30 Gennaio 2026

''Finisci tutto quello che c'è nel piatto, oppure salti l' intervallo ''. Qual è il giusto limite oltre il quale non occorre spingersi affinché l'invito non diventi imposizione?
Per la Rubrica La Posta di CheScuola?! oggi pubblichiamo la lettera di una mamma che si interroga sull’approccio corretto da usare all'asilo o a scuola coi bambini che non vogliono mangiare tutto.
"Buongiorno, sono mamma di un bambino di tre anni che frequenta una scuola dell’infanzia pubblica.
Mi trovo in difficoltà perché a scuola usano una strategia chiamata “mangio o assaggio”.
Il bambino sceglie se mangiare tutto, senza poter lasciare nulla, oppure assaggiare una piccola porzione. Se non finisce, non può andare in giardino con gli altri a fare intervallo.
Io trovo tutto ciò una grave forzatura: a tre anni non sempre si può stimare quanto si mangerà, e la “punizione” mi sembra eccessiva.
Le maestre mi dicono che molte famiglie sono contente perché così alcuni bambini mangiano verdure.
Io questo lo capisco capisco, ma ho l’impressione che, quando un genitore ha un punto di vista diverso, venga ascoltato solo formalmente, senza che questo cambi le scelte della scuola.
So che le scuole hanno una direzione e che spesso l’approccio varia da maestra a maestra, soprattutto nel pubblico. Tuttavia, quando si parla di ambiti intimi, come il rapporto col cibo, credo che la scuola debba integrare di più il pensiero della famiglia.
Non è solo educazione, è la persona del bambino.
Sarebbe importante un dialogo vero.
Agli psicologi chiedo: sto esagerando o la mia è una preoccupazione legittima?
E in questi casi, come può muoversi una famiglia per trovare un equilibrio con la scuola?
Altri genitori si sono trovati in situazioni simili? Cosa ne pensate"

E tu, che esperienza hai delle strategie che vengono usate a scuola o all'asilo per far mangiare i bambini?
-Nei momenti in cui hai avuto una posizione diversa dalla scuola, come hanno reagito le maestre?
-Quali strategie vi sembrano più rispettose del bambino quando si parla di alimentazione a scuola?
Scrivici la tua opinione scrivici attraverso il link
Risposta 1
Gentile mamma,
la sua attenzione al benessere di suo figlio è preziosa.
È vero che le scuole operano all’interno di cornici organizzative e normative precise, soprattutto per quanto riguarda la gestione della mensa. Tuttavia, ogni strategia educativa dovrebbe essere costantemente monitorata per verificare che tuteli la serenità dei bambini.
Come coordinamento pedagogico, riteniamo fondamentale mantenere aperto il dialogo con le famiglie, affinché le pratiche condivise possano integrare, per quanto possibile, le diverse sensibilità educative, soprattutto quando si toccano ambiti così delicati come il rapporto con il cibo.
Elisa Marino
Coordinatrice Pedagogica – Asilo Onorato Morelli
Risposta 2
Gentile mamma, la sua preoccupazione è assolutamente legittima. A tre anni il rapporto con il cibo è parte integrante della costruzione dell’identità e dell’autoregolazione. Strategie che legano il pasto alla perdita di un momento di gioco rischiano di trasformare il cibo in uno strumento di controllo, anziché in un’esperienza di scoperta.
L’educazione è efficace quando sostiene la fiducia del bambino nei propri segnali interni di fame e sazietà. In questo senso, il dialogo con la scuola è fondamentale affinché le regole non diventino rigidità eccessive, ma restino al servizio del benessere emotivo.
Risposta 3
È comprensibile interrogarsi sulle modalità educative adottate, ma è importante considerare anche il funzionamento delle mense scolastiche pubbliche. Nella maggior parte dei casi i pasti sono forniti da aziende esterne e arrivano già porzionati secondo grammature stabilite dai capitolati. Le scelte sulle quantità non dipendono sempre dalle insegnanti, ma da esigenze legate alla distribuzione, alla sicurezza alimentare e alla gestione del servizio.
Questo non elimina la necessità di attenzione al bambino, ma aiuta a comprendere perché, spesso, la flessibilità sulle porzioni sia limitata.
Risposta 4
Alcune famiglie riconoscono in queste strategie un tentativo, forse imperfetto, di promuovere abitudini alimentari sane in un contesto collettivo. A scuola il pasto non è solo un momento individuale, ma anche educativo e organizzativo, e richiede regole condivise.
La sfida sta nel mantenere un equilibrio: le regole possono sostenere l’apprendimento, ma devono essere continuamente rilette alla luce dell’età dei bambini e delle loro differenze.
È su questo confine che il confronto scuola–famiglia diventa essenziale.
Risposta 5
Piuttosto che fermarsi al singolo episodio, può essere utile ampliare lo sguardo sul tema dell’alimentazione scolastica.
Partecipare agli incontri informativi dedicati, permette di comprendere meglio criteri, vincoli e obiettivi del servizio mensa.
Una maggiore conoscenza dei meccanismi che regolano il pasto a scuola può favorire un dialogo più consapevole e costruttivo tra famiglie e istituzione.
Risposta 6
Segnaliamo Conferenza a cura del dott. Forcellini
Venerdì 30 gennaio — ore 20:30
“Mangiare bene: curare i disturbi alimentari di bambini e ragazzi”
Il dott. Forcellini offrirà uno sguardo integrato, capace di unire competenza medica e comprensione profonda dell’essere umano nella sua totalità.
Chicco di Grano Pedagogia Steiner Waldorf
via Arnaldo da Brescia 22, Torino, Piemonte
Condividi questo articolo