22 Novembre 2025

Quando nostro figlio o nostra figlia torna a casa e non ci parla o, al contrario, esplode in un pianto inspiegabile, sappiamo che dietro c’è la vita della classe. Siamo genitori che si sentono sospesi: da un lato, dobbiamo accompagnarli in un mondo a volte ostile, insegnando loro a rialzarsi dopo una parola cattiva di un compagno o una correzione della maestra, dall’altro, dobbiamo capire cosa succede davvero, decifrando il "non detto" dei loro silenzi e delle loro reazioni.
Il vero nodo è questo: come possiamo aiutarli ad affrontare le situazioni spiacevoli, rimanendo al loro fianco, senza intervenire a sproposito e senza scontrarci con le altre famiglie o gli insegnanti?
In questo delicato equilibrio tra supporto e rispetto dei ruoli, c’è un altro spettro che preoccupa ogni genitore: l'abuso di potere, anche solo verbale.
Una maestra, magari stanca, usa un tono troppo duro. Un genitore, dopo una lunga giornata di lavoro, esagera nel rimprovero.
Tutti facciamo degli errori, ma dobbiamo imparare a distinguere l'autorità dall'autoritarismo. Il punto è che alcune parole pronunciate dagli insegnanti con leggerezza sono spesso veri e propri atti di violenza, non intenzionale, ma ugualmente lesiva. Per paura di alimentare malumori o conflitti, questi episodi vengono taciuti e purtroppo proseguono indisturbati.
Cosa fare quando le parole di un docente feriscono nostro figlio e temiamo di affrontare la situazione da soli?
È qui che l'esperienza e l'empatia sono fondamentali.
Ascoltare senza Intervenire d’Istinto. Significa dare spazio al bambino o bambina, capire il suo vissuto, prima di chiamare la scuola o un altro genitore.
Significa trovare l'equilibrio tra la tutela del figlio e il rispetto del ruolo altrui.
Rimproverare senza Ferire. A casa o in classe, la parola deve essere una guida, non un’arma. Il rischio è che i nostri rimproveri, mossi dall'amore o dalla stanchezza, si trasformino in quella violenza verbale che proprio non vogliamo che i nostri figli subiscano
In questi momenti di incertezza, in cui non si sa se tutelare, mediare o restare in disparte, l’associazione La Via dei Colori, guidata da Ilaria Maggi, è un porto sicuro.

Ilaria Maggi, fondatrice dell’associazione La Via dei Colori, ha trasformato una dolorosa esperienza personale in un faro per la comunità.
Oggi, Ilaria è una figura di riferimento ed esperta nel promuovere il benessere emotivo e relazionale in classe, dedicandosi a fornire strumenti di ascolto e mediazione per trasformare i conflitti in crescita.
Ilaria e i suo collaboratori non offrono soluzioni magiche, ma strumenti di consapevolezza per ricostruire la fiducia. L’associazione nasce per questo: sostenere i genitori e gli insegnanti nel trovare l'equilibrio, insegnando ad ascoltare il "non detto" senza agire d'impulso.
L'associazione si rivolge a, genitori, educatori e docenti, per accompagnarli nella complessità della dinamica di classe attraverso strumenti concreti che mettono l'ascolto e il rispetto al primo posto.
Numero Verde e Consulenza senza Giudizio: Un primo filtro per esporre i dubbi, ricevere ascolto e capire se un comportamento della maestra o di un compagno è un episodio isolato o un segnale più profondo.
Formazione per la Mediazione: Laboratori e incontri focalizzati sull'ascolto attivo, sul come gestire la rabbia evitando l'escalation verbale e sul come dialogare costruttivamente con la scuola.
Orientamento tra i Ruoli: Consulenza per capire come tutelare il proprio figlio in caso di necessità (anche con supporto legale), mantenendo il rispetto per le dinamiche educative.
Mediazione Educativa: Interventi diretti in classe per trasformare i conflitti tra compagni in occasioni di apprendimento relazionale.

Hai un dubbio sul limite di un rimprovero? Tua figlia o tuo figlio è coinvolto in dinamiche complesse in classe?
Attraverso La Posta di CheScuola?! puoi raccontare il tuo episodio.
Gli esperti che collaborano con noi, inclusa Ilaria Maggi e il team de La Via dei Colori, ti offriranno consigli concreti.
L’obiettivo è trasformare ogni difficoltà, sia un litigio tra bambini che un rimprovero genitoriale, in un momento di profonda crescita e consapevolezza.
Antonella Giostra
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