Il Blog di Che Scuola?!

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10 Set
2026
Perché si Chiama Scuola?

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Perché si Chiama Scuola?

Scuola, una Parola più Grande di Quanto Sembri La parola scuola è una di quelle parole che usiamo ogni giorno senza fermarci davvero a riflettere sul suo significato. Fa parte della nostra vita fin dall’infanzia: la pronunciamo con naturalezza, la colleghiamo a ricordi, emozioni ed esperienze spesso molto diverse tra loro. Se insegniamo, parliamo di scuola quotidianamente; se siamo genitori, accompagniamo i nostri figli a scuola, varchiamo i cancelli per incontrare gli insegnanti, partecipiamo a riunioni e colloqui. La scuola è una presenza costante, quasi scontata, nel nostro vissuto. Eppure, proprio per questa sua familiarità, raramente ci soffermiamo a interrogarci sul suo significato più profondo. Quanti di noi, almeno una volta, si sono chiesti davvero: perché si chiama scuola? Dietro questo termine apparentemente semplice si nasconde in realtà una storia ricca, complessa e per certi versi profondamente paradossale. Oggi la scuola è spesso percepita come un dovere, un obbligo imposto, talvolta persino come una fatica necessaria. Ma all’origine, la sua idea era molto diversa. La scuola nasce come spazio di libertà intellettuale, di pensiero condiviso, di dialogo e di ricerca del senso. Comprendere l’origine e il significato di questa parola significa, in fondo, riflettere su che cosa la scuola dovrebbe essere ancora oggi. L’Etimologia della Parola “Scuola”: il Significato Originario Dal punto di vista etimologico, la parola scuola deriva dal greco scholé, un termine che indicava il tempo libero, l'ozio.Tuttavia, è importante chiarire che non si trattava di ozio nel senso moderno di inattività o pigrizia. Al contrario, scholé era il tempo sottratto al lavoro materiale e produttivo, per essere dedicato alle attività considerate più nobili: lo studio, la riflessione, il dialogo, la filosofia. La scuola, nella sua origine, non era quindi un luogo di costrizione, ma uno spazio privilegiato in cui l’essere umano poteva dedicarsi alla cura della mente.Studiare significava esercitare il pensiero, interrogare la realtà, confrontarsi con gli altri. In questa prospettiva, la conoscenza non era un mezzo utilitaristico, ma un fine in sé. Dal Tempo Libero all’Obbligo: una Trasformazione Culturale Con il passare dei secoli, il significato della scuola ha subito una trasformazione profonda.Da esperienza legata al tempo libero e alla libertà intellettuale, è diventata progressivamente un’istituzione obbligatoria, regolata da programmi, valutazioni e scadenze. Questa trasformazione risponde a esigenze storiche e sociali precise: la necessità di alfabetizzare, di trasmettere competenze comuni, di formare cittadini. Tuttavia, in questo passaggio, qualcosa del significato originario di scholé sembra essersi smarrito. La scuola, da luogo del desiderio di conoscere, è diventata spesso sinonimo di dovere e prestazione. La Scuola Come Istituzione Educativa Nel suo significato più diffuso, la scuola è oggi l’istituzione incaricata di trasmettere conoscenze, competenze e valori fondamentali per la vita individuale e collettiva.Attraverso lo studio delle discipline, la scuola fornisce strumenti per comprendere il mondo e per orientarsi nella complessità della realtà contemporanea. Tuttavia, ridurre la scuola a una semplice trasmissione di contenuti sarebbe limitante. L’educazione non è mai un processo puramente tecnico: è un’esperienza umana, fatta di relazioni, di incontri, di linguaggi e di sguardi. La scuola non insegna solo cosa sapere, ma anche come pensare. La Scuola come Luogo di Formazione dell’Identità Oltre a essere un luogo di apprendimento formale, la scuola è uno spazio decisivo di formazione dell’identità. È qui che bambini e ragazzi iniziano a confrontarsi con l’altro, con regole condivise, con il riconoscimento, a volte anche con il conflittoLa scuola è uno spazio decisivo nella costruzione dell’identità personaleÈ il luogo delle prime relazioni significative fuori dalla famiglia, delle amicizie, dei conflitti, delle scoperte e delle delusioni. Tra i banchi di scuola si sperimentano successi e fallimenti, si costruiscono amicizie, si affrontano difficoltà. A scuola si impara non solo a risolvere problemi matematici, ma anche a stare con gli altri, a confrontarsi, a riconoscere i propri limiti e le proprie potenzialità. È un passaggio fondamentale tra ciò che si è e ciò che si diventerà. "Fare Scuola”: il Significato Simbolico e Culturale Esiste poi un significato più simbolico dell’espressione fare scuola. Dire che qualcuno o qualcosa “fa scuola” significa lasciare un segno, creare un modello, influenzare altri. In questo senso, la scuola non è solo un edificio fisico, ma una tradizione viva, una catena di pensiero e di pratiche educative che si trasmettono nel tempo. Ogni vero educatore, ogni esperienza educativa autentica, contribuisce a “fare scuola”. Tra Scuola Ideale e Scuola Reale La scuola reale, tuttavia, spesso fatica a incarnare fino in fondo il significato più profondo racchiuso nella parola scuola. Invece di coltivare la curiosità naturale degli studenti, non di rado finisce per scoraggiarla; invece di valorizzare le differenze individuali, tende a uniformare percorsi, tempi e risultati; invece di educare al pensiero critico, rischia di premiare la ripetizione meccanica e l’adesione a modelli prestabiliti. Questa distanza tra l’ideale e la realtà non è un semplice difetto del sistema scolastico, ma una tensione strutturale che attraversa da sempre l’idea stessa di scuola. La scuola si trova sospesa tra ciò che dovrebbe essere — uno spazio di libertà, di ricerca e di dialogo — e ciò che, concretamente, riesce a essere all’interno di vincoli istituzionali, programmi, valutazioni e aspettative sociali. È proprio in questa tensione che si manifesta, da un lato, la fragilità della scuola, ma dall’altro anche la sua possibilità di trasformazione. La scuola migliore non è quella che si limita a fornire risposte corrette o nozioni ben organizzate, ma quella che educa a porre domande. Domande che aprono il pensiero, che mettono in discussione certezze acquisite, che stimolano la ricerca personale e il desiderio di comprendere. Educare, in questo senso, non significa riempire, ma attivare; non trasmettere passivamente, ma accompagnare nel processo di scoperta. Recuperare il significato originario di scholé significa forse proprio questo: restituire alla scuola la sua funzione più autentica, quella di essere uno spazio di libertà intellettuale, in cui il sapere non è un peso da sopportare o una prestazione da dimostrare, ma un’occasione per crescere, comprendere il mondo e immaginare il futuro. Scuola Werner Jaeger, Paideia. La formazione dell'uomo greco. Un classico imprescindibile. Jaeger spiega come l'educazione (Paideia) fosse per i greci la realizzazione del potenziale umano e non solo istruzione tecnica. Nuccio Ordine, L'utilità dell'inutile. Un manifesto che difende proprio quei saperi che non servono a "produrre" ma a "formare", richiamando direttamente il significato etimologico della parola scuola. Massimo Recalcati, L'ora di lezione. Per un'erotica dell'insegnamento: Lo psicanalista indaga la crisi della scuola contemporanea, suggerendo che il compito del docente sia trasformare il sapere in un oggetto di desiderio, riavvicinandosi all'eros della scholé greca. Francesca Merlo

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9 Set
2026
Il Peso dei Libri sulle Spalle delle Famiglie e degli Studenti: Quanto Costa Andare a Scuola?

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Il Peso dei Libri sulle Spalle delle Famiglie e degli Studenti: Quanto Costa Andare a Scuola?

Uno Zaino sulle Spalle degli Studenti, una Spesa sulle Spalle delle Famiglie: Settembre il Caro-Libri Riapre una Questione che Riguarda il Diritto allo Studio e il Costo della Scuola Ogni anno, con l'inizio della scuola, per migliaia di famiglie arriva un appuntamento ormai inevitabile: la lista dei libri di testo da acquistare. Il problema non riguarda soltanto il prezzo dei manuali. Sempre più spesso genitori e studenti si trovano davanti a una domanda: perché un libro scolastico deve essere sostituito da una nuova edizione dopo pochi anni? Una nuova copertina, qualche capitolo modificato, esercizi aggiuntivi, contenuti digitali o aggiornamenti apparentemente marginali possono rendere inutilizzabile l'edizione precedente. E quando il libro cambia, il mercato dell'usato diventa molto meno conveniente per le famiglie. Da qui nasce una questione più ampia: il costo dei libri scolastici deve essere necessariamente sostenuto dalle famiglie oppure dovrebbe essere considerato una componente essenziale del diritto all'istruzione? Libri Scolastici e Nuove Edizioni: Perché Cambiano così Spesso? Le nuove edizioni dei libri di testo possono essere motivate da diverse esigenze. In alcuni casi l'aggiornamento è realmente necessario: cambiano programmi, riferimenti normativi, dati scientifici, contenuti disciplinari o strumenti didattici. In altri casi, invece, la distanza tra una vecchia edizione e quella nuova può apparire molto più limitata. Per una famiglia, però, la differenza è concreta: se la scuola adotta una nuova edizione, acquistare un libro usato può diventare impossibile o poco utile, soprattutto quando numeri di pagina, esercizi e materiali digitali non coincidono. Il risultato è che un testo che potrebbe essere ancora utilizzabile dal punto di vista didattico rischia di diventare economicamente “vecchio” molto prima di esserlo realmente sul piano dei contenuti. Quanto Costano i Libri di Scuola alle Famiglie? Il costo della dotazione libraria rappresenta una delle principali spese legate all'inizio dell'anno scolastico, soprattutto nella scuola secondaria. La normativa italiana prevede tetti di spesa per la dotazione libraria nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito aggiorna questi importi tenendo conto anche dell'inflazione programmata. Per l'anno scolastico 2026/2027, ad esempio, i tetti sono stati aggiornati rispetto agli anni precedenti. Il tetto di spesa, tuttavia, non significa che i libri siano gratuiti: rappresenta un limite entro il quale deve essere mantenuto il costo complessivo della dotazione libraria. Ed è proprio qui che si apre il dibattito. Tetti di Spesa dei Libri Scolastici: Bastano a Proteggere le Famiglie? I tetti di spesa rappresentano uno strumento per contenere il caro-libri, ma non eliminano il problema. Il decreto ministeriale stabilisce infatti gli importi massimi della dotazione libraria per le diverse classi. Sono previste anche riduzioni del tetto quando vengono adottati determinati formati digitali o misti. Esistono inoltre margini di deroga: eventuali aumenti devono essere motivati e rispettare le condizioni previste dalla normativa. Il punto, però, è che anche una spesa formalmente entro i limiti può essere pesante per un nucleo familiare, soprattutto quando si sommano libri, materiale scolastico, dispositivi digitali, trasporti e altre spese legate alla frequenza scolastica. Chi Paga i Libri Scolastici? La risposta dipende dall'ordine e grado di scuola. Nella scuola primaria, il sistema prevede la gratuità dei libri di testo attraverso le modalità stabilite dai Comuni e dalle Regioni. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, i libri sono generalmente acquistati dalle famiglie, salvo la possibilità di accedere a contributi, agevolazioni o misure di sostegno previste a livello regionale o locale. Questo crea una situazione nella quale il diritto allo studio è formalmente garantito, ma una parte dei costi necessari per esercitarlo rimane a carico delle famiglie. Ma è Giusto che il Costo dei Libri Ricada sulle Famiglie? È questa la domanda che merita una discussione più ampia. Un libro di testo non è un bene acquistato semplicemente per interesse personale. È uno strumento attraverso il quale lo studente segue un percorso didattico deciso dalla scuola. Se l'adozione di un determinato manuale è necessaria per seguire le lezioni, è ragionevole chiedersi se il suo costo debba essere considerato una normale spesa familiare oppure una componente del servizio di istruzione pubblico. La questione diventa ancora più delicata quando la nuova edizione non è indispensabile per un reale cambiamento dei contenuti, ma rende comunque difficile utilizzare il libro di un fratello, di un amico o acquistato sul mercato dell'usato. Nuove Edizioni Ogni Anno: un Problema anche per il Mercato dell'Usato Il mercato dei libri scolastici usati rappresenta da sempre una delle principali strategie delle famiglie per ridurre la spesa. Ma funziona bene soprattutto quando le edizioni rimangono in adozione per più anni. Quando un testo viene sostituito frequentemente, invece, il libro usato perde parte del suo valore. Una famiglia può acquistare un manuale a prezzo ridotto, ma trovarsi l'anno successivo davanti a una nuova edizione che rende quel testo inutilizzabile per il percorso scolastico. Il problema non è quindi soltanto quanto costa un libro nuovo, ma anche quanto rapidamente perde valore quello già acquistato. Le Scuole Possono Scegliere Alternative ai Libri di Testo? Il sistema scolastico non è necessariamente legato in modo assoluto all'acquisto di nuovi libri ogni anno. Le indicazioni ministeriali sull'adozione dei testi prevedono anche la possibilità, in determinate condizioni, di utilizzare strumenti alternativi ai libri di testo. Per l'anno scolastico 2026/2027, il Ministero ha nuovamente richiamato le scuole al rispetto delle procedure di adozione e dei tetti di spesa. Questo apre una prospettiva interessante: la scuola del futuro potrebbe ridurre il peso economico dei libri attraverso materiali digitali, biblioteche scolastiche, comodato d'uso, libri condivisi e risorse didattiche riutilizzabili. Libri Digitali e Contenuti Online Possono Far Risparmiare? La digitalizzazione viene spesso indicata come una possibile soluzione al caro-libri. La normativa stessa prevede una riduzione dei tetti di spesa quando vengono adottate determinate modalità digitali o miste. Per le adozioni disciplinate dal decreto relativo al 2025/2026, ad esempio, il tetto veniva ridotto del 10% per determinate configurazioni miste e del 30% per quelle completamente digitali previste dalla normativa. Ma il digitale, da solo, non risolve necessariamente il problema. Un tablet ha un costo. Anche le licenze digitali possono avere una durata limitata. E non tutte le famiglie dispongono degli stessi strumenti tecnologici. Per questo la vera domanda non dovrebbe essere soltanto “cartaceo o digitale?”, ma “come garantire a tutti gli studenti l'accesso gratuito o sostenibile ai materiali necessari per studiare?” Una Possibile Soluzione: Libri Scolastici in Comodato d'Uso Una delle strade più interessanti è quella del comodato d'uso. In questo modello la scuola, direttamente o attraverso fondi e iniziative territoriali, mette a disposizione degli studenti i libri che vengono poi restituiti al termine dell'anno scolastico. Un singolo libro può quindi essere utilizzato da più studenti nel corso degli anni. È un sistema che potrebbe diventare particolarmente efficace se accompagnato da una maggiore stabilità delle adozioni: più a lungo un testo rimane in uso, maggiore è il numero di studenti che può beneficiarne. Il Vero Problema: la Durata delle Edizioni Forse il punto centrale della discussione non è stabilire se i libri debbano essere pagati dalle famiglie oppure dallo Stato. La domanda potrebbe essere ancora più semplice: Perché un libro scolastico dovrebbe avere una vita così breve? Se un manuale rimane valido dal punto di vista didattico, mantenerlo in adozione per più anni permetterebbe di: favorire il mercato dell'usato; ridurre la spesa delle famiglie; facilitare il passaggio dei libri tra fratelli; rendere più efficace il comodato d'uso; ridurre gli sprechi; diminuire la quantità di libri destinati a essere sostituiti. In altre parole, la stabilità delle adozioni potrebbe essere uno degli strumenti più semplici per contrastare il caro-libri. Chi Dovrebbe Pagare i Libri Scolastici? La risposta non è soltanto economica, ma riguarda il modello di scuola che vogliamo. Se consideriamo i libri uno strumento indispensabile per garantire il diritto allo studio, allora il loro costo non dovrebbe diventare un ostacolo per le famiglie. Questo non significa necessariamente che ogni libro debba essere acquistato e pagato direttamente dallo Stato. Si potrebbe pensare a un sistema più articolato, basato su: gratuità per le famiglie con redditi più bassi; contributi pubblici più omogenei sul territorio nazionale; comodato d'uso; maggiore durata delle adozioni; potenziamento del mercato dell'usato; biblioteche scolastiche con dotazioni librarie condivise; utilizzo di risorse digitali realmente accessibili; maggiore attenzione alla reale necessità delle nuove edizioni. Libri Scolastici: il Problema Non è Solo il Prezzo Il dibattito sul caro-libri non dovrebbe quindi ridursi alla domanda: “Quanto spendono le famiglie?” Bisognerebbe chiedersi anche per quanto tempo un libro rimane utilizzabile, perché viene sostituito e chi sostiene economicamente il costo della sostituzione. La scuola pubblica deve garantire pari opportunità. E se l'accesso ai materiali didattici necessari dipende dalla possibilità economica della famiglia, il rischio è quello di creare una disuguaglianza proprio all'interno del sistema che dovrebbe ridurla. I tetti di spesa sono certamente uno strumento di contenimento, ma il tema rimane aperto. È davvero necessario cambiare così spesso i libri scolastici? E, quando il cambiamento non è indispensabile, perché il costo deve ricadere sulle famiglie? Sono domande che meritano una risposta non soltanto da parte delle scuole e delle famiglie, ma anche del legislatore e del mondo dell'editoria scolastica. Ministero dell'Istruzione e del Merito - Libri di testo Francesca Merlo

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7 Set
2026
Il Modello Organizzativo Finlandese: una Nuova Visione di Scuola Pubblica

Approcci Educativi 6-11 anni 11-13 anni

Il Modello Organizzativo Finlandese: una Nuova Visione di Scuola Pubblica

Un Modello Ispirato alla Scuola Finlandese che Supera l’Orario Frammentato e Mette al Centro gli Studenti, già Sperimentato in Diverse Scuole Italiane Tra pochi giorni, con l’avvio del nuovo anno scolastico, Milano sperimenterà per la prima volta nella scuola pubblica della città il Modello Organizzativo Finlandese (MOF), un approccio educativo di ispirazione scandinava che sta suscitando crescente interesse nel panorama scolastico italiano. Si tratta di una sperimentazione che punta a riorganizzare il tempo scuola, superando l’orario tradizionale “spezzettato” scandito dal cambio continuo delle materie al suono della campanella. Al centro della sperimentazione ci sono gli studenti, i loro ritmi di apprendimento e il loro benessere, con l’obiettivo di costruire una giornata scolastica più distesa, coerente e vicina ai loro bisogni. L’istituto coinvolto è il Comprensivo Simona Giorgi, che entra a far parte della rete nazionale del MOF, nata dall’esperienza capofila di Urbania, guidata dalla dirigente Antonella Accili, ideatrice del MOF e promotrice di sperimentazioni per l’innovazione didattica. Come riportato da molte testate giornalistiche, a settembre prenderanno avvio due classi pilota, una della scuola primaria e una della scuola secondaria di primo grado. Perché si Parla di Modello Organizzativo Finlandese Il Modello Organizzativo Finlandese è un approccio didattico in fase sperimentale che si ispira all’organizzazione delle scuole finlandesi, spesso citate come esempio di equilibrio tra qualità dell’apprendimento, inclusione e benessere degli studenti. Secondo quanto riportato dal sito di Sanoma, realtà leader nel settore educativo che sostiene il progetto, il MOF mira a un insegnamento più dinamico e integrato, orientato allo sviluppo di competenze utili per la vita adulta. Nel modello finlandese: l’orario scolastico non è frammentato in unità brevi e scollegate; le discipline non sono rigidamente separate, ma dialogano all’interno di cornici concettuali comuni; le lezioni frontali lasciano spazio a lavoro cooperativo, attività laboratoriali e apprendimento attivo. L’obiettivo è favorire un apprendimento più profondo e significativo, riducendo il carico cognitivo e lo stress legati alla continua interruzione delle attività. Una Giornata Scolastica più Distesa e di Qualità A illustrare i vantaggi concreti del MOF è Caterina Cassese, referente del progetto per il Comprensivo Simona Giorgi. Le sue parole, riportate, chiariscono il senso della riorganizzazione: “C’è una compattazione oraria che consente tempi di apprendimento più distesi e di qualità, garantendo un sano equilibrio tra apprendimento e tempo libero.” Questa nuova scansione del tempo consente di valorizzare pratiche didattiche già sperimentate con successo: “La giornata scolastica, più armonica e sostenibile, valorizza la didattica laboratoriale, la collaborazione tra pari e l’apprendimento attivo, permettendo agli alunni di costruire conoscenze significative attraverso l’esperienza diretta.” Nel MOF, il processo educativo diventa anche un’esperienza di comunità: “Nel modello finlandese ogni voce conta, è così che l’organizzazione diventa una comunità.” Didattica per Competenze e Superamento della Frammentazione Uno degli aspetti centrali del Modello Organizzativo Finlandese è il superamento della rigida divisione disciplinare. Le materie non scompaiono, ma vengono integrate all’interno di percorsi di apprendimento più ampi, che mettono in relazione saperi diversi. Gli insegnanti progettano e conducono le attività all’interno di una cornice comune di concetti, conoscenze e competenze, favorendo collegamenti, riflessione critica e applicazione pratica. Questo approccio consente di ridurre la frammentazione del sapere e di accompagnare gli studenti in un flusso di apprendimento continuo, più coerente e meno ansiogeno. Formazione dei Docenti e Supporto Scientifico L’introduzione del MOF richiede un lavoro preparatorio significativo, soprattutto sul piano della formazione degli insegnanti. Come spiega la dirigente scolastica Anna Polliani, il progetto nasce da una rete di scuole e da un solido impianto di ricerca educativa: “Abbiamo conosciuto la rete e questa sperimentazione nata dal basso, dalle scuole, attraverso l’università di Milano-Bicocca e la professoressa Elisabetta Nigris.” A sostegno del percorso è stato istituito un comitato scientifico per il supporto pedagogico e didattico, mentre l’università garantisce un monitoraggio costante della sperimentazione. “Sono già stati formati, grazie al sostegno di Sanoma, 50 docenti della nostra scuola”, aggiunge Polliani, sottolineando l’importanza di un accompagnamento professionale continuo. Una Scelta Coerente con l’Identità della Scuola Il Comprensivo Simona Giorgi aveva già intrapreso, negli anni precedenti, un percorso di innovazione didattica, adottando il cosiddetto “metodo Modi”, che ha facilitato l’ingresso nel MOF. Questo ha permesso di lavorare fin da subito sulla verticalizzazione del progetto, coinvolgendo sia la scuola primaria sia la secondaria di primo grado. Caterina Cassese spiega così la scelta: “Abbiamo scelto di introdurre questo metodo perché sposa il credo della nostra scuola: da anni abbiamo abbracciato metodologie di stampo innovativo, dalla didattica laboratoriale alla costruzione attiva di competenze.” E precisa: “È un modello che mette al centro la persona, non la prestazione.” Un Cambio di Visione per la Scuola Pubblica Per i promotori, il Modello Organizzativo Finlandese non rappresenta semplicemente un nuovo assetto orario, ma un vero cambio di paradigma educativo: “In un tempo in cui la scuola è chiamata a reinventarsi, il Modello Organizzativo Finlandese non è solo un progetto: è un cambio di visione. È l’idea che il benessere generi apprendimento, che la collaborazione costruisca comunità.” La dirigente Polliani ha inoltre annunciato che nei prossimi mesi saranno organizzati incontri informativi con le famiglie, per approfondire finalità e modalità del progetto: “Si lavora molto sul protagonismo dell’alunno e si evita la frammentazione del sapere, immergendo i ragazzi in un flusso continuo e diminuendo il livello di ansia e stress provocato dal cambiare sempre materie e dal senso di valutazione permanente.” Una Sperimentazione da Osservare con Attenzione Con 96 scuole aderenti in tutta Italia, il MOF rappresenta una delle sperimentazioni organizzative più interessanti nel dibattito attuale sulla scuola. L’avvio del progetto anche in una grande città come Milano segna un passaggio significativo e offre l’occasione per riflettere su nuovi modi di organizzare il tempo, lo spazio e le relazioni educative. A settembre, al Comprensivo Simona Giorgi, non debutta soltanto un nuovo modello organizzativo, ma una visione di scuola che prova a coniugare qualità dell’apprendimento, benessere e senso di comunità. Un’esperienza che potrà offrire spunti importanti per il futuro dell’educazione pubblica italiana. Francesca Merlo Scuole con modello finlandese: una guida per genitori Webinar “Sperimentazione MOF: viaggio nel Modello Organizzativo Finlandese in Italia” – presentazione con Antonella Accili A Milano la scuola con zero compiti a casa... E niente stress in aula Scuola senza compiti a casa: al via sperimentazione Sanoma Antonella Accili. È ideatrice del MOF e promotrice di sperimentazioni per l’innovazione didattica, è Dirigente scolastico presso l’Istituto Omnicomprensivo Della Rovere a Urbania (PU). È inoltre consulente pedagogico-didattica per la rivista Focus Scuola e saggista per diverse testate, case editrici e agenzie formative. Oggi Antonella Accili porta il MOF in giro per l'Italia, organizzando visiting, parteciando a conferenze, festival e convegni nazionali.

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6 Gen
2026
La Rivoluzione Silenziosa dell’Inclusione Scolastica: l’Eredità di Mirella Antonione Casale

Inclusione

La Rivoluzione Silenziosa dell’Inclusione Scolastica: l’Eredità di Mirella Antonione Casale

Una Pioniera dell’Inclusione Scolastica Mirella Antonione Casale è una figura emblematica nella storia dell’istruzione italiana: docente prima, preside poi, è universalmente riconosciuta come artefice dell’inclusione degli alunni con disabilità nella scuola pubblica. Nata a Torino nel 1925, la sua esperienza personale – in particolare la nascita e la disabilità gravissima della figlia Flavia – la spinse fin dagli anni Sessanta a battersi per una scuola che non segregasse i bambini «diversi», ma permettesse loro di condividere il percorso educativo con i coetanei. In quegli anni molti alunni con disabilità venivano confinati in classi differenziali o «speciali», dove erano separati dagli altri e spesso privati di opportunità autentiche di apprendimento e socializzazione. Mirella Antonione Casale, sostenuta anche dalla sua attività nell’ANFFAS -associazione che ebbe un ruolo decisivo nel promuovere una nuova cultura dei diritti delle persone con disabilità e nel sostenere il superamento delle classi differenziali - promosse iniziative sperimentali nelle scuole medie di Torino per dimostrare che l’integrazione era possibile e benefica per tutti gli studenti. La Legge 517/1977 e la Nascita dell’Insegnante di Sostegno Il lavoro di Mirella Antonione Casale si inserì in un clima di crescente consapevolezza pedagogica e civile che, a metà degli anni Settanta, portò il Parlamento italiano ad approvare la Legge 4 agosto 1977, n. 517. Questa riforma fu una svolta decisiva: abolì le classi differenziali e sancì l’obbligo di inserire gli alunni con disabilità nelle classi comuni della scuola dell’obbligo. Tra gli aspetti più innovativi vi fu la nascita della figura dell’insegnante di sostegno, docente specializzato assegnato alle classi con alunni con bisogni educativi speciali per favorire la loro partecipazione e apprendimento. Tale figura divenne elemento chiave di un modello educativo più equo e inclusivo, superando definitivamente l’idea segregativa che aveva dominato l’istruzione per decenni Il Racconto di una Svolta Attraverso il Cinema: "La Classe degli Asini" La portata di questa “rivoluzione silenziosa” è stata raccontata anche attraverso il linguaggio del cinema e della televisione nel film La classe degli asini, ispirato proprio alla vicenda umana e professionale di Mirella Antonione Casale. Il film restituisce il clima di un’epoca in cui l’inclusione appariva a molti un’utopia e mostra come il coraggio di singoli educatori abbia contribuito a cambiare le politiche pubbliche e la mentalità collettiva. L’eredità di Casale vive oggi in una scuola che, pur con difficoltà e sfide ancora aperte, riconosce l’inclusione come valore fondante e come diritto irrinunciabile di ogni alunno. La Memoria Come Impegno: Custodire una Conquista, Continuare una Visione A dicembre Mirella Antonione Casale avrebbe compiuto cento anni. Questo anniversario non è soltanto un’occasione commemorativa, ma un invito a interrogarsi sul presente e sul futuro della scuola inclusiva che lei ha contribuito a costruire. Ricordare Mirella Antonione Casale significa riconoscere il valore di una battaglia civile che resta aperta e che va sostenuta ogni giorno, con responsabilità, competenza e profondo rispetto per i diritti di tutti. La sua eredità non può essere considerata acquisita una volta per tutte: l’inclusione richiede attenzione costante, risorse adeguate e una cultura educativa fondata sul rispetto della persona. Francesca Merlo

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19 Feb
2025
Plusdotazione: un talento da Scoprire e Valorizzare

Inclusione

Plusdotazione: un talento da Scoprire e Valorizzare

Tuo figlio è super curioso, impara argomenti che sono difficili per gli altri con estrema facilità rispetto ai suoi coetanei ma poi ha difficoltà a scuola? Hai mai sentito parlare di "plusdotazione" o "giftedness" ? Questi termini si riferiscono a bambini con capacità cognitive superiori alla media. Ma cosa significa esattamente? E quali sono i rischi di una mancata identificazione? Cos'è la Plusdotazione? L’intelligenza non ha una definizione univoca e quella cognitiva si misura con i test che danno come risultato un Quoziente intellettivo (QI o IQ). Una intelligenza nella norma è indicata da un QI compreso tra 85 e 115. Sopra il 115 abbiamo l’Alto Potenziale Cognitivo (APC) Sopra il 130 si parla di APC di livello 2, 3 o 4, ossia di Plusdotazione/Giftedness. Va specificato che il solo valore del QI spesso non basta: è come sapere il peso di una persona senza considerare il sesso, l’età, quanto è alta, l’indice di massa grassa, magra e muscolare. Il clinico dovrebbe analizzare gli indici che compongono il QI e immergere tali valori nell’unicità di funzionamento mentale complessivo di quella persona, in modo da trasformare i date bidimensionali numerici, in una visione 3D. La velocità neuronale quasi doppia rispetto ai normotipici e le capacità maggiori in alcuni ambiti rispetto ai coetanei, non sono sufficienti a descrivere l’intelligenza di un bambino plusdotato. Oltre alla dimensione quantitativa (sintetizzabile con la misurazione QI, si devono considerare anche gli aspetti qualitativi. Siamo di fronte a sensibilità diverse che hanno come conseguenza una diversa rappresentazione del mondo. Diversi modelli teorici hanno cercato di definire la plusdotazione. Uno dei più influenti è il modello dei tre anelli di Renzulli (1978), che identifica tre caratteristiche interconnesse nella plusdotazione: abilità intellettuale superiore alla media, creatività e impegno nel compito. Renzulli, J. S. (1978). What makes giftedness? Reexamining a definition. Phi Delta Kappan, 60(3), 180-184. Come riconoscere un bambino plusdotato? Non esiste un unico identikit che ci possa far riconoscere un bambino plusdotato. La plusdotazione non equivale quasi mai ad “andare bene a scuola”. Il bambino plusdotato ha le abilità cognitive per andare bene, ma non sempre le applica. Perché? Molteplici sono le variabili in gioco. Alcuni elementi osservativi che possono aiutarci ad intercettare la plusdotazione sono: - un vocabolario ampio ed un linguaggio molto sviluppato; - processi di ragionamento precoci ed avanzati; - una memoria eccellente (elephant memory); - ampi interessi e forte curiosità; - pensiero creativo e fuori dagli schemi (definito “pensiero arborescente”) - forte empatia; - tendenza alla leadership; - capacità di elaborazione visiva elevate, - forte impegno in situazioni sfidanti - elevato senso della giustizia È importante sottolineare che questi segnali non sono sempre presenti in tutti i bambini plusdotati e che la plusdotazione può manifestarsi in modi diversi. Il Plusdotato in classe In classe esite una vasta gamma di personaggi dietro ai quali può nascondersi una plusdotazione: - lo specialista, lo specialista che fa bene solo ciò che gli interessa. Può essere descritto da frasi come “È bravo ma non si impegna!” “È intelligente ma potrebbe fare di più”. - il famelico di conoscenza con una insaziabile sete di curiosità: “Alza sempre la mano, vuole sempre dire la sua e non lascia spazio ai compagni” - il collezionista di note: “Fa bene gli esercizi, ma poi disturba, si alza, e parla” - la “bambina sulle nuvole” (tendenzialmente sono femmine), con il corpo in classe ma la mente altrove - il “polemico” che contrasta le ingiustizie percepite e/o si imbatte in sfide di “braccio di ferro cognitivo” con gli insegnanti. Ecc. Quali sono i rischi di una mancata identificazione della Plusdotazione? La mancata identificazione della plusdotazione può comportare diverse problematiche per il bambino, sia a scuola che nella vita sociale: - Noia e demotivazione a scuola: Se il bambino non trova stimoli adeguati, può annoiarsi e perdere interesse per l'apprendimento. - Difficoltà relazionali: Il bambino può sentirsi diverso dai coetanei e avere difficoltà a socializzare. - Bassa autostima: Se il bambino non si sente compreso e valorizzato, può sviluppare una bassa autostima - Abbandono scolastico: In alcuni casi, la frustrazione e la mancanza di supporto possono portare all'abbandono scolastico. La plsudotazione può essere una cornice che restituisce nuovi significati al “quadro”: in altre parole permette di rileggere alcuni comportamenti, atteggiamenti, disagi, da un altro punto di vista. Tale rilettura degli elementi osservativi ci permette di calibrare strumenti di intervento mirati e rispettosi delle peculiarità di funzionamento cognitivo e mentale. Sappiamo che adulti plusdotati sono stati sicuramente bambini plusdotati, ma non tutti i bambini plusdotati diventano adulti plusdotati. L’intelligenza è come una pianta: va curata e fatta crescere. Un QI non è per sempre: occorre prendersene cura, alimentarlo in modo nutriente e sano e rispettando la corretta esposizione alla luce. Uno studio di Winner (1997) ha evidenziato come i bambini plusdotati che non vengono identificati e supportati adeguatamente possono andare incontro a problemi di adattamento sociale ed emotivo. Riferimento: Winner, E. (1997). Gifted children: Myths and realities. Basic Books.   Cosa fare se si sospetta una plusdotazione? Se si sospetta che il proprio figlio possa essere plusdotato, è consigliabile rivolgersi a un professionista qualificato per una valutazione cognitiva. Da un punto di vista clinico si evidenzia che la plusdotazione non è una diagnosi (non trattandosi di un disturbo), ma una valutazione cognitiva. In quanto tale non richiede il “timbro ’ASL” (ossia non deve essere rilasciata esclusivamente da una NPI - NeuroPsichiatria Infantile) e può essere rilasciata da professionisti privati e consegnata alla Scuola. Questa valutazione può fornire informazioni preziose sul profilo cognitivo del bambino e aiutare a individuare le strategie più adeguate per supportarlo nel suo percorso di crescita; come per esempio chiedere alla scuola di attivare Piani Didattici Personalizzati che possano aiutare l’alunno. Plusdotazione e neurodiversità È importante sottolineare che la plusdotazione rientra nel concetto di neurodiversità. In sintesi: siamo tutti neurodiversi, ogni cervello funziona in modo diverso, ma l’80% circa dei cervelli funziona in modo simile e determina la “norma”. La norma è un concetto statistico che indica il comportamento a maggior frequenza (non sempre il migliore possibile). La plusdotazione si colloca fuori dalla norma, diverge rispetto ad essa, ossia rientra in quelle che sono definite “neurodivergenze”. Essa non è una categoria diagnostica e vuole essere un invito a non accontentarci del potere semplificatorio delle etichette, ma a sforzarsi di abbracciare il paradigma della complessità e  valorizzare le differenze individuali, le soggettive unicità di ogni singola persona. Questo ci permette di non "normalizzare" il bambino plusdotato e, nel rispetto delle sue specificità, di aiutarlo a sviluppare il suo pieno potenziale. Conclusioni La plusdotazione è un talento prezioso che va scoperto e valorizzato. Riconoscere i segnali, supportare il bambino nel suo percorso di crescita e promuovere una cultura dell'inclusione sono passi fondamentali per garantire che questi bambini possano esprimere il loro pieno potenziale e contribuire alla società in modo significativo. Occorre imprimere nella nostra mente che i bambini plusdotati non sono esattamente come gli altri, ma come gli altri sono bambini. Dott. Stefano Bellizzi Psicologo specializzato in Plusdotazione Per informazioni: stefano_bellizzi@hotmail.com

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8 Feb
2025
Portare inclusività in Classe: Strategie Pratiche per la Scuola di Oggi

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Portare inclusività in Classe: Strategie Pratiche per la Scuola di Oggi

Sei un insegnante che crede nell'importanza dell'inclusività? Vuoi strumenti pratici da portare in classe? La scuola ha un ruolo fondamentale nella formazione delle nuove generazioni e nella promozione di una cultura del rispetto e dell’uguaglianza. Il progetto 'Riflessioni e Rappresentazioni" è un’opportunità unica per gli/le insegnanti delle Scuole Secondarie di Secondo Grado di approfondire tematiche cruciali come la violenza di genere e la rappresentazione delle donne nei media. Il progetto è finanziato dalla Regione Valle d’Aosta attraverso il bando per il finanziamento di progetti antiviolenza, di prevenzione e di informazione contro la violenza di genere, ai sensi della Legge Regionale 25/02/2013 n. 4. Il laboratorio è stato realizzato dalle associazioni AICE Valle D'Aosta e CREIS European Research Perché partecipare al laboratorio? Partecipando a questo laboratorio, avrai l’occasione di: Acquisire strumenti per un utilizzo consapevole del linguaggio inclusivo, essenziale per promuovere il rispetto e l’uguaglianza nelle tue classi. Analizzare e comprendere il peso degli stereotipi di genere nei media, aiutando gli studenti a sviluppare uno sguardo critico sulle rappresentazioni femminili. Confrontarti con altri/e docenti e con esperte nel settore, arricchendo il tuo bagaglio di conoscenze attraverso un percorso formativo stimolante e innovativo e altamente pratico. Come si svolge il laboratorio? Il laboratorio prevede due incontri online di due ore ciascuno: Mercoledì 16 aprile, ore 15:00 – 17:00 Approfondiremo il linguaggio inclusivo e il suo impatto nella comunicazione didattica. Mercoledì 30 aprile, ore 15:00 – 17:00 Analizzeremo la rappresentazione delle donne nei media e il suo impatto sulla società e sui giovani. Chi guiderà gli incontri? Le formatrici del progetto sono esperte nel campo della parità di genere e dell’educazione all’immagine: Dott.ssa Antonella Barillà – Esperta di Pari Opportunità, Politiche di Genere, Diversità e Inclusione. Dott.ssa Alessia Gasparella – Esperta di Educazione all’Immagine. Chi può partecipare e come iscriversi? Al Laboratorio potranno partecipare tutti gli Insegnanti della Scuola Secondaria di Secondo Grado, anche non di ruolo. Il Laboratorio è gratuito e finanziato dalla regione Valle D'Aosta ma possono partecipare insegnanti anche di altre regioni. Iscriversi è semplice: basta compilare il modulo. Riceverai il link per il collegamento online e tutte le informazioni necessarie. Non perdere questa occasione! Unisciti a noi per contribuire alla costruzione di una società più equa e inclusiva, partendo proprio dalla scuola. Iscriviti subito e fai la differenza Antonella Giostra

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6 Feb
2023
Giornata Mondiale contro il Bullismo

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Giornata Mondiale contro il Bullismo

La Giornata Mondiale contro il Bullismo e il Cyberbullismo: 7 Febbraio Il 7 febbraio è un appuntamento che tante scuole e istituzioni aspettano per promuovere iniziative che possano contrastare i fenomeni di Bullismo e il Cyberbullismo, sempre più diffusi. Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Silvia Spinelli, Psicoterapeuta specializzata nell’età dello sviluppo, alcuni consigli per i genitori. Quando abbiamo chiesto la collaborazione della Dottoressa pensavamo di sentire il parere e l'esperienza di una Psicoterapeuta e, invece, abbiamo ascoltato oltre alla voce di un' Esperta anche la voce di una bambina bullizzata. Nelle parole che seguono, pertanto, i consigli per i genitori saranno accompagnati dal racconto di un'esperienza diretta. Primo consiglio per i genitori: guardare la serie Stranger Things. Perchè dovresti proprio guardare Stranger Things? Anche se non è una delle serie che ti appassiona di più, se sei genitore o insegnante dovresti davvero guardarla. Il mio consiglio nasce dalla mia personale esperienza: perché l'ho provato. Mi è successo. Ho subìto quella forma di bullismo terribile che è quella del sentirsi invisibile. Non ero tanto presa di mira (in realtà un po' sì per il mio aspetto fisico. Ero di un anno più piccola degli altri avendo iniziato la scuola a cinque anni anziché sei) quindi non mi ero ancora sviluppata fisicamente, non avevo quelle forme femminili che magari le mie compagne già avevano. In più questi capelli che vedete, per i quali oggi tante persone mi fanno i complimenti, crescevano in verticale, "a fratta di lampone", e mi garantivano una serie di soprannomi piuttosto spiacevoli: Maradona, Pelè, Willis. Ma sapete che non era questo, il peggio? E allora cos'era? Occhio al bullismo inconsapevole La cosa peggiore per me era il bullismo, chiamiamolo inconsapevole. Cioè quello che proveniva dai ragazzini di buona famiglia, da quelli popolari, dai più bravi della classe, che nemmeno quasi si accorgevano di metterlo in atto. Venivo esclusa dalle feste, dalle uscite, dalle chiacchiere all'intervallo. L'assenza di relazione era terribile. Anche oggi, quando svolgo interventi nelle scuole, spesso i ragazzini mi raccontano di aver fatto degli interventi sul bullismo, mi dicono che è una cosa che non va fatta e sono tutti fermamente convinti che sia una cosa sbagliata, poi io magari chiedo "ma secondo te escludere la tua compagna o il tuo compagno dalla chat di classe o apostrofarla con nomignoli è bullismo" ? E mi rispondono di no, che loro scherzano e basta. Quindi sappiate che non sempre è facile calarsi nella pratica e capire REALMENTE cos'è il bullismo. I vostri figli stessi, specie se popolari, potrebbero inconsapevolmente fare male a qualcuno. Se avete bambini o ragazzi aiutateli a ragionare su che cosa è veramente il bullismo, che non è un fenomeno astratto, che condanni e poi non ti rendi conto magari di metterlo in atto nelle piccole cose, nei piccoli atteggiamenti, nelle dimenticanze, in un intervallo in cui non rivolgi la parola a quel compagno specifico e non pensi di stare facendo nulla di male, ma quando nessuno della classe rivolge la parola a quella persona specifica, quella persona specifica si sente morire, si sente male, si sente invisibile e isolata. Insegniamo ai bambini che tutti meritano di essere 'visti' Ve lo dico molto sinceramente: all'epoca in cui venivo esclusa, ignorata, io avevo dei talenti. Non lo dico per vantarmi, lo dico perché tutti li abbiamo. I miei talenti allora erano gli stessi di oggi, ma erano chiusi dentro di me come un nodo, come un groviglio, un gomitolo in un cassetto, e io da qualche parte sentivo che poteva essere preziosa questa cosa, però non interessava a nessuno, sembrava che nessuno la vedesse, la scorgesse o che comunque nessuno fosse interessato. Ero immersa in un ambiente rifiutante. Facciamo capire ai nostri bambini, che tutti possono avere qualcosa di interessante da esprimere. Ed è qui che arrivo alla mia serie preferita. Guarda con i tuoi figli Stranger Things Guardare insieme ai vostri figli questa serie, vi apre alla possibilità di dialogare su tutte queste cose. Questo perchè gli episodi mettono in scena fenomeni di bullismo, e quindi offrono continui di riflessione e dialogo. E' una serie fantastica che fa sentire bene chi lo guarda, se chi lo guarda è un ex vittima come me, perché finalmente i nerd sono gli eroi, è la rivincita degli sfigati che alla fine salvano il mondo o quasi e trovano la loro rivalsa attraverso il trovarsi simili tra di loro, attraverso l'amicizia, l'ironia, attraverso il potere della musica. Quello della rivalsa è un luogo comune che però ha un fondo enorme di verità. Io ad esempio da quella brutta esperienza ho tratto una forza pazzesca, ho voluto aiutare le persone a percorrere quella strada che porta alla rivalsa. Se ci pensate ogni psicoterapia, ogni percorso psicologico è una storia di rivalsa. È una storia nella quale uno si riprende pezzi di sé e finalmente si dà il permesso di esprimere e di esprimersi anche se l'ambiente non è così convalidante o supportivo. Quindi TI FA BENE guardare questa serie, anche se non eri tra gli sfigati, perché ti può far accendere una lampadina su che cos'è il mondo visto dall'altra parte, ti può far accendere una lampadina su come a volte inconsapevolmente possiamo fare male ad altre persone, e ti può aiutare ad ampliare la tua prospettiva e ad accorgerti che alla fine popolari e sfigati sono uguali cioè sono tutti ragazzi e ragazze con sogni, desideri, con un mondo con dei talenti, con delle cose da esprimere. Storie di rivalsa Quella della Dott.ssa Spinelli non è certamente l’unica storia che mostra come va vita ci riservi la possibilità di una rivalsa. Se i vostri ragazzi sono tra coloro che subiscono prepotenze potrete leggere loro quest’altra bellissima storia ........... Stefania non ama andare a scuola. Cioè, lei amerebbe pure imparare, è molto curiosa, intelligente più della media, creativa; ma a scuola è un disastro. I suoi genitori si sono trasferiti per lavoro in un paese in cui sono tutti biondi, alti, e lei invece è meridionale, un po' tracagnotta, coi capelli neri. In più, ha velleità artistiche: le piace cantare, partecipa a piccoli concorsi canori, e questo le scatena addosso ancora di più le prese in giro dei compagni. Lei cerca di resistere, ha alcune amiche (almeno crede!), e un carattere forte. Ma un giorno, a 14 anni, le cose peggiorano; dopo una accesa discussione con alcuni compagni a causa di un post su Facebook, nel quale dopo una sua esibizione canora le avevano scritto "fai schifo! Non diventerai mai famosa!", all'uscita tre di loro la spingono in un bidone dell'immondizia, urlandole "questo è il tuo posto! Tu sei spazzatura!" Le sue 'amiche' sono presenti alla scena, ma invece di aiutarla, ridono. Lei non riesce a fare niente, non riesce a reagire, si sente pietrificata. Il periodo successivo è un disastro, connotato da insicurezza totale, umiliazione, isolamento. Per fortuna, grazie all'aiuto della sua famiglia, alla musica e al suo carattere determinato, Stefania supera tutto questo, e ne fa la sua forza. Stefani(a) di cognome fa Germanotta, alias Lady Gaga, e nel 2020 è stata menzionata nel Guinness Word record come la prima donna ad avere 4 singoli che hanno venduto più di 10 milioni di copie ciascuno. Non solo: è stata la prima persona nella storia a conquistare Oscar, Grammy, Bafta e Golden Globe nello stesso anno (2019), ed è la cantante più pagata al mondo, con un patrimonio netto stimato di 145 milioni di dollari. Nel 2016 ha ricevuto un altro Guinness World Record in quanto la sua pagina Wikipedia risulta essere la più visualizzata di sempre tra le pagine femminili (circa 80 milioni di visualizzazioni) e in generale è preceduta solo da Barack Obama e Michael Jackson. Non male per una 'spazzatura'...no? Dott.ssa Silvia Spinelli Segue un video riassuntivo

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22 Mag
2022
Per scrivere bene e senza fatica: una corretta impugnatura.

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Per scrivere bene e senza fatica: una corretta impugnatura.

Per scrivere bene e senza fatica: una corretta impugnatura. Una corretta impugnatura della matita o della penna è fondamentale per scrivere bene, senza fatica e per tempi prolungati. Molto spesso genitori ed insegnanti rilevano diverse difficoltà di scrittura nel bambino osservando alcuni segnali tra cui la scorretta impugnatura dello strumento grafico. Le domande più comuni sono: “Come si può intervenire?”, ” È giusto intervenire”, ” quando intervenire?”. È un argomento molto ampio per cui risulta importante fare chiarezza su alcuni principi fondamentali.  L’impugnatura nel tempo Negli ultimi decenni l’insegnamento delle modalità di impugnare e scrivere si è trasformato influenzando in maniera negativa la postura e la visione. Coloro che oggi sono adulti, hanno ricevuto istruzioni per una impostazione conforme dall’uso del pennino, che induceva ad impugnare lo strumento ad una distanza corretta, calibrando la pressione sul foglio. Con l’avvento della penna a sfera è risultato possibile avvicinare sempre di più le dita alla punta e spesso i bambini sono stati lasciati liberi di scegliere l’impugnatura migliore per loro, senza alcuna indicazione di correttezza. Tale libertà ha generato impugnature considerate normali, ma che spesso nascondono delle difficoltà posturali o visive. Tipi di impugnature Le impugnature sono state classificate dal responsabile nazionale di P.E.A.V. (Proteggi Educa Allena la tua Visione) e le tipologie non conformi più ricorrenti sono: l’impugnatura pollice in avanti, l’impugnatura a morso, l’impugnatura a pollice interno, l’impugnatura del fumatore e l’impugnatura a mantide religiosa. Impugnatura pollice in avanti: è l’impugnatura più diffusa tra i ragazzi (circa il 60%) e comporta una difficoltà a livello della motricità fine. La presa crea un blocco compatto in cui tutte le dita della mano sono piegate verso il palmo, bloccando la penna con i polpastrelli dell’indice e del medio. Il pollice è escluso dal blocco, per cui rimane esterno e proteso in avanti, spesso con la funzione di contenere la presa. Tale impugnatura fa assumere alla penna un’inclinazione verticale o inclinata verso l’esterno, dovuta alla spinta dei polpastrelli e al punto di appoggio più alto nello spazio tra pollice e indice. Il movimento della scrittura avviene prevalentemente con movimenti del polso o scomposto in movimenti delle altre articolazioni superiori al polso, a volte anche della spalla. Tale impugnatura provoca problemi visivi, quali scarsa capacità di vedere ciò che si scrive perché il pollice copre lo scritto, per cui il bambino ha la tendenza ad avvicinarsi con il viso sul piano di lavoro. L’avvicinamento può avvenire in maniera frontale allontanando il foglio di scrittura o in maniera laterale inclinando il corpo dalla parte opposta della mano in cui scrive. In questa maniera si ha un affaticamento visivo che si evidenzierà a lungo andare con difficoltà di messa a fuoco nei passaggi vicino/lontano. Questa impugnatura errata può indurre problemi all’apparato muscolo-scheletrico quali affaticamento delle dita e del polso, dolori e ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle oltre alla possibilità che a lungo termine si sviluppino delle modifiche alle curve normali della colonna vertebrale. Impugnatura a pollice interno: è la presa più comune nei bambini mancini. La presa è caratterizzata dal pollice che viene chiuso all’interno, sotto l’indice (a volte anche il medio) che lo sovrasta sull’unghia. In questa maniera la penna viene spinta ed appoggiata sulla parte alta dell’indice (vicino alla nocca). Questo punto agisce da perno per i movimenti della scrittura. L’indice e il medio si distendono fino a spingere la penna con i polpastrelli e toccando la punta dell’anulare. Le ultime due dita, quindi anulare e mignolo bloccano la penna vicino alla punta e fungono da unico blocco nei movimenti della scrittura. Tale impugnatura fa assumere alla penna una posizione inclinata all’esterno in avanti, con la punta ben visibile a chi scrive. Nei mancini spesso il polso assume una posizione maggiormente inclinata per permettere la visione delle parole scritte. Tale impugnatura provoca problemi visivi quali un avvicinamento al piano di lavoro, nel caso in cui i polpastrelli scivolassero troppo verso la punta della penna per stanchezza o per le mani sudate. L’avvicinamento produrrà una compressione di tutto l’organismo producendo affaticamento visivo che si evidenzierà a lungo andare con difficoltà di messa a fuoco nei passaggi vicino/lontano. Infine si possono riscontrare problemi all’apparato muscolo-scheletrico quali affaticamento del polso per eccessiva tensione ai tendini del polso (nel caso in cui il bambino mancino pieghi eccessivamente il polso), dolori e ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle oltre alla possibilità che a lungo andare si sviluppino delle modifiche alle curve normali della colonna vertebrale. Impugnatura del fumatore: la presa è chiamata in questa maniera perché la penna è posizionata come se fosse una sigaretta tra l’indice e il medio. I bambini che utilizzano questo tipo di impugnatura premono la punta della penna contro il polpastrello del pollice, che a sua volta, modula i piegamenti opponendosi alle spinte date dall’indice e dal medio. Il polso si piega verso il dorso della mano, contraendo i muscoli dell’avambraccio. Pertanto la scrittura è data da piegamenti delle dita (indice, medio e pollice) per i movimenti verticali, mentre i movimenti del polso permettono di effettuare tratti orizzontali. L’impugnatura in punta determina la copertura inevitabile di ciò che si scrive, inducendo un avvicinamento al foglio. Tale avvicinamento produce affaticamento visivo, che a lungo andare può evidenziare difficoltà di messa a fuoco nei passaggi vicino/lontano. Infine si possono riscontrare problemi all’apparato muscolo-scheletrico quali problemi ai legamenti del polso (per l’estensione all’indietro del polso e movimenti orizzontali), dolori e ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle oltre alla possibilità che a lungo andare si sviluppino delle modifiche alle curve normali della colonna vertebrale. Impugnatura a mantide religiosa: La presa è caratterizzata dalla posizione della penna tenuta con diversi punti di aggancio, simile all’insetto da cui prende il nome. Tale presa ricerca una stabilità e il massimo controllo visivo durante la scrittura. Il punto di aggancio tra pollice ed anulare/medio è il perno portante dei movimenti per la scrittura. L’indice, piegandosi in alto sulla penna crea il fulcro dei movimenti fini gestiti dall’opposizione delle altre dita, mentre il pollice spinge e modula il movimento della penna opponendosi alle spinte dell’indice e dell’anulare/medio. Il polso si piega verso il dorso della mano, contraendo i muscoli dell’avambraccio. Pertanto la scrittura è data da piegamenti delle dita (indice, medio e pollice) per i movimenti verticali, mentre i movimenti del polso permettono di effettuare tratti orizzontali. Quale è l’impugnatura corretta? L’impugnatura corretta per una buona visione è facilitata da penne e matite a fusto triangolare-prismatico. La presa risulta essere a tre dita dinamiche. In particolare la presa dei tre polpastrelli delle dita indice medio e pollice è posta a circa 2 cm dalla punta della penna e si trovano ciascuno su un lato diverso della penna, formando una figura a triangolo equilatero. La penna si appoggia al centro dello spazio tra pollice e indice. I movimenti propri della scrittura sono localizzate sui movimenti fini delle dita, che piegandosi fanno scivolare la penna sullo spazio pollice-indice (simile al movimento di una stecca da biliardo), mentre i movimenti ampi sono localizzati dai movimenti del polso. Il medio e l’anulare, piegate all’interno del palmo della mano creano un appoggio morbido e stabile sul foglio, senza ostacolare i movimenti delle altre dita. Per rendere la scrittura più corretta, bisognerebbe fornire al bambino un piano inclinato di circa 15°-20° per favorire una maggiore scorrevolezza dello scritto. Nonostante l’impugnatura sia corretta, possono presentarsi dei problemi visivi, quali un avvicinamento frontale-laterale che porterà ad affaticamento visivo, problemi all’apparato muscolo-scheletrico dovute da posizioni arcuate in avanti, le quali portano ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle, modifiche alle curve normali della colonna vertebrale, oltre ad affaticamento tendineo-articolare del polso nei movimenti ampi della scrittura. Elena Marro Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

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8 Mag
2022
Difficoltà di scrittura: cosa fare

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Difficoltà di scrittura: cosa fare

Molto spesso genitori ed insegnanti rilevano difficoltà di scrittura nel bambino osservando alcuni segnali quali: eccessiva lentezza, scarsa chiarezza, mancato rispetto degli spazi, disegno immaturo, traccia calcata, dolore... potrebbe trattarsi di disgrafia? O di una difficoltà temporanea? È indubbiamente un tema molto ampio per cui è bene fare subito chiarezza su alcuni punti. DSA e disgrafia Il termine DSA indica i disturbi specifici di apprendimento che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto; questi si manifestano con l’inizio della scolarizzazione e sono definiti disturbi del neurosviluppo in quanto dipendono dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neurali coinvolte in questi processi e la loro causa, quindi, non è assolutamente da attribuirsi ad un deficit di intelligenza né a deficit sensoriali. Una panoramica dei DSA potete trovarla in un precedente articolo: DSA .  In particolare, la disgrafia riguarda il controllo degli aspetti grafici della scrittura manuale, ed è collegata al momento motorio-esecutivo della prestazione; pertanto si manifesta in una minore fluenza e qualità dell’aspetto grafico della scrittura. Le competenze del processo di scrittura Adesso facciamo un piccolo passo indietro... quali sono le abilità legate alla grafomotricità? È importante conoscerle perché eventuali lacune, anche in una sola di queste aree, potrebbero interferire con l’abilità di scrivere! • Controllo posturale e capacità di lateralizzazione; • Coordinazione dinamica dell’arto superiore, necessario per poter controllare i movimenti del braccio; • Coordinazione occhio-mano, ovvero l’abilità che permette un lavoro simultaneo e coordinato fra i movimenti degli occhi e quelli dell’arto superiore scrivente; • Motricità fine, quindi il prodotto di movimenti minuziosi e precisi a carico della mano e delle dita; • Abilità visuo-spaziali, ovvero la capacità dell’individuo di percepire, agire ed operare sulle rappresentazioni mentali in funzione di coordinate spaziali; • Percezione ed analisi visiva, ossia l'abilità di discriminare le forme, associarle, apprezzarne le caratteristiche e individuarne le differenze; • Orientamento ed organizzazione spazio-temporale, cioè la capacità di percepire la posizione del proprio corpo in relazione agli oggetti e alle persone nello spazio e nel tempo. Sono necessarie per consentirci di orientarci nello spazio grafico del foglio, capire dove iniziare a scrivere e dove interrompersi, seguire un andamento lineare, mantenere una grandezza regolare delle lettere, orientarle correttamente, sapere cosa viene prima e cosa dopo, mantenere un ritmo. • Memoria a breve e lungo termine • Attenzione sostenuta • Abilità fonologiche, metafonologiche e linguistiche Le difficoltà di scrittura nel bambino: i campanelli d'allarme Possono essere molteplici, i più frequenti sono: • scrittura scarsamente leggibile; • lentezza nello scrivere; • dolore alle dita e/o al polso e/o al braccio scrivente; • traccia molto calcata e buchi nel foglio; • ritocchi di segni già tracciati; • discontinuità del tratto e numerose interruzioni; • lettere di differente grandezza; • non rispetto dei margini; • lettere tremolanti; • impugnatura della penna/matita inusuale; • evitamento e rifiuto nei confronti di attività grafomotorie etc... In presenza di sintomi come procedere? I sintomi non sono rari, soprattutto nei piccoli che per la prima volta si approcciano alla scrittura e, ancor di più, nei casi in cui i bambini non siano stati esposti ad attività di pre-scrittura durante la scuola dell'infanzia. Spesso le difficoltà sono già rilevabili nella scuola dell’infanzia, in particolare verso i 5 anni e, nonostante la diagnosi di disgrafia possa essere effettuata a partire dalla fine del II anno della scuola primaria, è di primaria importanza agire tempestivamente. Prima di tutto sarà fondamentale comprendere a quali di queste componenti sono dovute le difficoltà del bambino. Per questo motivo risulta necessario effettuare una valutazione neuropsicomotoria in modo da identificare le problematiche specifiche e poter, eventualmente, iniziare un percorso riabilitativo per potenziare, recuperare o vicariare tali difficoltà. La precocità è con cui si interviene può cambiare notevolmente l’esito di un trattamento. Infatti, secondo la letteratura scientifica, l’efficacia di un trattamento per le difficoltà grafomotorie è inversamente proporzionale all’età in cui viene effettuato e dal III anno della scuola primaria le possibilità di modificabilità sono ridotte, al contrario a 4-5-6 anni si possono avere miglioramenti notevoli. La diagnosi può ma consiglio è di rivolgersi al servizio di neuropsichiatria infantile del territorio oppure ad un centro specializzato privato e/o convenzionato per iniziare, il prima possibile, l’iter valutativo. Le tempistiche possono variare, nel contesto pubblico di solito vi è una lista d’attesa mentre nel privato il processo è più rapido.   La scuola come può intervenire? La segnalazione tempestiva delle difficoltà da parte delle insegnanti è un tassello essenziale. La scuola può davvero fare la differenza. Di fronte ad un dubbio bisogna procedere senza procrastinare ed evitando di minimizzare le problematiche perché, con il tempo e con l’aumentare delle richieste scolastiche, le difficoltà tendono ad aumentare con risvolti negativi anche sul fronte emotivo. Secondo la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 la scuola ha la possibilità di redigere un Piano Didattico Personalizzato (PDP) in modo da fornire gli adeguati strumenti di supporto per raggiungere gli obiettivi scolastici previsti.   Mereu Cristina – Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva  

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