15 Aprile 2026

Nel cuore di Torino, tra le eleganti architetture liberty e i viali alberati, si aggira una figura che sembra provenire direttamente dall’inizio del Novecento. Si chiama Ivan Mecca, ha 34 anni e insegna italiano alle scuole medie. La sua non è una semplice eccentricità, ma una vera e propria scelta di vita: vivere come se il tempo si fosse fermato alla Belle Époque.
Questa passione affonda le sue radici nell’infanzia. Nato nella frazione di Sterpito, nel comune di Filiano, in provincia di Potenza, Ivan Mecca rimase affascinato dal bisnonno Agostino, classe 1911, che indossava ancora cappello e mantello. A otto anni si fece regalare dal padre un orologio da taschino; alle elementari indossò il suo primo panciotto e, poco dopo, arrivò la bombetta. Da allora, quel legame con il passato non lo ha mai abbandonato.

Di origini lucane, Ivan Mecca ha intrapreso un percorso che lo ha portato fino a Torino, città che sembra rispecchiare perfettamente il suo spirito. Oggi insegna in una scuola media di Carmagnola e vive nel quartiere di San Salvario, dove conduce una vita tranquilla e coerente con il suo ideale di eleganza e sobrietà.
Che si tratti di andare in cattedra, fare la spesa o leggere un libro al Parco del Valentino, Ivan mantiene sempre il suo stile impeccabile, trasformando ogni gesto quotidiano in un piccolo viaggio nel tempo.

Aprendo il suo armadio non si trovano esclusivamente abiti a tre pezzi: giacca a quattro bottoni, pantaloni e panciotto, completati da lobbia o bombetta e da un elegante tabarro a mezza ruota. I suoi baffi a manubrio, curati con cera, rappresentano il tocco finale di un outfit in perfetto stile edoardiano.
La scelta di rifiutare la modernità si riflette anche nelle abitudini quotidiane: niente televisione, ritmi di vita regolari e, fino all’anno scorso, neppure un computer. Per Ivan non si tratta di un travestimento, ma del suo modo naturale di essere. «Non è un costume», ama precisare quando i passanti lo fermano per strada esclamando: «Che bel costume!» e chiedendo una fotografia.
Lo stile edoardiano è spesso associato all’immagine del gentiluomo elegante, caratterizzata da:
Questo è esattamente il tipo di abbigliamento adottato dal professore Ivan Mecca, che si ispira quotidianamente a questo stile.
Il suo aspetto non passa inosservato nemmeno a scuola. «All’inizio gli alunni e i colleghi sono sempre un po’ interdetti e si chiedono da dove possa essere uscito un tipo come me», racconta sorridendo. «Poi però si affezionano sempre».
In cattedra con bombetta e tabarro, il professor Mecca non insegna soltanto la lingua e la letteratura italiana, ma trasmette anche il valore della coerenza e dell’autenticità. La sua presenza diventa così un’occasione educativa, capace di stimolare curiosità e interesse verso la storia e la cultura del passato.
Il rapporto con la tecnologia è ridotto all’essenziale: al posto della televisione, il professore predilige il silenzio delle letture serali. Fino all’anno scorso non possedeva nemmeno un computer. «Scrivevo tutto a mano, in corsivo, su quaderni», racconta, «ma poi mi toccava ricopiarli». Un metodo d’altri tempi che rispecchia perfettamente la sua visione del mondo.
Curatore di antologie dedicate alla tradizione orale della Basilicata, sua terra d’origine, il docente porta in classe un approccio didattico capace di distinguersi in un panorama scolastico sempre più dominato dai dispositivi digitali. Attraverso la lettura ad alta voce dei grandi classici, dai gialli ai romanzi d’avventura, riesce a coinvolgere gli studenti e a trasmettere loro un autentico amore per la letteratura, dimostrando come la passione possa superare ogni distanza generazionale.

La passione per la Belle Époque si è consolidata nel tempo anche grazie alla letteratura. Tra le medie e il liceo, Ivan trascorreva ore a “saccheggiare” la sterminata biblioteca del padre del suo migliore amico. Rimase profondamente colpito dalla Londra tardo-vittoriana di Sherlock Holmes, descritta da Arthur Conan Doyle, e dal tramonto dell’Impero austro-ungarico narrato ne La cripta dei cappuccini di Joseph Roth.
Un’attrazione così intensa per quell’epoca da spingerlo talvolta a interrogarsi sulla possibilità della reincarnazione o sulla dottrina pitagorica della metempsicosi, quasi a voler trovare una spiegazione razionale al suo profondo senso di appartenenza a un tempo lontano.
In un mondo sempre più veloce e digitale, la scelta di Ivan Mecca rappresenta una forma di resistenza culturale e personale. Non si tratta di semplice nostalgia, ma del desiderio di recuperare valori come l’eleganza, la lentezza e l’attenzione ai dettagli.
Tra le strade di Torino, la sua figura non è soltanto una curiosità, ma anche un invito a riflettere su ciò che della modernità vale davvero la pena conservare. Con il suo stile inconfondibile e la sua passione autentica, il professore “della Belle Époque” dimostra che il tempo, a volte, può essere più una scelta che una semplice successione di anni.
E così, tra tabarro e bombetta, Ivan Mecca continua ogni giorno a insegnare ai suoi studenti non solo la grammatica e la letteratura, ma anche il valore dell’identità e della fedeltà a se stessi.

Oltre all’insegnamento, Ivan Mecca coltiva un’altra passione perfettamente in sintonia con le atmosfere della Belle Époque: la scrittura.
Nel tempo libero si dedica infatti alla composizione di racconti di fantasmi, storie intrise di mistero e suggestione che richiamano le ambientazioni e le sensibilità dell’epoca che tanto ama. Non risulta ancora una vasta produzione editoriale tradizionale, ma è attivo soprattutto nel campo dei racconti e dei progetti narrativi.
Tra le opere e i progetti segnalati:
Progetto “Carcosa” – un progetto di narrativa illustrata che segna il suo esordio nel mondo editoriale creativo
“31 Notturni” – raccolta di racconti, legata al genere fantastico e horror, considerata la sua prima opera
Racconti di fantasmi legati alla tradizione lucana, su cui continua a lavorare e sviluppare nuove antologie
A guidarlo, più che una semplice passione storica, è una vera visione del mondo, ben riassunta dalle parole di Arthur Conan Doyle:
“Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno osserva mai.”
Francesca Merlo
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