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13 Lug
2026
Maturità 2026: il Nuovo Orale, un Bilancio oltre le Polemiche

Didattica e Apprendimento 13-18 anni

Maturità 2026: il Nuovo Orale, un Bilancio oltre le Polemiche

Riflessioni sul Nuovo Colloquio dell'Esame di Stato: la Capacità di Raccontarsi ha Ridefinito la Prova Con la conclusione degli Esami di Stato 2026 è finalmente possibile analizzare il nuovo colloquio orale con uno sguardo meno condizionato dal dibattito che ne ha accompagnato l'introduzione. Nelle settimane precedenti agli esami, infatti, il confronto pubblico si è spesso concentrato sulle critiche, talvolta formulate ancora prima che studenti e commissioni potessero sperimentare concretamente la nuova struttura della prova di Maturità. Ogni cambiamento nel sistema scolastico è destinato a generare discussioni, meno utile è, invece, fermarsi a una contrapposizione tra favorevoli e contrari senza chiedersi quale idea di scuola e di valutazione ci sia dietro una proposta. Una riforma non dovrebbe essere giudicata soltanto per la sua novità, ma soprattutto per la sua capacità di sviluppare competenze realmente significative per gli studenti. Questo non significa affermare che il nuovo colloquio sia privo di criticità o che la sua applicazione sia stata uniforme in tutte le commissioni. Significa piuttosto riconoscere che l'impianto della prova propone una riflessione interessante: spostare l'attenzione dalla semplice esposizione di contenuti alla capacità dello studente di costruire collegamenti, riflettere sulle proprie esperienze e attribuire loro un significato. È proprio questa la prospettiva che merita di essere analizzata, al di là delle polemiche. L'Arte di Scegliere e Raccontare: Competenze Chiave per la Maturità e Oltre La Maturità, con il suo colloquio orale rinnovato, ha messo in luce una competenza fondamentale che va ben oltre la valutazione scolastica: la capacità di saper scegliere e saper raccontare il proprio percorso. Non si tratta solo di esporre fatti, ma di tessere una narrazione coerente e significativa delle proprie esperienze, siano esse legate ai Percorsi per la Formazione scuola-lavoro (ex PCTO), all'Educazione Civica o ad altri momenti di crescita personale. Saper Scegliere: la Selezione Critica delle Esperienze Il primo passo per una narrazione efficace è la selezione critica. Durante gli anni della scuola superiore gli studenti accumulano un ricco patrimonio di esperienze: progetti scolastici, attività extracurriculari, volontariato,Formazione scuola-lavoro, esperienze di cittadinanza attiva, successi e difficoltà. Saper individuare quali esperienze siano davvero significative significa sviluppare una competenza riflessiva che comprende: Auto-riflessione, per comprendere quali esperienze abbiano inciso realmente sulla propria crescita personale e sulle competenze sviluppate Pertinenza, scegliendo gli episodi che meglio dialogano con il tema del colloquio e con il proprio progetto di vita Sintesi, evitando l'elenco cronologico delle attività per privilegiare pochi esempi realmente rappresentativi Questa capacità di discernimento non è innata, ma si costruisce attraverso la pratica educativa e l'accompagnamento dei docenti, e permette allo studente di presentarsi non come semplice esecutore di attività, ma come persona consapevole del proprio percorso di crescita. Saper Raccontare: Costruire una Narrazione Significativa Una volta selezionate le esperienze, entra in gioco la capacità di raccontarle. La narrazione non consiste in un semplice resoconto cronologico, ma nella costruzione di un filo logico che mette in relazione conoscenze disciplinari, esperienze personali e competenze maturate. Una narrazione efficace si fonda su alcuni elementi essenziali: Chiarezza e coerenza, organizzando il discorso in modo comprensibile Capacità di collegamento, mostrando come discipline, PCTO, Educazione Civica ed esperienze personali si intreccino in un percorso unitario Riflessione critica, andando oltre la descrizione delle attività per spiegare ciò che si è imparato, le difficoltà affrontate e le competenze sviluppate Autenticità, perché un racconto personale e consapevole è sempre più convincente di una presentazione costruita per impressionare L'Educazione Civica assume in questo quadro un ruolo particolarmente significativo. Non rappresenta un contenuto aggiuntivo da memorizzare, ma un'occasione per dimostrare la capacità di interpretare problemi complessi, collegare discipline diverse e riflettere sul proprio ruolo di cittadino. È proprio questa dimensione riflessiva che il nuovo colloquio sembra voler valorizzare. Colloquio di Maturità: una Competenza Chiave per il Futuro Uno degli aspetti più significativi del nuovo colloquio è aver chiesto agli studenti, forse per la prima volta in modo così esplicito, di elaborare una lettura personale del proprio percorso scolasticoNon è stato sufficiente richiamare conoscenze o descrivere esperienze: è stato necessario selezionarle, metterle in relazione, comprenderne il significato e costruire un racconto coerente che desse valore al cammino compiuto. Questo processo rappresenta già di per sé un'importante esperienza formativa. Elaborare il proprio percorso significa prendere consapevolezza delle competenze acquisite, riconoscere i momenti che hanno inciso maggiormente sulla propria crescita e sviluppare la capacità di riflettere criticamente sulle esperienze vissute. È una competenza che non si esaurisce con l'Esame di Stato. È la stessa competenza richiesta quando si prepara un curriculum efficace, si sostiene un colloquio di lavoro, si scrive una lettera motivazionale per l'università, si presenta un portfolio di esperienze o si affronta una selezione professionale. Non basta aver fatto molte esperienze: occorre saper spiegare che cosa ci abbiano insegnato, quali competenze abbiano sviluppato e come abbiano contribuito alla costruzione della propria identità personale e professionale. Il nuovo colloquio orale non valuta soltanto la preparazione disciplinare, rappresenta un'occasione educativa importante. Stimola gli studenti a fermarsi, a riflettere e ad attribuire un significato al proprio percorso, trasformando un insieme di esperienze in una narrazione coerente, favorendo lo sviluppo di una capacità destinata ad accompagnare gli studenti ben oltre la conclusione della scuola: quella di dare senso alla propria esperienza e comunicarla con consapevolezza. Un Bilancio Oltre le Polemiche Il nuovo colloquio non sostituisce la verifica delle conoscenze, ma la integra con una valutazione di competenze più complesse. La scuola ha il compito di verificare le conoscenze e le competenze disciplinari acquisite dagli studenti. Ma ha anche la responsabilità di accompagnarli nello sviluppo dell'autonomia, dello spirito critico, della capacità di collegare saperi ed esperienze e di riflettere consapevolmente sul proprio percorso di crescita.Sono dimensioni complementari, entrambe essenziali per una formazione completa. Forse è proprio questa la sfida più interessante proposta dalla Maturità 2026. Il colloquio non rappresenta soltanto una diversa modalità di svolgere l'Esame di Stato, ma un'occasione per affiancare alla verifica delle conoscenze uno spazio dedicato all'elaborazione personale delle esperienze vissute e alla capacità di raccontarle in modo consapevole. Riferimenti  Ordinanza Ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026 - Organizzazione e modalità di svolgimento dell’esame di maturità per l’anno scolastico 2025/2026 Colloquio Maturita 2026: struttura, materiale di partenza, domande tipo - Spaggiari.eu Esami di primo e secondo ciclo 2025-2026 - Istruzione.it Il curriculum dello studente e la Maturità-Talent Show di Valditara - Roars.it Fancesca Merlo

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1 Lug
2026
Riforma della Scuola 2026: le Nuove Indicazioni per i Licei Rimettono al Centro la cultura e il Pensiero Critico

Generiche 13-18 anni

Riforma della Scuola 2026: le Nuove Indicazioni per i Licei Rimettono al Centro la cultura e il Pensiero Critico

Negli ultimi mesi si è parlato molto della riforma dei programmi scolastici. Dopo aver aggiornato le Indicazioni Nazionali per la scuola dell'infanzia, la primaria e la scuola secondaria di primo grado, il Ministero dell'Istruzione e del Merito presenta ora le nuove Indicazioni Nazionali dedicate ai licei. Al di là del dibattito politico, vale la pena chiedersi cosa cambierà davvero per gli studenti e perché molti degli interventi proposti meritano attenzione. Le nuove Indicazioni delineano una scuola che punta a formare ragazzi preparati sul piano culturale, capaci di ragionare, di collegare i saperi e di affrontare con spirito critico le sfide del presente. Una Scuola che Investe nella Lettura e nella Capacità di Riflettere Uno degli aspetti più significativi riguarda il ritorno alla centralità della lettura. Non soltanto romanzi, ma anche saggi capaci di insegnare ad argomentare, riflettere e costruire un pensiero autonomo. Le nuove Indicazioni raccomandano la lettura di almeno sei opere nel biennio, lasciando alle scuole la scelta dei titoli e delle modalità. È una proposta che va nella direzione di contrastare una delle grandi sfide educative del nostro tempo: l'abitudine a consumare informazioni frammentarie senza sviluppare una reale capacità di comprensione. Riscoprire il libro cartaceo significa recuperare tempi di attenzione più lunghi, sviluppare concentrazione e instaurare un rapporto più profondo con il sapere. I Classici Aiutano a Comprendere il Presente Omero, Virgilio, la Bibbia come grande codice culturale, i Promessi Sposi e la Divina Commedia continuano a occupare un posto centrale nel percorso liceale. Non si tratta di una scelta nostalgica, ma della consapevolezza che le grandi opere della tradizione occidentale affrontano temi universali che parlano ancora ai giovani di oggi: il coraggio, la libertà, la responsabilità, la giustizia, il senso della vita e il rapporto con gli altri. Conoscere questi testi significa acquisire strumenti per leggere con maggiore consapevolezza anche il mondo contemporaneo. Filosofia e Costituzione: Comprendere i Valori della Democrazia Tra le novità più interessanti emerge il collegamento tra filosofia e Costituzione. Le norme costituzionali non saranno presentate soltanto come articoli da conoscere, ma come il punto di arrivo di una lunga riflessione sul valore della persona, della libertà, dei diritti e della convivenza civile. Per gli studenti sarà un'occasione per comprendere non solo che cosa stabilisce la Costituzione, ma anche le radici culturali e filosofiche che ne hanno ispirato i principi. La Matematica per Sviluppare il Ragionamento Anche la matematica cambia prospettiva. Le tecniche di calcolo non rappresentano più il fine dell'apprendimento, ma diventano strumenti per comprendere concetti e sviluppare capacità logiche. Nel 5° anno aumentano inoltre i collegamenti con filosofia, arte e altre discipline, favorendo una visione unitaria del sapere. È un cambiamento importante perché il mondo contemporaneo richiede sempre meno esecutori di procedure e sempre più persone capaci di interpretare problemi complessi e trovare soluzioni. L'Intelligenza Artificiale Entra a Scuola con Spirito Critico L'intelligenza artificiale entra ufficialmente anche nei programmi scolastici. L'obiettivo non è sostituire lo studio tradizionale, ma insegnare agli studenti a utilizzare questi strumenti con senso critico e responsabilità. Anche nello studio del latino e del greco gli studenti saranno chiamati a confrontarsi con le traduzioni prodotte dall'intelligenza artificiale, imparando a verificarle, interpretarle e valutarne i limiti. È una scelta che guarda al futuro senza rinunciare alla formazione del pensiero autonomo. Torna la Geografia per Comprendere il Mondo Dopo gli anni della geostoria, la geografia torna ad avere una propria autonomia. Non sarà soltanto lo studio delle carte geografiche, ma una disciplina che aiuta a comprendere il territorio, il paesaggio, le trasformazioni ambientali, le dinamiche economiche e culturali e il rapporto tra uomo e ambiente. Le nuove tecnologie, le immagini satellitari e gli strumenti digitali saranno utilizzati per rafforzare una conoscenza concreta del mondo che ci circonda. La Ricomposizione dell'Unità dei Saperi: una delle Innovazioni più Profonde della Riforma Tra gli aspetti più significativi delle nuove Indicazioni Nazionali vi è il superamento di una concezione dualistica della conoscenza, che per molti anni ha contrapposto cultura scientifica e cultura umanistica come se appartenessero a mondi distinti. La riforma propone una prospettiva diversa e profondamente educativa: la ricomposizione dell'unità dei saperi. La fisica dialoga con la storia, con la filosofia e con l'arte; la matematica si apre alla riflessione filosofica; le discipline umanistiche si confrontano con le grandi trasformazioni scientifiche e tecnologiche. Non si tratta di semplici collegamenti tra materie, ma della consapevolezza che ogni disciplina contribuisce, con il proprio linguaggio e i propri strumenti, alla comprensione della medesima realtà. La conoscenza non è fatta di compartimenti stagni. È un tessuto unitario in cui ogni sapere arricchisce l'altro. Quando gli studenti imparano a cogliere queste relazioni, sviluppano un pensiero più profondo, capace di comprendere la complessità, di mettere in relazione fatti e idee, di formulare giudizi fondati e di affrontare le sfide del presente con maggiore consapevolezza. Questa ricomposizione dell'unità dei saperi rappresenta una svolta culturale di grande valore. Significa educare non soltanto a conoscere singole discipline, ma a costruire una visione organica della realtà, nella quale scienza, letteratura, filosofia, storia e arte non si contrappongono, bensì si integrano e si illuminano reciprocamente. È proprio questa capacità di integrare i saperi che forma il pensiero critico. Perché il pensiero critico non nasce dall'accumulo di nozioni, ma dalla capacità di cogliere connessioni, interpretare la realtà nella sua complessità e ricercare l'unità all'interno della molteplicità delle conoscenze. In questa prospettiva, la scuola torna a essere il luogo in cui i ragazzi non imparano semplicemente delle materie, ma imparano a conoscere il mondo nella sua interezza. Una visione della scuola che rispecchia quanto accade nella società, nella ricerca e nel mondo del lavoro, dove le competenze interdisciplinari sono sempre più richieste. Una Riforma che Guarda alla Crescita dei Nostri Ragazzi Ogni riforma scolastica è destinata ad aprire un confronto. È naturale, perché la scuola riguarda il futuro delle nuove generazioni. Queste nuove Indicazioni sembrano però seguire una direzione chiara: formare studenti che sappiano leggere, ragionare, argomentare, conoscere la propria storia, utilizzare in modo consapevole le nuove tecnologie e affrontare con spirito critico le sfide del presente. Molto dipenderà, naturalmente, da come queste Indicazioni saranno tradotte nella pratica quotidiana delle scuole e dall'impegno di dirigenti scolastici e docenti. L'orizzonte educativo, tuttavia, appare ben definito: meno nozionismo, maggiore comprensione; meno frammentazione, più collegamenti tra i saperi; meno dipendenza dagli strumenti digitali, più capacità di utilizzarli con intelligenza. Per le famiglie questa può rappresentare una buona notizia. Una scuola che investe sulla cultura, sul pensiero critico e sulla formazione integrale della persona non prepara soltanto agli esami, ma accompagna i giovani a diventare cittadini liberi, competenti e responsabili. È questa, in fondo, la missione più alta che la scuola possa continuare a perseguire. Francesca Merlo

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8 Giu
2026
Cambiare Scuola Superiore Dopo il Primo Anno: lo “Scivolo” Esiste Davvero e Può Aiutarti a Ripartire

Orientamento e Open Day 13-18 anni

Cambiare Scuola Superiore Dopo il Primo Anno: lo “Scivolo” Esiste Davvero e Può Aiutarti a Ripartire

Hai Scelto la Scuola Superiore Che Non Fa per Te? Non Sei l'Unico Succede più spesso di quanto si pensi. Dopo mesi di lezioni, verifiche e nuove materie, alcuni studenti arrivano alla fine del primo anno delle superiori con una consapevolezza importante: quella scuola non è la strada giusta per loro. Magari il piano di studi non corrisponde alle aspettative, le materie non suscitano interesse oppure, semplicemente, ci si rende conto che un altro indirizzo sarebbe stato più adatto alle proprie attitudini e ai propri obiettivi. La buona notizia è che non bisogna sentirsi bloccati. Esiste la possibilità di cambiare percorso scolastico e ricominciare con maggiore consapevolezza. Lo “Scivolo” Scolastico Può Fare la Differenza Pochi studenti e genitori ne sono a conoscenza, ma esiste una normativa che favorisce il passaggio tra diversi indirizzi di scuola superiore, soprattutto nei primi anni del percorso. Questa possibilità viene spesso chiamata informalmente "scivolo scolastico": uno strumento pensato per facilitare il riorientamento degli studenti e ridurre il rischio di dispersione scolastica. L'obiettivo è semplice: permettere ai ragazzi di correggere una scelta che non si è rivelata adatta, senza vivere il cambiamento come un fallimento. Corsi Passerella e Scivolo Scolastico: Qual è la Differenza? Quando si parla di cambio di scuola superiore, spesso si sente nominare lo "scivolo scolastico". In realtà, questo termine viene utilizzato per indicare la possibilità di passare da un indirizzo di studi a un altro senza dover necessariamente perdere un anno scolastico. Molti conoscono il termine "scivolo scolastico", ma pochi sanno che il vero strumento previsto dalla normativa sono i cosiddetti "corsi passerella": percorsi di riallineamento che aiutano gli studenti a passare da un indirizzo all'altro recuperando eventuali materie non affrontate nel percorso precedente. L'obiettivo non è mettere ostacoli al cambiamento, ma accompagnare i ragazzi verso una scelta più consapevole e coerente con le loro attitudini. Alcune scuole organizzano attività di supporto, percorsi di recupero o prove integrative che consentono allo studente di inserirsi nel nuovo indirizzo con maggiore serenità. Lo scivolo rappresenta la possibilità di cambiare direzione, mentre i corsi passerella possono rendere concreto e sostenibile il cambiamento. Cambiare Scuola Superiore da un Anno all'Altro è Possibile Sì, nella maggior parte dei casi è possibile. Le modalità, però, possono variare da istituto a istituto. Alcune scuole richiedono il superamento di esami integrativi sulle materie non presenti nel percorso di provenienza. Solitamente questi esami vengono organizzati nello stesso periodo delle prove di recupero, tra agosto e settembre. Altre scuole, invece, applicano in modo più flessibile le indicazioni ministeriali e favoriscono il passaggio senza particolari ostacoli, soprattutto quando il cambiamento avviene tra indirizzi compatibili. Per questo motivo è sempre importante informarsi direttamente presso la segreteria dell'istituto di destinazione. Esami Integrativi: Quando sono Necessari? Gli esami integrativi servono a verificare che lo studente possieda le competenze necessarie per affrontare il nuovo percorso. Ad esempio, il passaggio da un istituto tecnico a un liceo o viceversa potrebbe richiedere il recupero di alcune discipline specifiche. Tuttavia, ogni situazione viene valutata singolarmente e non esiste una regola uguale per tutti. Il consiglio è di non lasciarsi scoraggiare dalla parola "esame": spesso si tratta di un passaggio gestibile, soprattutto se accompagnato da una buona motivazione e da un adeguato supporto. Quella Scuola non fa per te, ma Non sai Ancora Quale Scegliere La difficoltà più grande non è sempre decidere di cambiare. Spesso uno studente capisce chiaramente che il percorso intrapreso non lo soddisfa, ma non riesce ancora a individuare l'alternativa giusta. È una fase delicata, caratterizzata da dubbi, incertezza e, talvolta, dalla paura di commettere un secondo errore. In questi casi il riorientamento scolastico può diventare uno strumento prezioso per comprendere meglio i propri interessi, le proprie capacità e le opportunità offerte dai diversi indirizzi di studio. Il Ri-Orientamento Scolastico: un'Opportunità per Ritrovare Fiducia e Motivazione Cambiare strada non significa tornare indietro. Al contrario, significa acquisire maggiore consapevolezza di sé e costruire un percorso più coerente con le proprie inclinazioni. Un percorso di riorientamento aiuta i ragazzi a: comprendere meglio i propri interessi; individuare punti di forza e attitudini; conoscere le diverse opportunità formative; affrontare il cambiamento con maggiore serenità; recuperare fiducia nelle proprie capacità. "CheScuola Fa per Te?": il Percorso Pensato Per Chi Cerca la Propria Strada Per supportare gli studenti in questo momento di scelta e cambiamento, il team di CheScuola?! ha creato il percorso "CheScuola Fa per Te". Si tratta di un percorso dedicato sia agli studenti della scuola media sia ai ragazzi che, durante le superiori, si rendono conto di aver bisogno di un cambio di direzione. L'obiettivo è accompagnarli nella scoperta di sé, aiutarli a riconoscere i propri talenti e individuare un percorso di studi più in linea con le loro attitudini. Perché scegliere la scuola giusta non significa trovare la strada perfetta al primo tentativo, ma avere il coraggio di ascoltarsi e, se necessario, cambiare direzione. Cambiare Scuola Non è un Fallimento, è una Scelta Consapevole Se alla fine dell'anno scolastico senti che la scuola che hai scelto non ti rappresenta, sappi che esistono alternative e strumenti concreti per ripartire. Informarsi sulle possibilità di passaggio, conoscere il funzionamento dello "scivolo" scolastico e intraprendere un percorso di riorientamento può trasformare un momento di difficoltà in un'importante occasione di crescita. Trovare la propria strada è un percorso.

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6 Gen
2026
La Rivoluzione Silenziosa dell’Inclusione Scolastica: l’Eredità di Mirella Antonione Casale

Inclusione

La Rivoluzione Silenziosa dell’Inclusione Scolastica: l’Eredità di Mirella Antonione Casale

Una Pioniera dell’Inclusione Scolastica Mirella Antonione Casale è una figura emblematica nella storia dell’istruzione italiana: docente prima, preside poi, è universalmente riconosciuta come artefice dell’inclusione degli alunni con disabilità nella scuola pubblica. Nata a Torino nel 1925, la sua esperienza personale – in particolare la nascita e la disabilità gravissima della figlia Flavia – la spinse fin dagli anni Sessanta a battersi per una scuola che non segregasse i bambini «diversi», ma permettesse loro di condividere il percorso educativo con i coetanei. In quegli anni molti alunni con disabilità venivano confinati in classi differenziali o «speciali», dove erano separati dagli altri e spesso privati di opportunità autentiche di apprendimento e socializzazione. Mirella Antonione Casale, sostenuta anche dalla sua attività nell’ANFFAS -associazione che ebbe un ruolo decisivo nel promuovere una nuova cultura dei diritti delle persone con disabilità e nel sostenere il superamento delle classi differenziali - promosse iniziative sperimentali nelle scuole medie di Torino per dimostrare che l’integrazione era possibile e benefica per tutti gli studenti. La Legge 517/1977 e la Nascita dell’Insegnante di Sostegno Il lavoro di Mirella Antonione Casale si inserì in un clima di crescente consapevolezza pedagogica e civile che, a metà degli anni Settanta, portò il Parlamento italiano ad approvare la Legge 4 agosto 1977, n. 517. Questa riforma fu una svolta decisiva: abolì le classi differenziali e sancì l’obbligo di inserire gli alunni con disabilità nelle classi comuni della scuola dell’obbligo. Tra gli aspetti più innovativi vi fu la nascita della figura dell’insegnante di sostegno, docente specializzato assegnato alle classi con alunni con bisogni educativi speciali per favorire la loro partecipazione e apprendimento. Tale figura divenne elemento chiave di un modello educativo più equo e inclusivo, superando definitivamente l’idea segregativa che aveva dominato l’istruzione per decenni Il Racconto di una Svolta Attraverso il Cinema: "La Classe degli Asini" La portata di questa “rivoluzione silenziosa” è stata raccontata anche attraverso il linguaggio del cinema e della televisione nel film La classe degli asini, ispirato proprio alla vicenda umana e professionale di Mirella Antonione Casale. Il film restituisce il clima di un’epoca in cui l’inclusione appariva a molti un’utopia e mostra come il coraggio di singoli educatori abbia contribuito a cambiare le politiche pubbliche e la mentalità collettiva. L’eredità di Casale vive oggi in una scuola che, pur con difficoltà e sfide ancora aperte, riconosce l’inclusione come valore fondante e come diritto irrinunciabile di ogni alunno. La Memoria Come Impegno: Custodire una Conquista, Continuare una Visione A dicembre Mirella Antonione Casale avrebbe compiuto cento anni. Questo anniversario non è soltanto un’occasione commemorativa, ma un invito a interrogarsi sul presente e sul futuro della scuola inclusiva che lei ha contribuito a costruire. Ricordare Mirella Antonione Casale significa riconoscere il valore di una battaglia civile che resta aperta e che va sostenuta ogni giorno, con responsabilità, competenza e profondo rispetto per i diritti di tutti. La sua eredità non può essere considerata acquisita una volta per tutte: l’inclusione richiede attenzione costante, risorse adeguate e una cultura educativa fondata sul rispetto della persona. Francesca Merlo

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19 Feb
2025
Plusdotazione: un talento da Scoprire e Valorizzare

Inclusione

Plusdotazione: un talento da Scoprire e Valorizzare

Tuo figlio è super curioso, impara argomenti che sono difficili per gli altri con estrema facilità rispetto ai suoi coetanei ma poi ha difficoltà a scuola? Hai mai sentito parlare di "plusdotazione" o "giftedness" ? Questi termini si riferiscono a bambini con capacità cognitive superiori alla media. Ma cosa significa esattamente? E quali sono i rischi di una mancata identificazione? Cos'è la Plusdotazione? L’intelligenza non ha una definizione univoca e quella cognitiva si misura con i test che danno come risultato un Quoziente intellettivo (QI o IQ). Una intelligenza nella norma è indicata da un QI compreso tra 85 e 115. Sopra il 115 abbiamo l’Alto Potenziale Cognitivo (APC) Sopra il 130 si parla di APC di livello 2, 3 o 4, ossia di Plusdotazione/Giftedness. Va specificato che il solo valore del QI spesso non basta: è come sapere il peso di una persona senza considerare il sesso, l’età, quanto è alta, l’indice di massa grassa, magra e muscolare. Il clinico dovrebbe analizzare gli indici che compongono il QI e immergere tali valori nell’unicità di funzionamento mentale complessivo di quella persona, in modo da trasformare i date bidimensionali numerici, in una visione 3D. La velocità neuronale quasi doppia rispetto ai normotipici e le capacità maggiori in alcuni ambiti rispetto ai coetanei, non sono sufficienti a descrivere l’intelligenza di un bambino plusdotato. Oltre alla dimensione quantitativa (sintetizzabile con la misurazione QI, si devono considerare anche gli aspetti qualitativi. Siamo di fronte a sensibilità diverse che hanno come conseguenza una diversa rappresentazione del mondo. Diversi modelli teorici hanno cercato di definire la plusdotazione. Uno dei più influenti è il modello dei tre anelli di Renzulli (1978), che identifica tre caratteristiche interconnesse nella plusdotazione: abilità intellettuale superiore alla media, creatività e impegno nel compito. Renzulli, J. S. (1978). What makes giftedness? Reexamining a definition. Phi Delta Kappan, 60(3), 180-184. Come riconoscere un bambino plusdotato? Non esiste un unico identikit che ci possa far riconoscere un bambino plusdotato. La plusdotazione non equivale quasi mai ad “andare bene a scuola”. Il bambino plusdotato ha le abilità cognitive per andare bene, ma non sempre le applica. Perché? Molteplici sono le variabili in gioco. Alcuni elementi osservativi che possono aiutarci ad intercettare la plusdotazione sono: - un vocabolario ampio ed un linguaggio molto sviluppato; - processi di ragionamento precoci ed avanzati; - una memoria eccellente (elephant memory); - ampi interessi e forte curiosità; - pensiero creativo e fuori dagli schemi (definito “pensiero arborescente”) - forte empatia; - tendenza alla leadership; - capacità di elaborazione visiva elevate, - forte impegno in situazioni sfidanti - elevato senso della giustizia È importante sottolineare che questi segnali non sono sempre presenti in tutti i bambini plusdotati e che la plusdotazione può manifestarsi in modi diversi. Il Plusdotato in classe In classe esite una vasta gamma di personaggi dietro ai quali può nascondersi una plusdotazione: - lo specialista, lo specialista che fa bene solo ciò che gli interessa. Può essere descritto da frasi come “È bravo ma non si impegna!” “È intelligente ma potrebbe fare di più”. - il famelico di conoscenza con una insaziabile sete di curiosità: “Alza sempre la mano, vuole sempre dire la sua e non lascia spazio ai compagni” - il collezionista di note: “Fa bene gli esercizi, ma poi disturba, si alza, e parla” - la “bambina sulle nuvole” (tendenzialmente sono femmine), con il corpo in classe ma la mente altrove - il “polemico” che contrasta le ingiustizie percepite e/o si imbatte in sfide di “braccio di ferro cognitivo” con gli insegnanti. Ecc. Quali sono i rischi di una mancata identificazione della Plusdotazione? La mancata identificazione della plusdotazione può comportare diverse problematiche per il bambino, sia a scuola che nella vita sociale: - Noia e demotivazione a scuola: Se il bambino non trova stimoli adeguati, può annoiarsi e perdere interesse per l'apprendimento. - Difficoltà relazionali: Il bambino può sentirsi diverso dai coetanei e avere difficoltà a socializzare. - Bassa autostima: Se il bambino non si sente compreso e valorizzato, può sviluppare una bassa autostima - Abbandono scolastico: In alcuni casi, la frustrazione e la mancanza di supporto possono portare all'abbandono scolastico. La plsudotazione può essere una cornice che restituisce nuovi significati al “quadro”: in altre parole permette di rileggere alcuni comportamenti, atteggiamenti, disagi, da un altro punto di vista. Tale rilettura degli elementi osservativi ci permette di calibrare strumenti di intervento mirati e rispettosi delle peculiarità di funzionamento cognitivo e mentale. Sappiamo che adulti plusdotati sono stati sicuramente bambini plusdotati, ma non tutti i bambini plusdotati diventano adulti plusdotati. L’intelligenza è come una pianta: va curata e fatta crescere. Un QI non è per sempre: occorre prendersene cura, alimentarlo in modo nutriente e sano e rispettando la corretta esposizione alla luce. Uno studio di Winner (1997) ha evidenziato come i bambini plusdotati che non vengono identificati e supportati adeguatamente possono andare incontro a problemi di adattamento sociale ed emotivo. Riferimento: Winner, E. (1997). Gifted children: Myths and realities. Basic Books.   Cosa fare se si sospetta una plusdotazione? Se si sospetta che il proprio figlio possa essere plusdotato, è consigliabile rivolgersi a un professionista qualificato per una valutazione cognitiva. Da un punto di vista clinico si evidenzia che la plusdotazione non è una diagnosi (non trattandosi di un disturbo), ma una valutazione cognitiva. In quanto tale non richiede il “timbro ’ASL” (ossia non deve essere rilasciata esclusivamente da una NPI - NeuroPsichiatria Infantile) e può essere rilasciata da professionisti privati e consegnata alla Scuola. Questa valutazione può fornire informazioni preziose sul profilo cognitivo del bambino e aiutare a individuare le strategie più adeguate per supportarlo nel suo percorso di crescita; come per esempio chiedere alla scuola di attivare Piani Didattici Personalizzati che possano aiutare l’alunno. Plusdotazione e neurodiversità È importante sottolineare che la plusdotazione rientra nel concetto di neurodiversità. In sintesi: siamo tutti neurodiversi, ogni cervello funziona in modo diverso, ma l’80% circa dei cervelli funziona in modo simile e determina la “norma”. La norma è un concetto statistico che indica il comportamento a maggior frequenza (non sempre il migliore possibile). La plusdotazione si colloca fuori dalla norma, diverge rispetto ad essa, ossia rientra in quelle che sono definite “neurodivergenze”. Essa non è una categoria diagnostica e vuole essere un invito a non accontentarci del potere semplificatorio delle etichette, ma a sforzarsi di abbracciare il paradigma della complessità e  valorizzare le differenze individuali, le soggettive unicità di ogni singola persona. Questo ci permette di non "normalizzare" il bambino plusdotato e, nel rispetto delle sue specificità, di aiutarlo a sviluppare il suo pieno potenziale. Conclusioni La plusdotazione è un talento prezioso che va scoperto e valorizzato. Riconoscere i segnali, supportare il bambino nel suo percorso di crescita e promuovere una cultura dell'inclusione sono passi fondamentali per garantire che questi bambini possano esprimere il loro pieno potenziale e contribuire alla società in modo significativo. Occorre imprimere nella nostra mente che i bambini plusdotati non sono esattamente come gli altri, ma come gli altri sono bambini. Dott. Stefano Bellizzi Psicologo specializzato in Plusdotazione Per informazioni: stefano_bellizzi@hotmail.com

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8 Feb
2025
Portare inclusività in Classe: Strategie Pratiche per la Scuola di Oggi

Inclusione

Portare inclusività in Classe: Strategie Pratiche per la Scuola di Oggi

Sei un insegnante che crede nell'importanza dell'inclusività? Vuoi strumenti pratici da portare in classe? La scuola ha un ruolo fondamentale nella formazione delle nuove generazioni e nella promozione di una cultura del rispetto e dell’uguaglianza. Il progetto 'Riflessioni e Rappresentazioni" è un’opportunità unica per gli/le insegnanti delle Scuole Secondarie di Secondo Grado di approfondire tematiche cruciali come la violenza di genere e la rappresentazione delle donne nei media. Il progetto è finanziato dalla Regione Valle d’Aosta attraverso il bando per il finanziamento di progetti antiviolenza, di prevenzione e di informazione contro la violenza di genere, ai sensi della Legge Regionale 25/02/2013 n. 4. Il laboratorio è stato realizzato dalle associazioni AICE Valle D'Aosta e CREIS European Research Perché partecipare al laboratorio? Partecipando a questo laboratorio, avrai l’occasione di: Acquisire strumenti per un utilizzo consapevole del linguaggio inclusivo, essenziale per promuovere il rispetto e l’uguaglianza nelle tue classi. Analizzare e comprendere il peso degli stereotipi di genere nei media, aiutando gli studenti a sviluppare uno sguardo critico sulle rappresentazioni femminili. Confrontarti con altri/e docenti e con esperte nel settore, arricchendo il tuo bagaglio di conoscenze attraverso un percorso formativo stimolante e innovativo e altamente pratico. Come si svolge il laboratorio? Il laboratorio prevede due incontri online di due ore ciascuno: Mercoledì 16 aprile, ore 15:00 – 17:00 Approfondiremo il linguaggio inclusivo e il suo impatto nella comunicazione didattica. Mercoledì 30 aprile, ore 15:00 – 17:00 Analizzeremo la rappresentazione delle donne nei media e il suo impatto sulla società e sui giovani. Chi guiderà gli incontri? Le formatrici del progetto sono esperte nel campo della parità di genere e dell’educazione all’immagine: Dott.ssa Antonella Barillà – Esperta di Pari Opportunità, Politiche di Genere, Diversità e Inclusione. Dott.ssa Alessia Gasparella – Esperta di Educazione all’Immagine. Chi può partecipare e come iscriversi? Al Laboratorio potranno partecipare tutti gli Insegnanti della Scuola Secondaria di Secondo Grado, anche non di ruolo. Il Laboratorio è gratuito e finanziato dalla regione Valle D'Aosta ma possono partecipare insegnanti anche di altre regioni. Iscriversi è semplice: basta compilare il modulo. Riceverai il link per il collegamento online e tutte le informazioni necessarie. Non perdere questa occasione! Unisciti a noi per contribuire alla costruzione di una società più equa e inclusiva, partendo proprio dalla scuola. Iscriviti subito e fai la differenza Antonella Giostra

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6 Feb
2023
Giornata Mondiale contro il Bullismo

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Giornata Mondiale contro il Bullismo

La Giornata Mondiale contro il Bullismo e il Cyberbullismo: 7 Febbraio Il 7 febbraio è un appuntamento che tante scuole e istituzioni aspettano per promuovere iniziative che possano contrastare i fenomeni di Bullismo e il Cyberbullismo, sempre più diffusi. Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Silvia Spinelli, Psicoterapeuta specializzata nell’età dello sviluppo, alcuni consigli per i genitori. Quando abbiamo chiesto la collaborazione della Dottoressa pensavamo di sentire il parere e l'esperienza di una Psicoterapeuta e, invece, abbiamo ascoltato oltre alla voce di un' Esperta anche la voce di una bambina bullizzata. Nelle parole che seguono, pertanto, i consigli per i genitori saranno accompagnati dal racconto di un'esperienza diretta. Primo consiglio per i genitori: guardare la serie Stranger Things. Perchè dovresti proprio guardare Stranger Things? Anche se non è una delle serie che ti appassiona di più, se sei genitore o insegnante dovresti davvero guardarla. Il mio consiglio nasce dalla mia personale esperienza: perché l'ho provato. Mi è successo. Ho subìto quella forma di bullismo terribile che è quella del sentirsi invisibile. Non ero tanto presa di mira (in realtà un po' sì per il mio aspetto fisico. Ero di un anno più piccola degli altri avendo iniziato la scuola a cinque anni anziché sei) quindi non mi ero ancora sviluppata fisicamente, non avevo quelle forme femminili che magari le mie compagne già avevano. In più questi capelli che vedete, per i quali oggi tante persone mi fanno i complimenti, crescevano in verticale, "a fratta di lampone", e mi garantivano una serie di soprannomi piuttosto spiacevoli: Maradona, Pelè, Willis. Ma sapete che non era questo, il peggio? E allora cos'era? Occhio al bullismo inconsapevole La cosa peggiore per me era il bullismo, chiamiamolo inconsapevole. Cioè quello che proveniva dai ragazzini di buona famiglia, da quelli popolari, dai più bravi della classe, che nemmeno quasi si accorgevano di metterlo in atto. Venivo esclusa dalle feste, dalle uscite, dalle chiacchiere all'intervallo. L'assenza di relazione era terribile. Anche oggi, quando svolgo interventi nelle scuole, spesso i ragazzini mi raccontano di aver fatto degli interventi sul bullismo, mi dicono che è una cosa che non va fatta e sono tutti fermamente convinti che sia una cosa sbagliata, poi io magari chiedo "ma secondo te escludere la tua compagna o il tuo compagno dalla chat di classe o apostrofarla con nomignoli è bullismo" ? E mi rispondono di no, che loro scherzano e basta. Quindi sappiate che non sempre è facile calarsi nella pratica e capire REALMENTE cos'è il bullismo. I vostri figli stessi, specie se popolari, potrebbero inconsapevolmente fare male a qualcuno. Se avete bambini o ragazzi aiutateli a ragionare su che cosa è veramente il bullismo, che non è un fenomeno astratto, che condanni e poi non ti rendi conto magari di metterlo in atto nelle piccole cose, nei piccoli atteggiamenti, nelle dimenticanze, in un intervallo in cui non rivolgi la parola a quel compagno specifico e non pensi di stare facendo nulla di male, ma quando nessuno della classe rivolge la parola a quella persona specifica, quella persona specifica si sente morire, si sente male, si sente invisibile e isolata. Insegniamo ai bambini che tutti meritano di essere 'visti' Ve lo dico molto sinceramente: all'epoca in cui venivo esclusa, ignorata, io avevo dei talenti. Non lo dico per vantarmi, lo dico perché tutti li abbiamo. I miei talenti allora erano gli stessi di oggi, ma erano chiusi dentro di me come un nodo, come un groviglio, un gomitolo in un cassetto, e io da qualche parte sentivo che poteva essere preziosa questa cosa, però non interessava a nessuno, sembrava che nessuno la vedesse, la scorgesse o che comunque nessuno fosse interessato. Ero immersa in un ambiente rifiutante. Facciamo capire ai nostri bambini, che tutti possono avere qualcosa di interessante da esprimere. Ed è qui che arrivo alla mia serie preferita. Guarda con i tuoi figli Stranger Things Guardare insieme ai vostri figli questa serie, vi apre alla possibilità di dialogare su tutte queste cose. Questo perchè gli episodi mettono in scena fenomeni di bullismo, e quindi offrono continui di riflessione e dialogo. E' una serie fantastica che fa sentire bene chi lo guarda, se chi lo guarda è un ex vittima come me, perché finalmente i nerd sono gli eroi, è la rivincita degli sfigati che alla fine salvano il mondo o quasi e trovano la loro rivalsa attraverso il trovarsi simili tra di loro, attraverso l'amicizia, l'ironia, attraverso il potere della musica. Quello della rivalsa è un luogo comune che però ha un fondo enorme di verità. Io ad esempio da quella brutta esperienza ho tratto una forza pazzesca, ho voluto aiutare le persone a percorrere quella strada che porta alla rivalsa. Se ci pensate ogni psicoterapia, ogni percorso psicologico è una storia di rivalsa. È una storia nella quale uno si riprende pezzi di sé e finalmente si dà il permesso di esprimere e di esprimersi anche se l'ambiente non è così convalidante o supportivo. Quindi TI FA BENE guardare questa serie, anche se non eri tra gli sfigati, perché ti può far accendere una lampadina su che cos'è il mondo visto dall'altra parte, ti può far accendere una lampadina su come a volte inconsapevolmente possiamo fare male ad altre persone, e ti può aiutare ad ampliare la tua prospettiva e ad accorgerti che alla fine popolari e sfigati sono uguali cioè sono tutti ragazzi e ragazze con sogni, desideri, con un mondo con dei talenti, con delle cose da esprimere. Storie di rivalsa Quella della Dott.ssa Spinelli non è certamente l’unica storia che mostra come va vita ci riservi la possibilità di una rivalsa. Se i vostri ragazzi sono tra coloro che subiscono prepotenze potrete leggere loro quest’altra bellissima storia ........... Stefania non ama andare a scuola. Cioè, lei amerebbe pure imparare, è molto curiosa, intelligente più della media, creativa; ma a scuola è un disastro. I suoi genitori si sono trasferiti per lavoro in un paese in cui sono tutti biondi, alti, e lei invece è meridionale, un po' tracagnotta, coi capelli neri. In più, ha velleità artistiche: le piace cantare, partecipa a piccoli concorsi canori, e questo le scatena addosso ancora di più le prese in giro dei compagni. Lei cerca di resistere, ha alcune amiche (almeno crede!), e un carattere forte. Ma un giorno, a 14 anni, le cose peggiorano; dopo una accesa discussione con alcuni compagni a causa di un post su Facebook, nel quale dopo una sua esibizione canora le avevano scritto "fai schifo! Non diventerai mai famosa!", all'uscita tre di loro la spingono in un bidone dell'immondizia, urlandole "questo è il tuo posto! Tu sei spazzatura!" Le sue 'amiche' sono presenti alla scena, ma invece di aiutarla, ridono. Lei non riesce a fare niente, non riesce a reagire, si sente pietrificata. Il periodo successivo è un disastro, connotato da insicurezza totale, umiliazione, isolamento. Per fortuna, grazie all'aiuto della sua famiglia, alla musica e al suo carattere determinato, Stefania supera tutto questo, e ne fa la sua forza. Stefani(a) di cognome fa Germanotta, alias Lady Gaga, e nel 2020 è stata menzionata nel Guinness Word record come la prima donna ad avere 4 singoli che hanno venduto più di 10 milioni di copie ciascuno. Non solo: è stata la prima persona nella storia a conquistare Oscar, Grammy, Bafta e Golden Globe nello stesso anno (2019), ed è la cantante più pagata al mondo, con un patrimonio netto stimato di 145 milioni di dollari. Nel 2016 ha ricevuto un altro Guinness World Record in quanto la sua pagina Wikipedia risulta essere la più visualizzata di sempre tra le pagine femminili (circa 80 milioni di visualizzazioni) e in generale è preceduta solo da Barack Obama e Michael Jackson. Non male per una 'spazzatura'...no? Dott.ssa Silvia Spinelli Segue un video riassuntivo

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22 Mag
2022
Per scrivere bene e senza fatica: una corretta impugnatura.

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Per scrivere bene e senza fatica: una corretta impugnatura.

Per scrivere bene e senza fatica: una corretta impugnatura. Una corretta impugnatura della matita o della penna è fondamentale per scrivere bene, senza fatica e per tempi prolungati. Molto spesso genitori ed insegnanti rilevano diverse difficoltà di scrittura nel bambino osservando alcuni segnali tra cui la scorretta impugnatura dello strumento grafico. Le domande più comuni sono: “Come si può intervenire?”, ” È giusto intervenire”, ” quando intervenire?”. È un argomento molto ampio per cui risulta importante fare chiarezza su alcuni principi fondamentali.  L’impugnatura nel tempo Negli ultimi decenni l’insegnamento delle modalità di impugnare e scrivere si è trasformato influenzando in maniera negativa la postura e la visione. Coloro che oggi sono adulti, hanno ricevuto istruzioni per una impostazione conforme dall’uso del pennino, che induceva ad impugnare lo strumento ad una distanza corretta, calibrando la pressione sul foglio. Con l’avvento della penna a sfera è risultato possibile avvicinare sempre di più le dita alla punta e spesso i bambini sono stati lasciati liberi di scegliere l’impugnatura migliore per loro, senza alcuna indicazione di correttezza. Tale libertà ha generato impugnature considerate normali, ma che spesso nascondono delle difficoltà posturali o visive. Tipi di impugnature Le impugnature sono state classificate dal responsabile nazionale di P.E.A.V. (Proteggi Educa Allena la tua Visione) e le tipologie non conformi più ricorrenti sono: l’impugnatura pollice in avanti, l’impugnatura a morso, l’impugnatura a pollice interno, l’impugnatura del fumatore e l’impugnatura a mantide religiosa. Impugnatura pollice in avanti: è l’impugnatura più diffusa tra i ragazzi (circa il 60%) e comporta una difficoltà a livello della motricità fine. La presa crea un blocco compatto in cui tutte le dita della mano sono piegate verso il palmo, bloccando la penna con i polpastrelli dell’indice e del medio. Il pollice è escluso dal blocco, per cui rimane esterno e proteso in avanti, spesso con la funzione di contenere la presa. Tale impugnatura fa assumere alla penna un’inclinazione verticale o inclinata verso l’esterno, dovuta alla spinta dei polpastrelli e al punto di appoggio più alto nello spazio tra pollice e indice. Il movimento della scrittura avviene prevalentemente con movimenti del polso o scomposto in movimenti delle altre articolazioni superiori al polso, a volte anche della spalla. Tale impugnatura provoca problemi visivi, quali scarsa capacità di vedere ciò che si scrive perché il pollice copre lo scritto, per cui il bambino ha la tendenza ad avvicinarsi con il viso sul piano di lavoro. L’avvicinamento può avvenire in maniera frontale allontanando il foglio di scrittura o in maniera laterale inclinando il corpo dalla parte opposta della mano in cui scrive. In questa maniera si ha un affaticamento visivo che si evidenzierà a lungo andare con difficoltà di messa a fuoco nei passaggi vicino/lontano. Questa impugnatura errata può indurre problemi all’apparato muscolo-scheletrico quali affaticamento delle dita e del polso, dolori e ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle oltre alla possibilità che a lungo termine si sviluppino delle modifiche alle curve normali della colonna vertebrale. Impugnatura a pollice interno: è la presa più comune nei bambini mancini. La presa è caratterizzata dal pollice che viene chiuso all’interno, sotto l’indice (a volte anche il medio) che lo sovrasta sull’unghia. In questa maniera la penna viene spinta ed appoggiata sulla parte alta dell’indice (vicino alla nocca). Questo punto agisce da perno per i movimenti della scrittura. L’indice e il medio si distendono fino a spingere la penna con i polpastrelli e toccando la punta dell’anulare. Le ultime due dita, quindi anulare e mignolo bloccano la penna vicino alla punta e fungono da unico blocco nei movimenti della scrittura. Tale impugnatura fa assumere alla penna una posizione inclinata all’esterno in avanti, con la punta ben visibile a chi scrive. Nei mancini spesso il polso assume una posizione maggiormente inclinata per permettere la visione delle parole scritte. Tale impugnatura provoca problemi visivi quali un avvicinamento al piano di lavoro, nel caso in cui i polpastrelli scivolassero troppo verso la punta della penna per stanchezza o per le mani sudate. L’avvicinamento produrrà una compressione di tutto l’organismo producendo affaticamento visivo che si evidenzierà a lungo andare con difficoltà di messa a fuoco nei passaggi vicino/lontano. Infine si possono riscontrare problemi all’apparato muscolo-scheletrico quali affaticamento del polso per eccessiva tensione ai tendini del polso (nel caso in cui il bambino mancino pieghi eccessivamente il polso), dolori e ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle oltre alla possibilità che a lungo andare si sviluppino delle modifiche alle curve normali della colonna vertebrale. Impugnatura del fumatore: la presa è chiamata in questa maniera perché la penna è posizionata come se fosse una sigaretta tra l’indice e il medio. I bambini che utilizzano questo tipo di impugnatura premono la punta della penna contro il polpastrello del pollice, che a sua volta, modula i piegamenti opponendosi alle spinte date dall’indice e dal medio. Il polso si piega verso il dorso della mano, contraendo i muscoli dell’avambraccio. Pertanto la scrittura è data da piegamenti delle dita (indice, medio e pollice) per i movimenti verticali, mentre i movimenti del polso permettono di effettuare tratti orizzontali. L’impugnatura in punta determina la copertura inevitabile di ciò che si scrive, inducendo un avvicinamento al foglio. Tale avvicinamento produce affaticamento visivo, che a lungo andare può evidenziare difficoltà di messa a fuoco nei passaggi vicino/lontano. Infine si possono riscontrare problemi all’apparato muscolo-scheletrico quali problemi ai legamenti del polso (per l’estensione all’indietro del polso e movimenti orizzontali), dolori e ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle oltre alla possibilità che a lungo andare si sviluppino delle modifiche alle curve normali della colonna vertebrale. Impugnatura a mantide religiosa: La presa è caratterizzata dalla posizione della penna tenuta con diversi punti di aggancio, simile all’insetto da cui prende il nome. Tale presa ricerca una stabilità e il massimo controllo visivo durante la scrittura. Il punto di aggancio tra pollice ed anulare/medio è il perno portante dei movimenti per la scrittura. L’indice, piegandosi in alto sulla penna crea il fulcro dei movimenti fini gestiti dall’opposizione delle altre dita, mentre il pollice spinge e modula il movimento della penna opponendosi alle spinte dell’indice e dell’anulare/medio. Il polso si piega verso il dorso della mano, contraendo i muscoli dell’avambraccio. Pertanto la scrittura è data da piegamenti delle dita (indice, medio e pollice) per i movimenti verticali, mentre i movimenti del polso permettono di effettuare tratti orizzontali. Quale è l’impugnatura corretta? L’impugnatura corretta per una buona visione è facilitata da penne e matite a fusto triangolare-prismatico. La presa risulta essere a tre dita dinamiche. In particolare la presa dei tre polpastrelli delle dita indice medio e pollice è posta a circa 2 cm dalla punta della penna e si trovano ciascuno su un lato diverso della penna, formando una figura a triangolo equilatero. La penna si appoggia al centro dello spazio tra pollice e indice. I movimenti propri della scrittura sono localizzate sui movimenti fini delle dita, che piegandosi fanno scivolare la penna sullo spazio pollice-indice (simile al movimento di una stecca da biliardo), mentre i movimenti ampi sono localizzati dai movimenti del polso. Il medio e l’anulare, piegate all’interno del palmo della mano creano un appoggio morbido e stabile sul foglio, senza ostacolare i movimenti delle altre dita. Per rendere la scrittura più corretta, bisognerebbe fornire al bambino un piano inclinato di circa 15°-20° per favorire una maggiore scorrevolezza dello scritto. Nonostante l’impugnatura sia corretta, possono presentarsi dei problemi visivi, quali un avvicinamento frontale-laterale che porterà ad affaticamento visivo, problemi all’apparato muscolo-scheletrico dovute da posizioni arcuate in avanti, le quali portano ipertensione ai muscoli del collo e delle spalle, modifiche alle curve normali della colonna vertebrale, oltre ad affaticamento tendineo-articolare del polso nei movimenti ampi della scrittura. Elena Marro Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

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8 Mag
2022
Difficoltà di scrittura: cosa fare

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Difficoltà di scrittura: cosa fare

Molto spesso genitori ed insegnanti rilevano difficoltà di scrittura nel bambino osservando alcuni segnali quali: eccessiva lentezza, scarsa chiarezza, mancato rispetto degli spazi, disegno immaturo, traccia calcata, dolore... potrebbe trattarsi di disgrafia? O di una difficoltà temporanea? È indubbiamente un tema molto ampio per cui è bene fare subito chiarezza su alcuni punti. DSA e disgrafia Il termine DSA indica i disturbi specifici di apprendimento che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto; questi si manifestano con l’inizio della scolarizzazione e sono definiti disturbi del neurosviluppo in quanto dipendono dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neurali coinvolte in questi processi e la loro causa, quindi, non è assolutamente da attribuirsi ad un deficit di intelligenza né a deficit sensoriali. Una panoramica dei DSA potete trovarla in un precedente articolo: DSA .  In particolare, la disgrafia riguarda il controllo degli aspetti grafici della scrittura manuale, ed è collegata al momento motorio-esecutivo della prestazione; pertanto si manifesta in una minore fluenza e qualità dell’aspetto grafico della scrittura. Le competenze del processo di scrittura Adesso facciamo un piccolo passo indietro... quali sono le abilità legate alla grafomotricità? È importante conoscerle perché eventuali lacune, anche in una sola di queste aree, potrebbero interferire con l’abilità di scrivere! • Controllo posturale e capacità di lateralizzazione; • Coordinazione dinamica dell’arto superiore, necessario per poter controllare i movimenti del braccio; • Coordinazione occhio-mano, ovvero l’abilità che permette un lavoro simultaneo e coordinato fra i movimenti degli occhi e quelli dell’arto superiore scrivente; • Motricità fine, quindi il prodotto di movimenti minuziosi e precisi a carico della mano e delle dita; • Abilità visuo-spaziali, ovvero la capacità dell’individuo di percepire, agire ed operare sulle rappresentazioni mentali in funzione di coordinate spaziali; • Percezione ed analisi visiva, ossia l'abilità di discriminare le forme, associarle, apprezzarne le caratteristiche e individuarne le differenze; • Orientamento ed organizzazione spazio-temporale, cioè la capacità di percepire la posizione del proprio corpo in relazione agli oggetti e alle persone nello spazio e nel tempo. Sono necessarie per consentirci di orientarci nello spazio grafico del foglio, capire dove iniziare a scrivere e dove interrompersi, seguire un andamento lineare, mantenere una grandezza regolare delle lettere, orientarle correttamente, sapere cosa viene prima e cosa dopo, mantenere un ritmo. • Memoria a breve e lungo termine • Attenzione sostenuta • Abilità fonologiche, metafonologiche e linguistiche Le difficoltà di scrittura nel bambino: i campanelli d'allarme Possono essere molteplici, i più frequenti sono: • scrittura scarsamente leggibile; • lentezza nello scrivere; • dolore alle dita e/o al polso e/o al braccio scrivente; • traccia molto calcata e buchi nel foglio; • ritocchi di segni già tracciati; • discontinuità del tratto e numerose interruzioni; • lettere di differente grandezza; • non rispetto dei margini; • lettere tremolanti; • impugnatura della penna/matita inusuale; • evitamento e rifiuto nei confronti di attività grafomotorie etc... In presenza di sintomi come procedere? I sintomi non sono rari, soprattutto nei piccoli che per la prima volta si approcciano alla scrittura e, ancor di più, nei casi in cui i bambini non siano stati esposti ad attività di pre-scrittura durante la scuola dell'infanzia. Spesso le difficoltà sono già rilevabili nella scuola dell’infanzia, in particolare verso i 5 anni e, nonostante la diagnosi di disgrafia possa essere effettuata a partire dalla fine del II anno della scuola primaria, è di primaria importanza agire tempestivamente. Prima di tutto sarà fondamentale comprendere a quali di queste componenti sono dovute le difficoltà del bambino. Per questo motivo risulta necessario effettuare una valutazione neuropsicomotoria in modo da identificare le problematiche specifiche e poter, eventualmente, iniziare un percorso riabilitativo per potenziare, recuperare o vicariare tali difficoltà. La precocità è con cui si interviene può cambiare notevolmente l’esito di un trattamento. Infatti, secondo la letteratura scientifica, l’efficacia di un trattamento per le difficoltà grafomotorie è inversamente proporzionale all’età in cui viene effettuato e dal III anno della scuola primaria le possibilità di modificabilità sono ridotte, al contrario a 4-5-6 anni si possono avere miglioramenti notevoli. La diagnosi può ma consiglio è di rivolgersi al servizio di neuropsichiatria infantile del territorio oppure ad un centro specializzato privato e/o convenzionato per iniziare, il prima possibile, l’iter valutativo. Le tempistiche possono variare, nel contesto pubblico di solito vi è una lista d’attesa mentre nel privato il processo è più rapido.   La scuola come può intervenire? La segnalazione tempestiva delle difficoltà da parte delle insegnanti è un tassello essenziale. La scuola può davvero fare la differenza. Di fronte ad un dubbio bisogna procedere senza procrastinare ed evitando di minimizzare le problematiche perché, con il tempo e con l’aumentare delle richieste scolastiche, le difficoltà tendono ad aumentare con risvolti negativi anche sul fronte emotivo. Secondo la Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 la scuola ha la possibilità di redigere un Piano Didattico Personalizzato (PDP) in modo da fornire gli adeguati strumenti di supporto per raggiungere gli obiettivi scolastici previsti.   Mereu Cristina – Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’età evolutiva  

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