Il Blog di Che Scuola?!

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13 Lug
2026
Maturità 2026: il Nuovo Orale, un Bilancio oltre le Polemiche

Didattica e Apprendimento 13-18 anni

Maturità 2026: il Nuovo Orale, un Bilancio oltre le Polemiche

Riflessioni sul Nuovo Colloquio dell'Esame di Stato: la Capacità di Raccontarsi ha Ridefinito la Prova Con la conclusione degli Esami di Stato 2026 è finalmente possibile analizzare il nuovo colloquio orale con uno sguardo meno condizionato dal dibattito che ne ha accompagnato l'introduzione. Nelle settimane precedenti agli esami, infatti, il confronto pubblico si è spesso concentrato sulle critiche, talvolta formulate ancora prima che studenti e commissioni potessero sperimentare concretamente la nuova struttura della prova di Maturità. Ogni cambiamento nel sistema scolastico è destinato a generare discussioni, meno utile è, invece, fermarsi a una contrapposizione tra favorevoli e contrari senza chiedersi quale idea di scuola e di valutazione ci sia dietro una proposta. Una riforma non dovrebbe essere giudicata soltanto per la sua novità, ma soprattutto per la sua capacità di sviluppare competenze realmente significative per gli studenti. Questo non significa affermare che il nuovo colloquio sia privo di criticità o che la sua applicazione sia stata uniforme in tutte le commissioni. Significa piuttosto riconoscere che l'impianto della prova propone una riflessione interessante: spostare l'attenzione dalla semplice esposizione di contenuti alla capacità dello studente di costruire collegamenti, riflettere sulle proprie esperienze e attribuire loro un significato. È proprio questa la prospettiva che merita di essere analizzata, al di là delle polemiche. L'Arte di Scegliere e Raccontare: Competenze Chiave per la Maturità e Oltre La Maturità, con il suo colloquio orale rinnovato, ha messo in luce una competenza fondamentale che va ben oltre la valutazione scolastica: la capacità di saper scegliere e saper raccontare il proprio percorso. Non si tratta solo di esporre fatti, ma di tessere una narrazione coerente e significativa delle proprie esperienze, siano esse legate ai Percorsi per la Formazione scuola-lavoro (ex PCTO), all'Educazione Civica o ad altri momenti di crescita personale. Saper Scegliere: la Selezione Critica delle Esperienze Il primo passo per una narrazione efficace è la selezione critica. Durante gli anni della scuola superiore gli studenti accumulano un ricco patrimonio di esperienze: progetti scolastici, attività extracurriculari, volontariato,Formazione scuola-lavoro, esperienze di cittadinanza attiva, successi e difficoltà. Saper individuare quali esperienze siano davvero significative significa sviluppare una competenza riflessiva che comprende: Auto-riflessione, per comprendere quali esperienze abbiano inciso realmente sulla propria crescita personale e sulle competenze sviluppate Pertinenza, scegliendo gli episodi che meglio dialogano con il tema del colloquio e con il proprio progetto di vita Sintesi, evitando l'elenco cronologico delle attività per privilegiare pochi esempi realmente rappresentativi Questa capacità di discernimento non è innata, ma si costruisce attraverso la pratica educativa e l'accompagnamento dei docenti, e permette allo studente di presentarsi non come semplice esecutore di attività, ma come persona consapevole del proprio percorso di crescita. Saper Raccontare: Costruire una Narrazione Significativa Una volta selezionate le esperienze, entra in gioco la capacità di raccontarle. La narrazione non consiste in un semplice resoconto cronologico, ma nella costruzione di un filo logico che mette in relazione conoscenze disciplinari, esperienze personali e competenze maturate. Una narrazione efficace si fonda su alcuni elementi essenziali: Chiarezza e coerenza, organizzando il discorso in modo comprensibile Capacità di collegamento, mostrando come discipline, PCTO, Educazione Civica ed esperienze personali si intreccino in un percorso unitario Riflessione critica, andando oltre la descrizione delle attività per spiegare ciò che si è imparato, le difficoltà affrontate e le competenze sviluppate Autenticità, perché un racconto personale e consapevole è sempre più convincente di una presentazione costruita per impressionare L'Educazione Civica assume in questo quadro un ruolo particolarmente significativo. Non rappresenta un contenuto aggiuntivo da memorizzare, ma un'occasione per dimostrare la capacità di interpretare problemi complessi, collegare discipline diverse e riflettere sul proprio ruolo di cittadino. È proprio questa dimensione riflessiva che il nuovo colloquio sembra voler valorizzare. Colloquio di Maturità: una Competenza Chiave per il Futuro Uno degli aspetti più significativi del nuovo colloquio è aver chiesto agli studenti, forse per la prima volta in modo così esplicito, di elaborare una lettura personale del proprio percorso scolasticoNon è stato sufficiente richiamare conoscenze o descrivere esperienze: è stato necessario selezionarle, metterle in relazione, comprenderne il significato e costruire un racconto coerente che desse valore al cammino compiuto. Questo processo rappresenta già di per sé un'importante esperienza formativa. Elaborare il proprio percorso significa prendere consapevolezza delle competenze acquisite, riconoscere i momenti che hanno inciso maggiormente sulla propria crescita e sviluppare la capacità di riflettere criticamente sulle esperienze vissute. È una competenza che non si esaurisce con l'Esame di Stato. È la stessa competenza richiesta quando si prepara un curriculum efficace, si sostiene un colloquio di lavoro, si scrive una lettera motivazionale per l'università, si presenta un portfolio di esperienze o si affronta una selezione professionale. Non basta aver fatto molte esperienze: occorre saper spiegare che cosa ci abbiano insegnato, quali competenze abbiano sviluppato e come abbiano contribuito alla costruzione della propria identità personale e professionale. Il nuovo colloquio orale non valuta soltanto la preparazione disciplinare, rappresenta un'occasione educativa importante. Stimola gli studenti a fermarsi, a riflettere e ad attribuire un significato al proprio percorso, trasformando un insieme di esperienze in una narrazione coerente, favorendo lo sviluppo di una capacità destinata ad accompagnare gli studenti ben oltre la conclusione della scuola: quella di dare senso alla propria esperienza e comunicarla con consapevolezza. Un Bilancio Oltre le Polemiche Il nuovo colloquio non sostituisce la verifica delle conoscenze, ma la integra con una valutazione di competenze più complesse. La scuola ha il compito di verificare le conoscenze e le competenze disciplinari acquisite dagli studenti. Ma ha anche la responsabilità di accompagnarli nello sviluppo dell'autonomia, dello spirito critico, della capacità di collegare saperi ed esperienze e di riflettere consapevolmente sul proprio percorso di crescita.Sono dimensioni complementari, entrambe essenziali per una formazione completa. Forse è proprio questa la sfida più interessante proposta dalla Maturità 2026. Il colloquio non rappresenta soltanto una diversa modalità di svolgere l'Esame di Stato, ma un'occasione per affiancare alla verifica delle conoscenze uno spazio dedicato all'elaborazione personale delle esperienze vissute e alla capacità di raccontarle in modo consapevole. Riferimenti  Ordinanza Ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026 - Organizzazione e modalità di svolgimento dell’esame di maturità per l’anno scolastico 2025/2026 Colloquio Maturita 2026: struttura, materiale di partenza, domande tipo - Spaggiari.eu Esami di primo e secondo ciclo 2025-2026 - Istruzione.it Il curriculum dello studente e la Maturità-Talent Show di Valditara - Roars.it Fancesca Merlo

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1 Lug
2026
Riforma della Scuola 2026: le Nuove Indicazioni per i Licei Rimettono al Centro la cultura e il Pensiero Critico

Generiche 13-18 anni

Riforma della Scuola 2026: le Nuove Indicazioni per i Licei Rimettono al Centro la cultura e il Pensiero Critico

Negli ultimi mesi si è parlato molto della riforma dei programmi scolastici. Dopo aver aggiornato le Indicazioni Nazionali per la scuola dell'infanzia, la primaria e la scuola secondaria di primo grado, il Ministero dell'Istruzione e del Merito presenta ora le nuove Indicazioni Nazionali dedicate ai licei. Al di là del dibattito politico, vale la pena chiedersi cosa cambierà davvero per gli studenti e perché molti degli interventi proposti meritano attenzione. Le nuove Indicazioni delineano una scuola che punta a formare ragazzi preparati sul piano culturale, capaci di ragionare, di collegare i saperi e di affrontare con spirito critico le sfide del presente. Una Scuola che Investe nella Lettura e nella Capacità di Riflettere Uno degli aspetti più significativi riguarda il ritorno alla centralità della lettura. Non soltanto romanzi, ma anche saggi capaci di insegnare ad argomentare, riflettere e costruire un pensiero autonomo. Le nuove Indicazioni raccomandano la lettura di almeno sei opere nel biennio, lasciando alle scuole la scelta dei titoli e delle modalità. È una proposta che va nella direzione di contrastare una delle grandi sfide educative del nostro tempo: l'abitudine a consumare informazioni frammentarie senza sviluppare una reale capacità di comprensione. Riscoprire il libro cartaceo significa recuperare tempi di attenzione più lunghi, sviluppare concentrazione e instaurare un rapporto più profondo con il sapere. I Classici Aiutano a Comprendere il Presente Omero, Virgilio, la Bibbia come grande codice culturale, i Promessi Sposi e la Divina Commedia continuano a occupare un posto centrale nel percorso liceale. Non si tratta di una scelta nostalgica, ma della consapevolezza che le grandi opere della tradizione occidentale affrontano temi universali che parlano ancora ai giovani di oggi: il coraggio, la libertà, la responsabilità, la giustizia, il senso della vita e il rapporto con gli altri. Conoscere questi testi significa acquisire strumenti per leggere con maggiore consapevolezza anche il mondo contemporaneo. Filosofia e Costituzione: Comprendere i Valori della Democrazia Tra le novità più interessanti emerge il collegamento tra filosofia e Costituzione. Le norme costituzionali non saranno presentate soltanto come articoli da conoscere, ma come il punto di arrivo di una lunga riflessione sul valore della persona, della libertà, dei diritti e della convivenza civile. Per gli studenti sarà un'occasione per comprendere non solo che cosa stabilisce la Costituzione, ma anche le radici culturali e filosofiche che ne hanno ispirato i principi. La Matematica per Sviluppare il Ragionamento Anche la matematica cambia prospettiva. Le tecniche di calcolo non rappresentano più il fine dell'apprendimento, ma diventano strumenti per comprendere concetti e sviluppare capacità logiche. Nel 5° anno aumentano inoltre i collegamenti con filosofia, arte e altre discipline, favorendo una visione unitaria del sapere. È un cambiamento importante perché il mondo contemporaneo richiede sempre meno esecutori di procedure e sempre più persone capaci di interpretare problemi complessi e trovare soluzioni. L'Intelligenza Artificiale Entra a Scuola con Spirito Critico L'intelligenza artificiale entra ufficialmente anche nei programmi scolastici. L'obiettivo non è sostituire lo studio tradizionale, ma insegnare agli studenti a utilizzare questi strumenti con senso critico e responsabilità. Anche nello studio del latino e del greco gli studenti saranno chiamati a confrontarsi con le traduzioni prodotte dall'intelligenza artificiale, imparando a verificarle, interpretarle e valutarne i limiti. È una scelta che guarda al futuro senza rinunciare alla formazione del pensiero autonomo. Torna la Geografia per Comprendere il Mondo Dopo gli anni della geostoria, la geografia torna ad avere una propria autonomia. Non sarà soltanto lo studio delle carte geografiche, ma una disciplina che aiuta a comprendere il territorio, il paesaggio, le trasformazioni ambientali, le dinamiche economiche e culturali e il rapporto tra uomo e ambiente. Le nuove tecnologie, le immagini satellitari e gli strumenti digitali saranno utilizzati per rafforzare una conoscenza concreta del mondo che ci circonda. La Ricomposizione dell'Unità dei Saperi: una delle Innovazioni più Profonde della Riforma Tra gli aspetti più significativi delle nuove Indicazioni Nazionali vi è il superamento di una concezione dualistica della conoscenza, che per molti anni ha contrapposto cultura scientifica e cultura umanistica come se appartenessero a mondi distinti. La riforma propone una prospettiva diversa e profondamente educativa: la ricomposizione dell'unità dei saperi. La fisica dialoga con la storia, con la filosofia e con l'arte; la matematica si apre alla riflessione filosofica; le discipline umanistiche si confrontano con le grandi trasformazioni scientifiche e tecnologiche. Non si tratta di semplici collegamenti tra materie, ma della consapevolezza che ogni disciplina contribuisce, con il proprio linguaggio e i propri strumenti, alla comprensione della medesima realtà. La conoscenza non è fatta di compartimenti stagni. È un tessuto unitario in cui ogni sapere arricchisce l'altro. Quando gli studenti imparano a cogliere queste relazioni, sviluppano un pensiero più profondo, capace di comprendere la complessità, di mettere in relazione fatti e idee, di formulare giudizi fondati e di affrontare le sfide del presente con maggiore consapevolezza. Questa ricomposizione dell'unità dei saperi rappresenta una svolta culturale di grande valore. Significa educare non soltanto a conoscere singole discipline, ma a costruire una visione organica della realtà, nella quale scienza, letteratura, filosofia, storia e arte non si contrappongono, bensì si integrano e si illuminano reciprocamente. È proprio questa capacità di integrare i saperi che forma il pensiero critico. Perché il pensiero critico non nasce dall'accumulo di nozioni, ma dalla capacità di cogliere connessioni, interpretare la realtà nella sua complessità e ricercare l'unità all'interno della molteplicità delle conoscenze. In questa prospettiva, la scuola torna a essere il luogo in cui i ragazzi non imparano semplicemente delle materie, ma imparano a conoscere il mondo nella sua interezza. Una visione della scuola che rispecchia quanto accade nella società, nella ricerca e nel mondo del lavoro, dove le competenze interdisciplinari sono sempre più richieste. Una Riforma che Guarda alla Crescita dei Nostri Ragazzi Ogni riforma scolastica è destinata ad aprire un confronto. È naturale, perché la scuola riguarda il futuro delle nuove generazioni. Queste nuove Indicazioni sembrano però seguire una direzione chiara: formare studenti che sappiano leggere, ragionare, argomentare, conoscere la propria storia, utilizzare in modo consapevole le nuove tecnologie e affrontare con spirito critico le sfide del presente. Molto dipenderà, naturalmente, da come queste Indicazioni saranno tradotte nella pratica quotidiana delle scuole e dall'impegno di dirigenti scolastici e docenti. L'orizzonte educativo, tuttavia, appare ben definito: meno nozionismo, maggiore comprensione; meno frammentazione, più collegamenti tra i saperi; meno dipendenza dagli strumenti digitali, più capacità di utilizzarli con intelligenza. Per le famiglie questa può rappresentare una buona notizia. Una scuola che investe sulla cultura, sul pensiero critico e sulla formazione integrale della persona non prepara soltanto agli esami, ma accompagna i giovani a diventare cittadini liberi, competenti e responsabili. È questa, in fondo, la missione più alta che la scuola possa continuare a perseguire. Francesca Merlo

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8 Giu
2026
Cambiare Scuola Superiore Dopo il Primo Anno: lo “Scivolo” Esiste Davvero e Può Aiutarti a Ripartire

Orientamento e Open Day 13-18 anni

Cambiare Scuola Superiore Dopo il Primo Anno: lo “Scivolo” Esiste Davvero e Può Aiutarti a Ripartire

Hai Scelto la Scuola Superiore Che Non Fa per Te? Non Sei l'Unico Succede più spesso di quanto si pensi. Dopo mesi di lezioni, verifiche e nuove materie, alcuni studenti arrivano alla fine del primo anno delle superiori con una consapevolezza importante: quella scuola non è la strada giusta per loro. Magari il piano di studi non corrisponde alle aspettative, le materie non suscitano interesse oppure, semplicemente, ci si rende conto che un altro indirizzo sarebbe stato più adatto alle proprie attitudini e ai propri obiettivi. La buona notizia è che non bisogna sentirsi bloccati. Esiste la possibilità di cambiare percorso scolastico e ricominciare con maggiore consapevolezza. Lo “Scivolo” Scolastico Può Fare la Differenza Pochi studenti e genitori ne sono a conoscenza, ma esiste una normativa che favorisce il passaggio tra diversi indirizzi di scuola superiore, soprattutto nei primi anni del percorso. Questa possibilità viene spesso chiamata informalmente "scivolo scolastico": uno strumento pensato per facilitare il riorientamento degli studenti e ridurre il rischio di dispersione scolastica. L'obiettivo è semplice: permettere ai ragazzi di correggere una scelta che non si è rivelata adatta, senza vivere il cambiamento come un fallimento. Corsi Passerella e Scivolo Scolastico: Qual è la Differenza? Quando si parla di cambio di scuola superiore, spesso si sente nominare lo "scivolo scolastico". In realtà, questo termine viene utilizzato per indicare la possibilità di passare da un indirizzo di studi a un altro senza dover necessariamente perdere un anno scolastico. Molti conoscono il termine "scivolo scolastico", ma pochi sanno che il vero strumento previsto dalla normativa sono i cosiddetti "corsi passerella": percorsi di riallineamento che aiutano gli studenti a passare da un indirizzo all'altro recuperando eventuali materie non affrontate nel percorso precedente. L'obiettivo non è mettere ostacoli al cambiamento, ma accompagnare i ragazzi verso una scelta più consapevole e coerente con le loro attitudini. Alcune scuole organizzano attività di supporto, percorsi di recupero o prove integrative che consentono allo studente di inserirsi nel nuovo indirizzo con maggiore serenità. Lo scivolo rappresenta la possibilità di cambiare direzione, mentre i corsi passerella possono rendere concreto e sostenibile il cambiamento. Cambiare Scuola Superiore da un Anno all'Altro è Possibile Sì, nella maggior parte dei casi è possibile. Le modalità, però, possono variare da istituto a istituto. Alcune scuole richiedono il superamento di esami integrativi sulle materie non presenti nel percorso di provenienza. Solitamente questi esami vengono organizzati nello stesso periodo delle prove di recupero, tra agosto e settembre. Altre scuole, invece, applicano in modo più flessibile le indicazioni ministeriali e favoriscono il passaggio senza particolari ostacoli, soprattutto quando il cambiamento avviene tra indirizzi compatibili. Per questo motivo è sempre importante informarsi direttamente presso la segreteria dell'istituto di destinazione. Esami Integrativi: Quando sono Necessari? Gli esami integrativi servono a verificare che lo studente possieda le competenze necessarie per affrontare il nuovo percorso. Ad esempio, il passaggio da un istituto tecnico a un liceo o viceversa potrebbe richiedere il recupero di alcune discipline specifiche. Tuttavia, ogni situazione viene valutata singolarmente e non esiste una regola uguale per tutti. Il consiglio è di non lasciarsi scoraggiare dalla parola "esame": spesso si tratta di un passaggio gestibile, soprattutto se accompagnato da una buona motivazione e da un adeguato supporto. Quella Scuola non fa per te, ma Non sai Ancora Quale Scegliere La difficoltà più grande non è sempre decidere di cambiare. Spesso uno studente capisce chiaramente che il percorso intrapreso non lo soddisfa, ma non riesce ancora a individuare l'alternativa giusta. È una fase delicata, caratterizzata da dubbi, incertezza e, talvolta, dalla paura di commettere un secondo errore. In questi casi il riorientamento scolastico può diventare uno strumento prezioso per comprendere meglio i propri interessi, le proprie capacità e le opportunità offerte dai diversi indirizzi di studio. Il Ri-Orientamento Scolastico: un'Opportunità per Ritrovare Fiducia e Motivazione Cambiare strada non significa tornare indietro. Al contrario, significa acquisire maggiore consapevolezza di sé e costruire un percorso più coerente con le proprie inclinazioni. Un percorso di riorientamento aiuta i ragazzi a: comprendere meglio i propri interessi; individuare punti di forza e attitudini; conoscere le diverse opportunità formative; affrontare il cambiamento con maggiore serenità; recuperare fiducia nelle proprie capacità. "CheScuola Fa per Te?": il Percorso Pensato Per Chi Cerca la Propria Strada Per supportare gli studenti in questo momento di scelta e cambiamento, il team di CheScuola?! ha creato il percorso "CheScuola Fa per Te". Si tratta di un percorso dedicato sia agli studenti della scuola media sia ai ragazzi che, durante le superiori, si rendono conto di aver bisogno di un cambio di direzione. L'obiettivo è accompagnarli nella scoperta di sé, aiutarli a riconoscere i propri talenti e individuare un percorso di studi più in linea con le loro attitudini. Perché scegliere la scuola giusta non significa trovare la strada perfetta al primo tentativo, ma avere il coraggio di ascoltarsi e, se necessario, cambiare direzione. Cambiare Scuola Non è un Fallimento, è una Scelta Consapevole Se alla fine dell'anno scolastico senti che la scuola che hai scelto non ti rappresenta, sappi che esistono alternative e strumenti concreti per ripartire. Informarsi sulle possibilità di passaggio, conoscere il funzionamento dello "scivolo" scolastico e intraprendere un percorso di riorientamento può trasformare un momento di difficoltà in un'importante occasione di crescita. Trovare la propria strada è un percorso.

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20 Feb
2026
Tre Anni Senza Inglese: una Mamma Racconta Cosa Succede nella Scuola Pubblica

La posta di che scuola

Tre Anni Senza Inglese: una Mamma Racconta Cosa Succede nella Scuola Pubblica

Ore di Lingua Inglese Perse e Corsi Extra Sono una mamma di un alunno della scuola secondaria di primo gradoe scrivo per raccontare una situazione che, purtroppo, credo non sia isolata, ma rappresenti una criticità sempre più diffusa nella scuola pubblica. Un Problema che Dura da Anni Da tre anni, nella classe di mio figlio, le ore di inglese vengono sistematicamente saltate. La docente di ruolo è spesso – di fatto quasi sempre – in mutua e, in tutto questo tempo, non si è mai riusciti a garantire una continuità didattica attraverso un supplente stabile. Il risultato è che una materia fondamentale come la lingua inglese, parte integrante dell’obbligo formativo, è rimasta fortemente penalizzata. La Soluzione Proposta: l’Inglese come Attività Extra Negli anni passati, e nuovamente quest’anno, la soluzione individuata dalla scuola è stata l’attivazione di un corso di inglese extracurricolare, da svolgersi nei pomeriggi. Anche quest’anno, a partire dal 20 febbraio, è stato proposto un corso il venerdì pomeriggio, che per i ragazzi significa un terzo rientro settimanale. L’iniziativa, nelle intenzioni, appare sicuramente positiva. Tuttavia, osservando la situazione concreta, emergono alcune criticità. Un Corso per Pochi, a Metà Anno Il corso viene attivato a metà anno scolastico e coinvolge solo una parte della classe: su 24 alunni, soltanto 14 potranno partecipare, mentre 11 allievi  resteranno esclusi. Non per mancanza di interesse, ma per l’oggettiva difficoltà delle famiglie a riorganizzarsi con un rientro pomeridiano aggiuntivo deciso così tardi. Di fatto, si tenta quindi di compensare una carenza strutturale dell’orario scolastico con un’attività facoltativa, extracurricolare e non inclusiva, che coinvolge poco più della metà degli studenti.  Gli altri restano comunque privati di ore di inglese, senza una reale alternativa. Diritto allo Studio o Attività Facoltativa? La domanda che mi pongo – e che vorrei porre apertamente – non nasce da uno spirito polemico, né è rivolta a singole persone. È chiaro che le scelte organizzative non spettano ai genitori. Tuttavia, credo sia legittimo interrogarsi su quale sia il confine tra il diritto allo studio, garantito all’interno dell’orario scolastico obbligatorio, e la sua trasformazione in un’attività extracurricolare, facoltativa e accessibile solo a una parte degli studenti. Può un corso pomeridiano, attivato a metà anno e frequentato solo da alcuni alunni, supplire realmente a una mancanza protratta nel tempo all’interno dell’orario curricolare?  Oppure rischia di normalizzare l’idea che una disciplina fondamentale, come l’inglese nella scuola secondaria di primo grado, possa diventare un “extra”, affidato alla disponibilità organizzativa delle famiglie? Una Domanda Aperta alla Scuola Pubblica Lascio queste riflessioni come una domanda aperta, sia per provare a trovare soluzioni effettive nell’organizzazione scolasticasia come occasione di confronto e di pensiero, rivolta a dirigenti scolastici, insegnanti e a chi, a vario titolo, si occupa di scuola pubblica. Mamma di M. Agata

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30 Gen
2026
Educazione Alimentare o Imposizione? La Regola della Mensa Scolastica che fa Discutere

La posta di che scuola

Educazione Alimentare o Imposizione? La Regola della Mensa Scolastica che fa Discutere

''Finisci tutto quello che c'è nel piatto, oppure salti l' intervallo ''. Qual è il giusto limite oltre il quale non occorre spingersi affinché l'invito non diventi imposizione? Per la Rubrica La Posta di CheScuola?! oggi pubblichiamo la lettera di una mamma che si interroga sull’approccio corretto da usare all'asilo o a scuola coi bambini che non vogliono mangiare tutto. La Lettera di Lucia "Buongiorno, sono mamma di un bambino di tre anni che frequenta una scuola dell’infanzia pubblica. Mi trovo in difficoltà perché a scuola usano una strategia chiamata “mangio o assaggio”. Il bambino sceglie se mangiare tutto, senza poter lasciare nulla, oppure assaggiare una piccola porzione. Se non finisce, non può andare in giardino con gli altri a fare intervallo. Io trovo tutto ciò una grave forzatura: a tre anni non sempre si può stimare quanto si mangerà, e la “punizione” mi sembra eccessiva. Le maestre mi dicono che molte famiglie sono contente perché così alcuni bambini mangiano verdure. Io questo lo capisco capisco, ma ho l’impressione che, quando un genitore ha un punto di vista diverso, venga ascoltato solo formalmente, senza che questo cambi le scelte della scuola. So che le scuole hanno una direzione e che spesso l’approccio varia da maestra a maestra, soprattutto nel pubblico. Tuttavia, quando si parla di ambiti intimi, come il rapporto col cibo, credo che la scuola debba integrare di più il pensiero della famiglia. Non è solo educazione, è la persona del bambino. Sarebbe importante un dialogo vero. Agli psicologi chiedo: sto esagerando o la mia è una preoccupazione legittima? E in questi casi, come può muoversi una famiglia per trovare un equilibrio con la scuola? Altri genitori si sono trovati in situazioni simili? Cosa ne pensate" Le Domande alla Community di CheScuola?! E tu, che esperienza hai delle strategie che vengono usate a scuola o all'asilo per far mangiare i bambini? -Nei momenti in cui hai avuto una posizione diversa dalla scuola, come hanno reagito le maestre? -Quali strategie vi sembrano più rispettose del bambino quando si parla di alimentazione a scuola? Scrivici la tua opinione scrivici attraverso il link Ecco le Risposte della Community Risposta 1 Gentile mamma, la sua attenzione al benessere di suo figlio è preziosa. È vero che le scuole operano all’interno di cornici organizzative e normative precise, soprattutto per quanto riguarda la gestione della mensa. Tuttavia, ogni strategia educativa dovrebbe essere costantemente monitorata per verificare che tuteli la serenità dei bambini. Come coordinamento pedagogico, riteniamo fondamentale mantenere aperto il dialogo con le famiglie, affinché le pratiche condivise possano integrare, per quanto possibile, le diverse sensibilità educative, soprattutto quando si toccano ambiti così delicati come il rapporto con il cibo. Elisa Marino Coordinatrice Pedagogica – Asilo Onorato Morelli Risposta 2 Gentile mamma, la sua preoccupazione è assolutamente legittima. A tre anni il rapporto con il cibo è parte integrante della costruzione dell’identità e dell’autoregolazione. Strategie che legano il pasto alla perdita di un momento di gioco rischiano di trasformare il cibo in uno strumento di controllo, anziché in un’esperienza di scoperta. L’educazione è efficace quando sostiene la fiducia del bambino nei propri segnali interni di fame e sazietà. In questo senso, il dialogo con la scuola è fondamentale affinché le regole non diventino rigidità eccessive, ma restino al servizio del benessere emotivo. Risposta 3 È comprensibile interrogarsi sulle modalità educative adottate, ma è importante considerare anche il funzionamento delle mense scolastiche pubbliche. Nella maggior parte dei casi i pasti sono forniti da aziende esterne e arrivano già porzionati secondo grammature stabilite dai capitolati. Le scelte sulle quantità non dipendono sempre dalle insegnanti, ma da esigenze legate alla distribuzione, alla sicurezza alimentare e alla gestione del servizio. Questo non elimina la necessità di attenzione al bambino, ma aiuta a comprendere perché, spesso, la flessibilità sulle porzioni sia limitata. Risposta 4 Alcune famiglie riconoscono in queste strategie un tentativo, forse imperfetto, di promuovere abitudini alimentari sane in un contesto collettivo. A scuola il pasto non è solo un momento individuale, ma anche educativo e organizzativo, e richiede regole condivise. La sfida sta nel mantenere un equilibrio: le regole possono sostenere l’apprendimento, ma devono essere continuamente rilette alla luce dell’età dei bambini e delle loro differenze. È su questo confine che il confronto scuola–famiglia diventa essenziale. Risposta 5 Piuttosto che fermarsi al singolo episodio, può essere utile ampliare lo sguardo sul tema dell’alimentazione scolastica. Partecipare agli incontri informativi dedicati, permette di comprendere meglio criteri, vincoli e obiettivi del servizio mensa. Una maggiore conoscenza dei meccanismi che regolano il pasto a scuola può favorire un dialogo più consapevole e costruttivo tra famiglie e istituzione. Risposta 6 Segnaliamo Conferenza a cura del dott. Forcellini Venerdì 30 gennaio — ore 20:30 “Mangiare bene: curare i disturbi alimentari di bambini e ragazzi” Il dott. Forcellini offrirà uno sguardo integrato, capace di unire competenza medica e comprensione profonda dell’essere umano nella sua totalità. Chicco di Grano Pedagogia Steiner Waldorf via Arnaldo da Brescia 22, Torino, Piemonte

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28 Feb
2025
Uso dei Film a Scuola: Le Risposte della Community

La posta di che scuola

Uso dei Film a Scuola: Le Risposte della Community

La Posta di CheScuola?! La Posta di CheScuola?! nasce per rispondere a dubbi e difficoltà che incontrano alcuni genitori nella relazione con insegnanti e personale educativo. Nella prima lettera prima LETTERA della nostra posta Paola chiede: - È giusto che La Scuola usi film con contenuti emotivamente forti a fini didattici educativi?  - Gli insegnanti dovrebbero avere una formazione specifica per accompagnare gli studenti in queste visioni? - I genitori dovrebbero essere informati prima della proiezione dei film? Ecco le risposte che sono arrivate! Grazia Roncaglia Maestra di Scuola Primaria Io credo che la scuola debba offrire ai bambini canali di apprendimento diversi da quelli a cui sono già esposti a casa, dove spesso manca un filtro sui contenuti digitali. Per questo motivo, ritengo che alcuni film possano essere strumenti educativi preziosi, se scelti con cura e utilizzati con un preciso obiettivo didattico. Ad esempio, in terza mostro Stelle sulla terra, un film che aiuta a comprendere le difficoltà di apprendimento di un bambino dislessico e il valore dell’inclusione. In quinta, propongo un film che tratta il tema del lavoro minorile e delle disuguaglianze sociali, raccontando la storia di un bambino costretto a lavorare in condizioni disumane per aiutare la sua famiglia. Questo film apre anche la possibilità di affrontare argomenti delicati come la pedofilia, sempre con il giusto approccio. Penso che sia importante condividere con le famiglie la scelta di alcuni film, spiegando i temi che si vogliono trattare. Molti genitori, infatti, mi ringraziano perché non sanno come affrontare certe questioni con i propri figli. Ciò non significa, però, che l’uso dei film debba diventare un’abitudine eccessiva o un sostituto della didattica. Ritengo sbagliato basare interamente l’insegnamento su proiezioni, come faceva una vecchia insegnante di mio figlio. Inoltre, bisogna stare attenti ai messaggi che i film trasmettono: ad esempio, La vita è bella contiene un falso storico, facendo credere che furono gli americani a liberare i campi di concentramento, quando in realtà furono i russi. Infine, vedo che spesso i bambini sono esposti a contenuti inappropriati senza controllo, come la serie Squid Game, che anche se non vista direttamente viene discussa e imitata a scuola. Questo dimostra che il vero problema non è la visione di un film con uno scopo educativo, ma la mancanza di un filtro sui contenuti a cui i bambini accedono liberamente. Silvia Spinelli Psicoterapeuta e Formatrice L'uso dei film in classe può essere un'opportunità educativa preziosa, ma richiede equilibrio. Gli insegnanti devono scegliere film adatti all'età degli studenti, informare i genitori e preparare le classi alla visione. È fondamentale aiutare gli studenti a gestire le reazioni emotive, promuovendo la discussione e l'elaborazione, senza proteggere eccessivamente dalla realtà. L'obiettivo è educare e sensibilizzare, creando un ambiente di apprendimento sicuro e stimolante. I miei consigli per genitori e insegnanti potete trovarli in un precedente articolo Martina Fracastoro Prof.ssa di Scuola Secondaria di Secondo Grado La mia opinione personale è che l'uso dei film in classe sia uno strumento didattico prezioso, ma che richieda un'attenta riflessione e una gestione responsabile. Credo fermamente che i film possano trasmettere messaggi potenti e stimolare discussioni significative, soprattutto su temi complessi come l'educazione civica. Tuttavia, sono consapevole dei potenziali rischi e delle sfide che questo approccio comporta. Penso che sia fondamentale che noi insegnanti visioniamo attentamente i film prima di mostrarli in classe, informandoci sulle possibili reazioni che potrebbero suscitare negli studenti. Inoltre, ritengo essenziale preparare gli studenti alla visione, fornendo loro un contesto adeguato e stimolando la loro curiosità. Dopo la visione, è importante dedicare tempo alla discussione e all'elaborazione delle emozioni e delle idee suscitate dal film. Sono convinta che l'uso di estratti mirati possa essere particolarmente efficace, consentendoci di concentrarci su specifici obiettivi didattici. Tuttavia, non escludo la possibilità di mostrare film integrali quando lo ritengo opportuno, soprattutto se il film ha un valore artistico o narrativo significativo. Credo che l'esperienza di andare al cinema con la classe possa essere un'occasione speciale per gli studenti, offrendo loro un'esperienza condivisa e memorabile. Tuttavia, è importante che noi insegnanti prepariamo gli studenti a comportarsi in modo adeguato durante la proiezione. Sono consapevole che le reazioni degli studenti ai film possono variare notevolmente, e che alcune scene o temi potrebbero risultare disturbanti per alcuni di loro. Tuttavia, ritengo che anche le reazioni negative possano essere preziose, offrendo l'opportunità di affrontare temi difficili e di sviluppare la capacità di pensiero critico. Credo che sia utile avere a disposizione risorse e strumenti che ci supportino nella scelta e nell'utilizzo dei film in classe. Una banca dati di film consigliati, simile a quella esistente in Francia, potrebbe essere un valido supporto. Inoltre, ritengo che lo scambio di esperienze e di buone pratiche tra colleghi sia fondamentale per migliorare la nostra capacità di utilizzare i film in modo efficace. In conclusione, sono convinta che l'uso dei film in classe possa arricchire l'esperienza di apprendimento degli studenti, ma che richieda un'attenta pianificazione e una gestione responsabile. Continuerò a utilizzare questo strumento didattico, cercando di bilanciare i benefici e i rischi, e di adattare le mie scelte alle esigenze e alle caratteristiche dei miei studenti. Silvia Di Paola Psicoterapeuta e Psicologa Scolastica Come psicologa ci tengo a ricordare che i contenuti di film e videogiochi sono classificati a seconda delle età proprio perché a seconda della fase di sviluppo in cui si trova il bambino ci sono contenuti adatti ed altri no. Così come non ci sogneremo mai di dare ad un neonato un piatto ci acciughe al verde, dovremmo porre la stessa attenzione sui contenuti a cui li esponiamo in tutto il corso del loro sviluppo. Lavorando nelle scuole mi trovo sempre più spesso a dover constatare come bambini delle scuole primarie vengano esposti in famiglia a contenuti violenti come Mare Fuori o Squid Game. Diverse ricerche, come quella di Albert Bandura nel 1961,  ci mostrano come il comportamento aggressivo dei bambini può essere appreso per imitazione. Bandura e l'apprendimento sociale per imitazione - YouTube LA BAMBOLA BOBO - YouTube La scuola come Ente Educativo dovrebbe avere la stessa attenzione scegliendo con cura i contenuti da fare vedere in classe Scene violente hanno un impatto sullo sviluppo emotivo dei bambini che potrebbero riportare livelli maggiori di timore nei confronti del mondo che li circonda, oppure dimostrare una minore sensibilità nei confronti della sofferenza altrui

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31 Gen
2025
Uso dei Film a Scuola

La posta di che scuola

Uso dei Film a Scuola

La prima lettera nella Rubrica La Posta di CheScuola?! è quella di una mamma che si interroga sull’uso dei film a scuola, specialmente quando trattano argomenti molto forti per i ragazzi. L’uso di strumenti didattici come i film può suscitare dubbi tra i genitori, soprattutto quando le immagini e i temi affrontati risultano particolarmente impattanti per bambini e ragazzi. La lettera di Paola "Mio figlio di 15 anni è tornato da scuola visibilmente turbato dopo aver visto in classe un film proposto dall'insegnate e vietato ai minori, con scene di violenza che lo hanno colpito molto. Il Film visto in classe è Boys Don't Cry nella sua versione integrale. Questo episodio mi ha fatto riflettere su una questione più ampia e cioè l’uso dei film a scopo didattico ed educativo. Proprio questa settimana, in occasione del Giorno della Memoria, so che in molte scuole – anche primarie – vengono proiettati film sulla Shoah, spesso emotivamente forti per i bambini. Come genitore, mi chiedo se gli educatori che scelgono questo mezzo come strumento didattico abbiano chiaro il messaggio educativo che vogliono trasmettere e se siano formati a gestire le emozioni che nascono nei bambini e ragazzi. E' corretto che la scuola utilizzi strumenti emotivamente così impattanti sui bambini e ragazzi? Qual è l'obiettivo educativo di ciò? Ogni soggetto reagisce in maniera diversa di fronte a scene violente o drammatiche, e credo che la famigli debba quantomeno essere informata a priori in maniera tale da decidere come supportare al meglio la sensibilità del proprio figlio. Quando a me è successo di vedere mio figlio turbato per le immagini viste in classe ne ho parlato al consiglio di classe in maniera molto serena sperando in un confronto con insegnati e i genitori ma sono stata giudicata troppo protettiva. Altri genitori si sono trovati in situazioni simili? Cosa ne pensate" Le Domande alla Community di CheScuola?! Cosa ne pensi? È giusto che La Scuola usi film con contenuti emotivamente forti a fini didattici educativi? Gli insegnanti dovrebbero avere una formazione specifica per accompagnare gli studenti in queste visioni? I genitori dovrebbero essere informati prima della proiezione dei film? Ecco alcune delle risposte che ci sono arrivate, Se vuoi aggiungere anche la tua opinione scrivici attraverso Il Link

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29 Gen
2025
Nasce La Posta di CheScuola?!

La posta di che scuola

Nasce La Posta di CheScuola?!

Sempre più genitori si trovano ad affrontare difficoltà nel gestire l'educazione dei propri figli. L'ambiente educativo, che sia l'asilo nido, la scuola o l'associazione sportiva, che dovrebbe essere un porto sicuro per la crescita, si trasforma talvolta in un campo minato di tensioni e incomprensioni, dove le difficoltà dei bambini e ragazzi rimangono spesso senza una risposta adeguata. Dalle difficoltà di apprendimento ai problemi relazionali, le situazioni sono le più disparate e possono influenzare profondamente la serenità dei bambini o dei genitori. Condividere le proprie esperienze è il primo passo per trovare soluzioni. Parlare apertamente delle proprie preoccupazioni con altri genitori, educatori o esperti può essere di grande aiuto alle famiglie. Condividere le proprie storie non solo allevia il senso di solitudine, ma permette anche di acquisire nuove prospettive e strumenti per affrontare le situazioni difficili. Per rispondere a questa esigenza nasce La Posta di CheScuola?! : uno spazio sicuro e accogliente dove i genitori possano condividere le loro esperienze, porre domande e trovare risposte. Ogni settimana, pubblicheremo sul nostro BLOG la lettera di un genitore che ci ha scritto, raccontando le sue preoccupazioni e riportare le sue domande. Perché è importante partecipare a La Posta di CheScuola?! Per ricordarti che non sei on sei sola o solo. Condividere le proprie preoccupazioni aiuta a sentirsi meno sola o solo e a capire che molte altre famiglie affrontano le stesse difficoltà. Per ricevere consigli pratici. Gli esperti che collaborano con noi ti offriranno consigli concreti e strategie per affrontare le difficoltà del tuo bambino. Per avere Supporto dalla Community. Altri genitori ed esperti del settore potranno condividere le loro esperienze e offrirti ulteriori spunti di riflessione. Insieme possiamo costruire una comunità di genitori più forte, informata e serena. La Posta di CheScuola?! è un luogo pensato per imparare gli uni dagli altri. Non solo puoi chiedere il supporto di cui hai bisogno, ma puoi anche contribuire attivamente alla crescita della nostra comunità. Condividendo le tue risorse e le tue esperienze puoi aiutare gli altri genitori a superare le sfide dell'educazione e, allo stesso tempo, ricevere preziosi consigli e spunti di riflessione. Sei un genitore che vuole partecipare a questo confronto? Cosa aspetti? Scrivici usando il seguente Link! La Posta di CheScuola?!

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19 Set
2022
Prime Riunioni di Sezione nelle scuole dell'Infanzia e nel Nidi

La posta di che scuola

Prime Riunioni di Sezione nelle scuole dell'Infanzia e nel Nidi

Riunioni di sezione Nell’articolo di oggi vogliamo fornire agli educatori idee e suggerimenti per rendere le riunioni di sezione più produttive.  Le prime riunioni di sezione sono infatti, al di là dell’ordine di scuola (nido o infanzia), un tema molto importante e sentito, perchè di fatto costituiscono il primo momento di incontro fra personale educativo e genitori nel quale scambiarsi impressioni, domande, ed iniziare ad instaurare un rapporto che durerà alcuni anni. Abbiamo in un precedente articolo discusso di quanta importanza rivesta il patto educativo tra insegnanti e genitori. Ecco alcuni consigli che ci sentiamo di condividere con gli insegnanti e che derivano da una lunga esperienza di supervisore in nidi e scuole dell'infanzia. Disponete le sedie in cerchio: evitare le file di sedie ha più obiettivi e vantaggi; intanto, consente il contatto oculare di tutti i partecipanti, e favorisce l’attenzione e la partecipazione di tutti, mentre chi si trova nelle ultime file potrebbe non sentire bene o distrarsi; in secondo luogo, riporta metaforicamente ad un’idea di alleanza, di tavola rotonda nella quale ogni partecipante ha un ruolo paritario ed ugualmente importante, evita l’impressione di una lezione frontale nella quale i genitori sono fruitori passivi di informazioni; Raccontate da subito come si svolgerà la riunione, quanto durerà e quali saranno i passaggi:  dimostrate che non state improvvisando ma che avete uno schema, è garanzia di professionalità; Prevedete un tempo per le domande: le domande potrebbero essere raccolte in un contenitore nel quale inserire bigliettini anonimi; l’anonimato favorisce l’esposizione di domande anche ‘scomode’, relative a questioni delicate, che è meglio snodare subito per evitare che eventuali non detti procurino problemi nel prosieguo del percorso; Non date nulla per scontato: per chi lavora all’interno di una struttura educativa, il funzionamento della giornata, le routines, sono cose ben note; ma spesso i genitori non conoscono lo svolgimento della giornata, non ne sanno i passaggi, e questo alimenta in loro la fantasia di un luogo ‘inaccissibile’ nel quale non hanno controllo di ciò che accade al loro bambino;  Se durante la riunione avete previsto l'uso di una presentazione non utilizzate slides con elenchi puntati poichè l’attenzione su un elenco puntato è estremamente bassa: se ci sono informazioni importanti da trasferire è preferibile fornire lo stesso elenco in mano, in un foglio di carta stampato; utilizzate slides con immagini-stimolo poichè un’ immagine cattura l’attenzione, viene memorizzata più facilmente, e può servire da punto di partenza per fare domande o proporre riflessioni; Siate pratici, ma non troppo: la prima riunione di sezione è un momento prezioso in quanto spesso sono presenti quasi tutti i genitori, è un’occasione per trasmettere concetti organizzativi ma anche per confrontarsi sull’idea di bambino ed iniziare ad instaurare l’alleanza educativa; Se possibile, organizzate un gioco: giocare mette in campo i genitori in prima persona e trasmette l’idea di un luogo nel quale l’apprendimento viene sempre veicolato sotto forma ludica; ridere e divertirsi favorisce la memorizzazione dei concetti ed è fondamentale per la creazione di quel rapporto umano che è la base dell’alleanza educativa; Non siate giudicanti: educare è il contrario di giudicare; ogni famiglia ha le sue difficoltà e le sue caratteristiche peculiari: essere professioniste della cura non significa imporre il giusto e lo sbagliato ma condividere obiettivi di sviluppo realistici, tarati sul singolo bambino e sulla singola famiglia (ciò che è un obiettivo da raggiungere per alcuni, potrebbe essere qualcosa di già consolidato per altri), e strategie per realizzarli; Siate professionali: un’educatrice o un’insegnante non è solo ‘una persona carina’ che bada ai bambini, ma una professionista con un background formativo solido; adottate atteggiamenti amichevoli ma non troppo confidenziali, se c’è la possibilità fate riferimento a semplici costrutti teorici (un concetto chiave da condividere con i genitori: la zona di sviluppo prossimale di Vygotskij se vi viene chiesto di esprimervi rispetto a pratiche educative non basatevi sul “secondo me” ma rispondete con cognizione di causa, facendo riferimento alla vostra esperienza ma anche a costrutti teorici o scientifici evidenti (neuroscienze e teoria dell’attaccamento in primis); Concludete la riunione con un riepilogo delle cose fatte e, se possibile, con qualcosa da portare a casa: poter avere un oggetto, un bigliettino, un decalogo o qualsiasi cosa da portare a casa alimenta la sensazione piacevole di un luogo nel quale accadono cose belle e dal quale ci si congeda ‘portando con sè qualcosa’. Silvia Spinelli - Psicoterapeuta e formatrice

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4 Apr
2022
Il patto educativo Oggi

La posta di che scuola

Il patto educativo Oggi

Quando è nata l’idea del portale-web “Che Scuola ?!, ”  dedicato ai servizi socio-educativi, ci siamo chiesti come la tecnologia potesse aiutare scuole e famiglie a saldare il patto educativo al giorno d’oggi.  Da un’indagine che abbiamo effettuato, su un campione di circa 150 genitori e 20 dirigenti scolastici di Torino, è emerso un dato che, purtroppo, non ci ha stupito: il 56% degli intervistati, segnala come difficoltà primaria la cattiva o mancata comunicazione e collaborazione fra scuola e famiglia. Le interviste parlano di: ingerenze percepite come giudicanti da entrambe le parti, sfiducia, addirittura comportamenti di negazione e menzogna, aggressività verbale o fisica. Nonostante anche il MIUR si sia espresso attraverso interventi legislativi a favore di questo  patto-educativo le difficoltà relazionali tra il personale scolastico e i genitori non migliorano col tempo.  Perché la relazione scuola-famiglia è in crisi? Abbiamo posto la domanda alla Dott.ssa Silvia Spinelli, psicoterapeuta esperta in consulenze genitoriali su temi educativi, che da anni svolge formazione e coordinamento pedagogico e supervisione di nidi in Torino e Provincia. ‘’ Dott.ssa Spinelli cosa è successo alla relazione scuola-famiglia? Come è possibile spiegare il drastico cambio di rotta avvenuto negli ultimi decenni? << Proviamo a raccontarvelo con una storia. C’era una volta un bambino (o una bambina!) degli anni settanta. Figlio di una mentalità educativa piuttosto rigida, nella quale si distinguevano chiaramente i ruoli adulto/bambino, insegnante/allievo. Figlio di un tempo in cui i bambini si “baciano mentre dormono”, in cui si utilizzavano metodi correttivi anche basati su costrizione e dolore fisico, figlio di un tempo in cui l’autorità non si poteva mettere in crisi. Figlio del “perché lo dico io”. In quel tempo l’alleanza educativa era certo più facile, quasi scontata, i genitori in quanto team adulti si schieravano direttamente con gli insegnanti, a priori, spesso senza sentire ragioni. Il bambino era un essere umano incompleto, un uomo in divenire, e, come tale, aveva pochi diritti, poco potere di parola, doveva diventare grande per acquisire dei privilegi. Inoltre, la peculiarità delle comunicazioni 1.0 lo obbligava a tempi d’attesa, gestione della frustrazione: riuscire a fare una semplice telefonata con esito positivo era più difficile che vincere al totocalcio (ricordate il duplex?), si giocava in cortile dove si poteva essere sgridati da un adulto del palazzo a caso, occorreva attendere sempre: attendere il proprio turno all’altalena (senza genitori-vigili urbani, che regolavano il traffico di bambini), attendere in coda al telefono a gettoni, attendere la risposta ad una lettera, ad una cartolina. I cartoni animati raccontavano storie di sudore, fatica, impegno, sacrifici, (anche sangue!), per arrivare ad obiettivi alti, ambiziosi. Probabilmente tutto ciò era un po’ esagerato, e come sempre, gli eccessi hanno generato un movimento di ritorno, uno yo-yo di protesta, una controtendenza. Oggi, infatti, il panorama educativo è molto differente. I cartoni animati sono per la maggior parte non-violenti e politicamente corretti: Peppa Pig non si allena per vincere i mondiali di pallavolo, ma si rotola nel fango sporcando mezza casa, e il padre se ne fa grasse risate, altro che metodi correttivi degli allenatori da incubo dei cartoni anni ottanta. I bambini vengono (fortunatamente!) ascoltati nei loro bisogni, tenuti in considerazione, molte cose sono cambiate dal punto di vista legislativo ma anche sociale, ci sono maggiori tutele; le gerarchie sono meno rigide, più fluide, più sfumate; sta scomparendo l’utilizzo del lei, e il “tu” detto senza distinzione di età o di ruolo, ci fa capire che siamo tutti sullo stesso piano. L’autorità è stata messa in crisi, criticata, discussa nei suoi aspetti peggiori, ma forse in questa legittima critica ce ne siamo persi il lato buono. Le comunicazioni 2.0 hanno fatto il resto, abituando i nostri bambini (nativi digitali) ad un soddisfacimento immediato degli impulsi, alla velocità, al “tutto e subito e con poca fatica”. I genitori (immigrati digitali), tentano oggi di recuperare terreno, acquisendo più dati possibile, ponendosi come interlocutori informati, consapevoli, a volte confusi rispetto alle contraddizioni nelle quali è facile imbattersi, ed alleandosi con i figli per proteggerli da eventuali crisi o difficoltà. Volendo generalizzare, si è passati da uno stile educativo eccessivamente autoritario, ad uno stile forse eccessivamente iperprotettivo; non è compito nostro definire quale dei due stili e dei due periodi storici fosse il migliore, poichè entrambi hanno lati positivi e risvolti negativi; ci preme però sottolineare che la scuola risente di questo cambiamento epocale, poiché spesso affronta bambini e famiglie, che hanno oggi esigenze completamente nuove, con strumenti appartenenti ad un’epoca precedente: strumenti che infatti si rivelano solo parzialmente efficaci, generando un senso di frustrazione e di mancanza di alleanza in entrambe le parti: scuola e famiglia. Un patto educativo incrinato non tutela nessuno, non fa star bene; un patto educativo incrinato crea ambivalenza, confonde i bambini; un patto educativo incrinato fa si che ciascuno si arrocchi nelle sue idee ritenendole migliori e mettendosi in competizione, spostando così il focus dal vero destinatario del patto, ovvero il bambino. Bambino che, come la warm cognition ci insegna, per apprendere sfruttando al meglio il proprio potenziale intellettivo ha necessità di un ambiente emotivamente sereno, sicuro, con figure di riferimento solide ed autorevoli, non in contraddizione fra loro. Appare quindi cruciale e di prioritaria importanza, investire risorse, tempo e pensiero nella costruzione di questa alleanza, poiché è il mattone sul quale edificare; sono le fondamenta di una casa che deve essere necessariamente co-costruita, per non perdere l’obiettivo primario dell’istituzione scolastica che non è solo l’immissione di nozioni e contenuti, ma è la formazione del bambino e del ragazzo a trecentosessanta gradi, come essere pensante, etico, collaborativo. Dott.ssa Silvia Spinelli  

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