbio in Opportunità Hai un dubbio sul limite di un rimprovero? Tua figlia o tuo figlio è coinvolto in dinamiche complesse in classe? Attraverso La Posta di CheScuola?! puoi raccontare il tuo episodio. Gli esperti che collaborano con noi, inclusa Ilaria Maggi e il team de La Via dei Colori, ti offriranno consigli concreti. L’obiettivo è trasformare ogni difficoltà, sia un litigio tra bambini che un rimprovero genitoriale, in un momento di profonda crescita e consapevolezza. Antonella Giostra

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5 Set
2025
Homeschooling e Scuola Parentale: Due Facce della Stessa Medaglia?

Genitorialità e Educazione

Homeschooling e Scuola Parentale: Due Facce della Stessa Medaglia?

Alla Scoperta dell’Homeschooling e della Scuola Parentale Negli ultimi anni, in Italia, si sente parlare sempre più spesso di homeschooling e di scuola parentale.Spesso i termini vengono usati come sinonimi, ma indicano aspetti leggermente diversi dello stesso diritto. Comprendere il significato, la cornice legale e le motivazioni delle famiglie che scelgono questo percorso è fondamentale per avere un quadro chiaro e completo. Istruzione Parentale in Italia L’istruzione parentale è un diritto garantito dalla Costituzione italiana (articoli 30 e 34), che riconosce ai genitori la responsabilità di educare e istruire i figli. La scuola parentale permette ai genitori di impartire direttamente l’istruzione ai propri figli, senza affidarsi a un’istituzione scolastica. Tuttavia, l’istruzione parentale non è una scuola paritaria. Non si tratta di un istituto riconosciuto dallo Stato: i titoli di studio si ottengono tramite esami di idoneità o di terza media presso le scuole statali. Ciò significa che la responsabilità educativa ricade interamente sulla famiglia, che deve garantire il raggiungimento degli apprendimenti minimi previsti dal MIUR. Scuola Parentale e Homeschooling In Italia: Significato, Differenze e Motivazioni Scuola parentale Termine legale italiano che indica il diritto/dovere dei genitori di istruire i figli fuori dal sistema scolastico tradizionale. La famiglia deve comunicare annualmente la scelta al dirigente scolastico e documentare gli apprendimenti. I bambini devono sostenere esami di idoneità e la terza media presso una scuola statale per certificare il percorso scolastico. Homeschooling Termine inglese che significa letteralmente “scuola a casa”. Indica la pratica concreta della scuola parentale, spesso a casa o in contesti alternativi. Può includere laboratori condivisi, attività all’aperto, esperienze artistiche o scientifiche, e cooperative educative tra famiglie. Differenze principali La scuola parentale è il termine giuridico; l’homeschooling è la pratica educativa concreta. Tutti gli homeschooler in Italia praticano scuola parentale, ma con metodologie diverse: dal programma ministeriale ai percorsi alternativi come Montessori, Steiner, Unschooling, Charlotte Mason o Unit Study. Perché Molte Famiglie Scelgono la Scuola Parentale Le motivazioni che spingono le famiglie verso questo percorso sono molteplici e spesso intrecciate: Personalizzazione dell’apprendimento – adattare ritmi e metodi alle esigenze del bambino. Dissenso verso il sistema scolastico tradizionale – scuole troppo nozionistiche o poco attente al benessere emotivo. Valori educativi e culturali – trasmettere valori religiosi, filosofici o culturali specifici. Bisogni educativi speciali – bambini con disturbi dell’apprendimento o talenti particolari necessitano di percorsi individualizzati. Flessibilità di vita – utile per famiglie che viaggiano o vivono in contesti isolati. Chi Frequenta le Scuole Parentali Deve Sapere Che... La scuola parentale non è una scuola paritaria e non rilascia titoli di studio direttamente riconosciuti. Gli studenti devono sostenere esami di idoneità o di terza media presso scuole statali. La responsabilità educativa è interamente dei genitori, che devono garantire gli apprendimenti minimi del MIUR. È possibile adottare percorsi e metodologie personalizzate. Esistono opportunità di socializzazione tramite gruppi, laboratori, cooperative educative, summer-camp e attività extra-scolastiche. Ogni anno è necessaria comunicazione al dirigente scolastico e documentazione degli apprendimenti. Cosa Comporta Essere Homeschooler: Esami e Scuola Statale Esami di idoneità: necessari per passare alla classe successiva. Esame di terza media: obbligatorio per ottenere la licenza media e accedere alle scuole superiori. Le scuole statali hanno il compito di accogliere gli studenti homeschooler e verificare i loro apprendimenti, offrendo l’opportunità di confrontarsi con approcci educativi alternativi. Quando la Famiglia Diventa Scuola: Il Fenomeno dell’Homeschooling Vantaggi: Percorsi di studio personalizzati Maggior tempo in famiglia Flessibilità di orari e attività Apprendimento esperienziale Sfide: Richiede tempo e impegno costante dei genitori Possibile isolamento sociale senza gruppi o attività condivise Preparazione autonoma agli esami ministeriali Critiche o incomprensioni da chi non conosce il modello Opportunità per le scuole: Confronto con metodi diversi Possibilità di integrare nuovi approcci didattici Curiosità sull’Homeschooling Il numero di famiglie homeschooler in Italia è in crescita, soprattutto dopo la pandemia. Alcuni adottano metodi rari come Charlotte Mason o Unit Study, basati su osservazione della natura e integrazione multidisciplinare. Esistono cooperative educative tra famiglie per laboratori condivisi e socializzazione. I bambini homeschooler spesso partecipano a meetup, fiere educative, summer camp e attività culturali extra-scolastiche. Alcune famiglie inseriscono programmi linguistici internazionali o viaggi educativi già dalla scuola primaria. Gli homeschooler sviluppano spesso autonomia e responsabilità precoce, gestendo progetti e organizzando il proprio studio. Conclusione La scuola parentale e l’homeschooling sono davvero due facce della stessa medaglia: il primo è il termine giuridico italiano, il secondo descrive la pratica concreta. Non sono scelte facili né prive di regole: richiedono responsabilità, organizzazione e consapevolezza del ruolo educativo dei genitori. Per molte famiglie, rappresentano un’opportunità preziosa per offrire ai figli un’istruzione libera, personalizzata e rispettosa dei loro ritmi di crescita. Bibliografia Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 30 e 34. D.Lgs. 297/1994 – Norme sul diritto-dovere all’istruzione e all’educazione. D.Lgs. 62/2017 – Valutazione e certificazione degli apprendimenti. MIUR, Istruzione parentale: guida per le famiglie, Ministero dell’Istruzione, 2023. Istruzione Famigliare LAIF L'Associazione Istruzione in famigila Le scuole parentali a Torino le trovi sul nostro articolo e sul nostro motore di ricerca Morale della Favola… Se sei genitore e stai valutando l’istruzione parentale, o vuoi semplicemente saperne di più sull’homeschooling, informati sulle normative vigenti, confrontati con altre famiglie homeschooler e visita le risorse ufficiali del MIUR. Ogni percorso è unico: conoscere le possibilità e le regole è il primo passo per costruire un’educazione su misura per tuo figlio. Francesca Merlo

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29 Ago
2025
Cosa Sono le Scuole Parentali

Genitorialità e Educazione

Cosa Sono le Scuole Parentali

Le scuole parentali e i progetti educativi a gestione familiare stanno crescendo in numero sempre di più alto. L’interesse sempre maggiore verso questa alternativa educativa nasce in virtù della partecipazione diretta dei genitori che queste realtà prevedono attraverso un patto educativo scuola-famiglia chiaro e condiviso.  Talvolta, soprattutto nelle piccole realtà, il ruolo dei genitori può andare oltre la condivisione di intenti educativi prevedendo, per esempio, la partecipazione attiva nella gestione dei servizi e nell’organizzazione interna. La suddivisione di compiti e responsabilità nella gestione della scuola dei propri figli rende i genitori attivi e partecipi in luoghi in cui generalmente sono solo spettatori. Andare nella scuoletta di tuo figlio e partecipare con altri genitori alla pulizia dei locali, alla scelta del menù o riparando la lampadina rotta, ripaga delle ore che non hai passato con lui e ti rende parte del suo ambiente di crescita anche quando non ci sei. La realtà delle scuole parentali permette di riscoprire il valore della comunità e della condivisione permettendo di trasmettere ai bambini anche attraverso l’esempio. Sempre più educatori credono nell’importanza di un’alleanza scuola-famiglia poiché supporta la crescita sana dei bambini e, per tale ragione, vale la pena impegnarsi nella ricerca di un percorso educativo condiviso, anche se non sempre risulta semplice e di immediata attuazione. Le Scuole Parentali Presenti a Torino Nella sola città di Torino sono presenti almeno quattro realtà educative a gestione parentale, e decine sono quelle nei comuni limitrofi. Questo numero tende a crescere sempre di più proprio in virtù della risposta che le scuole parentali permettono di dare ai genitori che vogliono partecipare attivamente alle scelte educative dei propri figli.  Nell’ottica di orientare le tante famiglie che cercano questo tipo di realtà “CheScuola?!” presenta un breve elenco delle scuole parentali e progetti educativi presenti nelle vicinanze della città di Torino. Ricordiamo, inoltre, che attraverso il nostro motore di ricerca sarà possibile individuare facilmente anche quelle che nasceranno in futuro.   CheScuola!? si augura, come nel nostro manifesto esplicitato, di essere di supporto alle famiglie e a “tutte” le realtà educative che mirano a crescere i bambini in uno spirito di collaborazione e unità di intenti. Ecco l’elenco dei contatti. La Casa delle Meraviglie Progetto Educativo 2-3 anni, 3-6 anni, 6-11 anni Strada del Nobile 86/92 Torino (da settembre 2025) Sito-web Email: casadellemeraviglietorino@gmail.com Tel 39 3285428753 La Vita al Centro Dai 2 ai 14 anni Micronido, Giardino d’Infanzia, Istruzione parentale Elementare e Media Via Monti 43/A Torino    Pagina Dedicata CheScuola?! Email retevitaalcentro@gmail.com Tel 011 450 6456 Tel 373 7161926 Crescendo – Pedagogia Waldorf Progetti educativi a gestione parentale 3-6 anni, 6-10 anni e 10 – 14 anni Corso Casale 246, 10132 Torino sito web tel 39 3714189356 Scuola San Martino  Infanzia 3-5 anni, ludoteca Via Villar 25, Torino, zona Borgo Vittoria https://www.sanmartino.education/ Email memore.sara@gmail.com Tel 32930028 Una Balena Nel Bosco Progetto di libera immersione in Natura 2-6 anni Rivoli Pagina Facebook Email uabalenanelbosco@gmail.com Tel 389 427 3541 Malacatù Ambiente Educativo Progetto educativo a gestione parentale 6-10 anni, Pavarolo (TO) Educazione diffusa in Torino Pagina Facebook Email malacatu.edu@gmail.com Tel 340 583 5823 L’officina Sul Po Progetti di pedagogia nel bosco 0-2 anni e 3-6 anni Via Diaz 19 San Mauro Torinese Pagina Facebook - Email educazione@lofficinasulpo.it Tel 328 549 5472 Il Chicco di Grano, Pedagogia Steiner-Waldorf Progetti educativi a gestione parentale Primavera 2-3 anni, infanzia 3-6 anni, primaria 6-10 anni, secondaria 11-14 anni. Via Arnaldo da Brescia 22 - 10134 Torino Email: segreteria@chiccodigrano.it Pagina Facebook Tel 011 414 3554 Arcadia Progetto Educativo  Progetto educativi parentale 1-3 anni e 3-6 anni Piossasco Pagina Facebook Email arcadiaprogettoeducativo@gmail.com Tel 340 464 9848 Montessori In Pratica – Val di Susa  Progetto educativi parentale 3-6 anni, 6-10anni, 11-13 anni Almese Pagina Facebook Email montessoriinpratica@gmail.com Tel 333 756 1780 (solo sms per informazioni) Polo Educativo Montessori Progetti educativi 2-6 anni, 6-11 anni, 11- 14 anni Via Vittoria Nenni 90,Rivalta Email info.poloeducativo@gmail.com Tel 331 280 2146 Tel 379 122 2086 La Bottega delle Ranocchie Progetti educativi a gestione parentale 0-3 anni e 3-6 anni  Lungo Po Abellonio 9 Moncalieri  sio web pagina Facebook Tel 373 708 57 64 Gli gnomi dei Kiwi Progetti educativi a gestione parentale 0-3 anni, 3-6 anni, 6-10 anni Via Bassino 27 Abbadia di Pinerolo sito web pagina Facebook Email glignomi.deikiwi@gmail.com Tel 3338950575 Scuoletta Montessori Progetti educativi a gestione parentale 3-6 anni, 6-10 anni, 10-13 anni  Strada Stupinigi 104 – Orbassano sito web pagina Facebook Email associazione@scuolettamontessori.it Tel 0110269835  Il Bosco dei Marmocchi & Natura Nostra Maestra Asilo nel bosco dai 2 ai 5 anni, Scuoletta nel Bosco dai 6 agli 11 anni Strada Trognani 15, Druento sito web Email naturanostramaestra.info@gmail.com Tel 3474009367 Liberi Tutti! Imparare in Natura Laboratori in Natura per crescere ed imparare Tutor e sostegno, Primi Voli 2 – 5 anni, Volpi Primaria 6-10 anni, Superior 11-13 anni Poirino Pagina Facebook Email liberituttiscuolafamigliare@gmail.com Tel 349 435 3159 Santa Clelia Progetto educativo 6-10 anni Regione Rossana 7, Mazzè, Torino Email radicipersognare@virgilio.it Tel 3387022261 La Tana sulla Luna Progetto di Educazione Parentale 2-6 anni Pagina Facebook Strada Galassa 12, Cumiana, Torino Email latanasullaluna@gmail.com Tel 399 6684781 Tel 347 47187286 La casa del Cuore Casa dei Bambini Montessori 3-6 anni  Via Tetti Grella 180 Vinovo (To) Tel. 39 328 971 1380 Email: casadelcuore.montessori@gmail.com La Casa di Ghitin Casa dei Bambini Montessori 3-6 anni Via Rivalta 9 Rivoli (To) Tel. 3519144930 Email: casadighitin.montessori@gmail.com La tana nell’albero Casa dei Bambini Montessori 3-6 anni Via Cascina Romana 66 Rivalta di Torino Email:info.poloeducativo@gmail.com Tel. 3312802146 La Masera  Progetto pedagogia in natura età 4-13 anni. Via Carpanea, 8_ San Raffaele Cimena (To) Sito web La Masera Progetto 6-11 anni email lamasera.info@gmail.com Cell 371 364 4168 Antonella Giostra

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7 Mar
2025
Co-Responsabilità Educativa: il Patto Digitale

Genitorialità e Educazione

Co-Responsabilità Educativa: il Patto Digitale

Il Ruolo del Patto Digitale nella Genitorialità Contemporanea L'educazione digitale rappresenta oggi una sfida fondamentale per famiglie e scuole.  Con l’espansione dell’uso di dispositivi connessi, emerge sempre più la necessità di stabilire regole condivise tra genitori e istituzioni scolastiche per garantire il benessere degli studenti. Paradossalmente, nonostante la genitorialità sia fondata sul modo in cui il genitore esercita il proprio ruolo educativo, spesso le famiglie si trovano in difficoltà nella gestione dell'educazione digitale per la sua complessità e pervasività. L’avvento del digitale ha reso indispensabile una regolamentazione esterna condivisa, in questo contesto, il Patto Digitale rappresenta quindi uno strumento fondamentale per promuovere un uso consapevole e responsabile della tecnologia. A Quale Livello Scolastico è Necessario il Patto Digitale? L'adozione di un Patto Digitale è utile in tutte le fasce scolastiche, ma assume una particolare importanza a partire dalla scuola primaria di secondo grado (a partire dai 10-11 anni), momento in cui i bambini iniziano a utilizzare dispositivi personali e social network. Negli istituti secondari di primo e secondo grado, il Patto Digitale diventa essenziale per regolamentare l'uso degli strumenti digitali in classe e la gestione della presenza online degli studenti. Chi Redige e Supervisiona i Patti Digitali? Il testo del Patto Digitale viene solitamente redatto da un team multidisciplinare composto da dirigenti scolastici, docenti, esperti di educazione digitale e psicologi dell’età evolutiva. Il contenuto deve essere chiaro, inclusivo e adattabile alle esigenze specifiche di ciascun istituto. La supervisione spetta al Consiglio di Istituto e ai referenti per la Transizione Digitale, i quali hanno il compito di monitorare il rispetto del patto e aggiornarlo in base all’evoluzione tecnologica e ai nuovi rischi emergenti. Coordinamento tra le Scuole: Una Necessità? L’assenza di una normativa unificata porta le scuole a redigere patti digitali con differenze significativetra un istituto e l'altro. Un coordinamento a livello ministeriale potrebbe informare sulle linee guida condivise facilitando l’adozione di principi educativi comuni e rafforzando la collaborazione tra scuole e famiglie. Un approccio coordinato  permetterebbe di promuovere una cultura digitale responsabile, riducendo le discrepanze tra gli istituti e garantendo maggiore coerenza nell’educazione all’uso della tecnologia. Responsabilità Genitoriale e Conferma del Patto Per rafforzare il concetto di responsabilità genitoriale, il Patto Digitale dovrebbe essere firmato da entrambe le parti: la scuola e la famigliaLa sottoscrizione del documento da parte dei genitori non deve essere un mero atto formale, ma un momento di presa di coscienza educativa con incontri informativi che chiariscano i principi alla base dell'accordo. Inoltre, è utile prevedere un sistema di monitoraggio periodico che coinvolga docenti, genitori per valutare l’efficacia delle misure adottate e apportare eventuali modifiche. Linee Guida per una Digitalizzazione Responsabile Scuola e Famiglia Uniti per Scelte Consapevoli nell'Educazione Digitale Decidere insieme il momento  in cui i bambini / preadolescenti possono fare esperienza dei diversi tipi di schermi, quali contenuti sono adatti e quali strumenti consegnare (uno smartphone personale connesso in rete non prima della seconda media). Definire regole chiare sull'utilizzo dei dispositivi digitali è fondamentale per prevenire la dipendenza e promuovere un uso sano della tecnologia. Definizione di luoghi e orari Zone "digital-free":  Stabilire aree della casa dove i dispositivi sono vietati, come la tavola durante i pasti o la camera da letto prima di dormire. Questo favorisce momenti di interazione familiare e un riposo di qualità. Orari specifici: Definire fasce orarie dedicate all'utilizzo dei dispositivi, distinguendo tra giorni feriali e fine settimana. Considerare l'età dei bambini/adolescenti e le loro esigenze scolastiche e sociali. Evitare l'uso di dispositivi nelle ore serali, per non interferire con il sonno. Gestione del tempo di utilizzoStabilire limiti di tempo giornalieri o settimanali per l'utilizzo dei dispositivi, tenendo conto delle diverse attività (studio, svago, comunicazione). Utilizzare app di controllo parentale per monitorare e limitare il tempo di utilizzo. Pause regolari Incoraggiare pause frequenti durante l'utilizzo dei dispositivi, per evitare l'affaticamento visivo e mentale. Selezione dei contenuti Monitorare i contenuti a cui i bambini/adolescenti accedono online, assicurandosi che siano adatti alla loro età. Coinvolgimento e dialogo Spiegare le ragioni delle regole, sottolineando l'importanza di un uso equilibrato della tecnologia. Co-Responsabilità della Scuola nell’Uso degli Strumenti Digitali Definire regole chiare e condivise è un processo continuo, che richiede adattamento e flessibilità. L'obiettivo è promuovere un uso consapevole e responsabile della tecnologia, che favorisca il benessere e lo sviluppo dei bambini/adolescenti. Organizzare incontri di approfondimento e di scambio di esperienze che mirino a un uso creativo, divertente e condiviso ma non pervasivo degli strumenti digitali.  Invitare esperti Psicologi dell'età evolutiva, Esperti di sicurezza informatica, Educatori digitali. Valorizzare le esperienze delle famiglie. Invitare i genitori a condividere le loro sfide e soluzioni. Creare spazi di confronto e supporto reciproco. Raccogliere feedback e suggerimenti per futuri incontri. Garanzia di accesso equo agli strumenti digitali. La scuola deve assumersi la responsabilità di garantire l’accesso alle tecnologie digitali per tutti gli studenti, evitando di dare per scontata la disponibilità di dispositivi personali e assicurando che nessuno sia escluso per motivi economici o sociali . Questo può avvenire attraverso il prestito di strumenti, l’attivazione di fondi di sostegno e la creazione di spazi digitali accessibili a tutti, come laboratori scolastici con dispositivi condivisi. Gli insegnanti devono adottare un uso consapevole, regolato e strutturato di piattaforme come Google Classroom, evitando un eccesso di compiti digitali e garantendo che la tecnologia sia un supporto educativo equilibrato. Così il Patto Digitale diventa davvero uno strumento concreto di corresponsabilità educativa, fondato sull'equilibrio tra diritti, doveri e opportunità per tutti rafforzando il ruolo della scuola come garante dell’inclusione e dell’equità digitale. Conclusione Il Patto Digitale non è solo un documento burocratico, ma uno strumento per gestire in modo consapevole l’uso della tecnologia in ambito scolastico e familiare. Un maggiore coordinamento tra scuole, famiglie e istituzioni può contribuire a creare un’educazione anche sul piano digitale più efficace, rafforzando il ruolo della scuola e dei genitori come guide nel percorso di crescita e di gestione in particolare del digitale.  Un impegno condiviso che può fare la differenza nel futuro educativo delle nuove generazioni. Bibliografia e Approfondimenti "Crescere nell'era digitale. L'uso delle nuove tecnologie nell'infanzia, nell'età scolare e adulta: quale futuro?" Giorgio Cappellani il libro esamina gli effetti che l’uso degli strumenti digitali ha sulla salute e come le neuroscienze possano aiutarci a comprendere le delicate dinamiche di un cervello in via di formazione. "Generazione tablet. I sì e i no per crescere nell'era del web" Provantini e Longoni Le autrici suggeriscono ai genitori come accompagnare passo passo i loro ragazzi a sviluppare il senso critico e a raggiungere la necessaria "saggezza digitale". "Genitori digitali. Crescere i propri figli nell'era di internet" Barbara Volpi Il testo fornisce risposte scientificamente fondate, guide procedurali e strumenti duttili per affrontare con coraggio e determinazione la nuova sfida che la società multimediale ci pone: educare responsabilmente alla digitalità. https://www.chescuola.net/news/essere-genitori-nellera-di-internet https://www.chescuola.net/news/educazione-e-nuove-tecnologie-a-collegno-nasce-il-patto-digitale https://www.unilibro.it/libro/volpi-barbara/genitori-digitali-crescere-propri-figli-nell-era-internet/9788815270641 https://pattidigitali.it/ e https://fvg.pattidigitali.it/wp-content/uploads/2023/04/Patto-primaria.pdf https://www.scuola7.it/2024/377/patto-educativo-digitale/ https://www.aspettandolosmartphone.it/patto-comunita-benessere-digitale/ Francesca Merlo

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31 Mag
2024
I benefici dell'Asilo Nido per lo Sviluppo Infantile

Genitorialità e Educazione

I benefici dell'Asilo Nido per lo Sviluppo Infantile

Importanza dell'asilo nido dei primi tre anni di vita I primi tre anni di vita del bambino, dal punto di vista neurologico e sensoriale, è in assoluto il periodo più importante per costruzione delle basi del suo futuro. L'evoluzione del concetto di asilo nido Inizialmente il nido si configurava come un servizio sorto per sopperire alla mancanza delle madri impegnate a lavoro ed aveva dunque come primo referente la famiglia. Oggi, invece, lo sguardo del nido non è più rivolto nello specifico alla madre, ma si è spostato sul bambino: il reale fruitore. La ricerca scientifica sulle potenzialità del nido Molteplici risultano essere gli studi che riflettono infatti sulle potenzialità del nido e sugli elementi positivi che riguardano la possibilità di valorizzare e rafforzare le specificità del bambino e delle sue capacità attraverso la frequenza dello stesso (CFR Capparucci M.L. Pedagogia del nido e valutazione delle qualità, Roma CISU 2011). La ricerca che si è sviluppata a partire da Bowlby e dai primi studi di etologia umana ha evidenziato come il bambino, fin dai primi giorni di vita, possa essere considerato un partner attivo e competente nel gioco interattivo e relazionale. I benefici della socializzazione precoce La possibilità di socializzazione precoce tra bambini vista sia sotto un aspetto socio-emotivo, che sotto gli aspetti di potenzialità cognitive derivanti dallo scambio tra coetanei, mostra risultati migliori nella scoperta di 'soluzioni intelligenti' rispetto a quanto il bambino sia in grado di fare da solo. Il superamento dell'egocentrismo e lo sviluppo delle interazioni Pertanto un luogo e operatori che gli consentano di fare esperienza di queste capacità risulta essere un'opportunità da cogliere. Avviene, così, nel tempo, un superamento del concetto di egocentrismo sviluppato da Piaget e, attraverso la ricerca, è possibile parlare di un bambino in grado di adattare in modo precoce il proprio comportamento e il proprio linguaggio a quello dei partner della stessa età. Il ruolo del gioco negli asili nido L'asilo nido si presenta come l'ambiente ideale per la promozione di scambi articolati e costruttivi tra bambini: da una fase iniziale di scoperta del corpo dell'altro, al gioco senza apparente collaborazione che prevede un'imitazione reciproca, fino allo sviluppo del gioco cooperativo. Supporto e autonomia negli asili nido All'interno del nido viene garantita ad ogni bambino la possibilità di prendere parte a relazioni di scambio, la possibilità di agire liberamente e in autonomia, anche se con la guida dell'educatore, ma sempre in un ambiente sicuro, protetto e che lo fa sentire atteso e accolto. Crescita e sviluppo negli asili nido Il nido permette ai bambini di assumere iniziative autonome, di esplorare facendo da soli, e di contare sull'appoggio dell'insegnante nel momento del bisogno. Questo porta il piccolo a sviluppare una crescita più matura e più stabile. In conclusione: " L'Ambiente del Nido offre un terreno fertile per il pieno sviluppo delle potenzialità infantili, abbracciando un approccio che favorisce sia lo sviluppo cognitivo che quello sociale, creando una base solida per il futuro del bambino" Azzurra Scolaro Educatrice e Blogger Approfondimenti Documento base Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l'infanzia.pdf (istruzione.it) Perché mandare i bambini al nido – Percorsi Formativi 06 Pedagogia del nido e valutazione della qualità - M. Letizia Capparucci - Libro - CISU - | IBS L'autonomia dei bambini dell'asilo nido - Nostrofiglio.it La zona di sviluppo prossimale nel bambini - di Silvia Spinelli (youtube.com)

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6 Giu
2023
Educazione e Nuove Tecnologie: a Collegno nasce il Patto Digitale

Genitorialità e Educazione

Educazione e Nuove Tecnologie: a Collegno nasce il Patto Digitale

Sempre più genitori e insegnanti sono preoccupati e attenti riguardo l’uso delle nuove tecnologie da parte dei giovani.  Uno degli interventi più pratici e concreti che possono essere messi in atto è quello di costituire un patto digitale.  Ne parliamo in questa intervista con la Dott.ssa Silvia Di Paola, Psicologa Scolastica e promotrice del patto digitale per la città di Collegno. Dott.ssa Di Paola le abbiamo chiesto questa intervista poiché giovedì 8 giugno a Collegno verrà presentato alla cittadinanza il primo patto digitale della provincia di Torino e vorremmo chiedere a lei, in quanto promotrice del progetto, di spiegare meglio in cosa consiste un patto digitale.   I patti digitali sono accordi informali tra famiglie, istituzioni, associazioni ed educatori che, uniti dal pensiero di promuovere l’uso sicuro e consapevole della tecnologia, scelgono di seguire nella quotidianità delle regole pratiche e condivise.  I patti digitali nascono generalmente da gruppi informali di genitori che confrontandosi cercano le soluzioni per superare la pressione sociale che anticipa l’utilizzo del digitale da parte dei piccoli.  Queste famiglie si supportano a vicenda e stabiliscono regole condivise per l’educazione digitale dei propri figli per fare in modo che l’uso di smartphone, internet e videogiochi siano adatti alla loro età.  Perché i patti digitali portino frutti concreti è tuttavia necessario coinvolgere anche soggetti esterni alle famiglie e coinvolti nell’educazione dei giovani come scuole, pediatri, società sportive e tutti i contesti educativi.  Può farci alcuni esempi di regole contenute in un patto digitale?  Tra le regole più comuni contenute in patto digitale vi sono: - l'età di consegna dello smartphone personale  - regole per l’utilizzo dei diversi dispositivi (quando e per quanto tempo, accesso a siti web e social...) - partecipazione con i figli a momenti di educazione digitale.  La sua scelta di promuovere l’iniziativa del patto digitale è legata in qualche modo alla sua esperienza professionale di Psicologa Scolastica? Si, lavoro da circa 10 anni nelle scuole di ogni ordine e grado, dall’infanzia alle superiori, gestendo sportelli d’ascolto e progetti di educazione alla salute. Negli ultimi anni però ho potuto constatare come gli schermi siano diventati una presenza costante e sempre più invadente fin dalla tenera età. Ho imparato a chiedere ai ragazzi quante ore passano al giorno connessi e ho stimato che alle scuole medie ci si aggira sulle 3/4 ore al giorno per arrivare alle 5/6 ore alle superiori e in alcuni casi anche fino a 12!  E sono sempre più frequenti i disturbi dell'attenzione, ansia e attacchi di panico, ritiro sociale, disturbi alimentari e vere e proprie dipendenze da social fino a preoccupanti disturbi dissociativi.  Sulla base della sua esperienza personale quali sono le ripercussioni di un uso scorretto di smartphone e social da parte dei giovani?  Questo è un tema davvero ampio e complesso che non permette di essere esaustivi con poche righe; tuttavia possiamo ricordare che dai dati scientifici emerge come l’introduzione troppo precoce di queste tecnologie interferisce con il processo di crescita cognitiva, affettiva e relazionale. Le ricerche scientifiche mostrano che l’utilizzo prolungato dei sistemi digitali ha effetti dannosi di vario genere:  -disturbi del benessere, disturbi dell'alimentazione e del riposo notturno; -problemi legati all'apprendimento come: difficoltà di concentrazione; disturbi dell'attenzione e diminuzione della creatività; -conseguenze psicologiche come traumi legati alla visione di contenuti per adulti e ansia; -rischi concreti di essere vittime di insulti e offese online, cyberbullismo, emulazione di sfide estreme promosse online. Anche se lei è la promotrice del patto digitale di Collegno questo è stato redatto ed è portato avanti da un gruppo informale di cittadini chiamato ‘’Famiglie in rete’’. Può raccontarci brevemente la storia del gruppo e da chi è costituito? Quali sono gli obiettivi del gruppo nel breve e nel lungo termine? Ho sentito parlare per la prima volta di patti digitali a settembre 2022 durante un seminario per genitori e scoperto come alcuni gruppi di genitori condividono regole comuni e si sostengono con l’obiettivo di creare benessere digitale. Ho iniziato ad informarmi entrando in contatto con varie realtà già strutturate, come l'Associazione MEC in Friuli, Aspettando lo Smartphone a Milano e il progetto Patti Digitali. A partire dalle esperienze già consolidate in altri territori ho creato così un gruppo Telegram e chiesto adesione a chi era interessato e in poco tempo si è creato un gruppo di circa 80 persone che comprende prevalentemente genitori ma a cui appartengono anche insegnanti psicologi, educatori e pedagogisti.  Abbiamo iniziato a confrontarci tra di noi, con un pensiero critico, scambiandoci informazioni, materiali, articoli scientifici e link di seminari sul tema del digitale e minori. Abbiamo creato una base di conoscenza comune per poi incontrarci di persona ed iniziare a lavorare concretamente sulle regole che ci sentivamo di poter sostenere ciascuno all’interno delle proprie famiglie. è nato in questo modo il patto digitale "Famiglie in Rete''. Tra i nostri obiettivi c’è quello di creare momenti formativi sia per genitori che per ragazzi, organizzando anche gite detox per le famiglie così da creare momenti relazionali tra noi e per i ragazzi affinché possano conoscersi e non sentirsi soli ed esclusi, ma parte attiva del progetto.  Abbiamo deciso di iniziare a proporlo nel comune di Collegno ma l’idea futura è di promuoverlo anche in altri comuni e altre province del Piemonte. In Friuli l’associazione MEC ha portato avanti il progetto “Custodi digitali” che vede la collaborazione di tutta la comunità educante (genitori, insegnanti e pediatri) coesi e alleati per il benessere digitale. I cittadini che concordano con il patto cosa devono fare per aderire?  Bisogna collegarsi al seguente link e firmare il patto. Quali sono i vostri contatti per chi intende seguirvi? Pagina Facebook Pagina Istagram  Bibliografia essenziale L'innovazione tecnologica nella scuola: come coltivare un'innovazione tecnologica sostenibile ed efficace. Antonio Calvani Educazione digitale familiare dalla nascita. Marco Grollo et al. Too much screen time changes children's brains, study from Cincinnati Children's finds

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1 Giu
2023
Giovedì 1 giugno: Giornata Mondiale dei Genitori

Genitorialità e Educazione

Giovedì 1 giugno: Giornata Mondiale dei Genitori

Oggi è la Giornata Mondiale dei Genitori e Che Scuola ha chiesto alla Dott.ssa Silvia Spinelli un contenuto speciale per l'occasione: un super vademecum da tenere sempre a mente per onorare il nostro ruolo di educatori e accompagnatori nella crescita dei nostri figli. Il ruolo del genitore racchiude in sé “lavori” diversi, ma tutti egualmente importanti, per aiutare i figli a crescere in modo sano e consapevole. Per lavori si intende il fatto che, noi genitori, dobbiamo essere capaci, a seconda delle varie situazioni, di indossare diversi “cappelli del mestiere” che servono per acquisire punti di vista diversi, utili ad aiutare i nostri bambini o i nostri ragazzi, soprattutto per quelle situazioni in cui non siamo stati o non possiamo essere presenti, come a scuola, alla materna o al nido. Vediamo quali solo questi cappelli. Il primo cappello del mestiere che dobbiamo mettere per aiutare i nostri bambini o i nostri ragazzi è quello dell'Investigatore. Cosa vuol dire mettere il cappello dell'investigatore? Vuol dire che quando i nostri figli hanno una difficoltà, un problema, gli succede qualcosa, la prima cosa che dobbiamo fare è trasformarci in Agatha Christie o Miss Marple o il tenente Colombo! Dobbiamo quindi iniziare a capire, entrare in un assetto non giudicante; quello del giudice è proprio l'unico lavoro che va tolto dal mondo della genitorialità! Invece l'investigatore cerca di capire che cosa è successo, quali sono gli antecedenti, torna sulla scena del crimine, indaga se sono successe delle cose a scuola, cerca di capire che cosa è successo quando un bambino manifesta un disagio. Capita spesso per esempio con la scuola, un pessimo incastro tra alcune tipologie di bambino e alcune tipologie di insegnamento. Per esempio: se il bambino è molto motorio, fa molta fatica a regolare i suoi movimenti e finisce ad esempio in una scuola d'infanzia dove si fanno molte attività a tavolino e poche attività motorie, ecco che può avvenire un crash. Quindi investighiamo, andiamo con la lente di ingrandimento nell’ambiente in cui è immerso il bambino o la bambina e facciamoci delle domande: “è giusto per il mio bambino?” “che cosa è successo prima?” “che cosa è successo dopo?” “come ha reagito Tizio, come ha reagito Caio?” Facciamo i nostri “interrogatori”, trasformiamoci in buoni investigatori per allargare la visuale e il campo della situazione. Il secondo lavoro è collegato a questo primo ma è un po' diverso ed è quello dello Scienziato. Noi dobbiamo sapere ricordare che tutto ha un motivo. Mentre l'investigatore lo immaginiamo di più come una persona che raccoglie dati soprattutto sull'ambiente e sulle interazioni che il nostro bambino ha avuto con vari personaggi dell'ambiente e interroga i vari testimoni, lo scienziato cerca di capire antecedenti e conseguenze soprattutto dell’interiorità del bambino, come se cercasse di vedere quello che c'è sotto la punta dell'iceberg, il meccanismo biologico neuronale scientifico che c'è alla base di alcuni comportamenti. “Il mio bambino si comporta in un certo modo”, ok indosso il cappello dello scienziato e analizzo: “ha dormito abbastanza?” “ha mangiato adeguatamente?” “non si sente bene?” analizziamo che cosa c’è in campo di lui o di lei, che è difficile domandiamoci: “ha qualche frustrazione?” oppure “l'ambiente familiare o scolastico in cui è inserito, porta qualche tensione?” Ricordiamo sempre che dire “fa così senza motivo!” non esiste. Il senza motivo non esiste perché noi siamo esseri mossi sempre da quelli che si chiamano sistemi motivazionali cioè le cose che ci muovono e ci spingono sono sempre qualche cosa che ci vuole portare a un obiettivo, un obiettivo che è soprattutto di salute e di sicurezza, di raggiungere delle cose che sono importanti per noi, da adulti, e di contatto con delle figure di riferimento, per i bambini. I sistemi motivazionali agiscono e quindi dobbiamo chiederci, come dei bravi scienziati, che cosa c’è in campo in quel momento, perché sta succedendo una certa cosa: c'è l'interazione con l'ambiente del mio bambino, c'è il temperamento individuale del mio bambino, ci sono degli aspetti fisiologici e/o neuronali (il mio bambino fa così perché è molto stanco, perché è molto piccolo, gli ho fatto troppe richieste o gli ho parlato troppo, il mio bambino è così perché è stato tante ore in un ambiente rumoroso, etc.). Come l'investigatore parla, capisce, sente e ascolta, fa dei collegamenti, così lo scienziato fa degli esperimenti e si alternano tutti questi lavori-cappello di un genitore, che cerca di capire cosa c'è sotto quel comportamento. Il terzo e ultimo lavoro che un genitore deve mettere in campo è quello dell'Avvocato. Attenzione perché non significa fare i genitori che difendono i figli a oltranza, anche quando sono indifendibili, anche quando sono maleducati. Ma, se abbiamo fatto bene i primi due lavori, quindi se abbiamo investigato sia l'ambiente e sia le motivazioni fisiologiche e neurologiche alla base di un certo comportamento, chi starà dalla parte del nostro bambino se non noi genitori? Indossare il cappello dell’avvocato non significa altro che assumersi il compito di spiegare al di fuori di noi. Raccontiamo la situazione ai nonni, la raccontiamo all'insegnante, la raccontiamo all'allenatore e portiamo avanti i diritti del nostro bambino a star bene, a essere immerso in un ambiente sereno. Tutto ciò è un elemento molto importante per l'alleanza educativa, non dobbiamo entrare a gamba tesa nei servizi educativi e iniziare a dettare ordini e sentenze, questo non è un avvocato ma un giudice, e come detto prima, il giudice è l’unico cappello che un genitore non deve mai indossare. Per concludere il tema dedicato alla “giornata mondiale del genitore” ricordiamoci che una mamma, un papà, conosce il suo bambino da 9 mesi prima che venga al mondo. Un genitore vive, respira, annusa il proprio bambino e bambina tutti i giorni della sua vita e quindi è in grado di notare e cogliere dei malesseri o delle particolarità che probabilmente nessun altro potrà cogliere del proprio figlio e figlia. Potete fidarvi di voi, diventare dei bravi avvocati, non avvocati pazzi, ma avvocati che stanno dalla parte del vostro cliente, in quel caso il vostro bambino, cercando di far capire agli altri quali sono stati gli antecedenti e le motivazioni, che cosa succede dentro il bambino in modo da portare avanti e difendere la sua causa e di portarla nel miglior modo possibile sotto gli occhi di tutti, per regalargli una crescita sana e consapevole. Buona genitorialità da Che Scuola e Silvia Spinelli

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27 Gen
2023
Giorno della Memoria: come parlarne ai bambini?

Genitorialità e Educazione

Giorno della Memoria: come parlarne ai bambini?

In moltissime scuole di vario ordine e grado, durante la giornata del 27 Gennaio "Giorno della Memoria", vengono proiettati film o contenuti dedicati alle vittime dell'Olocausto. Come parlare di argomenti così forti e delicati ai nostri bambini e ragazzi ? È meglio proteggerli, oppure fargli sapere cosa accade intorno a loro? E se scegliamo questa seconda opzione, come possiamo presentare argomenti di grande impatto emotivo, nel modo più delicato possibile, accompagnandoli nel processo di elaborazione e comprensione, per non incorrere in traumi? Per rispondere a questa domanda abbiamo chiesto alla Dott.ssa Silvia Spinelli, Psicoterapeuta specializzata in età dello Sviluppo. Ecco alcuni consigli per insegnanti e genitori Consigli per gli Insegnanti  È certamente importante parlare di tutti gli accadimenti che fanno parte della nostra storia ma quando alcuni di questi sono accompagnati da video, immagini, racconti di vita di persone con nomi e foto, occorre farlo in modo pertinente all’età degli studenti. Sui contenuti delicati non c’è una regola generale.  Ogni bambino è differente: ci sono quelli che rimangono profondamente turbati, ci sono quelli che, pur commuovendosi, riescono poi ad assimilare il messaggio e a captarne l’essenza, e poi ci possono essere quelli che, per difesa, sembra si facciano scivolare tutto addosso con indifferenza. Ma è davvero così? La capacità di elaborazione delle emozioni e degli stati d’animo è soggettiva: sicuramente è un meccanismo influenzato dal temperamento individuale, ma anche dal lessico emotivo che si utilizza a casa. In un contesto familiare in cui ci si confronta spesso sulle emozioni, la comprensione di tematiche così spinose è certamente meno complessa. Quando si vuole far riflettere i più piccoli su questioni impattanti, come la morte, le malattie, fatti drammatici del passato o attuali, come la guerra, è fondamentale innanzitutto che gli insegnanti informino per tempo i genitori, affinché essi possano segnalare eventuali perplessità, per poi valutare consapevolmente come agire con il proprio figlio; se un genitore è conscio di avere un bambino molto sensibile, può decidere di prepararlo prima. È indispensabile che gli insegnanti lascino libertà di movimento ai loro alunni, rassicurandoli di potersi sedere di fianco a loro, per esempio, nel momento in cui dovessero sentirsi troppo scossi, o di poter uscire dalla classe per decomprimere la tensione.  Bisogna dare spazio alla rielaborazione di ciò che si è visto: “Cosa ne pensate?”, “Come state?”, “Perché secondo voi sono successe queste cose?”, “Come possiamo fare perché non accadano più?”, insomma, consentire che emergano sensazioni e sentimenti, senza giudizio e negazione, evitare di minimizzare nel caso in cui qualcuno particolarmente empatico pianga, e riconoscere l’autenticità di quella reazione. Mai dare per scontato che i ragazzi più grandi tollerino meglio questi contenuti: sebbene siano emotivamente più strutturati, prepariamoli sempre prima, dando anche a loro la possibilità di scegliere se continuare a osservare quel contenuto, garantendo piena libertà nella gestione dello spazio, a seconda del sentire personale. Alcuni possono chiedere di uscire dall’aula, per esempio, ed è giusto concedere che si autoregolino come ritengono più opportuno. Ma è davvero giusto mostrare immagini o video che potrebbero urtare la loro sensibilità? Non ho la risposta a questa domanda, perché non mi occupo di temi etici, intesi in questo senso, ma da psicologa posso dirvi che la negazione non è mai un bene: fare finta che un fenomeno non esista, allo scopo di proteggere, anche se a fin di bene, non è mai una buona idea. Sono piccoli ma si accorgono di ciò che gli succede intorno, quindi molto meglio prevenire e fornire loro una spiegazione guidata e adatta alla loro età; in secondo luogo è più semplice comprendere con l’aiuto di un adulto a fianco, che non magari trovarsi a vedere da soli un documentario a casa su Netflix, che potrebbe far emergere dubbi e perplessità irrisolti.  Le tappe di sviluppo per l’elaborazione delle emozioni non sono uguali per tutti. Anche agli adulti può capitare talvolta di faticare osservando immagini o ascoltando storie che riportano a fatti violenti. Consigli per gli i Genitori  Condividete e create una buona alleanza con gli insegnanti, e insieme guidate i giovani e i bambini verso il processo di elaborazione, tramite strumenti adatti quali l’ascolto empatico, l’accoglienza delle emozioni e non la repressione delle stesse, favorendone l’espressione, per poi lasciarle andare. In questo modo si eviterà che questo tornado emotivo li travolga, limitando sofferenza, preoccupazione o pensieri tristi. Avvisateli che il 27 gennaio in classe probabilmente si parlerà di questo argomento e siate pronti ad ascoltarli quando torneranno a casa. Ecco il link ad un video riassuntivo Silvia Spinelli

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19 Gen
2023
Essere Genitori nell'era di Internet

Genitorialità e Educazione

Essere Genitori nell'era di Internet

Un tema estremamente attuale e spesso fonte di dubbi e preoccupazioni per i genitori di bambini e adolescenti, nonché per le figure educative, è l’uso di internet in generale. Come essere genitori e insegnanti nell’era di internet? Come proteggere i ragazzi dai pericoli? Quali sono i modi più funzionali per intervenire nella gestione delle tecnologie? Non possiamo negare che il digitale sia una grossa opportunità, ma occorre riflettere sull’importanza del ruolo educativo di genitori e insegnanti per favorirne un uso intelligente e consapevole. Innanzitutto, è necessario avere presente che cosa significa essere adolescenti, come cambia il modo di sentire, comunicare e relazionarsi in questa fase di vita, e quali sono i loro bisogni. Dopo di che è necessario che noi adulti per primi ad essere informati e conoscere il web, il suo funzionamento e tutte le sue sfaccettature, nel bene e nel male. Ma prima di ogni cosa, dobbiamo essere consapevoli che l’uso che i ragazzi fanno del web ha molto a che fare con il contesto relazionale e affettivo entro cui sono inseriti. Numerose ricerche mostrano come la qualità della relazione adulto-adolescente, il coinvolgimento affettivo, un ambiente relazionale attento e sintonizzato sulle emozioni e sui bisogni dei ragazzi, una buona comunicazione e fiducia reciproca, siano gli elementi che più di tutti influenzano l’uso costruttivo del web. L’idea quindi deve essere quella di costruire una “base sicura” digitale, che veda i genitori e tutte le figure educative come solidi punti di riferimento, anche per ciò che riguarda il mondo del web. Cosa può fare la famiglia? I consigli di Che Scuola per i genitori sono sempre gli stessi: informarsi partendo da fonti autorevoli, confrontarsi e riflettere in famiglia per farsi una propria idea, ascoltare professionisti del settore e approfittare di ogni occasione possibile per far crescere una propria cultura dell’educazione. Un’occasione da non perdere è l’incontro in presenza organizzato dalla Dott.ssa Francesca Bordone, Psicologa specializzata in Età Evolutiva e Genitorialità, rivolto a insegnanti e genitori al fine di confrontarsi su questi aspetti e condividere informazioni, dubbi, timori e possibili modalità d’intervento. Titolo dell’evento  “Genitori Connessi: come gestire l’uso dei social network in adolescenza” Dove  AKUADRO Sport - Via XXV Aprile 154 - Nichelino (TO) Quando Venerdì 3 Febbraio alle 20:45 Cosa può fare una scuola? L'argomento sull'uso del digitale può essere sviluppato anche per i ragazzi che non attraversano la fase dell'adolescenza e, considerando che i mezzi di comunicazione moderni vengono usati sempre più precocemente dai nostri ragazzi, sarebbe opportuno che non solo scuole secondarie di secondo grado ma anche scuole primarie e scuole secondarie di primo grado incentivassero il dialogo e il confronto su questo tema di concerto con le famiglie. Le scuole interessate ad approfondire l’argomento possono organizzare un evento di confronto con insegnanti e genitori contattando la Dott.ssa Francesca Bordone. Altre azioni possibili ? Per i genitori e gli insegnanti che volessero approfondire gli argomenti sull’uso dei sistemi digitali da parte degli adolescenti di seguito sono riportati alcuni link utili da consultare  https://www.unicef.it/pubblicazioni/i-diritti-dei-minorenni-in-relazione-all-ambiente-digitale/ https://www.minorionline.com/ https://www.minori.gov.it/sites/default/files/accesso_sicuro_a_internet.pdf https://www.minori.gov.it/it/ricerca-guidata?f%5B0%5D=taxonomy_vocabulary_20%3A544

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