Il Blog di Che Scuola?!

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25 Nov
2025
Il Bazar di Natale

Eventi e Incontri Per tutte le età

Il Bazar di Natale

Il Natale si avvicina: le Realtà Educative Torinesi Accendono la Magia dell’Avvento Con l’arrivo dell’Avvento, Torino torna a riempirsi di iniziative dedicate alla preparazione del Natale: mercatini, laboratori creativi, incontri per famiglie e momenti di socialità che riportano l’attenzione sul fare insieme, con lentezza e consapevolezza. Tra le realtà che più di altre custodiscono questo spirito ci sono le scuole steineriane, dove il Natale non è vissuto solo come un appuntamento festivo, ma come un percorso educativo fatto di gesti, materiali naturali e tradizioni condivise. Dove Famiglie e Scuola si incontrano, lì Nasce il Vero Spirito del Natale C’è un momento, a Torino, in cui il freddo dell’inverno sembra attenuarsi: è quando, entrando in una scuola, in un atelier o in una piccola aula riscaldata dal tepore delle candele, si vede un gruppo di adulti e bambini intenti a creare qualcosa insieme. È lì che nasce il vero spirito del Natale: nel gesto semplice di intrecciare un ramo di abete, nel modellare la cera che si scalda tra le dita, nel tagliare un biscotto con una forma che fa sorridere. In queste settimane, la città si riempie di incontri, di laboratori, di bazar che risvegliano un senso di familiarità e di lentezza quasi dimenticato. Le scuole steineriane, con il loro modo unico di prepararsi all’Avvento, ricordano a tutti che il Natale non è solo una data sul calendario, ma un cammino: un tempo che si costruisce un giorno dopo l’altro, con cura, con delicatezza. E mentre i bambini scoprono la magia di fare con le proprie mani, gli adulti ritrovano il piacere dell’attesa condivisa, della comunità che si stringe, della tradizione che si rinnova. È in questo intreccio di gesti antichi e presenze vive che Torino prepara il suo Natale più autentico. L'Avvento nelle Scuole Waldorf: Mani che Creano, Comunità che Crescono Nelle scuole Waldorf il periodo dell’Avvento è un momento speciale, preparato con cura da tutta la comunità scolastica. Genitori, insegnanti e bambini collaborano alla realizzazione del Bazar di Natale, uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. Non è un semplice mercatino: è un luogo d’incontro, di scambio e di apprendimento, dove si intrecciano competenze artigianali, creatività e motivazioni pedagogiche. Il Bazar offre oggetti fatti a mano – bambole di stoffa, giochi in legno, candele di cera naturale, decorazioni – realizzati dai genitori con l’accompagnamento dei maestri di lavoro manuale. Oltre alla vendita, vengono proposti laboratori per bambini, concerti, cori e piccoli spettacoli teatrali. I più piccoli imparano a fare biscotti natalizi, a modellare la cera, a creare semplici giocattoli o addobbi per la tavola: non solo attività creative, ma esperienze che educano alla manualità, alla pazienza e alla gioia del fare insieme. Tra le tradizioni più sentite c’è la creazione della Corona dell’Avvento, adornata con quattro candele. Ogni domenica se ne accende una, in un gesto che accompagna il cammino verso il Natale con raccoglimento e serenità. È un rito semplice, ma profondamente educativo: invita a rallentare, a sentire il passare del tempo, a vivere in modo più consapevole l’attesa. Torino e i Suoi Bazar: Quando la Comunità Diventa Sostegno Accanto alle scuole steineriane, anche molte altre realtà torinesi propongono iniziative natalizie che uniscono creatività, socialità e sostegno ai propri progetti educativi o culturali. Associazioni di quartiere, centri di aggregazione, piccole scuole parentali e spazi dedicati alla prima infanzia organizzano in questo periodo mercatini solidali, laboratori artigianali, giornate aperte con attività per genitori e bambini. L’obiettivo è duplice: – far conoscere la propria realtà attraverso momenti conviviali e collaborativi; – raccogliere fondi che permettano di mantenere vivi progetti educativi spesso sostenuti dalla passione di famiglie e volontari. Si realizzano decorazioni, candele, oggetti in lana cardata, piccoli giocattoli in legno, dolci fatti in casa. E mentre si lavora insieme, nascono conversazioni, nuove relazioni, curiosità, scambi di competenze che rafforzano i legami e la conoscenza reciproca. Un Natale più Autentico Le iniziative natalizie che fioriscono a Torino – dalle ghirlande dell’Avvento alle candele di cera, dai laboratori di biscotti ai bazar artigianali – testimoniano un desiderio comune: ritrovare un Natale più autentico, lontano dalla frenesia e vicino alle persone. Un Natale che invita a fermarsi, a creare con le mani, a condividere il tempo con i bambini, a sostenere realtà educative che credono nel valore della comunità. Un Natale che non si compra, ma si costruisce insieme. Un Fine Settimana per Entrare nell'Atmosfera dell'Avvento Laboratorio Creativo ''Crea la tua Ghirlanda Natalizia'' 📅 Venerdì 28 Novembre alle 17:00 📍 Asilo Morelli via dell'Asilo (Cavoretto), Torino su prenotazione tel 3497567451 📅 Venerdì 28 Novembre ore 14.00 - 17:00 📍 Associazione Steiner via Cavour - Torino su prenotazione tel 011 883550 Prenota e Ritira la Ghirlanda o il Centrotavola di Natale Per chi desidera può prenotare la ghirlanda tel. 371 4189356 dalle 8:00 alle 14.00. Il ritiro potrà avvenire nella sede della Crescendo in concomitanza con il Bazar del 29 novembre. I Bazar di Natale delle Realtà Waldorf di Torino Tre scuole, tre modi di accogliere, un unico filo che le unisce: la volontà di offrire alle famiglie un Natale autentico, fatto di comunità, tradizioni vive e gesti che riscaldano. Un piccolo viaggio torinese che ricorda a tutti che il Natale, prima di tutto, si costruisce. Con lentezza. Con amore. 📅 Sabato 29 Novembre, dalle 10:00 alle 19:00 a Torino presso 📍 Crescendo Pedagodia Wardorf, corso Casale Programma Bazar 📍 Chicco di Grano, via Arnaldo Da Brescia Programma Bazar 📍 Associazione Steiner via Cavour Programma Bazar Francesca Merlo

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22 Nov
2025
Quando a Scuola Succede Qualcosa... Come Ascoltare e Dare Voce al Non Detto

Genitorialità e Educazione Per tutte le età

Quando a Scuola Succede Qualcosa... Come Ascoltare e Dare Voce al Non Detto

Quando in Classe Succede Qualcosa: il Non Detto che Deve Essere Ascoltato Quando nostro figlio o nostra figlia torna a casa e non ci parla o, al contrario, esplode in un pianto inspiegabile, sappiamo che dietro c’è la vita della classe. Siamo genitori che si sentono sospesi: da un lato, dobbiamo accompagnarli in un mondo a volte ostile, insegnando loro a rialzarsi dopo una parola cattiva di un compagno o una correzione della maestra, dall’altro, dobbiamo capire cosa succede davvero, decifrando il "non detto" dei loro silenzi e delle loro reazioni. Il vero nodo è questo: come possiamo aiutarli ad affrontare le situazioni spiacevoli, rimanendo al loro fianco, senza intervenire a sproposito e senza scontrarci con le altre famiglie o gli insegnanti? La Forza e il Limite dell'Adulto: L'Abuso di Potere nella Parola In questo delicato equilibrio tra supporto e rispetto dei ruoli, c’è un altro spettro che preoccupa ogni genitore: l'abuso di potere, anche solo verbale. Una maestra, magari stanca, usa un tono troppo duro. Un genitore, dopo una lunga giornata di lavoro, esagera nel rimprovero. Tutti facciamo degli errori, ma dobbiamo imparare a distinguere l'autorità dall'autoritarismo. Il punto è che alcune parole pronunciate dagli insegnanti con leggerezza sono spesso veri e propri atti di violenza, non intenzionale, ma ugualmente lesiva. Per paura di alimentare malumori o conflitti, questi episodi vengono taciuti e purtroppo proseguono indisturbati. Cosa fare quando le parole di un docente feriscono nostro figlio e temiamo di affrontare la situazione da soli? È qui che l'esperienza e l'empatia sono fondamentali. Ascoltare senza Intervenire d’Istinto. Significa dare spazio al bambino o bambina, capire il suo vissuto, prima di chiamare la scuola o un altro genitore. Significa trovare l'equilibrio tra la tutela del figlio e il rispetto del ruolo altrui. Rimproverare senza Ferire. A casa o in classe, la parola deve essere una guida, non un’arma. Il rischio è che i nostri rimproveri, mossi dall'amore o dalla stanchezza, si trasformino in quella violenza verbale che proprio non vogliamo che i nostri figli subiscano La Via dei Colori: Un Supporto Delicato per l'Educazione Consapevole In questi momenti di incertezza, in cui non si sa se tutelare, mediare o restare in disparte, l’associazione La Via dei Colori, guidata da Ilaria Maggi, è un porto sicuro. Ilaria Maggi, fondatrice dell’associazione La Via dei Colori, ha trasformato una dolorosa esperienza personale in un faro per la comunità. Oggi, Ilaria è una figura di riferimento ed esperta nel promuovere il benessere emotivo e relazionale in classe, dedicandosi a fornire strumenti di ascolto e mediazione per trasformare i conflitti in crescita. Ilaria e i suo collaboratori non offrono soluzioni magiche, ma strumenti di consapevolezza per ricostruire la fiducia. L’associazione nasce per questo: sostenere i genitori e gli insegnanti nel trovare l'equilibrio, insegnando ad ascoltare il "non detto" senza agire d'impulso. L'Approccio Essenziale di La Via dei Colori L'associazione si rivolge a, genitori, educatori e docenti, per accompagnarli nella complessità della dinamica di classe attraverso strumenti concreti che mettono l'ascolto e il rispetto al primo posto. Numero Verde e Consulenza senza Giudizio: Un primo filtro per esporre i dubbi, ricevere ascolto e capire se un comportamento della maestra o di un compagno è un episodio isolato o un segnale più profondo. Formazione per la Mediazione: Laboratori e incontri focalizzati sull'ascolto attivo, sul come gestire la rabbia evitando l'escalation verbale e sul come dialogare costruttivamente con la scuola. Orientamento tra i Ruoli: Consulenza per capire come tutelare il proprio figlio in caso di necessità (anche con supporto legale), mantenendo il rispetto per le dinamiche educative. Mediazione Educativa: Interventi diretti in classe per trasformare i conflitti tra compagni in occasioni di apprendimento relazionale. La Posta di CheScuola?! Trasforma il Dubbio in Opportunità Hai un dubbio sul limite di un rimprovero? Tua figlia o tuo figlio è coinvolto in dinamiche complesse in classe? Attraverso La Posta di CheScuola?! puoi raccontare il tuo episodio. Gli esperti che collaborano con noi, inclusa Ilaria Maggi e il team de La Via dei Colori, ti offriranno consigli concreti. L’obiettivo è trasformare ogni difficoltà, sia un litigio tra bambini che un rimprovero genitoriale, in un momento di profonda crescita e consapevolezza. Antonella Giostra

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21 Nov
2025
Vivere e Scoprire la Natura

Approcci Educativi 3-6 anni

Vivere e Scoprire la Natura

Scoprire e Vivere la Natura nella Scuola dell’Infanzia: Visioni, Esperienze e Progetti La relazione tra bambini e natura non è un semplice incontro con l’ambiente esterno: è un’esperienza formativa che nutre curiosità, pensiero scientifico, immaginazione e responsabilità. Sempre più scuole dell’infanzia stanno riscoprendo il valore dell’educazione ambientale attraverso attività esplorative e progetti realizzati insieme ad associazioni specializzate. Queste proposte non offrono solo conoscenze, ma generano un contatto diretto con la vita, capace di incidere profondamente sulle competenze cognitive ed emotive dei più piccoli. I Progetti delle Associazioni Ambientaliste: Quando la Natura Entra nelle Aule Diversi enti impegnati nella tutela dell’ambiente propongono percorsi pensati appositamente per l'età prescolare. Ecco alcune delle esperienze più significative. LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli La LIPU porta nelle scuole laboratori di osservazione degli uccelli e attività per riconoscerne specie, habitat e comportamenti. I bambini partecipano alla costruzione di mangiatoie e piccoli rifugi, imparando che anche piccoli gesti possono offrire protezione agli animali. WWF Italia Il WWF propone percorsi su biodiversità e cambiamenti climatici, con semplici esperimenti scientifici, visite guidate nei parchi naturali e giochi educativi. L’obiettivo è far capire ai bambini, attraverso il fare, che ogni gesto quotidiano ha un impatto sulla natura. Le 8 case delle farfalle Con laboratori dedicati a farfalle, api e insetti impollinatori, le case delle farfalle introducono i bambini al monitoraggio e all’osservazione della fauna locale. È un modo per avvicinarli alla ricerca scientifica in forma ludica e concreta. I laboratorio declinati in base alle classi di età porterà alla realizzazione di bugs hotel e aiuterà a capire come realizzare uno spazio accogliente per farfalle e altri insetti impollinatori nel giardino o sul balcone di casa, nel cortile del condominio o a scuola. Apprendimento attivo con i kit di biologia vivente Un ulteriore modo per avvicinare i bambini all’osservazione della natura, anche senza l’intervento diretto di un’associazione esterna, è l’utilizzo dei kit didattici già pronti — come il Butterfly Lab o altri set educativi analoghi. Si tratta di box consegnati direttamente alle scuole, che permettono agli insegnanti di trasformare la propria aula in un piccolo laboratorio di biologia vivente. Questi kit contengono tutto il necessario per seguire passo dopo passo il ciclo di vita di un insetto o di una farfalla: dai bruchi alle crisalidi, fino alla schiusa e alla liberazione in natura. L’attività può essere svolta in totale autonomia dalle maestre, senza particolari competenze scientifiche, grazie a istruzioni chiare e materiali pensati appositamente per i bambini della scuola dell’infanzia e primaria. Il valore pedagogico di questi strumenti è altissimo: i bambini possono osservare i cambiamenti giorno dopo giorno, prendersi cura degli insetti, fare previsioni, confrontare le trasformazioni, sviluppando meraviglia, attenzione e senso di responsabilità. È un modo semplice, immediato e coinvolgente per portare la natura in classe, anche quando non è possibile organizzare uscite o coinvolgere esperti esterni. Di seguito, alcuni esempi di kit disponibili per scuole e insegnanti, acquistabili online e facilmente utilizzabili durante l’anno scolastico. L’Esperienza dell’Asilo Morelli: l’Educazione Ambientale Funziona Per capire l’impatto reale di questi percorsi, abbiamo raccolto la testimonianza della coordinatrice dell’Asilo Morelli, che da anni porta avanti progetti di educazione alla natura. “L’esperienza pratica con la natura ha effetti concreti anche sui bambini più piccoli, dai 3 ai 5 anni. Non si tratta solo di osservare, ma di coinvolgerli nel processo, lasciandoli curiosi e liberi di fare domande. Questo approccio rafforza attenzione, responsabilità e rispetto per gli esseri viventi.” Secondo la coordinatrice, la chiave è proporre esperienze graduali, semplici e adatte all’età, senza sovraccaricare i bambini di nozioni. Anche attività essenziali, come osservare farfalle, seguire la crescita di una pianta o costruire rifugi per insetti, possono avere un impatto profondo. Perché Portare i Bambini nella Natura? Benefici Cognitivi, Emotivi e Relazionali Tra le esperienze più coinvolgenti nella scuola dell'infanzia troviamo il ciclo di vita dei bachi da seta o la trasformazione del bruco in farfalla. Questi “piccoli esperimenti” permettono ai bambini di: Sviluppare competenze scientifiche: osservare, formulare ipotesi, riconoscere cambiamenti. Maturare attenzione e cura: raccogliere foglie per nutrire i bachi, mantenere pulito lo spazio, verificare il loro benessere. Imparare il valore dell’attesa: la natura ha ritmi propri, insegna che non tutto accade subito e che la lentezza è parte del processo. Il contatto con la natura è quindi un’educazione alla vita: costruisce empatia, senso di responsabilità, capacità di osservazione e rispetto per gli esseri viventi. Un’educazione Lenta, Viva, Essenziale Le esperienze outdoor e i progetti di educazione ambientale dovrebbero trovare spazio in tutte le realtà educative, a partire dalle scuole dell’infanzia. Offrire ai bambini una conoscenza viva e partecipata, fatta di meraviglia, scoperte e cura trasforma il quotidiano in esperienza preziosa: la natura ci restituisce il valore dell’attesa. Ai bambini dona una ricchezza fondamentale: imparare a crescere con rispetto, per se stessi, per gli altri e per l’ambiente. Approfondimenti e Progetti LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli): https://www.lipu.it/ LIPU 2ISPR Ambiente 2 WWF Italia: https://www.wwf.it/ https://www.coopmadreselva.it/scuole/ Zeroseiplanet — catalogo corsi di Outdoor Education per scuole dell’infanzia  Edugreen — percorso didattico all’aperto per scuole di ogni ordine sull’osservazione della natura Ente di gestione delle Alpi Cozie le proposte didattiche sono gestite dalle guide ufficiali del parco e si pongono come obiettivo primario quello di favorire l'apprendimento attraverso l'esperienza diretta in ambiente naturale promuovendone il rispetto e facilitandone la conoscenza. La Casa delle Farfalle per la Scuola è una serra tropicale osservare da vicino alcune tra le farfalle più appariscenti del mondo, mentre si alimentano, volano o si riposano in un ambiente che riproduce il loro habitat naturale. Bambini e Natura — associazione culturale sul rapporto tra bambini e natura far emergere esperienze educative significative e portatrici di strategie innovative in merito al rapporto tra bambin/ragazzi e natura Shopping Butterfly: un Kit per l'Esperienza a Casa o in Classe Acquistare i Box per crescere le farfalle a casa Dove acquistare il kit per tutta la classe Antonella Giostra & Francesca Merlo

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19 Feb
2025
Plusdotazione: un talento da Scoprire e Valorizzare

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Plusdotazione: un talento da Scoprire e Valorizzare

Tuo figlio è super curioso, impara argomenti che sono difficili per gli altri con estrema facilità rispetto ai suoi coetanei ma poi ha difficoltà a scuola? Hai mai sentito parlare di "plusdotazione" o "giftedness" ? Questi termini si riferiscono a bambini con capacità cognitive superiori alla media. Ma cosa significa esattamente? E quali sono i rischi di una mancata identificazione? Cos'è la Plusdotazione? L’intelligenza non ha una definizione univoca e quella cognitiva si misura con i test che danno come risultato un Quoziente intellettivo (QI o IQ). Una intelligenza nella norma è indicata da un QI compreso tra 85 e 115. Sopra il 115 abbiamo l’Alto Potenziale Cognitivo (APC) Sopra il 130 si parla di APC di livello 2, 3 o 4, ossia di Plusdotazione/Giftedness. Va specificato che il solo valore del QI spesso non basta: è come sapere il peso di una persona senza considerare il sesso, l’età, quanto è alta, l’indice di massa grassa, magra e muscolare. Il clinico dovrebbe analizzare gli indici che compongono il QI e immergere tali valori nell’unicità di funzionamento mentale complessivo di quella persona, in modo da trasformare i date bidimensionali numerici, in una visione 3D. La velocità neuronale quasi doppia rispetto ai normotipici e le capacità maggiori in alcuni ambiti rispetto ai coetanei, non sono sufficienti a descrivere l’intelligenza di un bambino plusdotato. Oltre alla dimensione quantitativa (sintetizzabile con la misurazione QI, si devono considerare anche gli aspetti qualitativi. Siamo di fronte a sensibilità diverse che hanno come conseguenza una diversa rappresentazione del mondo. Diversi modelli teorici hanno cercato di definire la plusdotazione. Uno dei più influenti è il modello dei tre anelli di Renzulli (1978), che identifica tre caratteristiche interconnesse nella plusdotazione: abilità intellettuale superiore alla media, creatività e impegno nel compito. Renzulli, J. S. (1978). What makes giftedness? Reexamining a definition. Phi Delta Kappan, 60(3), 180-184. Come riconoscere un bambino plusdotato? Non esiste un unico identikit che ci possa far riconoscere un bambino plusdotato. La plusdotazione non equivale quasi mai ad “andare bene a scuola”. Il bambino plusdotato ha le abilità cognitive per andare bene, ma non sempre le applica. Perché? Molteplici sono le variabili in gioco. Alcuni elementi osservativi che possono aiutarci ad intercettare la plusdotazione sono: - un vocabolario ampio ed un linguaggio molto sviluppato; - processi di ragionamento precoci ed avanzati; - una memoria eccellente (elephant memory); - ampi interessi e forte curiosità; - pensiero creativo e fuori dagli schemi (definito “pensiero arborescente”) - forte empatia; - tendenza alla leadership; - capacità di elaborazione visiva elevate, - forte impegno in situazioni sfidanti - elevato senso della giustizia È importante sottolineare che questi segnali non sono sempre presenti in tutti i bambini plusdotati e che la plusdotazione può manifestarsi in modi diversi. Il Plusdotato in classe In classe esite una vasta gamma di personaggi dietro ai quali può nascondersi una plusdotazione: - lo specialista, lo specialista che fa bene solo ciò che gli interessa. Può essere descritto da frasi come “È bravo ma non si impegna!” “È intelligente ma potrebbe fare di più”. - il famelico di conoscenza con una insaziabile sete di curiosità: “Alza sempre la mano, vuole sempre dire la sua e non lascia spazio ai compagni” - il collezionista di note: “Fa bene gli esercizi, ma poi disturba, si alza, e parla” - la “bambina sulle nuvole” (tendenzialmente sono femmine), con il corpo in classe ma la mente altrove - il “polemico” che contrasta le ingiustizie percepite e/o si imbatte in sfide di “braccio di ferro cognitivo” con gli insegnanti. Ecc. Quali sono i rischi di una mancata identificazione della Plusdotazione? La mancata identificazione della plusdotazione può comportare diverse problematiche per il bambino, sia a scuola che nella vita sociale: - Noia e demotivazione a scuola: Se il bambino non trova stimoli adeguati, può annoiarsi e perdere interesse per l'apprendimento. - Difficoltà relazionali: Il bambino può sentirsi diverso dai coetanei e avere difficoltà a socializzare. - Bassa autostima: Se il bambino non si sente compreso e valorizzato, può sviluppare una bassa autostima - Abbandono scolastico: In alcuni casi, la frustrazione e la mancanza di supporto possono portare all'abbandono scolastico. La plsudotazione può essere una cornice che restituisce nuovi significati al “quadro”: in altre parole permette di rileggere alcuni comportamenti, atteggiamenti, disagi, da un altro punto di vista. Tale rilettura degli elementi osservativi ci permette di calibrare strumenti di intervento mirati e rispettosi delle peculiarità di funzionamento cognitivo e mentale. Sappiamo che adulti plusdotati sono stati sicuramente bambini plusdotati, ma non tutti i bambini plusdotati diventano adulti plusdotati. L’intelligenza è come una pianta: va curata e fatta crescere. Un QI non è per sempre: occorre prendersene cura, alimentarlo in modo nutriente e sano e rispettando la corretta esposizione alla luce. Uno studio di Winner (1997) ha evidenziato come i bambini plusdotati che non vengono identificati e supportati adeguatamente possono andare incontro a problemi di adattamento sociale ed emotivo. Riferimento: Winner, E. (1997). Gifted children: Myths and realities. Basic Books.   Cosa fare se si sospetta una plusdotazione? Se si sospetta che il proprio figlio possa essere plusdotato, è consigliabile rivolgersi a un professionista qualificato per una valutazione cognitiva. Da un punto di vista clinico si evidenzia che la plusdotazione non è una diagnosi (non trattandosi di un disturbo), ma una valutazione cognitiva. In quanto tale non richiede il “timbro ’ASL” (ossia non deve essere rilasciata esclusivamente da una NPI - NeuroPsichiatria Infantile) e può essere rilasciata da professionisti privati e consegnata alla Scuola. Questa valutazione può fornire informazioni preziose sul profilo cognitivo del bambino e aiutare a individuare le strategie più adeguate per supportarlo nel suo percorso di crescita; come per esempio chiedere alla scuola di attivare Piani Didattici Personalizzati che possano aiutare l’alunno. Plusdotazione e neurodiversità È importante sottolineare che la plusdotazione rientra nel concetto di neurodiversità. In sintesi: siamo tutti neurodiversi, ogni cervello funziona in modo diverso, ma l’80% circa dei cervelli funziona in modo simile e determina la “norma”. La norma è un concetto statistico che indica il comportamento a maggior frequenza (non sempre il migliore possibile). La plusdotazione si colloca fuori dalla norma, diverge rispetto ad essa, ossia rientra in quelle che sono definite “neurodivergenze”. Essa non è una categoria diagnostica e vuole essere un invito a non accontentarci del potere semplificatorio delle etichette, ma a sforzarsi di abbracciare il paradigma della complessità e  valorizzare le differenze individuali, le soggettive unicità di ogni singola persona. Questo ci permette di non "normalizzare" il bambino plusdotato e, nel rispetto delle sue specificità, di aiutarlo a sviluppare il suo pieno potenziale. Conclusioni La plusdotazione è un talento prezioso che va scoperto e valorizzato. Riconoscere i segnali, supportare il bambino nel suo percorso di crescita e promuovere una cultura dell'inclusione sono passi fondamentali per garantire che questi bambini possano esprimere il loro pieno potenziale e contribuire alla società in modo significativo. Occorre imprimere nella nostra mente che i bambini plusdotati non sono esattamente come gli altri, ma come gli altri sono bambini. Dott. Stefano Bellizzi Psicologo specializzato in Plusdotazione Per informazioni: stefano_bellizzi@hotmail.com

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8 Feb
2025
Portare inclusività in Classe: Strategie Pratiche per la Scuola di Oggi

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Portare inclusività in Classe: Strategie Pratiche per la Scuola di Oggi

Sei un insegnante che crede nell'importanza dell'inclusività? Vuoi strumenti pratici da portare in classe? La scuola ha un ruolo fondamentale nella formazione delle nuove generazioni e nella promozione di una cultura del rispetto e dell’uguaglianza. Il progetto 'Riflessioni e Rappresentazioni" è un’opportunità unica per gli/le insegnanti delle Scuole Secondarie di Secondo Grado di approfondire tematiche cruciali come la violenza di genere e la rappresentazione delle donne nei media. Il progetto è finanziato dalla Regione Valle d’Aosta attraverso il bando per il finanziamento di progetti antiviolenza, di prevenzione e di informazione contro la violenza di genere, ai sensi della Legge Regionale 25/02/2013 n. 4. Il laboratorio è stato realizzato dalle associazioni AICE Valle D'Aosta e CREIS European Research Perché partecipare al laboratorio? Partecipando a questo laboratorio, avrai l’occasione di: Acquisire strumenti per un utilizzo consapevole del linguaggio inclusivo, essenziale per promuovere il rispetto e l’uguaglianza nelle tue classi. Analizzare e comprendere il peso degli stereotipi di genere nei media, aiutando gli studenti a sviluppare uno sguardo critico sulle rappresentazioni femminili. Confrontarti con altri/e docenti e con esperte nel settore, arricchendo il tuo bagaglio di conoscenze attraverso un percorso formativo stimolante e innovativo e altamente pratico. Come si svolge il laboratorio? Il laboratorio prevede due incontri online di due ore ciascuno: Mercoledì 16 aprile, ore 15:00 – 17:00 Approfondiremo il linguaggio inclusivo e il suo impatto nella comunicazione didattica. Mercoledì 30 aprile, ore 15:00 – 17:00 Analizzeremo la rappresentazione delle donne nei media e il suo impatto sulla società e sui giovani. Chi guiderà gli incontri? Le formatrici del progetto sono esperte nel campo della parità di genere e dell’educazione all’immagine: Dott.ssa Antonella Barillà – Esperta di Pari Opportunità, Politiche di Genere, Diversità e Inclusione. Dott.ssa Alessia Gasparella – Esperta di Educazione all’Immagine. Chi può partecipare e come iscriversi? Al Laboratorio potranno partecipare tutti gli Insegnanti della Scuola Secondaria di Secondo Grado, anche non di ruolo. Il Laboratorio è gratuito e finanziato dalla regione Valle D'Aosta ma possono partecipare insegnanti anche di altre regioni. Iscriversi è semplice: basta compilare il modulo. Riceverai il link per il collegamento online e tutte le informazioni necessarie. Non perdere questa occasione! Unisciti a noi per contribuire alla costruzione di una società più equa e inclusiva, partendo proprio dalla scuola. Iscriviti subito e fai la differenza Antonella Giostra

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6 Feb
2023
Giornata Mondiale contro il Bullismo

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Giornata Mondiale contro il Bullismo

La Giornata Mondiale contro il Bullismo e il Cyberbullismo: 7 Febbraio Il 7 febbraio è un appuntamento che tante scuole e istituzioni aspettano per promuovere iniziative che possano contrastare i fenomeni di Bullismo e il Cyberbullismo, sempre più diffusi. Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Silvia Spinelli, Psicoterapeuta specializzata nell’età dello sviluppo, alcuni consigli per i genitori. Quando abbiamo chiesto la collaborazione della Dottoressa pensavamo di sentire il parere e l'esperienza di una Psicoterapeuta e, invece, abbiamo ascoltato oltre alla voce di un' Esperta anche la voce di una bambina bullizzata. Nelle parole che seguono, pertanto, i consigli per i genitori saranno accompagnati dal racconto di un'esperienza diretta. Primo consiglio per i genitori: guardare la serie Stranger Things. Perchè dovresti proprio guardare Stranger Things? Anche se non è una delle serie che ti appassiona di più, se sei genitore o insegnante dovresti davvero guardarla. Il mio consiglio nasce dalla mia personale esperienza: perché l'ho provato. Mi è successo. Ho subìto quella forma di bullismo terribile che è quella del sentirsi invisibile. Non ero tanto presa di mira (in realtà un po' sì per il mio aspetto fisico. Ero di un anno più piccola degli altri avendo iniziato la scuola a cinque anni anziché sei) quindi non mi ero ancora sviluppata fisicamente, non avevo quelle forme femminili che magari le mie compagne già avevano. In più questi capelli che vedete, per i quali oggi tante persone mi fanno i complimenti, crescevano in verticale, "a fratta di lampone", e mi garantivano una serie di soprannomi piuttosto spiacevoli: Maradona, Pelè, Willis. Ma sapete che non era questo, il peggio? E allora cos'era? Occhio al bullismo inconsapevole La cosa peggiore per me era il bullismo, chiamiamolo inconsapevole. Cioè quello che proveniva dai ragazzini di buona famiglia, da quelli popolari, dai più bravi della classe, che nemmeno quasi si accorgevano di metterlo in atto. Venivo esclusa dalle feste, dalle uscite, dalle chiacchiere all'intervallo. L'assenza di relazione era terribile. Anche oggi, quando svolgo interventi nelle scuole, spesso i ragazzini mi raccontano di aver fatto degli interventi sul bullismo, mi dicono che è una cosa che non va fatta e sono tutti fermamente convinti che sia una cosa sbagliata, poi io magari chiedo "ma secondo te escludere la tua compagna o il tuo compagno dalla chat di classe o apostrofarla con nomignoli è bullismo" ? E mi rispondono di no, che loro scherzano e basta. Quindi sappiate che non sempre è facile calarsi nella pratica e capire REALMENTE cos'è il bullismo. I vostri figli stessi, specie se popolari, potrebbero inconsapevolmente fare male a qualcuno. Se avete bambini o ragazzi aiutateli a ragionare su che cosa è veramente il bullismo, che non è un fenomeno astratto, che condanni e poi non ti rendi conto magari di metterlo in atto nelle piccole cose, nei piccoli atteggiamenti, nelle dimenticanze, in un intervallo in cui non rivolgi la parola a quel compagno specifico e non pensi di stare facendo nulla di male, ma quando nessuno della classe rivolge la parola a quella persona specifica, quella persona specifica si sente morire, si sente male, si sente invisibile e isolata. Insegniamo ai bambini che tutti meritano di essere 'visti' Ve lo dico molto sinceramente: all'epoca in cui venivo esclusa, ignorata, io avevo dei talenti. Non lo dico per vantarmi, lo dico perché tutti li abbiamo. I miei talenti allora erano gli stessi di oggi, ma erano chiusi dentro di me come un nodo, come un groviglio, un gomitolo in un cassetto, e io da qualche parte sentivo che poteva essere preziosa questa cosa, però non interessava a nessuno, sembrava che nessuno la vedesse, la scorgesse o che comunque nessuno fosse interessato. Ero immersa in un ambiente rifiutante. Facciamo capire ai nostri bambini, che tutti possono avere qualcosa di interessante da esprimere. Ed è qui che arrivo alla mia serie preferita. Guarda con i tuoi figli Stranger Things Guardare insieme ai vostri figli questa serie, vi apre alla possibilità di dialogare su tutte queste cose. Questo perchè gli episodi mettono in scena fenomeni di bullismo, e quindi offrono continui di riflessione e dialogo. E' una serie fantastica che fa sentire bene chi lo guarda, se chi lo guarda è un ex vittima come me, perché finalmente i nerd sono gli eroi, è la rivincita degli sfigati che alla fine salvano il mondo o quasi e trovano la loro rivalsa attraverso il trovarsi simili tra di loro, attraverso l'amicizia, l'ironia, attraverso il potere della musica. Quello della rivalsa è un luogo comune che però ha un fondo enorme di verità. Io ad esempio da quella brutta esperienza ho tratto una forza pazzesca, ho voluto aiutare le persone a percorrere quella strada che porta alla rivalsa. Se ci pensate ogni psicoterapia, ogni percorso psicologico è una storia di rivalsa. È una storia nella quale uno si riprende pezzi di sé e finalmente si dà il permesso di esprimere e di esprimersi anche se l'ambiente non è così convalidante o supportivo. Quindi TI FA BENE guardare questa serie, anche se non eri tra gli sfigati, perché ti può far accendere una lampadina su che cos'è il mondo visto dall'altra parte, ti può far accendere una lampadina su come a volte inconsapevolmente possiamo fare male ad altre persone, e ti può aiutare ad ampliare la tua prospettiva e ad accorgerti che alla fine popolari e sfigati sono uguali cioè sono tutti ragazzi e ragazze con sogni, desideri, con un mondo con dei talenti, con delle cose da esprimere. Storie di rivalsa Quella della Dott.ssa Spinelli non è certamente l’unica storia che mostra come va vita ci riservi la possibilità di una rivalsa. Se i vostri ragazzi sono tra coloro che subiscono prepotenze potrete leggere loro quest’altra bellissima storia ........... Stefania non ama andare a scuola. Cioè, lei amerebbe pure imparare, è molto curiosa, intelligente più della media, creativa; ma a scuola è un disastro. I suoi genitori si sono trasferiti per lavoro in un paese in cui sono tutti biondi, alti, e lei invece è meridionale, un po' tracagnotta, coi capelli neri. In più, ha velleità artistiche: le piace cantare, partecipa a piccoli concorsi canori, e questo le scatena addosso ancora di più le prese in giro dei compagni. Lei cerca di resistere, ha alcune amiche (almeno crede!), e un carattere forte. Ma un giorno, a 14 anni, le cose peggiorano; dopo una accesa discussione con alcuni compagni a causa di un post su Facebook, nel quale dopo una sua esibizione canora le avevano scritto "fai schifo! Non diventerai mai famosa!", all'uscita tre di loro la spingono in un bidone dell'immondizia, urlandole "questo è il tuo posto! Tu sei spazzatura!" Le sue 'amiche' sono presenti alla scena, ma invece di aiutarla, ridono. Lei non riesce a fare niente, non riesce a reagire, si sente pietrificata. Il periodo successivo è un disastro, connotato da insicurezza totale, umiliazione, isolamento. Per fortuna, grazie all'aiuto della sua famiglia, alla musica e al suo carattere determinato, Stefania supera tutto questo, e ne fa la sua forza. Stefani(a) di cognome fa Germanotta, alias Lady Gaga, e nel 2020 è stata menzionata nel Guinness Word record come la prima donna ad avere 4 singoli che hanno venduto più di 10 milioni di copie ciascuno. Non solo: è stata la prima persona nella storia a conquistare Oscar, Grammy, Bafta e Golden Globe nello stesso anno (2019), ed è la cantante più pagata al mondo, con un patrimonio netto stimato di 145 milioni di dollari. Nel 2016 ha ricevuto un altro Guinness World Record in quanto la sua pagina Wikipedia risulta essere la più visualizzata di sempre tra le pagine femminili (circa 80 milioni di visualizzazioni) e in generale è preceduta solo da Barack Obama e Michael Jackson. Non male per una 'spazzatura'...no? Dott.ssa Silvia Spinelli Segue un video riassuntivo

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22 Mag
2022
Per scrivere bene e senza fatica: una corretta impugnatura.

Inclusione

Per scrivere bene e senza fatica: una corretta impugnatura.

Per scrivere bene e senza fatica: una corretta impugnatura. Una corretta impugnatura della matita o della penna è fondamentale per scrivere bene, senza fatica e per tempi prolungati. Molto spesso genitori ed insegnanti rilevano diverse difficoltà di scrittura nel bambino osservando alcuni segnali tra cui la scorretta impugnatura dello strumento grafico. Le domande più comuni sono: “Come si può intervenire?”, ” È giusto intervenire”, ” quando intervenire?”. È un argomento molto ampio per cui risulta importante fare chiarezza su alcuni principi fondamentali.  L’impugnatura nel tempo Negli ultimi decenni l’insegnamento delle modalità di impugnare e scrivere si è trasformato influenzando in maniera negativa la postura e la visione. Coloro che oggi sono adulti, hanno ricevuto istruzioni per una impostazione conforme dall’uso del pennino, che induceva ad impugnare lo strumento ad una distanza corretta, calibrando la pressione sul foglio. Con l’avvento della penna a sfera è risultato possibile avvicinare sempre di più le dita alla punta e spesso i bambini sono stati lasciati liberi di scegliere l’impugnatura migliore per loro, senza alcuna indicazione di correttezza. Tale libertà ha generato impugnature considerate normali, ma che spesso nascondono delle difficoltà posturali o visive. Tipi di impugnature Le impugnature sono state classificate dal responsabile nazionale di P.E.A.V. (Proteggi Educa Allena la tua Visione) e le tipologie non conformi più ricorrenti sono: l’impugnatura pollice in avanti, l’impugnatura a morso, l’impugnatura a pollice interno, l’impugnatura del fumatore e l’impugnatura a mantide religiosa. Impugnatura pollice in avanti: è l’impugnatura più diffusa tra i ragazzi (circa il 60%) e comporta una difficoltà a livello della motricità fine. La presa crea un blocco compatto in cui tutte le dita della mano sono piegate verso il palmo, bloccando la penna con i polpastrelli dell’indice e del medio. Il pollice è escluso dal blocco, per cui rimane esterno e proteso in avanti, spesso con la funzione di contenere la presa. Tale impugnatura fa assumere alla penna un’inclinazione verticale o inclinata verso l’esterno, dovuta alla spinta dei polpastrelli e al punto di appoggio più alto nello spazio tra pollice e indice. Il movimento della scrittura avviene prevalentemente con movimenti del polso o scomposto in movimenti delle altre articolazioni superiori al polso, a volte anche della spalla. Tale impugnatura provoca problemi visivi, quali scarsa capacità di vedere ciò che si scrive perché il pollice copre lo scritto, per cui il bambino ha la tendenza ad avvicinarsi con il viso sul piano di lavoro. L’avvicinamento può avvenire in maniera frontale allontanando il foglio di scrittura o in maniera laterale inclinando il corpo dalla parte opposta della mano in cui scrive. In questa maniera si ha un affaticamento visivo che si evidenzierà a lungo andare con difficoltà di messa a fuoco nei passaggi vicino/lontano. Questa impugnatura errata può indurre problemi all’apparato muscolo-scheletrico quali affaticamento delle dita e del polso, dolori e ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle oltre alla possibilità che a lungo termine si sviluppino delle modifiche alle curve normali della colonna vertebrale. Impugnatura a pollice interno: è la presa più comune nei bambini mancini. La presa è caratterizzata dal pollice che viene chiuso all’interno, sotto l’indice (a volte anche il medio) che lo sovrasta sull’unghia. In questa maniera la penna viene spinta ed appoggiata sulla parte alta dell’indice (vicino alla nocca). Questo punto agisce da perno per i movimenti della scrittura. L’indice e il medio si distendono fino a spingere la penna con i polpastrelli e toccando la punta dell’anulare. Le ultime due dita, quindi anulare e mignolo bloccano la penna vicino alla punta e fungono da unico blocco nei movimenti della scrittura. Tale impugnatura fa assumere alla penna una posizione inclinata all’esterno in avanti, con la punta ben visibile a chi scrive. Nei mancini spesso il polso assume una posizione maggiormente inclinata per permettere la visione delle parole scritte. Tale impugnatura provoca problemi visivi quali un avvicinamento al piano di lavoro, nel caso in cui i polpastrelli scivolassero troppo verso la punta della penna per stanchezza o per le mani sudate. L’avvicinamento produrrà una compressione di tutto l’organismo producendo affaticamento visivo che si evidenzierà a lungo andare con difficoltà di messa a fuoco nei passaggi vicino/lontano. Infine si possono riscontrare problemi all’apparato muscolo-scheletrico quali affaticamento del polso per eccessiva tensione ai tendini del polso (nel caso in cui il bambino mancino pieghi eccessivamente il polso), dolori e ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle oltre alla possibilità che a lungo andare si sviluppino delle modifiche alle curve normali della colonna vertebrale. Impugnatura del fumatore: la presa è chiamata in questa maniera perché la penna è posizionata come se fosse una sigaretta tra l’indice e il medio. I bambini che utilizzano questo tipo di impugnatura premono la punta della penna contro il polpastrello del pollice, che a sua volta, modula i piegamenti opponendosi alle spinte date dall’indice e dal medio. Il polso si piega verso il dorso della mano, contraendo i muscoli dell’avambraccio. Pertanto la scrittura è data da piegamenti delle dita (indice, medio e pollice) per i movimenti verticali, mentre i movimenti del polso permettono di effettuare tratti orizzontali. L’impugnatura in punta determina la copertura inevitabile di ciò che si scrive, inducendo un avvicinamento al foglio. Tale avvicinamento produce affaticamento visivo, che a lungo andare può evidenziare difficoltà di messa a fuoco nei passaggi vicino/lontano. Infine si possono riscontrare problemi all’apparato muscolo-scheletrico quali problemi ai legamenti del polso (per l’estensione all’indietro del polso e movimenti orizzontali), dolori e ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle oltre alla possibilità che a lungo andare si sviluppino delle modifiche alle curve normali della colonna vertebrale. Impugnatura a mantide religiosa: La presa è caratterizzata dalla posizione della penna tenuta con diversi punti di aggancio, simile all’insetto da cui prende il nome. Tale presa ricerca una stabilità e il massimo controllo visivo durante la scrittura. Il punto di aggancio tra pollice ed anulare/medio è il perno portante dei movimenti per la scrittura. L’indice, piegandosi in alto sulla penna crea il fulcro dei movimenti fini gestiti dall’opposizione delle altre dita, mentre il pollice spinge e modula il movimento della penna opponendosi alle spinte dell’indice e dell’anulare/medio. Il polso si piega verso il dorso della mano, contraendo i muscoli dell’avambraccio. Pertanto la scrittura è data da piegamenti delle dita (indice, medio e pollice) per i movimenti verticali, mentre i movimenti del polso permettono di effettuare tratti orizzontali. Quale è l’impugnatura corretta? L’impugnatura corretta per una buona visione è facilitata da penne e matite a fusto triangolare-prismatico. La presa risulta essere a tre dita dinamiche. In particolare la presa dei tre polpastrelli delle dita indice medio e pollice è posta a circa 2 cm dalla punta della penna e si trovano ciascuno su un lato diverso della penna, formando una figura a triangolo equilatero. La penna si appoggia al centro dello spazio tra pollice e indice. I movimenti propri della scrittura sono localizzate sui movimenti fini delle dita, che piegandosi fanno scivolare la penna sullo spazio pollice-indice (simile al movimento di una stecca da biliardo), mentre i movimenti ampi sono localizzati dai movimenti del polso. Il medio e l’anulare, piegate all’interno del palmo della mano creano un appoggio morbido e stabile sul foglio, senza ostacolare i movimenti delle altre dita. Per rendere la scrittura più corretta, bisognerebbe fornire al bambino un piano inclinato di circa 15°-20° per favorire una maggiore scorrevolezza dello scritto. Nonostante l’impugnatura sia corretta, possono presentarsi dei problemi visivi, quali un avvicinamento frontale-laterale che porterà ad affaticamento visivo, problemi all’apparato muscolo-scheletrico dovute da posizioni arcuate in avanti, le quali portano ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle, modifiche alle curve normali della colonna vertebrale, oltre ad affaticamento tendineo-articolare del polso nei movimenti ampi della scrittura. Elena Marro Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

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8 Mag
2022
Difficoltà di scrittura: cosa fare

Inclusione

Difficoltà di scrittura: cosa fare

Molto spesso genitori ed insegnanti rilevano difficoltà di scrittura nel bambino osservando alcuni segnali quali: eccessiva lentezza, scarsa chiarezza, mancato rispetto degli spazi, disegno immaturo, traccia calcata, dolore... potrebbe trattarsi di disgrafia? O di una difficoltà temporanea? È indubbiamente un tema molto ampio per cui è bene fare subito chiarezza su alcuni punti. DSA e disgrafia Il termine DSA indica i disturbi specifici di apprendimento che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto; questi si manifestano con l’inizio della scolarizzazione e sono definiti disturbi del neurosviluppo in quanto dipendono dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neurali coinvolte in questi processi e la loro causa, quindi, non è assolutamente da attribuirsi ad un deficit di intelligenza né a deficit sensoriali. Una panoramica dei DSA potete trovarla in un precedente articolo: DSA .  In particolare, la disgrafia riguarda il controllo degli aspetti grafici della scrittura manuale, ed è collegata al momento motorio-esecutivo della prestazione; pertanto si manifesta in una minore fluenza e qualità dell’aspetto grafico della scrittura. Le competenze del processo di scrittura Adesso facciamo un piccolo passo indietro... quali sono le abilità legate alla grafomotricità? È importante conoscerle perché eventuali lacune, anche in una sola di queste aree, potrebbero interferire con l’abilità di scrivere! • Controllo posturale e capacità di lateralizzazione; • Coordinazione dinamica dell’arto superiore, necessario per poter controllare i movimenti del braccio; • Coordinazione occhio-mano, ovvero l’abilità che permette un lavoro simultaneo e coordinato fra i movimenti degli occhi e quelli dell’arto superiore scrivente; • Motricità fine, quindi il prodotto di movimenti minuziosi e precisi a carico della mano e delle dita; • Abilità visuo-spaziali, ovvero la capacità dell’individuo di percepire, agire ed operare sulle rappresentazioni mentali in funzione di coordinate spaziali; • Percezione ed analisi visiva, ossia l'abilità di discriminare le forme, associarle, apprezzarne le caratteristiche e individuarne le differenze; • Orientamento ed organizzazione spazio-temporale, cioè la capacità di percepire la posizione del proprio corpo in relazione agli oggetti e alle persone nello spazio e nel tempo. Sono necessarie per consentirci di orientarci nello spazio grafico del foglio, capire dove iniziare a scrivere e dove interrompersi, seguire un andamento lineare, mantenere una grandezza regolare delle lettere, orientarle correttamente, sapere cosa viene prima e cosa dopo, mantenere un ritmo. • Memoria a breve e lungo termine • Attenzione sostenuta • Abilità fonologiche, metafonologiche e linguistiche Le difficoltà di scrittura nel bambino: i campanelli d'allarme Possono essere molteplici, i più frequenti sono: • scrittura scarsamente leggibile; • lentezza nello scrivere; • dolore alle dita e/o al polso e/o al braccio scrivente; • traccia molto calcata e buchi nel foglio; • ritocchi di segni già tracciati; • discontinuità del tratto e numerose interruzioni; • lettere di differente grandezza; • non rispetto dei margini; • lettere tremolanti; • impugnatura della penna/matita inusuale; • evitamento e rifiuto nei confronti di attività grafomotorie etc... In presenza di sintomi come procedere? I sintomi non sono rari, soprattutto nei piccoli che per la prima volta si approcciano alla scrittura e, ancor di più, nei casi in cui i bambini non siano stati esposti ad attività di pre-scrittura durante la scuola dell'infanzia. Spesso le difficoltà sono già rilevabili nella scuola dell’infanzia, in particolare verso i 5 anni e, nonostante la diagnosi di disgrafia possa essere effettuata a partire dalla fine del II anno della scuola primaria, è di primaria importanza agire tempestivamente. Prima di tutto sarà fondamentale comprendere a quali di queste componenti sono dovute le difficoltà del bambino. Per questo motivo risulta necessario effettuare una valutazione neuropsicomotoria in modo da identificare le problematiche specifiche e poter, eventualmente, iniziare un percorso riabilitativo per potenziare, recuperare o vicariare tali difficoltà. La precocità è con cui si interviene può cambiare notevolmente l’esito di un trattamento. Infatti, secondo la letteratura scientifica, l’efficacia di un trattamento per le difficoltà grafomotorie è inversamente proporzionale all’età in cui viene effettuato e dal III anno della scuola primaria le possibilità di modificabilità sono ridotte, al contrario a 4-5-6 anni si possono avere miglioramenti notevoli. La diagnosi può ma consiglio è di rivolgersi al servizio di neuropsichiatria infantile del territorio oppure ad un centro specializzato privato e/o convenzionato per iniziare, il prima possibile, l’iter valutativo. Le tempistiche possono variare, nel contesto pubblico di solito vi è una lista d’attesa mentre nel privato il processo è più rapido.   La scuola come può intervenire? La segnalazione tempestiva delle difficoltà da parte delle insegnanti è un tassello essenziale. La scuola può davvero fare la differenza. Di fronte ad un dubbio bisogna procedere senza procrastinare ed evitando di minimizzare le problematiche perché, con il tempo e con l’aumentare delle richieste scolastiche, le difficoltà tendono ad aumentare con risvolti negativi anche sul fronte emotivo. Secondo la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 la scuola ha la possibilità di redigere un Piano Didattico Personalizzato (PDP) in modo da fornire gli adeguati strumenti di supporto per raggiungere gli obiettivi scolastici previsti.   Mereu Cristina – Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva  

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