4 Febbraio 2026
L’Italia della scuola migliore esiste e viene riconosciuta anche a livello internazionale!
Lo dimostra la selezione di Alfonso Filippone, docente italiano di sostegno, tra i 10 finalisti mondiali del Global Teacher Prize 2026, il più prestigioso riconoscimento internazionale dedicato agli insegnanti, spesso definito il “Nobel dell’insegnamento”.
Un risultato che non rappresenta solo un successo personale, ma che accende i riflettori sulla qualità, la creatività e la forza educativa della docenza italiana, troppo spesso raccontata solo attraverso criticità e mancanze.

Il Global Teacher Prize, promosso dalla Varkey Foundation in collaborazione con UNESCO, premia ogni anno gli insegnanti che hanno dimostrato un impatto straordinario sugli studenti, sulla scuola e sulla comunità.
Per l’edizione 2026 sono arrivate oltre 5.000 candidature da 139 Paesi.
Da questa platea globale sono stati selezionati solo 10 finalisti: tra loro, un unico italiano, Alfonso Filippone. Un dato che, da solo, racconta la portata del risultato.
Alfonso Filippone è insegnante di sostegno nella scuola pubblica, a Foggia, e docente universitario a contratto nella formazione degli insegnanti.
Il suo profilo non è quello dell’“insegnante-star”, ma di un professionista che lavora ogni giorno in classe, sperimentando, progettando, sbagliando e migliorando.
Ed è proprio questa dimensione concreta e quotidiana ad aver convinto la giuria internazionale: non un’eccezione isolata, ma un modello replicabile di scuola possibile.

La candidatura di Filippone non si basa su un singolo progetto innovativo, ma su una visione pedagogica coerente, portata avanti nel tempo e verificata nei risultati.
Inclusione come valore fondante, non come etichetta
Il cuore del suo lavoro è l’inclusione reale, soprattutto degli studenti con disabilità e bisogni educativi speciali.
Non un’inclusione “di principio”, ma costruita attraverso:
Un approccio che la giuria ha riconosciuto come strutturale e sistemico, non emergenziale.
Filippone ha sviluppato e applicato un modello definito pedagogia generativa, in cui gli studenti non sono semplici fruitori di contenuti, ma co-costruttori di conoscenza.
La didattica diventa così:
Un’impostazione che dialoga con le più avanzate teorie educative internazionali, ma radicata nella scuola pubblica italiana.
Tra gli elementi più apprezzati figura l’uso di ambienti digitali immersivi, come l’Eduverso Didattico, che integra:
La tecnologia, in questo modello, non sostituisce l’insegnante, ma amplifica l’esperienza educativa, favorendo motivazione, cooperazione e inclusione.
Uno degli aspetti decisivi per il Global Teacher Prize è l’impatto dimostrabile.
I percorsi progettati da Filippone hanno prodotto:
Numeri e dati che hanno rafforzato la credibilità internazionale del suo lavoro.

La presenza di Alfonso Filippone tra i finalisti mondiali è anche un messaggio politico e culturale: la scuola italiana non è solo un sistema in difficoltà, ma un laboratorio di eccellenze educative spesso poco raccontate.
In un contesto globale, il modello italiano di:
emerge come un patrimonio educativo riconosciuto e competitivo.
Indipendentemente dall’esito finale, la candidatura di Filippone rappresenta:
Come lo stesso docente ha sottolineato, questo risultato è dedicato agli studenti, ai colleghi e alle comunità educative che credono nella scuola come spazio di crescita, cura e futuro.

Il Global Teacher Prize 2026 si concluderà al World Governments Summit di Dubai, ma il messaggio è già chiaro: l’eccellenza educativa italiana esiste, è concreta e sa dialogare con il mondo.
Il verdetto finale del Global Teacher Prize 2026 sarà annunciato durante il World Governments Summit di Dubai, in programma dal 3 al 5 febbraio 2026
In quei giorni il mondo dell’istruzione internazionale guarderà anche all’Italia, rappresentata da un docente che incarna una scuola inclusiva, innovativa e profondamente umana.
Al professor Filippone va l’in bocca al lupo di tutta la comunità educativa italiana con l’orgoglio di sapere che, ancora una volta, la qualità dell’insegnamento nel nostro Paese è capace di parlare al mondo.
E forse è tempo di raccontarla di più. Anche e soprattutto partendo dalle aule.
Francesca Merlo
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