Il Blog di Che Scuola?!

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8 Giu
2026
Cambiare Scuola Superiore Dopo il Primo Anno: lo “Scivolo” Esiste Davvero e Può Aiutarti a Ripartire

Orientamento e Open Day 13-18 anni

Cambiare Scuola Superiore Dopo il Primo Anno: lo “Scivolo” Esiste Davvero e Può Aiutarti a Ripartire

Hai Scelto la Scuola Superiore Che Non Fa per Te? Non Sei l'Unico Succede più spesso di quanto si pensi. Dopo mesi di lezioni, verifiche e nuove materie, alcuni studenti arrivano alla fine del primo anno delle superiori con una consapevolezza importante: quella scuola non è la strada giusta per loro. Magari il piano di studi non corrisponde alle aspettative, le materie non suscitano interesse oppure, semplicemente, ci si rende conto che un altro indirizzo sarebbe stato più adatto alle proprie attitudini e ai propri obiettivi. La buona notizia è che non bisogna sentirsi bloccati. Esiste la possibilità di cambiare percorso scolastico e ricominciare con maggiore consapevolezza. Lo “Scivolo” Scolastico Può Fare la Differenza Pochi studenti e genitori ne sono a conoscenza, ma esiste una normativa che favorisce il passaggio tra diversi indirizzi di scuola superiore, soprattutto nei primi anni del percorso. Questa possibilità viene spesso chiamata informalmente "scivolo scolastico": uno strumento pensato per facilitare il riorientamento degli studenti e ridurre il rischio di dispersione scolastica. L'obiettivo è semplice: permettere ai ragazzi di correggere una scelta che non si è rivelata adatta, senza vivere il cambiamento come un fallimento. Corsi Passerella e Scivolo Scolastico: Qual è la Differenza? Quando si parla di cambio di scuola superiore, spesso si sente nominare lo "scivolo scolastico". In realtà, questo termine viene utilizzato per indicare la possibilità di passare da un indirizzo di studi a un altro senza dover necessariamente perdere un anno scolastico. Molti conoscono il termine "scivolo scolastico", ma pochi sanno che il vero strumento previsto dalla normativa sono i cosiddetti "corsi passerella": percorsi di riallineamento che aiutano gli studenti a passare da un indirizzo all'altro recuperando eventuali materie non affrontate nel percorso precedente. L'obiettivo non è mettere ostacoli al cambiamento, ma accompagnare i ragazzi verso una scelta più consapevole e coerente con le loro attitudini. Alcune scuole organizzano attività di supporto, percorsi di recupero o prove integrative che consentono allo studente di inserirsi nel nuovo indirizzo con maggiore serenità. Lo scivolo rappresenta la possibilità di cambiare direzione, mentre i corsi passerella possono rendere concreto e sostenibile il cambiamento. Cambiare Scuola Superiore da un Anno all'Altro è Possibile Sì, nella maggior parte dei casi è possibile. Le modalità, però, possono variare da istituto a istituto. Alcune scuole richiedono il superamento di esami integrativi sulle materie non presenti nel percorso di provenienza. Solitamente questi esami vengono organizzati nello stesso periodo delle prove di recupero, tra agosto e settembre. Altre scuole, invece, applicano in modo più flessibile le indicazioni ministeriali e favoriscono il passaggio senza particolari ostacoli, soprattutto quando il cambiamento avviene tra indirizzi compatibili. Per questo motivo è sempre importante informarsi direttamente presso la segreteria dell'istituto di destinazione. Esami Integrativi: Quando sono Necessari? Gli esami integrativi servono a verificare che lo studente possieda le competenze necessarie per affrontare il nuovo percorso. Ad esempio, il passaggio da un istituto tecnico a un liceo o viceversa potrebbe richiedere il recupero di alcune discipline specifiche. Tuttavia, ogni situazione viene valutata singolarmente e non esiste una regola uguale per tutti. Il consiglio è di non lasciarsi scoraggiare dalla parola "esame": spesso si tratta di un passaggio gestibile, soprattutto se accompagnato da una buona motivazione e da un adeguato supporto. Quella Scuola non fa per te, ma Non sai Ancora Quale Scegliere La difficoltà più grande non è sempre decidere di cambiare. Spesso uno studente capisce chiaramente che il percorso intrapreso non lo soddisfa, ma non riesce ancora a individuare l'alternativa giusta. È una fase delicata, caratterizzata da dubbi, incertezza e, talvolta, dalla paura di commettere un secondo errore. In questi casi il riorientamento scolastico può diventare uno strumento prezioso per comprendere meglio i propri interessi, le proprie capacità e le opportunità offerte dai diversi indirizzi di studio. Il Ri-Orientamento Scolastico: un'Opportunità per Ritrovare Fiducia e Motivazione Cambiare strada non significa tornare indietro. Al contrario, significa acquisire maggiore consapevolezza di sé e costruire un percorso più coerente con le proprie inclinazioni. Un percorso di riorientamento aiuta i ragazzi a: comprendere meglio i propri interessi; individuare punti di forza e attitudini; conoscere le diverse opportunità formative; affrontare il cambiamento con maggiore serenità; recuperare fiducia nelle proprie capacità. "CheScuola Fa per Te?": il Percorso Pensato Per Chi Cerca la Propria Strada Per supportare gli studenti in questo momento di scelta e cambiamento, il team di CheScuola?! ha creato il percorso "CheScuola Fa per Te". Si tratta di un percorso dedicato sia agli studenti della scuola media sia ai ragazzi che, durante le superiori, si rendono conto di aver bisogno di un cambio di direzione. L'obiettivo è accompagnarli nella scoperta di sé, aiutarli a riconoscere i propri talenti e individuare un percorso di studi più in linea con le loro attitudini. Perché scegliere la scuola giusta non significa trovare la strada perfetta al primo tentativo, ma avere il coraggio di ascoltarsi e, se necessario, cambiare direzione. Cambiare Scuola Non è un Fallimento, è una Scelta Consapevole Se alla fine dell'anno scolastico senti che la scuola che hai scelto non ti rappresenta, sappi che esistono alternative e strumenti concreti per ripartire. Informarsi sulle possibilità di passaggio, conoscere il funzionamento dello "scivolo" scolastico e intraprendere un percorso di riorientamento può trasformare un momento di difficoltà in un'importante occasione di crescita. Trovare la propria strada è un percorso.

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3 Giu
2026
"CheScuola?! fa per TE": Settimana di Orientamento per Scegliere La Scuola Superiore a Torino

Orientamento e Open Day 11-13 anni 13-18 anni

"CheScuola?! fa per TE": Settimana di Orientamento per Scegliere La Scuola Superiore a Torino

Mio figlio è davvero pronto a scegliere? La scelta della scuola superiore è uno dei primi momenti in cui ai ragazzi viene chiesto di prendere una decisione importante per il proprio futuro. Eppure, spesso questa scelta arriva quando molte domande sono ancora aperte. Quali sono i suoi interessi? Quali materie lo appassionano davvero? Quali sono i suoi punti di forza? Quale ambiente scolastico potrebbe valorizzarlo maggiormente? Nei mesi che precedono l’iscrizione alla scuola superiore, le famiglie iniziano a partecipare agli open day, confrontare i diversi indirizzi di studio, raccogliere informazioni e ascoltare consigli. Si tratta di un passaggio importante, ma spesso l’attenzione si concentra sulle scuole prima ancora di aver compreso fino in fondo chi è il ragazzo o la ragazza che si troverà a scegliere il proprio percorso. Scegliere la Scuola Superiore a Torino è una decisione fondamentale per studenti e famiglie. Per questo motivo il team di CheScuola?! ha immaginato e realizzato la settimana di orientamento “CheScuola?! fa per TE”, dedicata agli studenti di terza media. La settimana di orientamento sarà una vera e propria guida per conoscere meglio le opportunità formative presenti sul territorio torinese e chiarire le differenze tra licei, istituti tecnici e professionali, prima degli Open Day. L’esperienza proposta non sarà solo un momento informativo, ma un percorso pensato per aiutare i ragazzi a sviluppare maggiore consapevolezza di sé. Considerato il fatto che gli studenti dovranno affrontare anche un anno scolastico importante, l'agenda proposta prevede anche uno spazio dedicato al metodo di studio, con il supporto di professionisti dell’apprendimento, che aiuteranno gli studenti a capire come studiare in maniera più efficiente e, al contempo, con maggiore serenità. "CheScuola?! fa per TE": Una Settimana dedicata a Conoscersi e Orientarsi L'obiettivo di questa settimana di orientamento non è indicare a ragazzi e ragazze quale scuola scegliere ma fornire loro gli strumenti per farlo in modo più consapevole. Durante la settimana "CheScuola?! fa per TE" i partecipanti avranno l'opportunità di scoprire materie nuove grazie all'intervento di insegnanti coinvolgenti e selezionati da CheScuola?!. Scopriranno il greco, la filosofia, il diritto, l'economia, psicologia, agraria, elettronica, e altre materie che differenziano gli istituti superiori ma che i ragazzi non hanno mai conosciuto. Docenti ed esperti racconteranno non soltanto cosa si studia, ma perché si studia una determinata disciplina, quali competenze sviluppa e quali percorsi formativi e professionali può aprire. Attraverso laboratori, attività pratiche, simulazioni, momenti di confronto e attività esperienziali, i ragazzi potranno esplorare i propri interessi, scoprire nuove possibilità e costruire una visione più concreta del mondo della scuola superiore. Parallelamente verranno presentate le diverse offerte formative presenti sul territorio, aiutando i partecipanti a orientarsi tra licei, istituti tecnici e professionali con maggiore chiarezza. Chi Guiderà gli Studenti? Per offrire un'esperienza ricca e concreta, durante la settimana i ragazzi e le famiglie lavoreranno insieme a professionisti ed esperti del territorio: Alessia Soncino –  Orientatrice e Formatrice per lo sviluppo delle soft skill- Attraverso attività pratiche ed esperienziali, aiuterà ragazze e ragazzi a mettere a fuoco interessi, inclinazioni e punti di forza ancora inesplorati. Vanna Ventura, Gestalt Life e Business Coach Formatrice professionale e Orientatrice Esperta nell'integrazione tra emozioni, corpo e consapevolezza, accompagnerà ragazzi e genitori in un percorso di ascolto e riflessione. Perché scegliere una scuola è anche — e soprattutto — un processo che coinvolge tutta la famiglia. I posti sono limitati. Se sei interessato iscriviti - compila il modulo anche se non sei ancora sicuro: ci aiuterà a capire le vostre esigenze e, se le richieste saranno tante, apriremo nuove edizioni. "CheScuola?! fa per Te": un Percorso che Mette al Centro i Ragazzi e la Famiglia Una buona scelta nasce dall'incontro tra ciò che una scuola offre con i talenti e le potenzialità dello studente. Per questo il percorso "CheScuola?! fa per TE" non si limita a fornire informazioni, ma accompagna i ragazzi in un processo di scoperta delle proprie inclinazioni, delle proprie modalità di apprendimento e dei propri talenti. Scegliere una scuola significa, prima di tutto, iniziare a immaginare il proprio percorso di crescita. Orari della Giornata L'agenda sotto riportata è indicativa della settimana di orientamento ma il programma non è da intendersi definitivo poiché il nostro è un progetto da costruire insieme alle famiglie in base alle difficoltà e alle richieste reali che ci verranno comunicate nelle prossime settimane e che potranno ulteriormente arricchire la nostra proposta. "CheScuola?! fa per TE" è prima di tutto un luogo di ascolto, co-creazione e progettazione con le famiglie. Accoglienza dalle 8.30 per chi deve accompagnare i figli prima del lavoro Inizio delle attività alle 9:30 per dare tempo di riposare a chi può Attività orientative, laboratori e scoperta dei propri talenti dalle 9.30 alle 16.30/17.00 Dalle 17.00: Spazio flessibile di ascolto e confronto con i genitori I posti sono limitati. Se sei interessato iscriviti - compila il modulo anche se non sei ancora sicuro: ci aiuterà a capire le vostre esigenze e, se le richieste saranno tante, apriremo nuove edizioni. Incontro Finale con le Famiglie La settimana si concluderà il venerdì con un momento di restituzione degli orientatori rivolto ai ragazzi e ai genitori. Sarà un'occasione per condividere le esperienze vissute, le competenze emerse, gli interessi osservati e le riflessioni maturate durante il percorso, offrendo alle famiglie ulteriori strumenti per accompagnare i propri figli nella scelta della scuola superiore. Iscriviti Adesso per Non Perdere l'Occasione I posti sono limitati a 15 studenti per classe e saranno assegnati in ordine di iscrizione. Si può scegliere tra due edizioni: 🏡 31 agosto – 4 settembre · presso La Vita al Centro, via Vincenzo Monti 43/A, Torino 🌿 7 – 11 settembre · La Casa delle Meraviglie, strada del Nobile 86/92, Torino La quota di partecipazione richiesta è di € 390 più IVA , oppure € 440 più IVA con i pasti inclusi. L'iscrizione si conferma con il versamento dell'acconto di 200 euro, entro il 30 giugno 2026. Iscriviti ora — compila il modulo La settimana partirà solo al raggiungimento di 12 iscrizioni. Se l'edizione non dovesse partire, l'acconto sarà integralmente rimborsato. La proposta ti interessa ma per motivi familiari o logistici non riuscite in queste date? Compila il modulo lo stesso: se le richieste saranno sufficienti apriremo nuove classi. Compilando il modulo ci aiuti a capire quante famiglie sono interessate e a costruire un percorso che risponda alle vostre reali esigenze. Ti contatteremo per tenerti aggiornato/a sulla disponibilità. Per qualsiasi domanda scrivici a genitori@chescuola.net — siamo felici di aiutarti a trovare la soluzione più adatta. Il Panorama dell'Orientamento a Torino: Perché Prepararsi Prima? Durante l'autunno, sul territorio si attiveranno inoltre i tradizionali canali istituzionali: il Salone dell'Orientamento di Torino, gli incontri delle Circoscrizioni e i singoli Open Day dei licei e degli istituti tecnici o professionali. Spesso, però, girare per le scuole senza una direzione chiara rischia di aumentare la confusione. La settimana "CheScuola?! fa per TE" nasce proprio per questo: trasformare la ricerca della scuola superiore da una corsa tra Open Day a un percorso di scelta più consapevole, sereno e ponderato per tutta la famiglia. Conoscersi e conoscere le opportunità. Sono questi i primi strumenti per scegliere con consapevolezza il proprio futuro. Non si andrà alla ricerca della scuola "migliore" in assoluto. Si andrà alla ricerca della scuola più adatta.

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22 Mag
2026
La Matematica Come Non l’Hai Mai Vista: Incontri Straordinari con Giorgio Dendi a Torino

Eventi e Incontri Per tutte le età

La Matematica Come Non l’Hai Mai Vista: Incontri Straordinari con Giorgio Dendi a Torino

Scopri il Lato più Sorprendente dei Numeri insieme a Giorgio DENDI La prossima settimana Casa delle Meraviglie ospiterà un protagonista d’eccezione del mondo della matematica ricreativa: Giorgio Dendi, noto per la sua capacità di trasformare numeri, logica ed enigmi in esperienze coinvolgenti e accessibili a tutti. Campione Internazionale di Giochi Matematici, Allenatore della Nazionale Italiana dei Giochi Matematici dell’Università Bocconi, Autore per La Settimana Enigmistica Autore di La Matematica è divertente - Voglio vincere i Mondiali di Matematica! Insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica per meriti scientifici, Giorgio Dendi dedicherà quattro appuntamenti aperti al pubblico, rivolti a insegnanti, famiglie e studenti (anche a chi non è socio dell’associazione). Un’occasione per scoprire la matematica in modo diverso, tra gioco, logica e meraviglia. Gli Appuntamenti in Programma Lunedì 25 Maggio 2026 Ore 14:30 – 16:00 Formazione per insegnanti Un incontro rivolto ai docenti della scuola primaria e secondaria di primo grado per esplorare strumenti, giochi ed enigmi utili a portare la matematica ricreativa in classe. L’obiettivo è offrire nuovi approcci per avvicinare gli studenti alle discipline scientifiche in modo più creativo e coinvolgente. ISCRIVITI QUI Ore 16:30 – 19:30 Figli vs Genitori Una sfida ludica tra grandi e piccoli all’insegna della logica, dell’intuito e del divertimento. Attraverso giochi matematici e rompicapo, famiglie e bambini saranno invitati a scoprire la matematica nascosta nella quotidianità. Al termine dell’attività è previsto un momento conviviale con aperitivo condiviso. ISCRIVITI QUI Martedì 26 Maggio 2026 Ore 15:00 – 17:00 Laboratorio per ragazze e ragazzi Uno spazio dedicato agli studenti della scuola secondaria di primo grado, tra enigmi, calcolo mentale e giochi di logica pensati per stimolare curiosità e intuizione, lontano dall’ansia della valutazione scolastica. ISCRIVITI QUI Ore 18:00 – 20:00 Spettacolo di magia tra matematica ed enigmistica Un appuntamento aperto a tutta la famiglia in cui carte, numeri e giochi di prestigio si intrecciano per mostrare il lato sorprendente della matematica. Uno spettacolo capace di unire stupore, divertimento e pensiero logico. ISCRIVITI QUI Un Modo Diverso di Vivere la Matematica L’iniziativa rappresenta un’opportunità rara per avvicinarsi alla matematica attraverso esperienze concrete, inclusive e partecipative. Questi incontri mostrano come il pensiero matematico possa diventare uno strumento creativo, relazionale e persino spettacolare, capace di coinvolgere bambini, adulti e insegnanti allo stesso modo. Come Partecipare I posti disponibili per gli appuntamenti sono limitati e gli eventi si svolgono in economia del dono. È possibile confermare la propria partecipazione ISCRIVITI QUI Dove Casa delle Meraviglie APS Raggiungibile facilmente con il bus 53 che parte da piazza Vittorio Veneto Ampio parcheggio per chi arriva in auto A proposito di matematica puoi leggere anche questo articolo link Francesca Merlo

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6 Feb
2026
Io Gioco da Solo: Perché i Bambini Hanno Bisogno di Stare da Soli

Genitorialità e Educazione

Io Gioco da Solo: Perché i Bambini Hanno Bisogno di Stare da Soli

Il Valore Educativo della Solitudine, del Gioco libero e dello Spazio Interiore Imparare a Stare Soli. Perché la Solitudine è una Competenza che si Costruisce da Bambini Nelle società occidentali contemporanee la solitudine è spesso guardata con sospetto, soprattutto quando riguarda i bambini. Un bambino che gioca da solo, che si ritira in silenzio nella propria stanza o che non cerca continuamente la compagnia degli altri viene facilmente interpretato come triste, isolato o bisognoso di stimoli. Eppure, la ricerca psicologica e l’osservazione antropologica raccontano una storia diversa: la capacità di stare soli non è un segnale di disagio, ma una competenza fondamentale per lo sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale. Negli ultimi decenni, il tempo che i bambini trascorrono da soli si è progressivamente ridotto. Il fenomeno è comune a molti paesi occidentali ed è stato spesso messo in relazione con un modello educativo che privilegia la supervisione costante, la programmazione scrupolosa delle attività e una presenza adulta continua. Questo stile di genitorialità, talvolta definito “iperprotettivo”, nasce da intenzioni comprensibili: proteggere i bambini, offrirgli opportunità, ridurre i rischi. Tuttavia, come spesso accade, una buona intenzione può produrre effetti collaterali inattesi. La Solitudine Come Spazio di Crescita La psicologia dello sviluppo descrive da tempo l’esperienza della solitudine come fondamentale. È nei momenti in cui il bambino non è osservato, guidato o stimolato dall’esterno che impara a organizzare il proprio tempo, a tollerare la frustrazione, a concentrarsi e a dare forma ai propri pensieri. Stare soli non significa essere abbandonati, ma avere uno spazio protetto in cui sperimentare se stessi. A partire dai cinque o sei anni, anche in base ai caratteri e alle abitudini individuali, molti bambini cercano spontaneamente momenti di ritiro dopo attività impegnative: disegnano, leggono, costruiscono mondi immaginari o si dedicano ad attività solitarie. Spesso lo fanno per elaborare emozioni difficili da gestire. Succede, per esempio, dopo un rimprovero: il bambino corre a chiudersi in camera. In quel silenzio apparentemente vuoto accade molto. Il bambino ripercorre l’evento, lo rielabora, mette in scena l’accaduto attraverso il gioco simbolico o si chiude in se stesso per concentrarsi. Questi processi sono essenziali per lo sviluppo dell’autonomia emotiva e per imparare dai propri errori. Quando la Solitudine Diventa Illusoria Per molti bambini, lo spazio che riescono a ritagliarsi da soli non coincide più con quello interno, quello della riflessione e della libera immaginazione. Spesso il momento “da soli” coincide con l’uso di dispositivi digitali, giochi o video, che catturano l’attenzione ma non permettono di abitare davvero il proprio spazio interiore. In questi casi, la solitudine diventa apparente, virtuale: il bambino è fisicamente solo, ma la sua mente è costantemente stimolata, orientata verso input esterni e connessioni con altri. È una solitudine che non genera riflessione, autonomia emotiva o capacità di concentrarsi senza interferenze. In altre parole, lo spazio che avrebbe potuto essere interiore e creativo rischia di essere occupato da stimoli esterni, facendo svanire il significato stesso del concetto di solitudine. Spazi Comuni e Autonomia Condivisa Un aspetto spesso trascurato in questo dibattito riguarda la progressiva scomparsa degli spazi comuni informali. Per generazioni, il cortile di casa, il pianerottolo, la strada sotto casa o la piazza del quartiere non erano solo luoghi di passaggio, ma spazi vissuti. Il cortile, pur servendo anche alle automobili, era soprattutto il luogo in cui i bambini si ritrovavano per giocare, incontrarsi, litigare e fare pace, senza la mediazione costante degli adulti. Erano spazi ambigui, non progettati specificamente per l’infanzia, ed è proprio questa ambiguità che li rendeva preziosi. I bambini imparavano a negoziare le regole, a risolvere conflitti, a organizzare il gioco, a gestire la presenza e l’assenza degli altri. Stavano “insieme da soli”: visibili ma non sorvegliati, liberi ma non isolati. La progressiva regolamentazione degli spazi urbani, la separazione rigida tra aree per adulti e aree per bambini e la crescente centralità dell’automobile hanno ridotto drasticamente queste possibilità. Con la scomparsa dei cortili come luoghi di vita quotidiana, non si è perso solo uno spazio fisico, ma anche una forma di autonomia relazionale che difficilmente può essere sostituita da ambienti strutturati o costantemente supervisionati. Una Competenza Antica, oggi Rara Per gran parte della storia dell’umanità, i bambini hanno avuto molte opportunità di trascorrere parti delle giornate da soli o con i loro coetanei, lontano dagli adulti. In molte società, fin dalla prima infanzia, esplorare l’ambiente, annoiarsi, imitare le attività degli adulti e sperimentare il rischio faceva parte della quotidianità. La noia stessa rappresentava uno spazio interiore fertile: un tempo vuoto che costringeva il bambino a inventare, immaginare, adattarsi. Nelle società industrializzate, soprattutto a partire dalla seconda metà del Novecento, questa possibilità si è progressivamente ridotta. La crescente percezione dei bambini come soggetti vulnerabili, l’amplificazione delle notizie legate a pericoli reali o percepiti e una maggiore consapevolezza dell’importanza delle esperienze precoci hanno portato a una supervisione sempre più intensa. Solitudine non è Isolamento È importante distinguere tra solitudine e isolamento. L’isolamento è una condizione subita, spesso associata a sofferenza e mancanza di relazioni significative. La solitudine, invece, è una possibilità: uno spazio interno ed esterno in cui il bambino può incontrare se stesso. Paradossalmente, chi non impara a stare solo da piccolo rischia di diventare un adulto incapace di tollerare il silenzio, la noia o l’assenza dell’altro. Educare alla solitudine significa quindi educare anche alla relazione. Solo chi sa stare con se stesso può davvero incontrare gli altri senza dipenderne. Coltivare lo Spazio Interiore Favorire momenti di solitudine non significa disinteressarsi dei bambini o lasciarli senza riferimenti. Significa creare contesti sicuri in cui possano sperimentare l’autonomia: tempi non strutturati, spazi non interamente regolati, momenti in cui non è necessario riempire ogni vuoto. Richiede anche un cambiamento di sguardo da parte degli adulti: vedere la noia, il silenzio o il gioco solitario non come problemi da risolvere, ma come processi da rispettare. In una realtà sempre più affollata di stimoli e presenze, la solitudine diventa una competenza rara e preziosa. Coltivarla fin dall’infanzia significa offrire ai bambini qualcosa che li accompagnerà per tutta la vita: la capacità di abitare il proprio spazio interiore. Approfondimenti I Pilastri della Psicologia e Pedagogia Donald W. Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente È il testo di riferimento assoluto. In particolare, il saggio "La capacità di essere solo" spiega come il bambino impari a stare solo in presenza della madre (o di chi si cura di lui), sentendosi sicuro abbastanza da esplorare il proprio mondo interno senza la necessità di interagire costantemente. Maria Montessori, La scoperta del bambino Montessori è stata una delle prime a sottolineare l'importanza della concentrazione solitaria. Quando un bambino è assorto in un compito, l'adulto non deve intervenire. Per lei, il "segreto dell'infanzia" risiede proprio in quei momenti di lavoro autonomo e silenzioso. James Hillman, Il codice dell'anima Hillman parla della necessità del "ritiro" e del valore della solitudine per permettere al daimon (il talento o la vocazione innata) di emergere senza le interferenze del rumore sociale. Noia, Creatività e Spazio Interiore Teresa Belton, Happier People Healthier Planet La Belton ha studiato a fondo il legame tra noia e creatività. Sostiene che la noia sia la "soglia" necessaria affinché il bambino attivi le proprie risorse immaginative. Adam Phillips, Sull'essere annoiati Uno psicoanalista contemporaneo che esplora come la noia sia una fase vitale della crescita, un tempo d'attesa che permette di scoprire cosa si desidera veramente, anziché limitarsi a reagire agli stimoli esterni. Sociologia e Spazi Urbani (Il Cortile Scomparso) Francesco Tonucci (Frato), La città dei bambini Tonucci è il principale sostenitore della necessità di restituire ai bambini l'autonomia di movimento nelle città. Spiega perfettamente come la sorveglianza totale degli adulti soffochi la capacità dei bambini di gestire conflitti e rischi. Colin Ward, Il bambino e la città Un classico della sociologia urbana che analizza come i bambini usano (o usavano) gli spazi comuni in modo creativo e informale, proprio come descrivi nel tuo paragrafo sui cortili. Letture Contemporanee Sherry Turkle, Insieme ma soli Anche se focalizzato sulla tecnologia, il libro spiega brillantemente come la perdita della capacità di stare soli comprometta la nostra capacità di entrare in empatia con gli altri. Se non sappiamo stare da soli, usiamo gli altri come "pezzi di ricambio" per colmare i nostri vuoti. Daniele Novara, Un pedagogista italiano molto attivo che propone un modello educativo basato sulla "giusta distanza" dell'adulto, per permettere al bambino di fare esperienza del limite e dell'autonomia. Educare gli adolescenti con la giusta distanza: "Mollami!", il nuovo libro di Daniele Novara Christian Spinelli Psicologo Psicoterapeuta La noia: funzioni, conseguenze e psicopatologia di un’emozione sottovalutata Francesca Merlo

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22 Nov
2025
Quando a Scuola Succede Qualcosa... Come Ascoltare e Dare Voce al Non Detto

Genitorialità e Educazione

Quando a Scuola Succede Qualcosa... Come Ascoltare e Dare Voce al Non Detto

Quando in Classe Succede Qualcosa: il Non Detto che Deve Essere Ascoltato Quando nostro figlio o nostra figlia torna a casa e non ci parla o, al contrario, esplode in un pianto inspiegabile, sappiamo che dietro c’è la vita della classe. Siamo genitori che si sentono sospesi: da un lato, dobbiamo accompagnarli in un mondo a volte ostile, insegnando loro a rialzarsi dopo una parola cattiva di un compagno o una correzione della maestra, dall’altro, dobbiamo capire cosa succede davvero, decifrando il "non detto" dei loro silenzi e delle loro reazioni. Il vero nodo è questo: come possiamo aiutarli ad affrontare le situazioni spiacevoli, rimanendo al loro fianco, senza intervenire a sproposito e senza scontrarci con le altre famiglie o gli insegnanti? La Forza e il Limite dell'Adulto: L'Abuso di Potere nella Parola In questo delicato equilibrio tra supporto e rispetto dei ruoli, c’è un altro spettro che preoccupa ogni genitore: l'abuso di potere, anche solo verbale. Una maestra, magari stanca, usa un tono troppo duro. Un genitore, dopo una lunga giornata di lavoro, esagera nel rimprovero. Tutti facciamo degli errori, ma dobbiamo imparare a distinguere l'autorità dall'autoritarismo. Il punto è che alcune parole pronunciate dagli insegnanti con leggerezza sono spesso veri e propri atti di violenza, non intenzionale, ma ugualmente lesiva. Per paura di alimentare malumori o conflitti, questi episodi vengono taciuti e purtroppo proseguono indisturbati. Cosa fare quando le parole di un docente feriscono nostro figlio e temiamo di affrontare la situazione da soli? È qui che l'esperienza e l'empatia sono fondamentali. Ascoltare senza Intervenire d’Istinto. Significa dare spazio al bambino o bambina, capire il suo vissuto, prima di chiamare la scuola o un altro genitore. Significa trovare l'equilibrio tra la tutela del figlio e il rispetto del ruolo altrui. Rimproverare senza Ferire. A casa o in classe, la parola deve essere una guida, non un’arma. Il rischio è che i nostri rimproveri, mossi dall'amore o dalla stanchezza, si trasformino in quella violenza verbale che proprio non vogliamo che i nostri figli subiscano La Via dei Colori: Un Supporto Delicato per l'Educazione Consapevole In questi momenti di incertezza, in cui non si sa se tutelare, mediare o restare in disparte, l’associazione La Via dei Colori, guidata da Ilaria Maggi, è un porto sicuro. Ilaria Maggi, fondatrice dell’associazione La Via dei Colori, ha trasformato una dolorosa esperienza personale in un faro per la comunità. Oggi, Ilaria è una figura di riferimento ed esperta nel promuovere il benessere emotivo e relazionale in classe, dedicandosi a fornire strumenti di ascolto e mediazione per trasformare i conflitti in crescita. Ilaria e i suo collaboratori non offrono soluzioni magiche, ma strumenti di consapevolezza per ricostruire la fiducia. L’associazione nasce per questo: sostenere i genitori e gli insegnanti nel trovare l'equilibrio, insegnando ad ascoltare il "non detto" senza agire d'impulso. L'Approccio Essenziale di La Via dei Colori L'associazione si rivolge a, genitori, educatori e docenti, per accompagnarli nella complessità della dinamica di classe attraverso strumenti concreti che mettono l'ascolto e il rispetto al primo posto. Numero Verde e Consulenza senza Giudizio: Un primo filtro per esporre i dubbi, ricevere ascolto e capire se un comportamento della maestra o di un compagno è un episodio isolato o un segnale più profondo. Formazione per la Mediazione: Laboratori e incontri focalizzati sull'ascolto attivo, sul come gestire la rabbia evitando l'escalation verbale e sul come dialogare costruttivamente con la scuola. Orientamento tra i Ruoli: Consulenza per capire come tutelare il proprio figlio in caso di necessità (anche con supporto legale), mantenendo il rispetto per le dinamiche educative. Mediazione Educativa: Interventi diretti in classe per trasformare i conflitti tra compagni in occasioni di apprendimento relazionale. La Posta di CheScuola?! Trasforma il Dubbio in Opportunità Hai un dubbio sul limite di un rimprovero? Tua figlia o tuo figlio è coinvolto in dinamiche complesse in classe? Attraverso La Posta di CheScuola?! puoi raccontare il tuo episodio. Gli esperti che collaborano con noi, inclusa Ilaria Maggi e il team de La Via dei Colori, ti offriranno consigli concreti. L’obiettivo è trasformare ogni difficoltà, sia un litigio tra bambini che un rimprovero genitoriale, in un momento di profonda crescita e consapevolezza. Antonella Giostra

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5 Set
2025
Homeschooling e Scuola Parentale: Due Facce della Stessa Medaglia?

Genitorialità e Educazione

Homeschooling e Scuola Parentale: Due Facce della Stessa Medaglia?

Alla Scoperta dell’Homeschooling e della Scuola Parentale Negli ultimi anni, in Italia, si sente parlare sempre più spesso di homeschooling e di scuola parentale.Spesso i termini vengono usati come sinonimi, ma indicano aspetti leggermente diversi dello stesso diritto. Comprendere il significato, la cornice legale e le motivazioni delle famiglie che scelgono questo percorso è fondamentale per avere un quadro chiaro e completo. Istruzione Parentale in Italia L’istruzione parentale è un diritto garantito dalla Costituzione italiana (articoli 30 e 34), che riconosce ai genitori la responsabilità di educare e istruire i figli. La scuola parentale permette ai genitori di impartire direttamente l’istruzione ai propri figli, senza affidarsi a un’istituzione scolastica. Tuttavia, l’istruzione parentale non è una scuola paritaria. Non si tratta di un istituto riconosciuto dallo Stato: i titoli di studio si ottengono tramite esami di idoneità o di terza media presso le scuole statali. Ciò significa che la responsabilità educativa ricade interamente sulla famiglia, che deve garantire il raggiungimento degli apprendimenti minimi previsti dal MIUR. Scuola Parentale e Homeschooling In Italia: Significato, Differenze e Motivazioni Scuola parentale Termine legale italiano che indica il diritto/dovere dei genitori di istruire i figli fuori dal sistema scolastico tradizionale. La famiglia deve comunicare annualmente la scelta al dirigente scolastico e documentare gli apprendimenti. I bambini devono sostenere esami di idoneità e la terza media presso una scuola statale per certificare il percorso scolastico. Homeschooling Termine inglese che significa letteralmente “scuola a casa”. Indica la pratica concreta della scuola parentale, spesso a casa o in contesti alternativi. Può includere laboratori condivisi, attività all’aperto, esperienze artistiche o scientifiche, e cooperative educative tra famiglie. Differenze principali La scuola parentale è il termine giuridico; l’homeschooling è la pratica educativa concreta. Tutti gli homeschooler in Italia praticano scuola parentale, ma con metodologie diverse: dal programma ministeriale ai percorsi alternativi come Montessori, Steiner, Unschooling, Charlotte Mason o Unit Study. Perché Molte Famiglie Scelgono la Scuola Parentale Le motivazioni che spingono le famiglie verso questo percorso sono molteplici e spesso intrecciate: Personalizzazione dell’apprendimento – adattare ritmi e metodi alle esigenze del bambino. Dissenso verso il sistema scolastico tradizionale – scuole troppo nozionistiche o poco attente al benessere emotivo. Valori educativi e culturali – trasmettere valori religiosi, filosofici o culturali specifici. Bisogni educativi speciali – bambini con disturbi dell’apprendimento o talenti particolari necessitano di percorsi individualizzati. Flessibilità di vita – utile per famiglie che viaggiano o vivono in contesti isolati. Chi Frequenta le Scuole Parentali Deve Sapere Che... La scuola parentale non è una scuola paritaria e non rilascia titoli di studio direttamente riconosciuti. Gli studenti devono sostenere esami di idoneità o di terza media presso scuole statali. La responsabilità educativa è interamente dei genitori, che devono garantire gli apprendimenti minimi del MIUR. È possibile adottare percorsi e metodologie personalizzate. Esistono opportunità di socializzazione tramite gruppi, laboratori, cooperative educative, summer-camp e attività extra-scolastiche. Ogni anno è necessaria comunicazione al dirigente scolastico e documentazione degli apprendimenti. Cosa Comporta Essere Homeschooler: Esami e Scuola Statale Esami di idoneità: necessari per passare alla classe successiva. Esame di terza media: obbligatorio per ottenere la licenza media e accedere alle scuole superiori. Le scuole statali hanno il compito di accogliere gli studenti homeschooler e verificare i loro apprendimenti, offrendo l’opportunità di confrontarsi con approcci educativi alternativi. Quando la Famiglia Diventa Scuola: Il Fenomeno dell’Homeschooling Vantaggi: Percorsi di studio personalizzati Maggior tempo in famiglia Flessibilità di orari e attività Apprendimento esperienziale Sfide: Richiede tempo e impegno costante dei genitori Possibile isolamento sociale senza gruppi o attività condivise Preparazione autonoma agli esami ministeriali Critiche o incomprensioni da chi non conosce il modello Opportunità per le scuole: Confronto con metodi diversi Possibilità di integrare nuovi approcci didattici Curiosità sull’Homeschooling Il numero di famiglie homeschooler in Italia è in crescita, soprattutto dopo la pandemia. Alcuni adottano metodi rari come Charlotte Mason o Unit Study, basati su osservazione della natura e integrazione multidisciplinare. Esistono cooperative educative tra famiglie per laboratori condivisi e socializzazione. I bambini homeschooler spesso partecipano a meetup, fiere educative, summer camp e attività culturali extra-scolastiche. Alcune famiglie inseriscono programmi linguistici internazionali o viaggi educativi già dalla scuola primaria. Gli homeschooler sviluppano spesso autonomia e responsabilità precoce, gestendo progetti e organizzando il proprio studio. Conclusione La scuola parentale e l’homeschooling sono davvero due facce della stessa medaglia: il primo è il termine giuridico italiano, il secondo descrive la pratica concreta. Non sono scelte facili né prive di regole: richiedono responsabilità, organizzazione e consapevolezza del ruolo educativo dei genitori. Per molte famiglie, rappresentano un’opportunità preziosa per offrire ai figli un’istruzione libera, personalizzata e rispettosa dei loro ritmi di crescita. Bibliografia Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 30 e 34. D.Lgs. 297/1994 – Norme sul diritto-dovere all’istruzione e all’educazione. D.Lgs. 62/2017 – Valutazione e certificazione degli apprendimenti. MIUR, Istruzione parentale: guida per le famiglie, Ministero dell’Istruzione, 2023. Istruzione Famigliare LAIF L'Associazione Istruzione in famigila Le scuole parentali a Torino le trovi sul nostro articolo e sul nostro motore di ricerca Morale della Favola… Se sei genitore e stai valutando l’istruzione parentale, o vuoi semplicemente saperne di più sull’homeschooling, informati sulle normative vigenti, confrontati con altre famiglie homeschooler e visita le risorse ufficiali del MIUR. Ogni percorso è unico: conoscere le possibilità e le regole è il primo passo per costruire un’educazione su misura per tuo figlio. Francesca Merlo

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7 Mar
2025
Co-Responsabilità Educativa: il Patto Digitale

Genitorialità e Educazione

Co-Responsabilità Educativa: il Patto Digitale

Il Ruolo del Patto Digitale nella Genitorialità Contemporanea L'educazione digitale rappresenta oggi una sfida fondamentale per famiglie e scuole.  Con l’espansione dell’uso di dispositivi connessi, emerge sempre più la necessità di stabilire regole condivise tra genitori e istituzioni scolastiche per garantire il benessere degli studenti. Paradossalmente, nonostante la genitorialità sia fondata sul modo in cui il genitore esercita il proprio ruolo educativo, spesso le famiglie si trovano in difficoltà nella gestione dell'educazione digitale per la sua complessità e pervasività. L’avvento del digitale ha reso indispensabile una regolamentazione esterna condivisa, in questo contesto, il Patto Digitale rappresenta quindi uno strumento fondamentale per promuovere un uso consapevole e responsabile della tecnologia. A Quale Livello Scolastico è Necessario il Patto Digitale? L'adozione di un Patto Digitale è utile in tutte le fasce scolastiche, ma assume una particolare importanza a partire dalla scuola primaria di secondo grado (a partire dai 10-11 anni), momento in cui i bambini iniziano a utilizzare dispositivi personali e social network. Negli istituti secondari di primo e secondo grado, il Patto Digitale diventa essenziale per regolamentare l'uso degli strumenti digitali in classe e la gestione della presenza online degli studenti. Chi Redige e Supervisiona i Patti Digitali? Il testo del Patto Digitale viene solitamente redatto da un team multidisciplinare composto da dirigenti scolastici, docenti, esperti di educazione digitale e psicologi dell’età evolutiva. Il contenuto deve essere chiaro, inclusivo e adattabile alle esigenze specifiche di ciascun istituto. La supervisione spetta al Consiglio di Istituto e ai referenti per la Transizione Digitale, i quali hanno il compito di monitorare il rispetto del patto e aggiornarlo in base all’evoluzione tecnologica e ai nuovi rischi emergenti. Coordinamento tra le Scuole: Una Necessità? L’assenza di una normativa unificata porta le scuole a redigere patti digitali con differenze significativetra un istituto e l'altro. Un coordinamento a livello ministeriale potrebbe informare sulle linee guida condivise facilitando l’adozione di principi educativi comuni e rafforzando la collaborazione tra scuole e famiglie. Un approccio coordinato  permetterebbe di promuovere una cultura digitale responsabile, riducendo le discrepanze tra gli istituti e garantendo maggiore coerenza nell’educazione all’uso della tecnologia. Responsabilità Genitoriale e Conferma del Patto Per rafforzare il concetto di responsabilità genitoriale, il Patto Digitale dovrebbe essere firmato da entrambe le parti: la scuola e la famigliaLa sottoscrizione del documento da parte dei genitori non deve essere un mero atto formale, ma un momento di presa di coscienza educativa con incontri informativi che chiariscano i principi alla base dell'accordo. Inoltre, è utile prevedere un sistema di monitoraggio periodico che coinvolga docenti, genitori per valutare l’efficacia delle misure adottate e apportare eventuali modifiche. Linee Guida per una Digitalizzazione Responsabile Scuola e Famiglia Uniti per Scelte Consapevoli nell'Educazione Digitale Decidere insieme il momento  in cui i bambini / preadolescenti possono fare esperienza dei diversi tipi di schermi, quali contenuti sono adatti e quali strumenti consegnare (uno smartphone personale connesso in rete non prima della seconda media). Definire regole chiare sull'utilizzo dei dispositivi digitali è fondamentale per prevenire la dipendenza e promuovere un uso sano della tecnologia. Definizione di luoghi e orari Zone "digital-free":  Stabilire aree della casa dove i dispositivi sono vietati, come la tavola durante i pasti o la camera da letto prima di dormire. Questo favorisce momenti di interazione familiare e un riposo di qualità. Orari specifici: Definire fasce orarie dedicate all'utilizzo dei dispositivi, distinguendo tra giorni feriali e fine settimana. Considerare l'età dei bambini/adolescenti e le loro esigenze scolastiche e sociali. Evitare l'uso di dispositivi nelle ore serali, per non interferire con il sonno. Gestione del tempo di utilizzoStabilire limiti di tempo giornalieri o settimanali per l'utilizzo dei dispositivi, tenendo conto delle diverse attività (studio, svago, comunicazione). Utilizzare app di controllo parentale per monitorare e limitare il tempo di utilizzo. Pause regolari Incoraggiare pause frequenti durante l'utilizzo dei dispositivi, per evitare l'affaticamento visivo e mentale. Selezione dei contenuti Monitorare i contenuti a cui i bambini/adolescenti accedono online, assicurandosi che siano adatti alla loro età. Coinvolgimento e dialogo Spiegare le ragioni delle regole, sottolineando l'importanza di un uso equilibrato della tecnologia. Co-Responsabilità della Scuola nell’Uso degli Strumenti Digitali Definire regole chiare e condivise è un processo continuo, che richiede adattamento e flessibilità. L'obiettivo è promuovere un uso consapevole e responsabile della tecnologia, che favorisca il benessere e lo sviluppo dei bambini/adolescenti. Organizzare incontri di approfondimento e di scambio di esperienze che mirino a un uso creativo, divertente e condiviso ma non pervasivo degli strumenti digitali.  Invitare esperti Psicologi dell'età evolutiva, Esperti di sicurezza informatica, Educatori digitali. Valorizzare le esperienze delle famiglie. Invitare i genitori a condividere le loro sfide e soluzioni. Creare spazi di confronto e supporto reciproco. Raccogliere feedback e suggerimenti per futuri incontri. Garanzia di accesso equo agli strumenti digitali. La scuola deve assumersi la responsabilità di garantire l’accesso alle tecnologie digitali per tutti gli studenti, evitando di dare per scontata la disponibilità di dispositivi personali e assicurando che nessuno sia escluso per motivi economici o sociali . Questo può avvenire attraverso il prestito di strumenti, l’attivazione di fondi di sostegno e la creazione di spazi digitali accessibili a tutti, come laboratori scolastici con dispositivi condivisi. Gli insegnanti devono adottare un uso consapevole, regolato e strutturato di piattaforme come Google Classroom, evitando un eccesso di compiti digitali e garantendo che la tecnologia sia un supporto educativo equilibrato. Così il Patto Digitale diventa davvero uno strumento concreto di corresponsabilità educativa, fondato sull'equilibrio tra diritti, doveri e opportunità per tutti rafforzando il ruolo della scuola come garante dell’inclusione e dell’equità digitale. Conclusione Il Patto Digitale non è solo un documento burocratico, ma uno strumento per gestire in modo consapevole l’uso della tecnologia in ambito scolastico e familiare. Un maggiore coordinamento tra scuole, famiglie e istituzioni può contribuire a creare un’educazione anche sul piano digitale più efficace, rafforzando il ruolo della scuola e dei genitori come guide nel percorso di crescita e di gestione in particolare del digitale.  Un impegno condiviso che può fare la differenza nel futuro educativo delle nuove generazioni. Bibliografia e Approfondimenti "Crescere nell'era digitale. L'uso delle nuove tecnologie nell'infanzia, nell'età scolare e adulta: quale futuro?" Giorgio Cappellani il libro esamina gli effetti che l’uso degli strumenti digitali ha sulla salute e come le neuroscienze possano aiutarci a comprendere le delicate dinamiche di un cervello in via di formazione. "Generazione tablet. I sì e i no per crescere nell'era del web" Provantini e Longoni Le autrici suggeriscono ai genitori come accompagnare passo passo i loro ragazzi a sviluppare il senso critico e a raggiungere la necessaria "saggezza digitale". "Genitori digitali. Crescere i propri figli nell'era di internet" Barbara Volpi Il testo fornisce risposte scientificamente fondate, guide procedurali e strumenti duttili per affrontare con coraggio e determinazione la nuova sfida che la società multimediale ci pone: educare responsabilmente alla digitalità. https://www.chescuola.net/news/essere-genitori-nellera-di-internet https://www.chescuola.net/news/educazione-e-nuove-tecnologie-a-collegno-nasce-il-patto-digitale https://www.unilibro.it/libro/volpi-barbara/genitori-digitali-crescere-propri-figli-nell-era-internet/9788815270641 https://pattidigitali.it/ e https://fvg.pattidigitali.it/wp-content/uploads/2023/04/Patto-primaria.pdf https://www.scuola7.it/2024/377/patto-educativo-digitale/ https://www.aspettandolosmartphone.it/patto-comunita-benessere-digitale/ Francesca Merlo

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31 Mag
2024
I benefici dell'Asilo Nido per lo Sviluppo Infantile

Genitorialità e Educazione

I benefici dell'Asilo Nido per lo Sviluppo Infantile

Importanza dell'asilo nido dei primi tre anni di vita I primi tre anni di vita del bambino, dal punto di vista neurologico e sensoriale, è in assoluto il periodo più importante per costruzione delle basi del suo futuro. L'evoluzione del concetto di asilo nido Inizialmente il nido si configurava come un servizio sorto per sopperire alla mancanza delle madri impegnate a lavoro ed aveva dunque come primo referente la famiglia. Oggi, invece, lo sguardo del nido non è più rivolto nello specifico alla madre, ma si è spostato sul bambino: il reale fruitore. La ricerca scientifica sulle potenzialità del nido Molteplici risultano essere gli studi che riflettono infatti sulle potenzialità del nido e sugli elementi positivi che riguardano la possibilità di valorizzare e rafforzare le specificità del bambino e delle sue capacità attraverso la frequenza dello stesso (CFR Capparucci M.L. Pedagogia del nido e valutazione delle qualità, Roma CISU 2011). La ricerca che si è sviluppata a partire da Bowlby e dai primi studi di etologia umana ha evidenziato come il bambino, fin dai primi giorni di vita, possa essere considerato un partner attivo e competente nel gioco interattivo e relazionale. I benefici della socializzazione precoce La possibilità di socializzazione precoce tra bambini vista sia sotto un aspetto socio-emotivo, che sotto gli aspetti di potenzialità cognitive derivanti dallo scambio tra coetanei, mostra risultati migliori nella scoperta di 'soluzioni intelligenti' rispetto a quanto il bambino sia in grado di fare da solo. Il superamento dell'egocentrismo e lo sviluppo delle interazioni Pertanto un luogo e operatori che gli consentano di fare esperienza di queste capacità risulta essere un'opportunità da cogliere. Avviene, così, nel tempo, un superamento del concetto di egocentrismo sviluppato da Piaget e, attraverso la ricerca, è possibile parlare di un bambino in grado di adattare in modo precoce il proprio comportamento e il proprio linguaggio a quello dei partner della stessa età. Il ruolo del gioco negli asili nido L'asilo nido si presenta come l'ambiente ideale per la promozione di scambi articolati e costruttivi tra bambini: da una fase iniziale di scoperta del corpo dell'altro, al gioco senza apparente collaborazione che prevede un'imitazione reciproca, fino allo sviluppo del gioco cooperativo. Supporto e autonomia negli asili nido All'interno del nido viene garantita ad ogni bambino la possibilità di prendere parte a relazioni di scambio, la possibilità di agire liberamente e in autonomia, anche se con la guida dell'educatore, ma sempre in un ambiente sicuro, protetto e che lo fa sentire atteso e accolto. Crescita e sviluppo negli asili nido Il nido permette ai bambini di assumere iniziative autonome, di esplorare facendo da soli, e di contare sull'appoggio dell'insegnante nel momento del bisogno. Questo porta il piccolo a sviluppare una crescita più matura e più stabile. In conclusione: " L'Ambiente del Nido offre un terreno fertile per il pieno sviluppo delle potenzialità infantili, abbracciando un approccio che favorisce sia lo sviluppo cognitivo che quello sociale, creando una base solida per il futuro del bambino" Azzurra Scolaro Educatrice e Blogger Approfondimenti Documento base Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l'infanzia.pdf (istruzione.it) Perché mandare i bambini al nido – Percorsi Formativi 06 Pedagogia del nido e valutazione della qualità - M. Letizia Capparucci - Libro - CISU - | IBS L'autonomia dei bambini dell'asilo nido - Nostrofiglio.it La zona di sviluppo prossimale nel bambini - di Silvia Spinelli (youtube.com)

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3 Mag
2024
Affidare il bimbo ai Nonni o portarlo all'Asilo Nido?

Genitorialità e Educazione

Affidare il bimbo ai Nonni o portarlo all'Asilo Nido?

Il momento della scelta è arrivato perché la mamma e il papà devono tornare al lavoro. La domanda è lì da mesi che aspetta una risposta: “E’ meglio che il mio bambino vada al nido, o che stia a casa tra le cure amorevoli dei nonni?“.   Con questo articolo vogliamo fornire alcuni spunti di riflessione augurandoci che possano aiutare i genitori a facilitare la scelta. Prima di ogni altra posso affermare, lo dico come mamma e come maestra, che ogni genitore in cuor suo, osservando il suo bambino è capace di trovare la giusta soluzione. Ascoltarsi e fidarsi delle proprie intuizioni è sempre la cosa migliore. Non ci sono mai ricette, ma solo suggerimenti e osservazioni che possono fornire spunti per decidere più serenamente. Ogni situazione è un caso a se stante e per questo desideriamo dare qualche input per stimolare l’ascolto del vostro ”io” per fare la scelta migliore. Detto ciò possiamo esaminare alcuni aspetti; vantaggi e svantaggi dell’ingresso al nido o del rimanere a casa con i nonni. Nido o Nonni? Perché scegliere il Nido Il nido è un valido sostegno come proseguimento e accompagnamento della crescita di ogni bambino. E’ il primo ingresso in “società” e come tale va ben valutato. Il nido deve essere un luogo della cura e dell’accoglienza, un proseguimento delle braccia materne. Vivere insieme ad altri, condividere spazi e giochi stimola i bambini nello sviluppo psicomotorio implementa il linguaggio, facilita l’acquisizione di competenze pratiche e relazionali. “Condividere” al nido significa innanzi tutto imparare lentamente ad ampliare la propria sfera affettiva, riconoscere nuove figure di riferimento di cui potersi fidare. Si impara che non tutto è mio e che è necessario scendere a patti, che i miei bisogni sono fondamentali come quelli degli altri. Imparo a ricevere e a dare limiti. Al nido si da molta importanza alle “routine”, vestirsi e svestirsi, la toilette, il cibo, la nanna, si trova un modo per vivere in una piccola comunità: tutti importantissimi momenti di crescita. Avere un contesto ben organizzato e metodico in questo senso può aiutare i bambini ad entrare più facilmente nel ritmo sonno-veglia, nel controllo degli sfinteri, nella dimestichezza con il cibo. Tra genitori e nido nasce un patto di alleanza, uno scambio continuo, una fiducia reciproca, la famiglia si sente supportata nelle scelte educative. Importante però è scegliere un nido che abbia i presupposti per coltivare questa alleanza e che abbia caratteristiche adeguate. Le figure di riferimento sono infatti fondamentali nei primi anni di vita del bambino, e per questo è importante scegliere un luogo e persone che vi trasmettano passione, dedizione e competenza. Anche l’ambiente è importante: il bambino nei primi anni di vita è un organo di senso, conosce il mondo tramite i sensi e tutto si imprime con maggior intensità. Gli aspetti importanti da osservare nella scelta del luogo sono: i colori, i suoni, gli odori, i materiali, i giochi, la possibilità di stare all’aperto. E’ Importante che i bambini abbiano spazio per muoversi e che questo aspetto non venga sottovalutato. La possibilità che i bambini nei primi tre anni possano stare a terra, gattonare, fare giochi di movimento, stare molto all’aperto è fondamentale per una crescita armonica dell’organismo, per irrobustire lo scheletro, per non incorrere in problemi posturali nello sviluppo. E’ importante che il contesto educativo sia il più attento possibile ad ogni singolo bambino e i piccoli gruppi possono facilitare questo processo. Alcune domande da porre al nido per riuscire a selezionarlo al meglio le trovate in un nostro articolo precedente open day al nido. Quando il Nido non è un vantaggio? Il nido ha solo aspetti positivi? La risposta è no! Come sempre dipende dal bambino e dalla famiglia. Per alcuni bambini il fatto di trovarsi insieme ad altri, stare a nuovi ritmi, nuove figure di riferimento, può essere fonte di stress e dunque prematuro. Il nido è comunque un luogo promiscuo ed è indubbio che ci si ammala di più. Per alcuni bambini il tempo del distacco dai genitori costituisce una grossa difficoltà e non sempre è pronto a fare questo passaggio nel momento in cui gli adulti lo richiedono. Per altri c’è bisogno di un lungo periodo di assestamento. In questi casi si può pensare a dei passaggi graduali. Per esempio andare a prendere i bambini dopo pranzo ed aspettare ad inserire la nanna pomeridiana al nido, oppure frequentare il nido solo tre volte alla settimana. Nido o nonni? Perché scegliere i nonni. Talvolta, è più rassicurante rimanere a casa, con i propri ritmi e abitudini, “digerendo” gradualmente il distacco dalla figura primaria di riferimento. Anche per noi genitori può essere presto lasciare il nostro bambino nelle mani di un “estraneo” se pur competente (anche se estraneo lo sarà solo per poco). E’ importante ascoltarsi e chiedersi prima di tutto cosa ci tranquillizza maggiormente. Qual è la situazione dove ci sentiamo meglio. Questa sarà la soluzione giusta anche per il nostro bambino che sente e riconosce i nostri stati d’animo. Nel mio lavoro di maestra mi è capitato di constatare insieme ad alcune famiglie che l’inserimento al nido era faticoso e vissuto con ansia principalmente da loro stessi. In questi casi il bambino difficilmente si inserisce al nido. Non c’è fretta, con serenità si può rimandare l’inserimento al momento in cui tutto il nucleo è pronto. I nonni sono un grande dono: un rapporto di amore speciale che va coltivato in tutte le sue parti e che accompagna la crescita dei bambino. Il loro è un sostegno è un aiuto, ma non possono sostituire il ruolo genitoriale e neppure quello scolastico. Certamente nei primi anni di vita i nonni possono essere una valida alternativa la dove i ruoli sono chiari e i rapporti sereni. A volte sento mamme che si lamentano perché i nonni non seguono le loro istruzioni nello stare con i nipoti. Questo può essere un problema nel rapporto intergenerazionale. I genitori giustamente stabiliscono regole, priorità, atteggiamenti da mantenere con i figli e chiedono ai nonni di rispettarle. Non possiamo tuttavia chiedere ai nonni di portare i bambini sempre fuori se non se la sentono o di “non dargliele sempre vinte”; il coinvolgimento affettivo dei nonni è alto, loro sono già stati genitori, hanno allevato figli avendone la piena responsabilità. Non sempre, dunque, dare regole è il loro compito. Dai nonni si ha quella coccola in più, con i nonni è sempre festa, comprano il regalo speciale che noi mai avremmo acquistato e tutto questo è meraviglioso se rimane nella sfera dello straordinario. Quando affidiamo per un lungo tempo i piccoli ai nonni nei primi anni di vita, è bene che ci sia una buona intesa con la famiglia d’origine. E’ bene che i ruoli siano chiari, che concordiamo sul modello educativo e che ci sia un buon dialogo, una possibilità di confronto costante.   Luisella Piazza – Consulente Pedagogica

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6 Giu
2023
Educazione e Nuove Tecnologie: a Collegno nasce il Patto Digitale

Genitorialità e Educazione

Educazione e Nuove Tecnologie: a Collegno nasce il Patto Digitale

Sempre più genitori e insegnanti sono preoccupati e attenti riguardo l’uso delle nuove tecnologie da parte dei giovani.  Uno degli interventi più pratici e concreti che possono essere messi in atto è quello di costituire un patto digitale.  Ne parliamo in questa intervista con la Dott.ssa Silvia Di Paola, Psicologa Scolastica e promotrice del patto digitale per la città di Collegno. Dott.ssa Di Paola le abbiamo chiesto questa intervista poiché giovedì 8 giugno a Collegno verrà presentato alla cittadinanza il primo patto digitale della provincia di Torino e vorremmo chiedere a lei, in quanto promotrice del progetto, di spiegare meglio in cosa consiste un patto digitale.   I patti digitali sono accordi informali tra famiglie, istituzioni, associazioni ed educatori che, uniti dal pensiero di promuovere l’uso sicuro e consapevole della tecnologia, scelgono di seguire nella quotidianità delle regole pratiche e condivise.  I patti digitali nascono generalmente da gruppi informali di genitori che confrontandosi cercano le soluzioni per superare la pressione sociale che anticipa l’utilizzo del digitale da parte dei piccoli.  Queste famiglie si supportano a vicenda e stabiliscono regole condivise per l’educazione digitale dei propri figli per fare in modo che l’uso di smartphone, internet e videogiochi siano adatti alla loro età.  Perché i patti digitali portino frutti concreti è tuttavia necessario coinvolgere anche soggetti esterni alle famiglie e coinvolti nell’educazione dei giovani come scuole, pediatri, società sportive e tutti i contesti educativi.  Può farci alcuni esempi di regole contenute in un patto digitale?  Tra le regole più comuni contenute in patto digitale vi sono: - l'età di consegna dello smartphone personale  - regole per l’utilizzo dei diversi dispositivi (quando e per quanto tempo, accesso a siti web e social...) - partecipazione con i figli a momenti di educazione digitale.  La sua scelta di promuovere l’iniziativa del patto digitale è legata in qualche modo alla sua esperienza professionale di Psicologa Scolastica? Si, lavoro da circa 10 anni nelle scuole di ogni ordine e grado, dall’infanzia alle superiori, gestendo sportelli d’ascolto e progetti di educazione alla salute. Negli ultimi anni però ho potuto constatare come gli schermi siano diventati una presenza costante e sempre più invadente fin dalla tenera età. Ho imparato a chiedere ai ragazzi quante ore passano al giorno connessi e ho stimato che alle scuole medie ci si aggira sulle 3/4 ore al giorno per arrivare alle 5/6 ore alle superiori e in alcuni casi anche fino a 12!  E sono sempre più frequenti i disturbi dell'attenzione, ansia e attacchi di panico, ritiro sociale, disturbi alimentari e vere e proprie dipendenze da social fino a preoccupanti disturbi dissociativi.  Sulla base della sua esperienza personale quali sono le ripercussioni di un uso scorretto di smartphone e social da parte dei giovani?  Questo è un tema davvero ampio e complesso che non permette di essere esaustivi con poche righe; tuttavia possiamo ricordare che dai dati scientifici emerge come l’introduzione troppo precoce di queste tecnologie interferisce con il processo di crescita cognitiva, affettiva e relazionale. Le ricerche scientifiche mostrano che l’utilizzo prolungato dei sistemi digitali ha effetti dannosi di vario genere:  -disturbi del benessere, disturbi dell'alimentazione e del riposo notturno; -problemi legati all'apprendimento come: difficoltà di concentrazione; disturbi dell'attenzione e diminuzione della creatività; -conseguenze psicologiche come traumi legati alla visione di contenuti per adulti e ansia; -rischi concreti di essere vittime di insulti e offese online, cyberbullismo, emulazione di sfide estreme promosse online. Anche se lei è la promotrice del patto digitale di Collegno questo è stato redatto ed è portato avanti da un gruppo informale di cittadini chiamato ‘’Famiglie in rete’’. Può raccontarci brevemente la storia del gruppo e da chi è costituito? Quali sono gli obiettivi del gruppo nel breve e nel lungo termine? Ho sentito parlare per la prima volta di patti digitali a settembre 2022 durante un seminario per genitori e scoperto come alcuni gruppi di genitori condividono regole comuni e si sostengono con l’obiettivo di creare benessere digitale. Ho iniziato ad informarmi entrando in contatto con varie realtà già strutturate, come l'Associazione MEC in Friuli, Aspettando lo Smartphone a Milano e il progetto Patti Digitali. A partire dalle esperienze già consolidate in altri territori ho creato così un gruppo Telegram e chiesto adesione a chi era interessato e in poco tempo si è creato un gruppo di circa 80 persone che comprende prevalentemente genitori ma a cui appartengono anche insegnanti psicologi, educatori e pedagogisti.  Abbiamo iniziato a confrontarci tra di noi, con un pensiero critico, scambiandoci informazioni, materiali, articoli scientifici e link di seminari sul tema del digitale e minori. Abbiamo creato una base di conoscenza comune per poi incontrarci di persona ed iniziare a lavorare concretamente sulle regole che ci sentivamo di poter sostenere ciascuno all’interno delle proprie famiglie. è nato in questo modo il patto digitale "Famiglie in Rete''. Tra i nostri obiettivi c’è quello di creare momenti formativi sia per genitori che per ragazzi, organizzando anche gite detox per le famiglie così da creare momenti relazionali tra noi e per i ragazzi affinché possano conoscersi e non sentirsi soli ed esclusi, ma parte attiva del progetto.  Abbiamo deciso di iniziare a proporlo nel comune di Collegno ma l’idea futura è di promuoverlo anche in altri comuni e altre province del Piemonte. In Friuli l’associazione MEC ha portato avanti il progetto “Custodi digitali” che vede la collaborazione di tutta la comunità educante (genitori, insegnanti e pediatri) coesi e alleati per il benessere digitale. I cittadini che concordano con il patto cosa devono fare per aderire?  Bisogna collegarsi al seguente link e firmare il patto. Quali sono i vostri contatti per chi intende seguirvi? Pagina Facebook Pagina Istagram  Bibliografia essenziale L'innovazione tecnologica nella scuola: come coltivare un'innovazione tecnologica sostenibile ed efficace. Antonio Calvani Educazione digitale familiare dalla nascita. Marco Grollo et al. Too much screen time changes children's brains, study from Cincinnati Children's finds

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1 Giu
2023
Giovedì 1 giugno: Giornata Mondiale dei Genitori

Genitorialità e Educazione

Giovedì 1 giugno: Giornata Mondiale dei Genitori

Oggi è la Giornata Mondiale dei Genitori e Che Scuola ha chiesto alla Dott.ssa Silvia Spinelli un contenuto speciale per l'occasione: un super vademecum da tenere sempre a mente per onorare il nostro ruolo di educatori e accompagnatori nella crescita dei nostri figli. Il ruolo del genitore racchiude in sé “lavori” diversi, ma tutti egualmente importanti, per aiutare i figli a crescere in modo sano e consapevole. Per lavori si intende il fatto che, noi genitori, dobbiamo essere capaci, a seconda delle varie situazioni, di indossare diversi “cappelli del mestiere” che servono per acquisire punti di vista diversi, utili ad aiutare i nostri bambini o i nostri ragazzi, soprattutto per quelle situazioni in cui non siamo stati o non possiamo essere presenti, come a scuola, alla materna o al nido. Vediamo quali solo questi cappelli. Il primo cappello del mestiere che dobbiamo mettere per aiutare i nostri bambini o i nostri ragazzi è quello dell'Investigatore. Cosa vuol dire mettere il cappello dell'investigatore? Vuol dire che quando i nostri figli hanno una difficoltà, un problema, gli succede qualcosa, la prima cosa che dobbiamo fare è trasformarci in Agatha Christie o Miss Marple o il tenente Colombo! Dobbiamo quindi iniziare a capire, entrare in un assetto non giudicante; quello del giudice è proprio l'unico lavoro che va tolto dal mondo della genitorialità! Invece l'investigatore cerca di capire che cosa è successo, quali sono gli antecedenti, torna sulla scena del crimine, indaga se sono successe delle cose a scuola, cerca di capire che cosa è successo quando un bambino manifesta un disagio. Capita spesso per esempio con la scuola, un pessimo incastro tra alcune tipologie di bambino e alcune tipologie di insegnamento. Per esempio: se il bambino è molto motorio, fa molta fatica a regolare i suoi movimenti e finisce ad esempio in una scuola d'infanzia dove si fanno molte attività a tavolino e poche attività motorie, ecco che può avvenire un crash. Quindi investighiamo, andiamo con la lente di ingrandimento nell’ambiente in cui è immerso il bambino o la bambina e facciamoci delle domande: “è giusto per il mio bambino?” “che cosa è successo prima?” “che cosa è successo dopo?” “come ha reagito Tizio, come ha reagito Caio?” Facciamo i nostri “interrogatori”, trasformiamoci in buoni investigatori per allargare la visuale e il campo della situazione. Il secondo lavoro è collegato a questo primo ma è un po' diverso ed è quello dello Scienziato. Noi dobbiamo sapere ricordare che tutto ha un motivo. Mentre l'investigatore lo immaginiamo di più come una persona che raccoglie dati soprattutto sull'ambiente e sulle interazioni che il nostro bambino ha avuto con vari personaggi dell'ambiente e interroga i vari testimoni, lo scienziato cerca di capire antecedenti e conseguenze soprattutto dell’interiorità del bambino, come se cercasse di vedere quello che c'è sotto la punta dell'iceberg, il meccanismo biologico neuronale scientifico che c'è alla base di alcuni comportamenti. “Il mio bambino si comporta in un certo modo”, ok indosso il cappello dello scienziato e analizzo: “ha dormito abbastanza?” “ha mangiato adeguatamente?” “non si sente bene?” analizziamo che cosa c’è in campo di lui o di lei, che è difficile domandiamoci: “ha qualche frustrazione?” oppure “l'ambiente familiare o scolastico in cui è inserito, porta qualche tensione?” Ricordiamo sempre che dire “fa così senza motivo!” non esiste. Il senza motivo non esiste perché noi siamo esseri mossi sempre da quelli che si chiamano sistemi motivazionali cioè le cose che ci muovono e ci spingono sono sempre qualche cosa che ci vuole portare a un obiettivo, un obiettivo che è soprattutto di salute e di sicurezza, di raggiungere delle cose che sono importanti per noi, da adulti, e di contatto con delle figure di riferimento, per i bambini. I sistemi motivazionali agiscono e quindi dobbiamo chiederci, come dei bravi scienziati, che cosa c’è in campo in quel momento, perché sta succedendo una certa cosa: c'è l'interazione con l'ambiente del mio bambino, c'è il temperamento individuale del mio bambino, ci sono degli aspetti fisiologici e/o neuronali (il mio bambino fa così perché è molto stanco, perché è molto piccolo, gli ho fatto troppe richieste o gli ho parlato troppo, il mio bambino è così perché è stato tante ore in un ambiente rumoroso, etc.). Come l'investigatore parla, capisce, sente e ascolta, fa dei collegamenti, così lo scienziato fa degli esperimenti e si alternano tutti questi lavori-cappello di un genitore, che cerca di capire cosa c'è sotto quel comportamento. Il terzo e ultimo lavoro che un genitore deve mettere in campo è quello dell'Avvocato. Attenzione perché non significa fare i genitori che difendono i figli a oltranza, anche quando sono indifendibili, anche quando sono maleducati. Ma, se abbiamo fatto bene i primi due lavori, quindi se abbiamo investigato sia l'ambiente e sia le motivazioni fisiologiche e neurologiche alla base di un certo comportamento, chi starà dalla parte del nostro bambino se non noi genitori? Indossare il cappello dell’avvocato non significa altro che assumersi il compito di spiegare al di fuori di noi. Raccontiamo la situazione ai nonni, la raccontiamo all'insegnante, la raccontiamo all'allenatore e portiamo avanti i diritti del nostro bambino a star bene, a essere immerso in un ambiente sereno. Tutto ciò è un elemento molto importante per l'alleanza educativa, non dobbiamo entrare a gamba tesa nei servizi educativi e iniziare a dettare ordini e sentenze, questo non è un avvocato ma un giudice, e come detto prima, il giudice è l’unico cappello che un genitore non deve mai indossare. Per concludere il tema dedicato alla “giornata mondiale del genitore” ricordiamoci che una mamma, un papà, conosce il suo bambino da 9 mesi prima che venga al mondo. Un genitore vive, respira, annusa il proprio bambino e bambina tutti i giorni della sua vita e quindi è in grado di notare e cogliere dei malesseri o delle particolarità che probabilmente nessun altro potrà cogliere del proprio figlio e figlia. Potete fidarvi di voi, diventare dei bravi avvocati, non avvocati pazzi, ma avvocati che stanno dalla parte del vostro cliente, in quel caso il vostro bambino, cercando di far capire agli altri quali sono stati gli antecedenti e le motivazioni, che cosa succede dentro il bambino in modo da portare avanti e difendere la sua causa e di portarla nel miglior modo possibile sotto gli occhi di tutti, per regalargli una crescita sana e consapevole. Buona genitorialità da Che Scuola e Silvia Spinelli

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27 Gen
2023
Giorno della Memoria: come parlarne ai bambini?

Genitorialità e Educazione

Giorno della Memoria: come parlarne ai bambini?

In moltissime scuole di vario ordine e grado, durante la giornata del 27 Gennaio "Giorno della Memoria", vengono proiettati film o contenuti dedicati alle vittime dell'Olocausto. Come parlare di argomenti così forti e delicati ai nostri bambini e ragazzi ? È meglio proteggerli, oppure fargli sapere cosa accade intorno a loro? E se scegliamo questa seconda opzione, come possiamo presentare argomenti di grande impatto emotivo, nel modo più delicato possibile, accompagnandoli nel processo di elaborazione e comprensione, per non incorrere in traumi? Per rispondere a questa domanda abbiamo chiesto alla Dott.ssa Silvia Spinelli, Psicoterapeuta specializzata in età dello Sviluppo. Ecco alcuni consigli per insegnanti e genitori Consigli per gli Insegnanti  È certamente importante parlare di tutti gli accadimenti che fanno parte della nostra storia ma quando alcuni di questi sono accompagnati da video, immagini, racconti di vita di persone con nomi e foto, occorre farlo in modo pertinente all’età degli studenti. Sui contenuti delicati non c’è una regola generale.  Ogni bambino è differente: ci sono quelli che rimangono profondamente turbati, ci sono quelli che, pur commuovendosi, riescono poi ad assimilare il messaggio e a captarne l’essenza, e poi ci possono essere quelli che, per difesa, sembra si facciano scivolare tutto addosso con indifferenza. Ma è davvero così? La capacità di elaborazione delle emozioni e degli stati d’animo è soggettiva: sicuramente è un meccanismo influenzato dal temperamento individuale, ma anche dal lessico emotivo che si utilizza a casa. In un contesto familiare in cui ci si confronta spesso sulle emozioni, la comprensione di tematiche così spinose è certamente meno complessa. Quando si vuole far riflettere i più piccoli su questioni impattanti, come la morte, le malattie, fatti drammatici del passato o attuali, come la guerra, è fondamentale innanzitutto che gli insegnanti informino per tempo i genitori, affinché essi possano segnalare eventuali perplessità, per poi valutare consapevolmente come agire con il proprio figlio; se un genitore è conscio di avere un bambino molto sensibile, può decidere di prepararlo prima. È indispensabile che gli insegnanti lascino libertà di movimento ai loro alunni, rassicurandoli di potersi sedere di fianco a loro, per esempio, nel momento in cui dovessero sentirsi troppo scossi, o di poter uscire dalla classe per decomprimere la tensione.  Bisogna dare spazio alla rielaborazione di ciò che si è visto: “Cosa ne pensate?”, “Come state?”, “Perché secondo voi sono successe queste cose?”, “Come possiamo fare perché non accadano più?”, insomma, consentire che emergano sensazioni e sentimenti, senza giudizio e negazione, evitare di minimizzare nel caso in cui qualcuno particolarmente empatico pianga, e riconoscere l’autenticità di quella reazione. Mai dare per scontato che i ragazzi più grandi tollerino meglio questi contenuti: sebbene siano emotivamente più strutturati, prepariamoli sempre prima, dando anche a loro la possibilità di scegliere se continuare a osservare quel contenuto, garantendo piena libertà nella gestione dello spazio, a seconda del sentire personale. Alcuni possono chiedere di uscire dall’aula, per esempio, ed è giusto concedere che si autoregolino come ritengono più opportuno. Ma è davvero giusto mostrare immagini o video che potrebbero urtare la loro sensibilità? Non ho la risposta a questa domanda, perché non mi occupo di temi etici, intesi in questo senso, ma da psicologa posso dirvi che la negazione non è mai un bene: fare finta che un fenomeno non esista, allo scopo di proteggere, anche se a fin di bene, non è mai una buona idea. Sono piccoli ma si accorgono di ciò che gli succede intorno, quindi molto meglio prevenire e fornire loro una spiegazione guidata e adatta alla loro età; in secondo luogo è più semplice comprendere con l’aiuto di un adulto a fianco, che non magari trovarsi a vedere da soli un documentario a casa su Netflix, che potrebbe far emergere dubbi e perplessità irrisolti.  Le tappe di sviluppo per l’elaborazione delle emozioni non sono uguali per tutti. Anche agli adulti può capitare talvolta di faticare osservando immagini o ascoltando storie che riportano a fatti violenti. Consigli per gli i Genitori  Condividete e create una buona alleanza con gli insegnanti, e insieme guidate i giovani e i bambini verso il processo di elaborazione, tramite strumenti adatti quali l’ascolto empatico, l’accoglienza delle emozioni e non la repressione delle stesse, favorendone l’espressione, per poi lasciarle andare. In questo modo si eviterà che questo tornado emotivo li travolga, limitando sofferenza, preoccupazione o pensieri tristi. Avvisateli che il 27 gennaio in classe probabilmente si parlerà di questo argomento e siate pronti ad ascoltarli quando torneranno a casa. Ecco il link ad un video riassuntivo Silvia Spinelli

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19 Gen
2023
Essere Genitori nell'era di Internet

Genitorialità e Educazione

Essere Genitori nell'era di Internet

Un tema estremamente attuale e spesso fonte di dubbi e preoccupazioni per i genitori di bambini e adolescenti, nonché per le figure educative, è l’uso di internet in generale. Come essere genitori e insegnanti nell’era di internet? Come proteggere i ragazzi dai pericoli? Quali sono i modi più funzionali per intervenire nella gestione delle tecnologie? Non possiamo negare che il digitale sia una grossa opportunità, ma occorre riflettere sull’importanza del ruolo educativo di genitori e insegnanti per favorirne un uso intelligente e consapevole. Innanzitutto, è necessario avere presente che cosa significa essere adolescenti, come cambia il modo di sentire, comunicare e relazionarsi in questa fase di vita, e quali sono i loro bisogni. Dopo di che è necessario che noi adulti per primi ad essere informati e conoscere il web, il suo funzionamento e tutte le sue sfaccettature, nel bene e nel male. Ma prima di ogni cosa, dobbiamo essere consapevoli che l’uso che i ragazzi fanno del web ha molto a che fare con il contesto relazionale e affettivo entro cui sono inseriti. Numerose ricerche mostrano come la qualità della relazione adulto-adolescente, il coinvolgimento affettivo, un ambiente relazionale attento e sintonizzato sulle emozioni e sui bisogni dei ragazzi, una buona comunicazione e fiducia reciproca, siano gli elementi che più di tutti influenzano l’uso costruttivo del web. L’idea quindi deve essere quella di costruire una “base sicura” digitale, che veda i genitori e tutte le figure educative come solidi punti di riferimento, anche per ciò che riguarda il mondo del web. Cosa può fare la famiglia? I consigli di Che Scuola per i genitori sono sempre gli stessi: informarsi partendo da fonti autorevoli, confrontarsi e riflettere in famiglia per farsi una propria idea, ascoltare professionisti del settore e approfittare di ogni occasione possibile per far crescere una propria cultura dell’educazione. Un’occasione da non perdere è l’incontro in presenza organizzato dalla Dott.ssa Francesca Bordone, Psicologa specializzata in Età Evolutiva e Genitorialità, rivolto a insegnanti e genitori al fine di confrontarsi su questi aspetti e condividere informazioni, dubbi, timori e possibili modalità d’intervento. Titolo dell’evento  “Genitori Connessi: come gestire l’uso dei social network in adolescenza” Dove  AKUADRO Sport - Via XXV Aprile 154 - Nichelino (TO) Quando Venerdì 3 Febbraio alle 20:45 Cosa può fare una scuola? L'argomento sull'uso del digitale può essere sviluppato anche per i ragazzi che non attraversano la fase dell'adolescenza e, considerando che i mezzi di comunicazione moderni vengono usati sempre più precocemente dai nostri ragazzi, sarebbe opportuno che non solo scuole secondarie di secondo grado ma anche scuole primarie e scuole secondarie di primo grado incentivassero il dialogo e il confronto su questo tema di concerto con le famiglie. Le scuole interessate ad approfondire l’argomento possono organizzare un evento di confronto con insegnanti e genitori contattando la Dott.ssa Francesca Bordone. Altre azioni possibili ? Per i genitori e gli insegnanti che volessero approfondire gli argomenti sull’uso dei sistemi digitali da parte degli adolescenti di seguito sono riportati alcuni link utili da consultare  https://www.unicef.it/pubblicazioni/i-diritti-dei-minorenni-in-relazione-all-ambiente-digitale/ https://www.minorionline.com/ https://www.minori.gov.it/sites/default/files/accesso_sicuro_a_internet.pdf https://www.minori.gov.it/it/ricerca-guidata?f%5B0%5D=taxonomy_vocabulary_20%3A544

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