Il Blog di Che Scuola?!

Ultimi articoli

10 Set
2026
Perché si Chiama Scuola?

Generiche Per tutte le età

Perché si Chiama Scuola?

Scuola, una Parola più Grande di Quanto Sembri La parola scuola è una di quelle parole che usiamo ogni giorno senza fermarci davvero a riflettere sul suo significato. Fa parte della nostra vita fin dall’infanzia: la pronunciamo con naturalezza, la colleghiamo a ricordi, emozioni ed esperienze spesso molto diverse tra loro. Se insegniamo, parliamo di scuola quotidianamente; se siamo genitori, accompagniamo i nostri figli a scuola, varchiamo i cancelli per incontrare gli insegnanti, partecipiamo a riunioni e colloqui. La scuola è una presenza costante, quasi scontata, nel nostro vissuto. Eppure, proprio per questa sua familiarità, raramente ci soffermiamo a interrogarci sul suo significato più profondo. Quanti di noi, almeno una volta, si sono chiesti davvero: perché si chiama scuola? Dietro questo termine apparentemente semplice si nasconde in realtà una storia ricca, complessa e per certi versi profondamente paradossale. Oggi la scuola è spesso percepita come un dovere, un obbligo imposto, talvolta persino come una fatica necessaria. Ma all’origine, la sua idea era molto diversa. La scuola nasce come spazio di libertà intellettuale, di pensiero condiviso, di dialogo e di ricerca del senso. Comprendere l’origine e il significato di questa parola significa, in fondo, riflettere su che cosa la scuola dovrebbe essere ancora oggi. L’Etimologia della Parola “Scuola”: il Significato Originario Dal punto di vista etimologico, la parola scuola deriva dal greco scholé, un termine che indicava il tempo libero, l'ozio.Tuttavia, è importante chiarire che non si trattava di ozio nel senso moderno di inattività o pigrizia. Al contrario, scholé era il tempo sottratto al lavoro materiale e produttivo, per essere dedicato alle attività considerate più nobili: lo studio, la riflessione, il dialogo, la filosofia. La scuola, nella sua origine, non era quindi un luogo di costrizione, ma uno spazio privilegiato in cui l’essere umano poteva dedicarsi alla cura della mente.Studiare significava esercitare il pensiero, interrogare la realtà, confrontarsi con gli altri. In questa prospettiva, la conoscenza non era un mezzo utilitaristico, ma un fine in sé. Dal Tempo Libero all’Obbligo: una Trasformazione Culturale Con il passare dei secoli, il significato della scuola ha subito una trasformazione profonda.Da esperienza legata al tempo libero e alla libertà intellettuale, è diventata progressivamente un’istituzione obbligatoria, regolata da programmi, valutazioni e scadenze. Questa trasformazione risponde a esigenze storiche e sociali precise: la necessità di alfabetizzare, di trasmettere competenze comuni, di formare cittadini. Tuttavia, in questo passaggio, qualcosa del significato originario di scholé sembra essersi smarrito. La scuola, da luogo del desiderio di conoscere, è diventata spesso sinonimo di dovere e prestazione. La Scuola Come Istituzione Educativa Nel suo significato più diffuso, la scuola è oggi l’istituzione incaricata di trasmettere conoscenze, competenze e valori fondamentali per la vita individuale e collettiva.Attraverso lo studio delle discipline, la scuola fornisce strumenti per comprendere il mondo e per orientarsi nella complessità della realtà contemporanea. Tuttavia, ridurre la scuola a una semplice trasmissione di contenuti sarebbe limitante. L’educazione non è mai un processo puramente tecnico: è un’esperienza umana, fatta di relazioni, di incontri, di linguaggi e di sguardi. La scuola non insegna solo cosa sapere, ma anche come pensare. La Scuola come Luogo di Formazione dell’Identità Oltre a essere un luogo di apprendimento formale, la scuola è uno spazio decisivo di formazione dell’identità. È qui che bambini e ragazzi iniziano a confrontarsi con l’altro, con regole condivise, con il riconoscimento, a volte anche con il conflittoLa scuola è uno spazio decisivo nella costruzione dell’identità personaleÈ il luogo delle prime relazioni significative fuori dalla famiglia, delle amicizie, dei conflitti, delle scoperte e delle delusioni. Tra i banchi di scuola si sperimentano successi e fallimenti, si costruiscono amicizie, si affrontano difficoltà. A scuola si impara non solo a risolvere problemi matematici, ma anche a stare con gli altri, a confrontarsi, a riconoscere i propri limiti e le proprie potenzialità. È un passaggio fondamentale tra ciò che si è e ciò che si diventerà. "Fare Scuola”: il Significato Simbolico e Culturale Esiste poi un significato più simbolico dell’espressione fare scuola. Dire che qualcuno o qualcosa “fa scuola” significa lasciare un segno, creare un modello, influenzare altri. In questo senso, la scuola non è solo un edificio fisico, ma una tradizione viva, una catena di pensiero e di pratiche educative che si trasmettono nel tempo. Ogni vero educatore, ogni esperienza educativa autentica, contribuisce a “fare scuola”. Tra Scuola Ideale e Scuola Reale La scuola reale, tuttavia, spesso fatica a incarnare fino in fondo il significato più profondo racchiuso nella parola scuola. Invece di coltivare la curiosità naturale degli studenti, non di rado finisce per scoraggiarla; invece di valorizzare le differenze individuali, tende a uniformare percorsi, tempi e risultati; invece di educare al pensiero critico, rischia di premiare la ripetizione meccanica e l’adesione a modelli prestabiliti. Questa distanza tra l’ideale e la realtà non è un semplice difetto del sistema scolastico, ma una tensione strutturale che attraversa da sempre l’idea stessa di scuola. La scuola si trova sospesa tra ciò che dovrebbe essere — uno spazio di libertà, di ricerca e di dialogo — e ciò che, concretamente, riesce a essere all’interno di vincoli istituzionali, programmi, valutazioni e aspettative sociali. È proprio in questa tensione che si manifesta, da un lato, la fragilità della scuola, ma dall’altro anche la sua possibilità di trasformazione. La scuola migliore non è quella che si limita a fornire risposte corrette o nozioni ben organizzate, ma quella che educa a porre domande. Domande che aprono il pensiero, che mettono in discussione certezze acquisite, che stimolano la ricerca personale e il desiderio di comprendere. Educare, in questo senso, non significa riempire, ma attivare; non trasmettere passivamente, ma accompagnare nel processo di scoperta. Recuperare il significato originario di scholé significa forse proprio questo: restituire alla scuola la sua funzione più autentica, quella di essere uno spazio di libertà intellettuale, in cui il sapere non è un peso da sopportare o una prestazione da dimostrare, ma un’occasione per crescere, comprendere il mondo e immaginare il futuro. Scuola Werner Jaeger, Paideia. La formazione dell'uomo greco. Un classico imprescindibile. Jaeger spiega come l'educazione (Paideia) fosse per i greci la realizzazione del potenziale umano e non solo istruzione tecnica. Nuccio Ordine, L'utilità dell'inutile. Un manifesto che difende proprio quei saperi che non servono a "produrre" ma a "formare", richiamando direttamente il significato etimologico della parola scuola. Massimo Recalcati, L'ora di lezione. Per un'erotica dell'insegnamento: Lo psicanalista indaga la crisi della scuola contemporanea, suggerendo che il compito del docente sia trasformare il sapere in un oggetto di desiderio, riavvicinandosi all'eros della scholé greca. Francesca Merlo

Leggi di più

9 Set
2026
Il Peso dei Libri sulle Spalle delle Famiglie e degli Studenti: Quanto Costa Andare a Scuola?

Generiche Per tutte le età

Il Peso dei Libri sulle Spalle delle Famiglie e degli Studenti: Quanto Costa Andare a Scuola?

Uno Zaino sulle Spalle degli Studenti, una Spesa sulle Spalle delle Famiglie: Settembre il Caro-Libri Riapre una Questione che Riguarda il Diritto allo Studio e il Costo della Scuola Ogni anno, con l'inizio della scuola, per migliaia di famiglie arriva un appuntamento ormai inevitabile: la lista dei libri di testo da acquistare. Il problema non riguarda soltanto il prezzo dei manuali. Sempre più spesso genitori e studenti si trovano davanti a una domanda: perché un libro scolastico deve essere sostituito da una nuova edizione dopo pochi anni? Una nuova copertina, qualche capitolo modificato, esercizi aggiuntivi, contenuti digitali o aggiornamenti apparentemente marginali possono rendere inutilizzabile l'edizione precedente. E quando il libro cambia, il mercato dell'usato diventa molto meno conveniente per le famiglie. Da qui nasce una questione più ampia: il costo dei libri scolastici deve essere necessariamente sostenuto dalle famiglie oppure dovrebbe essere considerato una componente essenziale del diritto all'istruzione? Libri Scolastici e Nuove Edizioni: Perché Cambiano così Spesso? Le nuove edizioni dei libri di testo possono essere motivate da diverse esigenze. In alcuni casi l'aggiornamento è realmente necessario: cambiano programmi, riferimenti normativi, dati scientifici, contenuti disciplinari o strumenti didattici. In altri casi, invece, la distanza tra una vecchia edizione e quella nuova può apparire molto più limitata. Per una famiglia, però, la differenza è concreta: se la scuola adotta una nuova edizione, acquistare un libro usato può diventare impossibile o poco utile, soprattutto quando numeri di pagina, esercizi e materiali digitali non coincidono. Il risultato è che un testo che potrebbe essere ancora utilizzabile dal punto di vista didattico rischia di diventare economicamente “vecchio” molto prima di esserlo realmente sul piano dei contenuti. Quanto Costano i Libri di Scuola alle Famiglie? Il costo della dotazione libraria rappresenta una delle principali spese legate all'inizio dell'anno scolastico, soprattutto nella scuola secondaria. La normativa italiana prevede tetti di spesa per la dotazione libraria nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito aggiorna questi importi tenendo conto anche dell'inflazione programmata. Per l'anno scolastico 2026/2027, ad esempio, i tetti sono stati aggiornati rispetto agli anni precedenti. Il tetto di spesa, tuttavia, non significa che i libri siano gratuiti: rappresenta un limite entro il quale deve essere mantenuto il costo complessivo della dotazione libraria. Ed è proprio qui che si apre il dibattito. Tetti di Spesa dei Libri Scolastici: Bastano a Proteggere le Famiglie? I tetti di spesa rappresentano uno strumento per contenere il caro-libri, ma non eliminano il problema. Il decreto ministeriale stabilisce infatti gli importi massimi della dotazione libraria per le diverse classi. Sono previste anche riduzioni del tetto quando vengono adottati determinati formati digitali o misti. Esistono inoltre margini di deroga: eventuali aumenti devono essere motivati e rispettare le condizioni previste dalla normativa. Il punto, però, è che anche una spesa formalmente entro i limiti può essere pesante per un nucleo familiare, soprattutto quando si sommano libri, materiale scolastico, dispositivi digitali, trasporti e altre spese legate alla frequenza scolastica. Chi Paga i Libri Scolastici? La risposta dipende dall'ordine e grado di scuola. Nella scuola primaria, il sistema prevede la gratuità dei libri di testo attraverso le modalità stabilite dai Comuni e dalle Regioni. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, i libri sono generalmente acquistati dalle famiglie, salvo la possibilità di accedere a contributi, agevolazioni o misure di sostegno previste a livello regionale o locale. Questo crea una situazione nella quale il diritto allo studio è formalmente garantito, ma una parte dei costi necessari per esercitarlo rimane a carico delle famiglie. Ma è Giusto che il Costo dei Libri Ricada sulle Famiglie? È questa la domanda che merita una discussione più ampia. Un libro di testo non è un bene acquistato semplicemente per interesse personale. È uno strumento attraverso il quale lo studente segue un percorso didattico deciso dalla scuola. Se l'adozione di un determinato manuale è necessaria per seguire le lezioni, è ragionevole chiedersi se il suo costo debba essere considerato una normale spesa familiare oppure una componente del servizio di istruzione pubblico. La questione diventa ancora più delicata quando la nuova edizione non è indispensabile per un reale cambiamento dei contenuti, ma rende comunque difficile utilizzare il libro di un fratello, di un amico o acquistato sul mercato dell'usato. Nuove Edizioni Ogni Anno: un Problema anche per il Mercato dell'Usato Il mercato dei libri scolastici usati rappresenta da sempre una delle principali strategie delle famiglie per ridurre la spesa. Ma funziona bene soprattutto quando le edizioni rimangono in adozione per più anni. Quando un testo viene sostituito frequentemente, invece, il libro usato perde parte del suo valore. Una famiglia può acquistare un manuale a prezzo ridotto, ma trovarsi l'anno successivo davanti a una nuova edizione che rende quel testo inutilizzabile per il percorso scolastico. Il problema non è quindi soltanto quanto costa un libro nuovo, ma anche quanto rapidamente perde valore quello già acquistato. Le Scuole Possono Scegliere Alternative ai Libri di Testo? Il sistema scolastico non è necessariamente legato in modo assoluto all'acquisto di nuovi libri ogni anno. Le indicazioni ministeriali sull'adozione dei testi prevedono anche la possibilità, in determinate condizioni, di utilizzare strumenti alternativi ai libri di testo. Per l'anno scolastico 2026/2027, il Ministero ha nuovamente richiamato le scuole al rispetto delle procedure di adozione e dei tetti di spesa. Questo apre una prospettiva interessante: la scuola del futuro potrebbe ridurre il peso economico dei libri attraverso materiali digitali, biblioteche scolastiche, comodato d'uso, libri condivisi e risorse didattiche riutilizzabili. Libri Digitali e Contenuti Online Possono Far Risparmiare? La digitalizzazione viene spesso indicata come una possibile soluzione al caro-libri. La normativa stessa prevede una riduzione dei tetti di spesa quando vengono adottate determinate modalità digitali o miste. Per le adozioni disciplinate dal decreto relativo al 2025/2026, ad esempio, il tetto veniva ridotto del 10% per determinate configurazioni miste e del 30% per quelle completamente digitali previste dalla normativa. Ma il digitale, da solo, non risolve necessariamente il problema. Un tablet ha un costo. Anche le licenze digitali possono avere una durata limitata. E non tutte le famiglie dispongono degli stessi strumenti tecnologici. Per questo la vera domanda non dovrebbe essere soltanto “cartaceo o digitale?”, ma “come garantire a tutti gli studenti l'accesso gratuito o sostenibile ai materiali necessari per studiare?” Una Possibile Soluzione: Libri Scolastici in Comodato d'Uso Una delle strade più interessanti è quella del comodato d'uso. In questo modello la scuola, direttamente o attraverso fondi e iniziative territoriali, mette a disposizione degli studenti i libri che vengono poi restituiti al termine dell'anno scolastico. Un singolo libro può quindi essere utilizzato da più studenti nel corso degli anni. È un sistema che potrebbe diventare particolarmente efficace se accompagnato da una maggiore stabilità delle adozioni: più a lungo un testo rimane in uso, maggiore è il numero di studenti che può beneficiarne. Il Vero Problema: la Durata delle Edizioni Forse il punto centrale della discussione non è stabilire se i libri debbano essere pagati dalle famiglie oppure dallo Stato. La domanda potrebbe essere ancora più semplice: Perché un libro scolastico dovrebbe avere una vita così breve? Se un manuale rimane valido dal punto di vista didattico, mantenerlo in adozione per più anni permetterebbe di: favorire il mercato dell'usato; ridurre la spesa delle famiglie; facilitare il passaggio dei libri tra fratelli; rendere più efficace il comodato d'uso; ridurre gli sprechi; diminuire la quantità di libri destinati a essere sostituiti. In altre parole, la stabilità delle adozioni potrebbe essere uno degli strumenti più semplici per contrastare il caro-libri. Chi Dovrebbe Pagare i Libri Scolastici? La risposta non è soltanto economica, ma riguarda il modello di scuola che vogliamo. Se consideriamo i libri uno strumento indispensabile per garantire il diritto allo studio, allora il loro costo non dovrebbe diventare un ostacolo per le famiglie. Questo non significa necessariamente che ogni libro debba essere acquistato e pagato direttamente dallo Stato. Si potrebbe pensare a un sistema più articolato, basato su: gratuità per le famiglie con redditi più bassi; contributi pubblici più omogenei sul territorio nazionale; comodato d'uso; maggiore durata delle adozioni; potenziamento del mercato dell'usato; biblioteche scolastiche con dotazioni librarie condivise; utilizzo di risorse digitali realmente accessibili; maggiore attenzione alla reale necessità delle nuove edizioni. Libri Scolastici: il Problema Non è Solo il Prezzo Il dibattito sul caro-libri non dovrebbe quindi ridursi alla domanda: “Quanto spendono le famiglie?” Bisognerebbe chiedersi anche per quanto tempo un libro rimane utilizzabile, perché viene sostituito e chi sostiene economicamente il costo della sostituzione. La scuola pubblica deve garantire pari opportunità. E se l'accesso ai materiali didattici necessari dipende dalla possibilità economica della famiglia, il rischio è quello di creare una disuguaglianza proprio all'interno del sistema che dovrebbe ridurla. I tetti di spesa sono certamente uno strumento di contenimento, ma il tema rimane aperto. È davvero necessario cambiare così spesso i libri scolastici? E, quando il cambiamento non è indispensabile, perché il costo deve ricadere sulle famiglie? Sono domande che meritano una risposta non soltanto da parte delle scuole e delle famiglie, ma anche del legislatore e del mondo dell'editoria scolastica. Ministero dell'Istruzione e del Merito - Libri di testo Francesca Merlo

Leggi di più

7 Set
2026
Il Modello Organizzativo Finlandese: una Nuova Visione di Scuola Pubblica

Approcci Educativi 6-11 anni 11-13 anni

Il Modello Organizzativo Finlandese: una Nuova Visione di Scuola Pubblica

Un Modello Ispirato alla Scuola Finlandese che Supera l’Orario Frammentato e Mette al Centro gli Studenti, già Sperimentato in Diverse Scuole Italiane Tra pochi giorni, con l’avvio del nuovo anno scolastico, Milano sperimenterà per la prima volta nella scuola pubblica della città il Modello Organizzativo Finlandese (MOF), un approccio educativo di ispirazione scandinava che sta suscitando crescente interesse nel panorama scolastico italiano. Si tratta di una sperimentazione che punta a riorganizzare il tempo scuola, superando l’orario tradizionale “spezzettato” scandito dal cambio continuo delle materie al suono della campanella. Al centro della sperimentazione ci sono gli studenti, i loro ritmi di apprendimento e il loro benessere, con l’obiettivo di costruire una giornata scolastica più distesa, coerente e vicina ai loro bisogni. L’istituto coinvolto è il Comprensivo Simona Giorgi, che entra a far parte della rete nazionale del MOF, nata dall’esperienza capofila di Urbania, guidata dalla dirigente Antonella Accili, ideatrice del MOF e promotrice di sperimentazioni per l’innovazione didattica. Come riportato da molte testate giornalistiche, a settembre prenderanno avvio due classi pilota, una della scuola primaria e una della scuola secondaria di primo grado. Perché si Parla di Modello Organizzativo Finlandese Il Modello Organizzativo Finlandese è un approccio didattico in fase sperimentale che si ispira all’organizzazione delle scuole finlandesi, spesso citate come esempio di equilibrio tra qualità dell’apprendimento, inclusione e benessere degli studenti. Secondo quanto riportato dal sito di Sanoma, realtà leader nel settore educativo che sostiene il progetto, il MOF mira a un insegnamento più dinamico e integrato, orientato allo sviluppo di competenze utili per la vita adulta. Nel modello finlandese: l’orario scolastico non è frammentato in unità brevi e scollegate; le discipline non sono rigidamente separate, ma dialogano all’interno di cornici concettuali comuni; le lezioni frontali lasciano spazio a lavoro cooperativo, attività laboratoriali e apprendimento attivo. L’obiettivo è favorire un apprendimento più profondo e significativo, riducendo il carico cognitivo e lo stress legati alla continua interruzione delle attività. Una Giornata Scolastica più Distesa e di Qualità A illustrare i vantaggi concreti del MOF è Caterina Cassese, referente del progetto per il Comprensivo Simona Giorgi. Le sue parole, riportate, chiariscono il senso della riorganizzazione: “C’è una compattazione oraria che consente tempi di apprendimento più distesi e di qualità, garantendo un sano equilibrio tra apprendimento e tempo libero.” Questa nuova scansione del tempo consente di valorizzare pratiche didattiche già sperimentate con successo: “La giornata scolastica, più armonica e sostenibile, valorizza la didattica laboratoriale, la collaborazione tra pari e l’apprendimento attivo, permettendo agli alunni di costruire conoscenze significative attraverso l’esperienza diretta.” Nel MOF, il processo educativo diventa anche un’esperienza di comunità: “Nel modello finlandese ogni voce conta, è così che l’organizzazione diventa una comunità.” Didattica per Competenze e Superamento della Frammentazione Uno degli aspetti centrali del Modello Organizzativo Finlandese è il superamento della rigida divisione disciplinare. Le materie non scompaiono, ma vengono integrate all’interno di percorsi di apprendimento più ampi, che mettono in relazione saperi diversi. Gli insegnanti progettano e conducono le attività all’interno di una cornice comune di concetti, conoscenze e competenze, favorendo collegamenti, riflessione critica e applicazione pratica. Questo approccio consente di ridurre la frammentazione del sapere e di accompagnare gli studenti in un flusso di apprendimento continuo, più coerente e meno ansiogeno. Formazione dei Docenti e Supporto Scientifico L’introduzione del MOF richiede un lavoro preparatorio significativo, soprattutto sul piano della formazione degli insegnanti. Come spiega la dirigente scolastica Anna Polliani, il progetto nasce da una rete di scuole e da un solido impianto di ricerca educativa: “Abbiamo conosciuto la rete e questa sperimentazione nata dal basso, dalle scuole, attraverso l’università di Milano-Bicocca e la professoressa Elisabetta Nigris.” A sostegno del percorso è stato istituito un comitato scientifico per il supporto pedagogico e didattico, mentre l’università garantisce un monitoraggio costante della sperimentazione. “Sono già stati formati, grazie al sostegno di Sanoma, 50 docenti della nostra scuola”, aggiunge Polliani, sottolineando l’importanza di un accompagnamento professionale continuo. Una Scelta Coerente con l’Identità della Scuola Il Comprensivo Simona Giorgi aveva già intrapreso, negli anni precedenti, un percorso di innovazione didattica, adottando il cosiddetto “metodo Modi”, che ha facilitato l’ingresso nel MOF. Questo ha permesso di lavorare fin da subito sulla verticalizzazione del progetto, coinvolgendo sia la scuola primaria sia la secondaria di primo grado. Caterina Cassese spiega così la scelta: “Abbiamo scelto di introdurre questo metodo perché sposa il credo della nostra scuola: da anni abbiamo abbracciato metodologie di stampo innovativo, dalla didattica laboratoriale alla costruzione attiva di competenze.” E precisa: “È un modello che mette al centro la persona, non la prestazione.” Un Cambio di Visione per la Scuola Pubblica Per i promotori, il Modello Organizzativo Finlandese non rappresenta semplicemente un nuovo assetto orario, ma un vero cambio di paradigma educativo: “In un tempo in cui la scuola è chiamata a reinventarsi, il Modello Organizzativo Finlandese non è solo un progetto: è un cambio di visione. È l’idea che il benessere generi apprendimento, che la collaborazione costruisca comunità.” La dirigente Polliani ha inoltre annunciato che nei prossimi mesi saranno organizzati incontri informativi con le famiglie, per approfondire finalità e modalità del progetto: “Si lavora molto sul protagonismo dell’alunno e si evita la frammentazione del sapere, immergendo i ragazzi in un flusso continuo e diminuendo il livello di ansia e stress provocato dal cambiare sempre materie e dal senso di valutazione permanente.” Una Sperimentazione da Osservare con Attenzione Con 96 scuole aderenti in tutta Italia, il MOF rappresenta una delle sperimentazioni organizzative più interessanti nel dibattito attuale sulla scuola. L’avvio del progetto anche in una grande città come Milano segna un passaggio significativo e offre l’occasione per riflettere su nuovi modi di organizzare il tempo, lo spazio e le relazioni educative. A settembre, al Comprensivo Simona Giorgi, non debutta soltanto un nuovo modello organizzativo, ma una visione di scuola che prova a coniugare qualità dell’apprendimento, benessere e senso di comunità. Un’esperienza che potrà offrire spunti importanti per il futuro dell’educazione pubblica italiana. Francesca Merlo Scuole con modello finlandese: una guida per genitori Webinar “Sperimentazione MOF: viaggio nel Modello Organizzativo Finlandese in Italia” – presentazione con Antonella Accili A Milano la scuola con zero compiti a casa... E niente stress in aula Scuola senza compiti a casa: al via sperimentazione Sanoma Antonella Accili. È ideatrice del MOF e promotrice di sperimentazioni per l’innovazione didattica, è Dirigente scolastico presso l’Istituto Omnicomprensivo Della Rovere a Urbania (PU). È inoltre consulente pedagogico-didattica per la rivista Focus Scuola e saggista per diverse testate, case editrici e agenzie formative. Oggi Antonella Accili porta il MOF in giro per l'Italia, organizzando visiting, parteciando a conferenze, festival e convegni nazionali.

Leggi di più


Tutti gli articoli

Filtra per argomento

Filtra per fascia d'età

11 Gen
2023
Ogni Scuola è Unica

Sponsor

Ogni Scuola è Unica

Ogni scuola è unica: “Comunicare bene per Educare meglio” Parte il 16 gennaio il Progetto “Ogni Scuola è Unica – Comunicare Bene per Educare Meglio”. Il Progetto ha l’obiettivo di sostenere l’alleanza educativa tra le famiglie e i servizi educativi del territorio grazie a un ponte di comunicazione snello ed efficace tra famiglie e servizi socio-educativi. Attraverso il coinvolgimento delle scuole e dei servizi socio-educativi della Circoscrizione 7, il progetto ha l’obiettivo di favorire la comunicazione tra servizi socio-educativi e genitori facendo emergere il valore e l’unicità di ogni nido e scuola. Scuole e i servizi educativi del territorio, pubblici e privati, possono finalmente rendere efficace la comunicazione di informazioni, presentarsi, raccontarsi e farsi trovare dai genitori e, in questo periodo, far conoscere velocemente le date degli Open Day a tutte le famiglie della città. Gli educatori e i dirigenti scolastici hanno a disposizione un canale dedicato e privilegiato per la comunicazione dei loro progetti educativi: Il Portale www.chescuola.net. Genitori e famiglie possono essere agevolati nella fase di ricerca e scelta di un servizio socio- educativo, approfondire la propria conoscenza sugli argomenti utili a valutare i progetti educativi e avere un canale di informazione dedicato per individuare la scuola o il servizio socio-educativo più adatto alle proprie esigenze. La trasparenza e l'alleanza educativa che il progetto promuove hanno come scopo ultimo quello di favorire la fiducia delle famiglie nel sistema scolastico e ridurre la dispersione scolastica.   Descrizione dell’iniziativa I Servizi Educativi del territorio di Torino saranno chiamati dai volontari dell'associazione Lemon Tree per chiedere di diventare Partner del progetto grazie alla registrazione gratuita sul portale e l'inserimento delle informazioni utili a orientare i genitori. I servizi educativi partner potranno, inoltre, collaborare alla redazione di contenuti in ambito educativo e rivolti ai genitori per promuovere la cultura dell'educazione. Il contatto diretto con nidi e scuole del territorio sarà l'occasione per effettuare un'indagine e raccogliere informazioni, dati ed esperienze legate all’importanza della Comunicazione Esterna, che non è solo sinonimo di promozione ma è soprattutto la chiave per creare relazione di fiducia e collaborazione con le famiglie. Partner Partner istituzionale del progetto è la circoscrizione 7 del comune di Torino

Leggi di più

16 Nov
2022
Bottleneck. Web Agency

Sponsor

Bottleneck. Web Agency

Chi Siamo Bottleneck è una agenzia multidisciplinare di Torino, attiva dal 2005. Cosa Offriamo Ci occupiamo di realizzazione di siti internet, strategie SEO, gestionali, grafica pubblicitaria, creazione e sviluppo del brand, progettazione grafica e fornitura servizio stampa, comunicazione e marketing. La comunicazione in qualsiasi campo professionale è diventata un elemento dal quale non si può prescindere! Siamo consapevoli di esercitare in un settore in continuo progresso, in cui la creatività e l'innovazione sono requisiti fondamentali. Siamo in grado di pianificare la vostra nuova immagine aziendale, disegnare il logo che vi farà emergere sui vostri competitors, creare pubblicità esclusive per il vostro prodotto o servizio! Eseguiamo analisi e restyling completo dell'immagine societaria coordinata, elaboriamo e concretizziamo ogni tipo di attività promozionale. Lo staff della nostra agenzia di pubblicità è formato da professionisti provenienti da tutti gli ambiti della comunicazione; questo ci consente di rispondere, senza eccezione, alle più diversificate esigenze dei nostri clienti. Perchè sosteniamo Che Scuola?! Abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo per i progetti di valore, crediamo nell'importanza della cooperazione e della comunicazione efficace. Sosteniamo il progetto Che Scuola?! perché crediamo possa essere un supporto importante per tutte le famiglie e le scuole. Contatti Link Sito Internet Tel 39 339 730 0851 Email info@bottleneck.it

Leggi di più