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5 Mar
2026
Scuole Superiori a Torino: Come Cambiano le Scelte

Orientamento e Open Day 13-18 anni

Scuole Superiori a Torino: Come Cambiano le Scelte

Scuole Superiori a Torino: come Cambiano le Scelte degli Studenti tra Classico, Scientifico e Scienze umane Ogni anno, con l’apertura delle iscrizioni alle scuole superiori, si ripropone la stessa domanda: come scelgono oggi i ragazzi il loro percorso di studi? A Torino e in Piemonte le prime analisi sui dati mostrano alcune tendenze ormai consolidate: il liceo scientifico resta l’indirizzo più scelto; il liceo classico continua lentamente a perdere iscritti; cresce con costanza il liceo delle scienze umane Secondo i dati regionali più recenti, tra gli indirizzi liceali il più scelto è lo scientifico (circa il 21% delle iscrizioni), seguito da scienze umane e linguistico (circa il 14%) mentre il classico si ferma intorno al 7-8% delle preferenze. Un segnale concreto arriva anche dalle scuole storiche della città: allo storico liceo Massimo D’Azeglio di Torino potrebbe sparire una sezione per il calo delle iscrizioni, mentre nel complesso gli studenti che scelgono il classico in provincia sono scesi a circa 740, meno dell’anno precedente. Ma dietro questi numeri non c’è solo il calo demografico, che certamente incide. C’è anche un cambiamento culturale nel modo in cui studenti e famiglie immaginano il futuro. Il Liceo Classico: Meno Iscritti ma una Formazione Ancora Molto Solida Il liceo classico continua a essere considerato da molti docenti e università uno dei percorsi formativi più completi. Chi esce dal classico spesso dimostra di possedere: un metodo di studio molto strutturato, una forte capacità di analisi dei testi, competenze linguistiche e argomentative solide. Proprio questo metodo permette agli studenti di affrontare con relativa sicurezza qualsiasi percorso universitario, dalle facoltà umanistiche a quelle scientifiche. Eppure, negli ultimi anni le iscrizioni stanno lentamente diminuendo. Le ragioni sono diverse: la percezione del classico come scuola “tradizionale”; la difficoltà percepita nello studio del greco antico; la ricerca di percorsi considerati più “pratici” o moderni. Il risultato è una lenta ma costante erosione di iscritti, soprattutto nel Nord Italia. Il Liceo Scientifico: il più Scelto per una Preparazione Equilibrata Nonostante piccole oscillazioni nei numeri, lo scientifico resta la scelta più diffusa tra i licei. Il motivo è abbastanza chiaro: offre un equilibrio tra materie umanistiche e scientifiche. Chi lo sceglie spesso cerca: una preparazione ampia che lasci aperte molte strade universitarie; un buon livello nelle discipline scientifiche senza rinunciare alla formazione culturale generale; un percorso percepito come meno rigido rispetto al classico. In alcuni istituti torinesi lo scientifico cresce addirittura nel numero di classi, segno che la domanda rimane molto alta Per molte famiglie rappresenta la scelta più “sicura”, perché permette di rimandare una decisione più definitiva all’università Il Boom del Liceo delle Scienze Umane: alla Ricerca di Senso e Relazioni La vera sorpresa degli ultimi anni è la crescita del liceo delle scienze umane, ormai stabilmente tra gli indirizzi più scelti. Dietro questa tendenza ci sono diversi fattori. Una minore pressione sulla matematica Molti studenti temono lo scoglio della logica matematica e delle materie scientifiche, che nello scientifico sono centrali. Le scienze umane offrono invece un percorso più orientato alle discipline sociali. Interesse per psicologia e società Sempre più ragazzi sono attratti da materie come: psicologia pedagogia sociologia antropologia Sono discipline che aiutano a capire il comportamento umano, le relazioni e la società. Una ricerca di valori e di senso Molti adolescenti oggi sentono il bisogno di comprendere meglio il contesto in cui vivono, le regole sociali e i meccanismi che regolano la convivenza. In questo senso, il liceo delle scienze umane appare come un percorso più vicino alle domande dei giovani di oggi. Il Calo Demografico Pesa, ma Cambiano Anche le Priorità Un altro elemento che influisce sulle scelte è il calo demografico, che inizia a farsi sentire anche nelle scuole superiori. Meno studenti significa inevitabilmente: meno classi attivate, una maggiore competizione tra indirizzi. Ma sarebbe riduttivo spiegare tutto con la demografia. La realtà è che stanno cambiando anche le aspettative dei ragazzi e delle famiglie. Oggi la scelta della scuola superiore non riguarda solo le materie, ma anche: il tipo di apprendimento, il metodo di studio, la visione del futuro. Scegliere la Scuola Superiore oggi: tra Metodo, Passioni e Prospettive La scelta della scuola superiore rimane uno dei primi momenti decisionali importanti nella vita di uno studente. Ogni indirizzo offre opportunità diverse: il classico forma un metodo di studio forte e una cultura ampia; lo scientifico garantisce una preparazione equilibrata e versatile; le scienze umane permettono di approfondire il funzionamento delle relazioni e della società. Al di là dei numeri, la domanda vera resta sempre la stessa: qual è il percorso che permetta a uno studente di sviluppare al meglio le proprie capacità e curiosità? Perché, più della scuola scelta, a fare la differenza sarà sempre il modo in cui si studia e si cresce dentro quell’esperienza. Francesca Merlo Approfondimenti La Scelta della Scuola Superiore: Cosa Raccontano Davvero le Iscrizioni Formazione su misura: perché sempre più studenti scelgono le Scuole Professionali Quale Scuola Dopo le Medie? Dubbi, Possibilità e False Paure

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2 Mar
2026
A Scuola di Emozioni… con i Baffi!

Approcci Educativi 3-6 anni

A Scuola di Emozioni… con i Baffi!

Imparare a Sentire: l’Educazione Emotiva che Fa la Differenza Insegnare ai bambini a riconoscere e gestire le proprie emozioni è diventato fondamentale. Saper dare un nome a ciò che si prova, comprendere il punto di vista dell’altro, rispettare tempi e sensibilità diverse: sono competenze che non si trovano nei libri di testo, ma che costruiscono le basi di relazioni sane e consapevoli. L’empatia non si insegna con una lezione frontale. Nasce dall’ascolto, dall’osservazione, dall’esperienza diretta. E a volte, può avere quattro zampe, morbido pelo e lunghi baffi. A Scuola Si Fa "Lezione di Gatto” Alla scuola dell’infanzia Andersen di Pittolo, in provincia di Piacenza, è partito un progetto speciale: conoscere il gatto per imparare a conoscere le emozioni. Un gatto non insegna con le parole. Insegna con la sua presenza. I bambini imparano a leggere i segnali: la coda che si muove, le orecchie che si abbassano, le fusa che rassicurano. Scoprono che non sempre ci si può avvicinare, che il silenzio è una forma di comunicazione, che il rispetto è la prima regola per costruire una relazione. Il gatto osserva. E insegna a osservare. Attraverso questa esperienza, i piccoli comprendono che voler bene significa attenzione, delicatezza, ascolto. Crescere insieme agli animali diventa così un esercizio quotidiano di empatia: ogni essere vivente ha bisogni, emozioni e tempi diversi. Un piccolo passo oggi, per un grande valore domani. Gli Animali Come Educatori Emotivi Non è un caso isolato. Sempre più realtà educative scelgono di integrare gli animali nei percorsi didattici, con obiettivi che vanno oltre la semplice “pet therapy”. Alla Scuola dell’Infanzia Andersen il progetto punta proprio su rispetto, ascolto ed empatia. Ma esperienze simili si trovano anche altrove. Ad esempio, nel modello delle “farm school” diffuse nel Nord Europa, come in Danimarca, dove il contatto quotidiano con animali e natura fa parte integrante dell’educazione prescolare. In Italia, diverse fattorie didattiche collaborano con scuole dell’infanzia per percorsi strutturati di relazione con asini, conigli, cani e gatti, promuovendo responsabilità e consapevolezza emotiva. Anche progetti di interve, riconosciuti a livello nazionale, vengono sempre più spesso inseriti nei contesti scolastici. Perché Funziona Davvero? La relazione con un animale è autentica, immediata, priva di giudizio. Un gatto non rimprovera, non etichetta, non corregge con le parole. Comunica in modo diretto e coerente. Se è infastidito si allontana. Se si fida si avvicina. Questo linguaggio chiaro aiuta i bambini a comprendere il principio fondamentale delle relazioni: ogni azione ha una risposta. Inoltre, il contatto con un animale: riduce lo stress favorisce la regolazione emotiva sviluppa il senso di responsabilità stimola la capacità di osservazione rafforza l’autostima E soprattutto insegna che l’altro non è un’estensione di noi stessi, ma un individuo con esigenze proprie. Un Bambino Empatico Sarà un Adulto Migliore Educare all’empatia significa educare alla gentilezza, al rispetto, alla convivenza civile. Un bambino che impara ad aspettare il momento giusto per accarezzare un gatto, domani saprà aspettare il momento giusto per parlare. Un bambino che impara a riconoscere un segnale di disagio, domani saprà coglierlo anche negli occhi di un amico. Forse è proprio questa la lezione più grande che arriva da un piccolo gatto in una scuola dell’infanzia di provincia: per costruire un futuro più umano, bisogna partire dalle emozioni. E a volte, per insegnarle, non servono tante parole. Bastano le fusa. 🐾 Francesca Merlo

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23 Feb
2026
Telecamere negli Asili e Cultura del Controllo

Generiche 0-3 anni

Telecamere negli Asili e Cultura del Controllo

Perché Non Basta Sorvegliare per Proteggere Negli ultimi giorni la cronaca ha riportato nuovi casi di maltrattamento in nidi e scuole dell’infanzia. E, come accade ormai da anni, la risposta più immediata è sempre la stessa: “Mettiamo le telecamere.” È una reazione comprensibile. Davanti alla paura, la richiesta di controllo rassicura. Davanti all’indignazione, la tecnologia sembra offrire una soluzione concreta. Ma siamo sicuri che più controllo significhi più tutela? Il Bisogno di Controllo: Da Dove Nasce? Quando qualcosa di grave accade in un luogo che dovrebbe essere sicuro, la fiducia si incrina. E quando la fiducia si incrina, il controllo diventa la risposta più semplice. Le telecamere rispondono a un bisogno profondo: vedere, verificare, sorvegliare, avere una prova. In altre parole: non fidarsi più, ma controllare. Il problema è che il controllo interviene dopo. La fiducia, invece, si costruisce prima. Telecamere e Prevenzione: Due Piani Diversi Le telecamere documentano. Non prevengono. Anche il cosiddetto DDL Telecamere, presentato negli anni scorsi, prevedeva un sistema di registrazione criptata visionabile solo dall’autorità giudiziaria e solo a seguito di denuncia. Ma la denuncia arriva quando il danno è già avvenuto. Quando un bambino mostra segnali di disagio. Quando una famiglia percepisce un cambiamento. Quando qualcosa si è già rotto. La videosorveglianza può accelerare le indagini. Può facilitare l’individuazione delle responsabilità. Può sostenere l’azione giudiziaria. Ma non impedisce che quel gesto accada. L’Illusione della Sorveglianza C’è un’idea diffusa: “Se sanno di essere ripresi, non lo faranno.” È un’idea rassicurante. Ma parziale. Alcuni comportamenti nascono da intenzioni consapevolmente aggressive. Altri comportamenti spesso emergono da: fragilità emotive non riconosciute, stress cronico modelli educativi distorti mancanza di formazione e supervisione isolamento professionale In molti casi, chi maltratta non percepisce il proprio comportamento come abuso. Lo vive come metodo, come disciplina, come unica risposta possibile. Quando un comportamento è interiorizzato come “normale”, la presenza di una telecamera non è un argine sufficiente. Il controllo esterno non sostituisce la consapevolezza interna. Controllo e Sorveglianza: il Sistema Scolastico Attraverso l'Occhio Elettronico La vera domanda allora non è: quante telecamere servono? Ma: che cultura educativa stiamo costruendo? Una scuola fondata sulla sorveglianza permanente rischia di trasformarsi in uno spazio dove: la relazione è filtrata dalla paura il professionista si sente osservato più che sostenuto la fiducia lascia spazio al sospetto La tutela dei bambini non può poggiare solo su un occhio elettronico. Ha bisogno di adulti formati, supervisionati, accompagnati. Se vogliamo davvero prevenire i maltrattamenti nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, dobbiamo investire  e intervenire su: Selezione attenta del personale. Non solo titoli di studio, ma competenze emotive, capacità relazionali, gestione dello stress. Formazione continua. Educazione emotiva, gestione dei conflitti, sviluppo infantile, trauma e attaccamento. Supervisione pedagogica costante Spazi di confronto, osservazione professionale, supporto agli insegnanti. Cultura della segnalazione Un ambiente in cui colleghi e famiglie possano parlare senza paura. Benessere del personale Perché un adulto esausto, frustrato o non supportato è più fragile. La prevenzione non è una telecamera sul soffitto. È un sistema che funziona, che intercetta quando qualcosa sta cedendo, che è pronto a supportare prima che qualcosa si rompa. La Radice Invisibile della Violenza Possiamo costruire sistemi fatti di: prevenzione controllo supervisione responsabilità conseguenze certe Tutto necessario. Tutto importante. Ma nessuno di questi elementi intercetta la radice del problema se manca qualcosa di più profondo: la capacità dell’adulto di ascoltarsi. Perché molti gesti violenti non nascono da un piano lucido. Nascono da: frustrazione non riconosciuta rabbia accumulata senso di impotenza fatica emotiva storie personali mai elaborate Quando un adulto non ha strumenti per leggere ciò che accade dentro di sé, reagisce. E la reazione, in un contesto educativo, può diventare abuso. L’Ascolto Profondo Come Argine Invisibile. Come Prima Forma di Prevenzione Una telecamera controlla il comportamento. L’ascolto profondo intercetta l’impulso prima che diventi azione. Ma l’ascolto non si improvvisa. Non si attiva perché esiste una norma. Non si genera perché qualcuno teme di essere ripreso. Si costruisce, piano, piano. Richiede rigore e attenzione. Richiede presenza. E spesso è proprio questo che manca nei contesti educativi: spazi strutturati in cui l’adulto possa fermarsi e sentire: Cosa sto provando? Perché questa situazione mi attiva così tanto? Cosa della mia storia personale sta entrando in questa relazione? Senza questo livello di consapevolezza, il controllo resta superficiale. Dove Manca l’Ascolto, Cresce la Reazione La violenza non esplode all’improvviso. È quasi sempre una catena di micro-fratture non ascoltate: segnali ignorati stanchezza negata emozioni represse disagio taciuto Quando un sistema valorizza solo la performance e l’efficienza, l’adulto non è autorizzato a dire “non ce la faccio”. E quando non può dirlo, è agito. L’ascolto profondo di sé diventa allora una forma di prevenzione primaria. Silenziosa. Invisibile. Ma radicale. Oltre le Telecamere Le telecamere possono essere uno strumento utile. Possono aiutare la giustizia. Possono accelerare le indagini. Ma non possiamo illuderci che siano la soluzione. Se davvero vogliamo proteggere i bambini, dobbiamo smettere di chiederci come registrare l’abuso e iniziare a chiederci come impedirlo. Perché la vera tutela non è vedere cosa è successo. È fare in modo che non succeda. Francesca Merlo

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2 Mar
2026
A Scuola di Emozioni… con i Baffi!

Approcci Educativi 3-6 anni

A Scuola di Emozioni… con i Baffi!

Imparare a Sentire: l’Educazione Emotiva che Fa la Differenza Insegnare ai bambini a riconoscere e gestire le proprie emozioni è diventato fondamentale. Saper dare un nome a ciò che si prova, comprendere il punto di vista dell’altro, rispettare tempi e sensibilità diverse: sono competenze che non si trovano nei libri di testo, ma che costruiscono le basi di relazioni sane e consapevoli. L’empatia non si insegna con una lezione frontale. Nasce dall’ascolto, dall’osservazione, dall’esperienza diretta. E a volte, può avere quattro zampe, morbido pelo e lunghi baffi. A Scuola Si Fa "Lezione di Gatto” Alla scuola dell’infanzia Andersen di Pittolo, in provincia di Piacenza, è partito un progetto speciale: conoscere il gatto per imparare a conoscere le emozioni. Un gatto non insegna con le parole. Insegna con la sua presenza. I bambini imparano a leggere i segnali: la coda che si muove, le orecchie che si abbassano, le fusa che rassicurano. Scoprono che non sempre ci si può avvicinare, che il silenzio è una forma di comunicazione, che il rispetto è la prima regola per costruire una relazione. Il gatto osserva. E insegna a osservare. Attraverso questa esperienza, i piccoli comprendono che voler bene significa attenzione, delicatezza, ascolto. Crescere insieme agli animali diventa così un esercizio quotidiano di empatia: ogni essere vivente ha bisogni, emozioni e tempi diversi. Un piccolo passo oggi, per un grande valore domani. Gli Animali Come Educatori Emotivi Non è un caso isolato. Sempre più realtà educative scelgono di integrare gli animali nei percorsi didattici, con obiettivi che vanno oltre la semplice “pet therapy”. Alla Scuola dell’Infanzia Andersen il progetto punta proprio su rispetto, ascolto ed empatia. Ma esperienze simili si trovano anche altrove. Ad esempio, nel modello delle “farm school” diffuse nel Nord Europa, come in Danimarca, dove il contatto quotidiano con animali e natura fa parte integrante dell’educazione prescolare. In Italia, diverse fattorie didattiche collaborano con scuole dell’infanzia per percorsi strutturati di relazione con asini, conigli, cani e gatti, promuovendo responsabilità e consapevolezza emotiva. Anche progetti di interve, riconosciuti a livello nazionale, vengono sempre più spesso inseriti nei contesti scolastici. Perché Funziona Davvero? La relazione con un animale è autentica, immediata, priva di giudizio. Un gatto non rimprovera, non etichetta, non corregge con le parole. Comunica in modo diretto e coerente. Se è infastidito si allontana. Se si fida si avvicina. Questo linguaggio chiaro aiuta i bambini a comprendere il principio fondamentale delle relazioni: ogni azione ha una risposta. Inoltre, il contatto con un animale: riduce lo stress favorisce la regolazione emotiva sviluppa il senso di responsabilità stimola la capacità di osservazione rafforza l’autostima E soprattutto insegna che l’altro non è un’estensione di noi stessi, ma un individuo con esigenze proprie. Un Bambino Empatico Sarà un Adulto Migliore Educare all’empatia significa educare alla gentilezza, al rispetto, alla convivenza civile. Un bambino che impara ad aspettare il momento giusto per accarezzare un gatto, domani saprà aspettare il momento giusto per parlare. Un bambino che impara a riconoscere un segnale di disagio, domani saprà coglierlo anche negli occhi di un amico. Forse è proprio questa la lezione più grande che arriva da un piccolo gatto in una scuola dell’infanzia di provincia: per costruire un futuro più umano, bisogna partire dalle emozioni. E a volte, per insegnarle, non servono tante parole. Bastano le fusa. 🐾 Francesca Merlo

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4 Feb
2026
Alfonoso Filippone  e il Global Teacher Prize 2026

Approcci Educativi

Alfonoso Filippone e il Global Teacher Prize 2026

Quando l’Eccellenza della Scuola Italiana Conquista il Mondo L’Italia della scuola migliore esiste e viene riconosciuta anche a livello internazionale! Lo dimostra la selezione di Alfonso Filippone, docente italiano di sostegno, tra i 10 finalisti mondiali del Global Teacher Prize 2026, il più prestigioso riconoscimento internazionale dedicato agli insegnanti, spesso definito il “Nobel dell’insegnamento”. Un risultato che non rappresenta solo un successo personale, ma che accende i riflettori sulla qualità, la creatività e la forza educativa della docenza italiana, troppo spesso raccontata solo attraverso criticità e mancanze. Il Global Teacher Prize: il “Nobel” dell’Insegnamento Il Global Teacher Prize, promosso dalla Varkey Foundation in collaborazione con UNESCO, premia ogni anno gli insegnanti che hanno dimostrato un impatto straordinario sugli studenti, sulla scuola e sulla comunità. Per l’edizione 2026 sono arrivate oltre 5.000 candidature da 139 Paesi. Da questa platea globale sono stati selezionati solo 10 finalisti: tra loro, un unico italiano, Alfonso Filippone. Un dato che, da solo, racconta la portata del risultato. Chi è Alfonso Filippone: un Docente, non un “Eroe” Alfonso Filippone è insegnante di sostegno nella scuola pubblica, a Foggia, e docente universitario a contratto nella formazione degli insegnanti.  Il suo profilo non è quello dell’“insegnante-star”, ma di un professionista che lavora ogni giorno in classe, sperimentando, progettando, sbagliando e migliorando. Ed è proprio questa dimensione concreta e quotidiana ad aver convinto la giuria internazionale: non un’eccezione isolata, ma un modello replicabile di scuola possibile. Perché è Stato Selezionato: Non un Progetto, Ma una Visione La candidatura di Filippone non si basa su un singolo progetto innovativo, ma su una visione pedagogica coerente, portata avanti nel tempo e verificata nei risultati. Inclusione come valore fondante, non come etichetta Il cuore del suo lavoro è l’inclusione reale, soprattutto degli studenti con disabilità e bisogni educativi speciali. Non un’inclusione “di principio”, ma costruita attraverso: partecipazione attiva degli studenti; personalizzazione dei percorsi; valorizzazione dei talenti individuali; centralità della relazione educativa. Un approccio che la giuria ha riconosciuto come strutturale e sistemico, non emergenziale. La “Pedagogia Generativa”: Apprendere Creando Filippone ha sviluppato e applicato un modello definito pedagogia generativa, in cui gli studenti non sono semplici fruitori di contenuti, ma co-costruttori di conoscenza. La didattica diventa così: laboratorio, narrazione, esperienza condivisa, spazio di crescita emotiva e cognitiva. Un’impostazione che dialoga con le più avanzate teorie educative internazionali, ma radicata nella scuola pubblica italiana. Innovazione Tecnologica al Servizio della Relazione Tra gli elementi più apprezzati figura l’uso di ambienti digitali immersivi, come l’Eduverso Didattico, che integra: mondi virtuali 3D, escape room educative, attività collaborative online, storytelling digitale. La tecnologia, in questo modello, non sostituisce l’insegnante, ma amplifica l’esperienza educativa, favorendo motivazione, cooperazione e inclusione. Risultati Misurabili, Non Solo Buone Intenzioni Uno degli aspetti decisivi per il Global Teacher Prize è l’impatto dimostrabile. I percorsi progettati da Filippone hanno prodotto: miglioramento degli apprendimenti disciplinari; aumento del coinvolgimento degli studenti; riduzione dell’assenteismo; crescita delle competenze trasversali; piena partecipazione degli alunni con disabilità. Numeri e dati che hanno rafforzato la credibilità internazionale del suo lavoro. Un Segnale Forte per la Scuola Italiana La presenza di Alfonso Filippone tra i finalisti mondiali è anche un messaggio politico e culturale: la scuola italiana non è solo un sistema in difficoltà, ma un laboratorio di eccellenze educative spesso poco raccontate. In un contesto globale, il modello italiano di: scuola inclusiva, attenzione alla persona, centralità del docente, equilibrio tra innovazione e relazione, emerge come un patrimonio educativo riconosciuto e competitivo. Oltre il Premio: un Riconoscimento Collettivo Indipendentemente dall’esito finale, la candidatura di Filippone rappresenta: un riconoscimento per gli insegnanti italiani che innovano ogni giorno; una valorizzazione della scuola pubblica; una narrazione alternativa fatta di competenza, ricerca e passione. Come lo stesso docente ha sottolineato, questo risultato è dedicato agli studenti, ai colleghi e alle comunità educative che credono nella scuola come spazio di crescita, cura e futuro. Quando la Scuola Italiana Parla al Mondo Il Global Teacher Prize 2026 si concluderà al World Governments Summit di Dubai, ma il messaggio è già chiaro:  l’eccellenza educativa italiana esiste, è concreta e sa dialogare con il mondo. Il verdetto finale del Global Teacher Prize 2026 sarà annunciato durante il World Governments Summit di Dubai, in programma dal 3 al 5 febbraio 2026 In quei giorni il mondo dell’istruzione internazionale guarderà anche all’Italia, rappresentata da un docente che incarna una scuola inclusiva, innovativa e profondamente umana. Al professor Filippone va l’in bocca al lupo di tutta la comunità educativa italiana con l’orgoglio di sapere che, ancora una volta, la qualità dell’insegnamento nel nostro Paese è capace di parlare al mondo. E forse è tempo di raccontarla di più. Anche e soprattutto partendo dalle aule. Francesca Merlo Approfondimenti Benessere, felicità e inclusione - Nuovi scenari per l’orientamento a scuola, a cura di Alfonso Filippone L’orientamento come esperienza di senso e la scuola come laboratorio di futuro Generare il segno - L’insegnante tra presenza, ricerca, narrazioni umane e intelligenza artificiale, di di Alfonso Filippone e Maria Ermelinda De Carlo E' Alfonso Filippone di Foggia il miglior docente d'Italia / L'intervista

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21 Gen
2026
Aggressività Giovanile: Educarla Invece di Reprimerla. Intervista a Luca Negri

Approcci Educativi

Aggressività Giovanile: Educarla Invece di Reprimerla. Intervista a Luca Negri

Corpo, Disciplina e Scuola: Perché Negare l’Aggressività Produce più Violenza Nell’ultimo periodo il dibattito sulla criminalità giovanile oscilla spesso tra due poli opposti: da un lato l’invocazione di leggi sempre più repressive, dall’altro una fiducia quasi ingenua nell’idea che la violenza sia solo un prodotto della società e non una componente strutturale dell’essere umano.  In mezzo, resta spesso inesplorata una questione decisiva: che fine ha fatto l’educazione all’aggressività? Secondo molti osservatori, la nostra civiltà fatica ad accettare il dato elementare che la violenza, soprattutto nei giovani, non nasce solo da disagio sociale o marginalità, ma anche da un’esuberanza fisiologica, da un bisogno di misurarsi, di confrontarsi, di incarnare il proprio corpo. Gli antichi lo sapevano bene e non cercavano di negare questa forza: la incanalavano, le davano forma e senso. Ne parliamo con Luca Negri - scrittore,saggista, storico dell’esoterismo e docente (in passato anche in una delle realtà pedagociche Waldorf a Torino) - che da anni si interroga criticamente sulle grandi questioni dell’educazione contemporanea. Si Parla Molto di Violenza Giovanile. Ma in che Chiave Viene Trattata? Stiamo Sbagliando Approccio? Assolutamente sì. Il nostro errore principale è pensare di poter eliminare la violenza per decreto o con qualche ora di educazione civica. È un approccio profondamente irreale.  Gli antichi, da questo punto di vista, erano molto più onesti di noi: riconoscevano che l’aggressività è una forza naturale, cosmica direi, incarnata simbolicamente da Ares o Marte. Non cercavano di cancellarla, ma di educarla. Invece Oggi Cosa Facciamo? Oggi la rimuoviamo. Fingiamo che non esista o che sia solo il prodotto di “cattive influenze". Poi ci stupiamo se esplode in forme scomposte: ultras, baby gang, maranza. Da un lato leggi repressive, dall’altro un bla bla rousseauiano sull’uomo naturalmente buono corrotto dalla società.  Ma chiunque lavori quotidianamente con ragazzi tra gli 11 e i 18 anni sa che non è così semplice. Cosa Vedi Concretamente, Cosa Riconosci Come Bisogno per Questa Fascia d’Età? Vedo un bisogno fortissimo di contatto fisico, anche ma non necessariamente violento. Un bisogno di misurarsi, di testare la propria forza, di capire i propri limiti e quelli dell’altro. È particolarmente evidente nei giovani maschi, ma non solo. È energia in eccesso, energia vitale. Se non le dai una forma, se non le dai un linguaggio, quella forza trova comunque una via d’uscita. Gli Antichi Avevano Trovato una Soluzione? Avevano almeno il coraggio di guardare la realtà. La guerra, con tutte le sue tragedie, era anche un dispositivo sociale per incanalare la marzialità. Oggi, giustamente, non possiamo pensare di educare i giovani alla guerra, ma possiamo recuperare l’idea che l’aggressività vada trasformata, non negata. In Che Modo? Con il corpo, prima di tutto. Io credo che a scuola dovrebbero esserci pratiche come la lotta greco-romana o le arti marziali. Non per “sfogare” la violenza in modo caotico, ma per imparare l’autocontrollo, il rispetto dell’avversario,la responsabilità delle proprie azioni. In un combattimento regolato impari subito che ogni gesto ha una conseguenza. Ovviamente tale educazione marziale andrebbe accompagnata ed equilibrata da altre attività fisiche: lavoro manuale, giardinaggio. E soprattutto il teatro, che insegna a mettersi nei panni degli altri, a “sentire” gli altri, rispettare i ritmi, le pause, ad aspettare il proprio turno prima di parlare. L’arte drammatica è vera educazione al sentimento, non astratta. Elementi basilari di arti marziali e recitazione dovrebbero essere curriculari, con possibilità di approfondimento per gli allievi che lo desiderano o nel caso genitori e docenti li ritengano necessari, direi terapeutici.  E Invece Cosa Proponiamo Oggi ai Ragazzi? Lezioni teoriche sulla nascita dell’ONU, sulla cittadinanza globale, sulla pace astratta. Tutti contenuti anche nobili, ma completamente scollegati dall’esperienza concreta di un adolescente. È come voler educare alla musica parlando solo di teoria, senza mai far suonare uno strumento. Cosa Rischia la Nostra Civiltà se Continua su Questa Strada? Rischia quello che stiamo già vedendo: una perdita del senso della realtà. Una civiltà che non riconosce le forze fondamentali dell’umano è una civiltà fragile. Non è diventando ciechi che si elimina il pericolo. È necessario guardarlo  in faccia e dargli una forma. Grazie Luca! Francesca Merlo Luca Negri Libri di Luca Negri

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15 Dic
2025
Il Modello Organizzativo Finlandese: una Nuova Visione di Scuola Pubblica

Approcci Educativi

Il Modello Organizzativo Finlandese: una Nuova Visione di Scuola Pubblica

Un modello Ispirato alla Scuola Finlandese che Supera l’Orario Frammentato e Mette al Centro gli Studenti, già Sperimentato in Diverse Scuole Italiane A partire dal prossimo settembre, Milano ospiterà la prima scuola pubblica della città ad adottare il Modello Organizzativo Finlandese (MOF), un approccio educativo di ispirazione scandinava che sta attirando crescente attenzione nel panorama scolastico italiano. Si tratta di una sperimentazione che punta a riorganizzare il tempo scuola, superando l’orario “spezzettato” scandito dal cambio continuo delle materie al suono della campanella, per mettere realmente al centro gli alunni e il loro benessere. L’istituto coinvolto è il Comprensivo Simona Giorgi, che entra a far parte della rete nazionale del MOF, nata dall’esperienza capofila di Urbania, guidata dalla dirigente Antonella Accili, ideatrice del MOF e promotrice di sperimentazioni per l’innovazione didattica. Come riportato da molte testate giornalistiche, a settembre prenderanno avvio due classi pilota, una della scuola primaria e una della scuola secondaria di primo grado. Perché si Parla di Modello Organizzativo Finlandese Il Modello Organizzativo Finlandese è un approccio didattico in fase sperimentale che si ispira all’organizzazione delle scuole finlandesi, spesso citate come esempio di equilibrio tra qualità dell’apprendimento, inclusione e benessere degli studenti. Secondo quanto riportato dal sito di Sanoma, realtà leader nel settore educativo che sostiene il progetto, il MOF mira a un insegnamento più dinamico e integrato, orientato allo sviluppo di competenze utili per la vita adulta. Nel modello finlandese: l’orario scolastico non è frammentato in unità brevi e scollegate; le discipline non sono rigidamente separate, ma dialogano all’interno di cornici concettuali comuni; le lezioni frontali lasciano spazio a lavoro cooperativo, attività laboratoriali e apprendimento attivo. L’obiettivo è favorire un apprendimento più profondo e significativo, riducendo il carico cognitivo e lo stress legati alla continua interruzione delle attività. Una Giornata Scolastica più Distesa e di Qualità A illustrare i vantaggi concreti del MOF è Caterina Cassese, referente del progetto per il Comprensivo Simona Giorgi. Le sue parole, riportate, chiariscono il senso della riorganizzazione: “C’è una compattazione oraria che consente tempi di apprendimento più distesi e di qualità, garantendo un sano equilibrio tra apprendimento e tempo libero.” Questa nuova scansione del tempo consente di valorizzare pratiche didattiche già sperimentate con successo: “La giornata scolastica, più armonica e sostenibile, valorizza la didattica laboratoriale, la collaborazione tra pari e l’apprendimento attivo, permettendo agli alunni di costruire conoscenze significative attraverso l’esperienza diretta.” Nel MOF, il processo educativo diventa anche un’esperienza di comunità: “Nel modello finlandese ogni voce conta, è così che l’organizzazione diventa una comunità.” Didattica per Competenze e Superamento della Frammentazione Uno degli aspetti centrali del Modello Organizzativo Finlandese è il superamento della rigida divisione disciplinare. Le materie non scompaiono, ma vengono integrate all’interno di percorsi di apprendimento più ampi, che mettono in relazione saperi diversi. Gli insegnanti progettano e conducono le attività all’interno di una cornice comune di concetti, conoscenze e competenze, favorendo collegamenti, riflessione critica e applicazione pratica. Questo approccio consente di ridurre la frammentazione del sapere e di accompagnare gli studenti in un flusso di apprendimento continuo, più coerente e meno ansiogeno. Formazione dei Docenti e Supporto Scientifico L’introduzione del MOF richiede un lavoro preparatorio significativo, soprattutto sul piano della formazione degli insegnanti. Come spiega la dirigente scolastica Anna Polliani, il progetto nasce da una rete di scuole e da un solido impianto di ricerca educativa: “Abbiamo conosciuto la rete e questa sperimentazione nata dal basso, dalle scuole, attraverso l’università di Milano-Bicocca e la professoressa Elisabetta Nigris.” A sostegno del percorso è stato istituito un comitato scientifico per il supporto pedagogico e didattico, mentre l’università garantisce un monitoraggio costante della sperimentazione. “Sono già stati formati, grazie al sostegno di Sanoma, 50 docenti della nostra scuola”, aggiunge Polliani, sottolineando l’importanza di un accompagnamento professionale continuo. Una Scelta Coerente con l’Identità della Scuola Il Comprensivo Simona Giorgi aveva già intrapreso, negli anni precedenti, un percorso di innovazione didattica, adottando il cosiddetto “metodo Modi”, che ha facilitato l’ingresso nel MOF. Questo ha permesso di lavorare fin da subito sulla verticalizzazione del progetto, coinvolgendo sia la scuola primaria sia la secondaria di primo grado. Caterina Cassese spiega così la scelta: “Abbiamo scelto di introdurre questo metodo perché sposa il credo della nostra scuola: da anni abbiamo abbracciato metodologie di stampo innovativo, dalla didattica laboratoriale alla costruzione attiva di competenze.” E precisa: “È un modello che mette al centro la persona, non la prestazione.” Un Cambio di Visione per la Scuola Pubblica Per i promotori, il Modello Organizzativo Finlandese non rappresenta semplicemente un nuovo assetto orario, ma un vero cambio di paradigma educativo: “In un tempo in cui la scuola è chiamata a reinventarsi, il Modello Organizzativo Finlandese non è solo un progetto: è un cambio di visione. È l’idea che il benessere generi apprendimento, che la collaborazione costruisca comunità.” La dirigente Polliani ha inoltre annunciato che nei prossimi mesi saranno organizzati incontri informativi con le famiglie, per approfondire finalità e modalità del progetto: “Si lavora molto sul protagonismo dell’alunno e si evita la frammentazione del sapere, immergendo i ragazzi in un flusso continuo e diminuendo il livello di ansia e stress provocato dal cambiare sempre materie e dal senso di valutazione permanente.” Una Sperimentazione da Osservare con Attenzione Con 96 scuole aderenti in tutta Italia, il MOF rappresenta una delle sperimentazioni organizzative più interessanti nel dibattito attuale sulla scuola. L’avvio del progetto anche in una grande città come Milano segna un passaggio significativo e offre l’occasione per riflettere su nuovi modi di organizzare il tempo, lo spazio e le relazioni educative. A settembre, al Comprensivo Simona Giorgi, non debutta soltanto un nuovo modello organizzativo, ma una visione di scuola che prova a coniugare qualità dell’apprendimento, benessere e senso di comunità. Un’esperienza che potrà offrire spunti importanti per il futuro dell’educazione pubblica italiana. Francesca Merlo Scuole con modello finlandese: una guida per genitori Webinar “Sperimentazione MOF: viaggio nel Modello Organizzativo Finlandese in Italia” – presentazione con Antonella Accili A Milano la scuola con zero compiti a casa... E niente stress in aula Scuola senza compiti a casa: al via sperimentazione Sanoma Antonella Accili. È ideatrice del MOF e promotrice di sperimentazioni per l’innovazione didattica, è Dirigente scolastico presso l’Istituto Omnicomprensivo Della Rovere a Urbania (PU). È inoltre consulente pedagogico-didattica per la rivista Focus Scuola e saggista per diverse testate, case editrici e agenzie formative. Oggi Antonella Accili porta il MOF in giro per l'Italia, organizzando visiting, parteciando a conferenze, festival e convegni nazionali.

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21 Nov
2025
Vivere e Scoprire la Natura

Approcci Educativi

Vivere e Scoprire la Natura

Scoprire e Vivere la Natura nella Scuola dell’Infanzia: Visioni, Esperienze e Progetti La relazione tra bambini e natura non è un semplice incontro con l’ambiente esterno: è un’esperienza formativa che nutre curiosità, pensiero scientifico, immaginazione e responsabilità. Sempre più scuole dell’infanzia stanno riscoprendo il valore dell’educazione ambientale attraverso attività esplorative e progetti realizzati insieme ad associazioni specializzate. Queste proposte non offrono solo conoscenze, ma generano un contatto diretto con la vita, capace di incidere profondamente sulle competenze cognitive ed emotive dei più piccoli. I Progetti delle Associazioni Ambientaliste: Quando la Natura Entra nelle Aule Diversi enti impegnati nella tutela dell’ambiente propongono percorsi pensati appositamente per l'età prescolare. Ecco alcune delle esperienze più significative. LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli La LIPU porta nelle scuole laboratori di osservazione degli uccelli e attività per riconoscerne specie, habitat e comportamenti. I bambini partecipano alla costruzione di mangiatoie e piccoli rifugi, imparando che anche piccoli gesti possono offrire protezione agli animali. WWF Italia Il WWF propone percorsi su biodiversità e cambiamenti climatici, con semplici esperimenti scientifici, visite guidate nei parchi naturali e giochi educativi. L’obiettivo è far capire ai bambini, attraverso il fare, che ogni gesto quotidiano ha un impatto sulla natura. Le 8 case delle farfalle Con laboratori dedicati a farfalle, api e insetti impollinatori, le case delle farfalle introducono i bambini al monitoraggio e all’osservazione della fauna locale. È un modo per avvicinarli alla ricerca scientifica in forma ludica e concreta. I laboratorio declinati in base alle classi di età porterà alla realizzazione di bugs hotel e aiuterà a capire come realizzare uno spazio accogliente per farfalle e altri insetti impollinatori nel giardino o sul balcone di casa, nel cortile del condominio o a scuola. Apprendimento attivo con i kit di biologia vivente Un ulteriore modo per avvicinare i bambini all’osservazione della natura, anche senza l’intervento diretto di un’associazione esterna, è l’utilizzo dei kit didattici già pronti — come il Butterfly Lab o altri set educativi analoghi. Si tratta di box consegnati direttamente alle scuole, che permettono agli insegnanti di trasformare la propria aula in un piccolo laboratorio di biologia vivente. Questi kit contengono tutto il necessario per seguire passo dopo passo il ciclo di vita di un insetto o di una farfalla: dai bruchi alle crisalidi, fino alla schiusa e alla liberazione in natura. L’attività può essere svolta in totale autonomia dalle maestre, senza particolari competenze scientifiche, grazie a istruzioni chiare e materiali pensati appositamente per i bambini della scuola dell’infanzia e primaria. Il valore pedagogico di questi strumenti è altissimo: i bambini possono osservare i cambiamenti giorno dopo giorno, prendersi cura degli insetti, fare previsioni, confrontare le trasformazioni, sviluppando meraviglia, attenzione e senso di responsabilità. È un modo semplice, immediato e coinvolgente per portare la natura in classe, anche quando non è possibile organizzare uscite o coinvolgere esperti esterni. Di seguito, alcuni esempi di kit disponibili per scuole e insegnanti, acquistabili online e facilmente utilizzabili durante l’anno scolastico. L’Esperienza dell’Asilo Morelli: l’Educazione Ambientale Funziona Per capire l’impatto reale di questi percorsi, abbiamo raccolto la testimonianza della coordinatrice dell’Asilo Morelli, che da anni porta avanti progetti di educazione alla natura. “L’esperienza pratica con la natura ha effetti concreti anche sui bambini più piccoli, dai 3 ai 5 anni. Non si tratta solo di osservare, ma di coinvolgerli nel processo, lasciandoli curiosi e liberi di fare domande. Questo approccio rafforza attenzione, responsabilità e rispetto per gli esseri viventi.” Secondo la coordinatrice, la chiave è proporre esperienze graduali, semplici e adatte all’età, senza sovraccaricare i bambini di nozioni. Anche attività essenziali, come osservare farfalle, seguire la crescita di una pianta o costruire rifugi per insetti, possono avere un impatto profondo. Perché Portare i Bambini nella Natura? Benefici Cognitivi, Emotivi e Relazionali Tra le esperienze più coinvolgenti nella scuola dell'infanzia troviamo il ciclo di vita dei bachi da seta o la trasformazione del bruco in farfalla. Questi “piccoli esperimenti” permettono ai bambini di: Sviluppare competenze scientifiche: osservare, formulare ipotesi, riconoscere cambiamenti. Maturare attenzione e cura: raccogliere foglie per nutrire i bachi, mantenere pulito lo spazio, verificare il loro benessere. Imparare il valore dell’attesa: la natura ha ritmi propri, insegna che non tutto accade subito e che la lentezza è parte del processo. Il contatto con la natura è quindi un’educazione alla vita: costruisce empatia, senso di responsabilità, capacità di osservazione e rispetto per gli esseri viventi. Un’educazione Lenta, Viva, Essenziale Le esperienze outdoor e i progetti di educazione ambientale dovrebbero trovare spazio in tutte le realtà educative, a partire dalle scuole dell’infanzia. Offrire ai bambini una conoscenza viva e partecipata, fatta di meraviglia, scoperte e cura trasforma il quotidiano in esperienza preziosa: la natura ci restituisce il valore dell’attesa. Ai bambini dona una ricchezza fondamentale: imparare a crescere con rispetto, per se stessi, per gli altri e per l’ambiente. Approfondimenti e Progetti LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli): https://www.lipu.it/ LIPU 2ISPR Ambiente 2 WWF Italia: https://www.wwf.it/ https://www.coopmadreselva.it/scuole/ Zeroseiplanet — catalogo corsi di Outdoor Education per scuole dell’infanzia  Edugreen — percorso didattico all’aperto per scuole di ogni ordine sull’osservazione della natura Ente di gestione delle Alpi Cozie le proposte didattiche sono gestite dalle guide ufficiali del parco e si pongono come obiettivo primario quello di favorire l'apprendimento attraverso l'esperienza diretta in ambiente naturale promuovendone il rispetto e facilitandone la conoscenza. La Casa delle Farfalle per la Scuola è una serra tropicale osservare da vicino alcune tra le farfalle più appariscenti del mondo, mentre si alimentano, volano o si riposano in un ambiente che riproduce il loro habitat naturale. Bambini e Natura — associazione culturale sul rapporto tra bambini e natura far emergere esperienze educative significative e portatrici di strategie innovative in merito al rapporto tra bambin/ragazzi e natura Shopping Butterfly: un Kit per l'Esperienza a Casa o in Classe Acquistare i Box per crescere le farfalle a casa Dove acquistare il kit per tutta la classe Antonella Giostra & Francesca Merlo

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25 Ott
2025
Educare tra Alberi e Racconti

Approcci Educativi

Educare tra Alberi e Racconti

Fiabe e Natura per Crescere Bambini Sani Curiosi e Felici I bambini trascorrono sempre più tempo in luoghi chiusi e in alcuni casi davanti agli schermi, la pedagogia outdoor e l’antica arte della fiaba si presentano come strumenti educativi fondamentali per un’infanzia sana, creativa e connessa al mondo reale. Due approcci che, pur diversi, condividono un obiettivo comune: nutrire mente, corpo, emozioni e cuore attraverso esperienze autentiche.   Imparare all’Aria Aperta La pedagogia outdoor promuove l’educazione in ambienti naturali, favorendo l’esplorazione, il gioco libero e il contatto diretto con gli elementi del paesaggio. Non si tratta semplicemente di "fare lezione fuori" o "stare fuori", ma di un cambiamento profondo nel modo di concepire l’apprendimento: la natura non è solo sfondo, ma protagonista. I bambini, camminando nei boschi, toccando la terra, osservando gli insetti o costruendo rifugi con i rami, sviluppano autonomia, senso critico e rispetto per l’ambiente.   La Fiaba come Bussola Interiore La fiaba è da sempre un linguaggio universale capace di parlare al cuore dei bambini. Le sue immagini simboliche, i personaggi archetipici e le trame ricche di sfide e trasformazioni aiutano i più piccoli a elaborare emozioni complesse e a comprendere, in forma simbolica, le dinamiche della vita. Autori come Bruno Bettelheim hanno evidenziato come le fiabe non solo intrattengano, ma aiutino il bambino a crescere, offrendo un contenitore sicuro per paure, desideri e conflitti interiori. L’unione tra pedagogia outdoor e fiaba dà vita a esperienze educative potenti e memorabili. Narrare una storia sotto un albero, costruire un percorso sensoriale ispirato a “Cappuccetto Rosso”, inventare una fiaba collettiva camminando lungo un sentiero: tutto questo permette al bambino di apprendere attraverso il corpo, l’immaginazione e l’ambiente.   L'Asilo Morelli: il Luogo in cui la Natura Incontra la Narrazione Nel contesto dell' Asilo Morelli, la natura diventa non solo scenario, ma parte integrante della narrazione. I suoni del bosco, il vento tra i rami, l’odore della terra contribuiscono a rendere l’esperienza sensoriale e significativa. La fiaba, a sua volta, guida l’esplorazione, stimola la curiosità e crea un ponte tra mondo interiore e realtà esterna. In un mondo frenetico e iper-digitalizzato, offrire ai bambini momenti di silenzio, ascolto e meraviglia diventa un atto rivoluzionario. La pedagogia outdoor unita alla potenza della fiaba ci ricordano che educare non significa riempire di nozioni, ma creare le condizioni per far emergere il potenziale unico di ogni bambino. Riscoprire la natura e le storie è riscoprire una parte profonda della nostra umanità. Ed è proprio tra un albero e una parola che, forse, possiamo tornare a crescere insieme. Open Day d'Autunno: Prenota subito il tuo posto per conoscere meglio questo asilo davvero unico! Non perdete l’occasione di scoprire di persona perché tante famiglie, i cui bambini sono ormai grandi, continuano ancora oggi a ritornarvi e sostenere attivamente questo vero e proprio tesoro dell’educazione.  I Sabati d'autunno dedicati all'Open Day saranno: 8 Novembre 10:30 - 12:30 29 Novembre 10:30 - 12:30 17 gennaio 10:30 - 12:30 Per organizzare al meglio gli eventi è gradita la REGISTRAZIONE all'Open Day Per altre informazioni potete contattare l'asilo attraverso il numero di telefono 011 6612588 oppure scrivendo una email all'indirizzo info@asilomorelli.it Per altre curiosità potete esplorare il web visitando il sito web, la pagina Fabebook, o il Profilo Instagram dell'asilo Morelli. Approfondimenti Vieni a conoscere l'asilo Morelli Come le favole educano alla vita

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8 Ago
2025
Il Metodo Daniele Novara: Educare Senza Giudicare per Crescere Meglio

Approcci Educativi

Il Metodo Daniele Novara: Educare Senza Giudicare per Crescere Meglio

Un Nuovo Approccio alla Scuola che mette al Centro la Relazione, l’Esperienza e lo Sviluppo Personale Davvero il voto è il Miglior Modo per Misurare l’Apprendimento? Davvero il voto è il Miglior Modo per Misurare l’Apprendimento? Ogni volta che si fa scuola, ci si confronta inevitabilmente con una domanda centrale: che cosa significa davvero apprendere? E, soprattutto, come si può valutare ciò che si è appreso senza ridurlo a un numero? La tradizione scolastica italiana, come molte altre, si è a lungo basata su un sistema valutativo che premia il rendimento e sanziona l’errore. Ma oggi, nuove visioni pedagogiche mettono in discussione questo paradigma, aprendo a modelli in cui la valutazione non giudica, ma accompagna. Tra questi, il metodo Daniele Novara si propone come una risposta concreta e strutturata, capace di trasformare l’atto educativo in un’esperienza fondata sulla relazione, sull’esperienza e sulla crescita personale. Una scuola dove non si insegna per classificare, ma per far fiorire le potenzialità di ciascuno. Chi è Daniele Novara e da Dove Nasce la Sua Idea di Scuola? Daniele Novara è un pedagogista, formatore e autore riconosciuto a livello nazionale, nonché fondatore del CPP – Centro Psicopedagogico per l’Educazione e la Gestione dei Conflitti, attivo dal 1989. Con oltre trent’anni di attività nella ricerca pedagogica e nella formazione degli insegnanti, ha sviluppato un metodo che nasce dall’osservazione dei reali bisogni di bambini, adolescenti, genitori e docenti. Secondo Novara, la scuola deve tornare a essere un luogo di relazioni autentiche, in cui l’errore sia accolto come parte del processo di crescita, e non come colpa. Una scuola che educa all’autonomia, al dialogo e alla convivenza, abbandonando il modello trasmissivo e giudicante ancora troppo diffuso. Il Metodo Novara: una Nuova Idea di Scuola Il Metodo Daniele Novara si fonda su quattro principi chiave che definiscono un ambiente scolastico nuovo e partecipato: Apprendimento cooperativo Centralità dell’esperienza concreta Gestione costruttiva del conflitto Clima relazionale positivo e non giudicante L’obiettivo è favorire la crescita integrale della persona, attraverso il “fare” e la cooperazione. L’apprendimento diventa così un processo condiviso e vissuto, in cui si apprende facendo e riflettendo insieme agli altri, senza la paura costante di sbagliare. Una Valutazione Evolutiva: Apprendere Senza Giudizio Elemento distintivo del metodo è la valutazione evolutiva, che sostituisce il voto numerico con una forma di osservazione attenta e personalizzata. Si valorizza il punto di partenza di ogni alunno e alunna, riconoscendo: le competenze maturate lo sviluppo personale la partecipazione attiva la capacità di relazionarsi e lavorare in gruppo L’errore viene letto come un momento fondamentale per apprendere, e non come segno di fallimento. La valutazione assume quindi un ruolo formativo e motivante, utile a orientare e sostenere la crescita individuale. Siamo Pronti Per una Scuola Senza Voti? Il metodo Novara amplia il concetto di apprendimento spingendoci ad interrogativi che ci portano verso la ridefinizione dell'identità scolastica: senza voto la scuola può esistere! Non si tratta di rinunciare all’apprendimento, ma di ripensare al modo in cui lo misuriamo e lo viviamo. In un contesto scolastico che tende alla standardizzazione valutativa questa proposta offre una visione coraggiosa e radicale. La nuova sfida educativa è pronta quante realtà scolastiche avranno il coraggio di salpare facendo propria questa metodologia (i venti sono propizi) ? Se ti interessa l'argomento ti suggeriamo di leggere anche il nostro articolo: Valutazione Scolastica: Oltre i Voti, Dentro l’Apprendimento Francesca Merlo

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1 Ago
2025
Cos'è un Progetto Educativo?

Approcci Educativi

Cos'è un Progetto Educativo?

Cos’è un Progetto Educativo? Visione del Bambino, Scelte Pedagogiche e Orizzonti di Senso nella Costruzione di un Percorso Formativo Nel panorama sempre più articolato delle proposte scolastiche ed educative, il concetto di progetto educativo assume un ruolo centrale, ma spesso ancora poco esplorato nei suoi significati più profondi. Non si tratta semplicemente di un insieme di attività o di un programma didattico annuale. Un progetto educativo è l’espressione di una visione: una visione del bambino, dell’apprendimento, della relazione educativa, dello sviluppo dell’essere umano. È la direzione culturale e pedagogica che guida scelte quotidiane, ambienti, linguaggi, obiettivi e metodi. Comprenderne le caratteristiche significa riconoscere l’orizzonte ideale e operativo entro cui si costruisce l’esperienza scolastica e formativa, e cogliere l’intenzionalità educativa che sottende ogni proposta rivolta all’infanzia e all’adolescenza. Il Progetto Educativo è una Visione del Bambino Alla base di ogni progetto educativo autentico e coerente si trova una domanda fondativa: chi è il bambino ? La risposta a questa domanda determina ogni scelta pedagogica successiva: dalle metodologie utilizzate (lezione frontale, laboratorio, apprendimento esperienziale) all’organizzazione dei tempi e degli spazi, dalla selezione dei materiali al tipo di relazione che si intende costruire tra adulto e bambino. Ogni scuola, consapevolmente o meno, trasmette un’immagine precisa dell’infanzia attraverso le sue pratiche quotidiane. Il progetto educativo è il luogo dove questa visione prende forma, diventa intenzione e si traduce in realtà operativa. La visione del bambino condiziona ogni scelta: dal linguaggio usato al tipo di materiali offerti, dall’organizzazione dello spazio alla gestione del gruppo. Il Progetto Educativo è una Coerenza tra Principi, Metodi e Obiettivi Un progetto educativo non è un elenco di buone intenzioni. È una struttura viva, fatta di scelte pedagogiche concrete e coerenti: Principi: valori educativi fondanti (es. centralità della relazione, apprendimento attivo, educazione alla cittadinanza) Metodi: pratiche quotidiane adottate per tradurre quei valori (laboratori, circle time, lavoro per progetti, valutazione narrativa…) Obiettivi: traguardi formativi a lungo termine (es. autonomia, senso critico, consapevolezza emotiva) Un buon progetto educativo riesce a tenere insieme queste tre dimensioni in modo trasparente, leggibile, sostenibile e soprattutto con coerenza. Non Esiste un Solo Modello: ogni Progetto Educativo è anche una Scelta Culturale Ogni progetto educativo si fonda su una visione precisa di crescita, apprendimento, relazione. Per questo non può esistere un solo modello: le pedagogie differiscono perché differenti sono le domande da cui partono e le risposte che danno. C'è chi mette al centro l’autonomia del bambino, chi il ritmo e la narrazione, chi la documentazione, chi la struttura curricolare ministeriale. Ogni proposta porta con sé una concezione del tempo, del ruolo dell’adulto, del senso della conoscenza. Scegliere un progetto educativo, quindi, non è solo una questione organizzativa o metodologica. È anche — e soprattutto — una scelta culturale: aderire a una visione dell’essere umano in crescita e del mondo che vogliamo abitare. La Visione dell’Uomo di Domani Ogni progetto educativo contiene una visione implicita (o esplicita) di quale tipo di persona vogliamo contribuire a far crescere. L’infanzia e l’adolescenza non sono semplici “attese” di un’età adulta, ma fasi ricche e complete. Ciò che si semina oggi costruisce l’adulto di domani. Educare significa quindi anche scegliere: Coltiviamo la cooperazione o la competizione? Valorizziamo l’autonomia o l’adattamento? Favoriamo lo spirito critico o il rispetto delle regole senza domande? Un progetto educativo coerente dovrebbe unire visione del presente e responsabilità verso il futuro. Il Progetto Educativo è anche un’Alleanza con le Famiglie Un progetto educativo ben strutturato non può ignorare il ruolo dei genitori. La corresponsabilità educativa non è un accessorio, ma parte integrante del percorso: Viene prevista una comunicazione regolare e trasparente tra scuola e famiglia Ci sono momenti di confronto, di formazione, di partecipazione reale I genitori sono visti come compagni di viaggio, non come utenti passivi Una scuola che coinvolge i genitori li rende anche più consapevoli e fiduciosi nel processo educativo del proprio figlio. Cosa Chiedere a una Scuola o a un Progetto Educativo? Ecco alcune domande utili che ogni genitore può porre quando esplora una proposta educativa: Qual è la vostra visione del bambino e dell’apprendimento? Come si svolge una giornata tipo? Come vengono gestite le emozioni, i conflitti, l’autonomia? Come valutate i progressi degli alunni? Che ruolo hanno i genitori nella vita scolastica? Che rapporto avete con la natura, l’arte, il corpo? Non esiste una risposta “giusta”, ma esiste una coerenza da cercare. Scegliere un Progetto Educativo Scegliere un progetto educativo non è un gesto neutro. È una scelta di campo, che tocca il modo in cui concepiamo il futuro della società, della relazione, dell’infanzia. Ogni scuola — statale, Waldorf, Montessori, parentale, Reggio Children, Becoming — dovrebbe proporre una narrazione del crescere. Come genitori, possiamo allenarci a leggere queste narrazioni con occhi critici, superando la superficialità delle “attività proposte” e cercando invece il cuore pedagogico delle scelte. Il progetto educativo, in tutte le sue forme, è la guida di questo viaggio, un impegno che abbraccia la crescita del bambino, la collaborazione con la famiglia e la costruzione di una visione condivisa di futuro. Insegnare è dunque un atto di cura, un gesto che rispetta tempi, ritmi e potenzialità, per permettere a ogni individuo di emergere nella sua unicità e di realizzare, giorno dopo giorno, la propria umanità. Perché educare non è solo “insegnare”: è accompagnare nel divenire a diventare. Francesca Merlo

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7 Lug
2025
L’Attualità della Pedagogia Steineriana

Approcci Educativi

L’Attualità della Pedagogia Steineriana

L’Attualità della Pedagogia Steineriana: Un’Educazione per il Presente La Pedagogia Steineriana Oggi La percezione della pedagogia steineriana viene spesso presentata come troppo distante dalla realtà e dalle esigenze dei tempi attuali. Un pregiudizio diffuso, ma infondato. La proposta pedagogica di Rudolf Steiner non è legata a un’epoca, ma rappresenta una visione educativa che nasce da qualcosa di profondamente umano e atemporale. Questa pedagogia viene spesso fraintesa. C’è chi la considera un modello del passato, non adatto alla società contemporanea; ma tali giudizi affrettati nascono da una conoscenza parziale, o da un’immagine distorta di ciò che questa proposta realmente porta. La visione educativa steineriane nasce per rispondere ai bisogni interiori di crescita, sviluppo e realizzazione del bambino. È una pedagogia che accompagna, ascolta, osserva. Che non si limita a trasmettere contenuti, ma coltiva interiorità, creatività, relazione. In un tempo in cui l’istruzione tende sempre più alla velocità, alla prestazione, alla standardizzazione e alla frammentazione, questa proposta appare tanto più necessaria, attuale e importante. Quella Steineriana è una pedagogia dell’essere, che riconosce nella crescita del bambino un processo continuo, profondo, radicato nella sua interiorità. E proprio per questo, estremamente attuale. Educare Conoscendo il Bambino Uno degli aspetti più vivi e delicati della pedagogia steineriana è l’impegno a conoscere profondamente ogni allievo, non soltanto nei suoi risultati o comportamenti esteriori, ma nella sua nella sua costituzione e natura più autentica. Per Steiner educare significa prima di tutto osservare, ascoltare e comprendere l’individualità dell’alunno. A questo scopo, introduce lo studio dei temperamenti, non come strumenti di classificazione rigida, ma come chiavi di lettura dinamiche per comprendere la natura e le inclinazioni individuali, per cogliere le modalità con cui ogni bambino si relaziona al mondo. I Quattro Temperamenti nella Pedagogia Waldorf Nella visione pedagogica di Rudolf Steiner, i quattro temperamenti — sanguinico, collerico, flemmatico e melanconico — rappresentano modalità fondamentali e archetipiche con cui l’essere umano si rapporta al mondo. Riconoscere il temperamento predominante non significa etichettare, ma creare una relazione educativa più consapevole e personalizzata. È un atto di attenzione profonda: significa scegliere ritmi, strumenti, attività, perfino parole, che risuonino davvero con il bambino che si ha di fronte. In ogni persona sono presenti tutti e quattro i temperamenti, ma due tendono generalmente a essere più evidenti o dominanti. È compito del pedagogista comprendere questa combinazione, lavorare per bilanciarla, e sostenere così lo sviluppo armonico del bambino nel tempo. Di seguito, una descrizione orientativa delle caratteristiche prevalenti associate a ciascun temperamento. Il temperamento sanguinico è caratterizzato da vivacità, apertura e curiosità verso il mondo esterno. Il bambino sanguinico mostra un’attitudine giocosa, è facilmente attratto dalle novità e tende a spostare rapidamente la sua attenzione da un’esperienza all’altra. È spesso socievole, comunicativo e incline al movimento. Per questo temperamento, la sfida educativa è favorire la capacità di concentrazione e approfondimento, senza soffocare l'entusiasmo spontaneo. Il temperamento collerico si manifesta attraverso una forte carica volitiva. Il bambino collerico è spesso determinato, energico e orientato all’azione. Mostra un senso innato di direzione e scopo, e reagisce con intensità agli ostacoli o alle frustrazioni. Questo temperamento porta con sé una grande forza trasformativa, che va accompagnata con attenzione affinché l’impulsività si evolva in iniziativa cosciente e responsabilità. Il temperamento flemmatico si distingue per una disposizione tranquilla, osservatrice e stabile. Il bambino flemmatico ama i ritmi regolari, i gesti ripetuti, e spesso manifesta una certa riluttanza al cambiamento. Tende a osservare più che agire e trae sicurezza dalla routine. L’educatore può aiutare questo temperamento a sviluppare interesse attivo e partecipazione, stimolandolo con tatto e gradualità, rispettando i suoi tempi interiori. Il temperamento melanconico è associato a una profonda interiorità, sensibilità e capacità di riflessione. Il bambino melanconico può apparire più ritirato, incline all'autosservazione e talvolta al dolore o alla malinconia. Spesso mostra una forte empatia e un senso etico sviluppato. Il compito pedagogico qui consiste nel offrire sostegno e fiducia, aiutandolo a trovare significato nelle esperienze, trasformando la sofferenza in maturazione interiore. Steiner sottolinea che ogni individuo porta in sé tutti e quattro i temperamenti, anche se in combinazioni differenti, con due che di solito risultano predominanti. L’obiettivo dell’educazione non è uniformare né accentuare le caratteristiche, ma armonizzarle e accompagnare il bambino nel suo processo di crescita, sviluppando una personalità equilibrata e libera. Modelli dinamici che offrono all’educatore una chiave di lettura per comprendere la natura interiore e le inclinazioni individuali di ciascun allievo. Riconoscere il temperamento predominante non significa stigmatizzare il bambino in una categoria, ma entrare in relazione con lui nel modo più adeguato. Un Apprendimento Organico e Continuo Un elemento centrale di questa pedagogia è la modalità con cui si affrontano le materie principali: il lavoro per epoche. Ogni disciplina viene approfondita in un periodo dedicato, solitamente di tre o quattro settimane, in cui la classe si immerge completamente nell’argomento: storia, matematica, geometria, botanica… non come materie astratte, ma come esperienze vive, collegate al ritmo della giornata e della vita. Questa modalità ha un valore profondo: offre tempo e spazio alla concentrazione, permette al bambino di costruire un legame personale con ciò che apprende, e lascia poi un tempo di pausa, utile alla sedimentazione. Il sapere non è mai separato dalla vita, e non si esaurisce nel momento in cui viene “insegnato”. Nella pedagogia steineriana si cerca di rispettare i tempi interiori dell’apprendimento, mantenendo un equilibrio tra attività e raccoglimento, stimolo e riposo. Un Percorso Continuo: il Maestro che Accompagna Un altro pilastro della pedagogia steineriana, spesso sottovalutato, è la continuità educativa. Nell'educazione Waldorf-Steiner, o pedagogia steineriana, il maestro idealmente accompagna la stessa classe per otto anni, dalla prima all’ottava (Scuola Primaria e Scuola Secondaria di Primo Grado). Questo permette una conoscenza profonda e rispettosa degli allievi e crea una relazione educativa stabile, oggi sempre più rara. Questa continuità non è solo una scelta organizzativa: è una visione dell’educazione come processo di sviluppo, in cui il maestro può seguire da vicino l’evoluzione di ciascuno, adattando metodi e contenuti ai cambiamenti che avvengono nel tempo. La classe non è vista come un insieme omogeneo, ma come un organismo vivente, fatto di individualità in cammino. Come scrive Steiner: "Non si tratta di impartire nozioni, ma di creare le condizioni affinché ogni essere umano possa sviluppare liberamente ciò che è in potenza dentro di sé." L’insegnante, quindi, non è un trasmettitore di saperi, ma un mediatore tra il mondo e il bambino. Un adulto che, con responsabilità e presenza, cerca ciò che è giusto nel momento giusto, per quel gruppo e per ogni suo componente. Una Visione Educativa Sistemica: Coerenza, Cura e Visione a Lungo Termine Ciò che rende la pedagogia steineriana sempre attuale è la sua coerenza interna. Non è un insieme di progetti scollegati, ma un percorso organico, in cui ogni anno si innesta sul precedente e prepara il successivo. I contenuti non sono scelti a caso, ma in relazione ai bisogni evolutivi dei bambini in quella fase della vita. È una pedagogia che tiene insieme conoscenze, emozioni, abilità pratiche e attività artistiche; che non divide, ma crea ponti tra le discipline, tra l’interiorità del bambino e il mondo che lo circonda. In un tempo in cui l’educazione tende a inseguire efficienza e semplificazione, questa visione educativa invita a fermarsi, ad ascoltare, a prendersi il tempo per crescere. Educare per Coltivare l’Umano La pedagogia steineriana è un invito a guardare l’educazione non come un insieme di tecniche o programmi, ma come un percorso di accompagnamento all’umano. Un cammino che si nutre di ascolto, sguardo profondo, fiducia nei processi interiori. In questo tempo di cambiamenti rapidi, di frammentazione e incertezza, ritrovare un senso educativo che tenga insieme, che dia continuità, che parli al cuore e alla mente, è forse una delle urgenze più grandi. Questa è solo un’introduzione a un approccio pedagogico che ha ancora molto da raccontare, da proporre, da ispirare. Perché educare, oggi più che mai, significa coltivare il futuro dell’essere umano con coraggio, coerenza e profondità. Un’Occasione per Approfondire Insieme Per chi desidera approfondire questa visione educativa, incontrare i maestri delle realtà Torinesi, l’8 novembre 2025 a Torino, nel suggestivo Palazzo della Luce (Via Antonio Bertola, 40 – 10122 Torino), si terrà un evento speciale dedicato alla pedagogia steineriana. L'evento sarà l'occasione ideale per dialogare con esperti, educatori e famiglie, approfondire i fondamenti e le applicazioni concrete di questo approccio, e riflettere su cosa significhi oggi educare con consapevolezza, coerenza e rispetto per l’unicità di ogni bambino. Un invito a confrontarsi, ascoltare e lasciarsi ispirare dalla pedagogia Waldorf-Steiner che guarda al futuro coltivando l’umano nel presente Francesca Merlo Altri Articoli sulla Pedagogia Waldorf-Steiner Il Ritmo nelle Scuole Waldorf Disegnare Senza Contorni La Pedagogia Waldorf-Steiner: un Approccio Educativo Unico

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22 Gen
2025
Il Ritmo nelle Scuole Steiner Waldorf

Approcci Educativi

Il Ritmo nelle Scuole Steiner Waldorf

Nella pedagogia Waldorf, il concetto di "ritmo" ha un ruolo fondamentale nel processo educativo, poiché il ritmo non riguarda solo il passaggio del tempo, ma è un principio che permea ogni aspetto della vita e dell'apprendimento. Il ritmo aiuta a stabilire un senso di ordine e sicurezza, essenziale per lo sviluppo armonico del bambino. In particolare, il ritmo del mattino, attraverso movimenti e attività fisiche, riveste una funzione di grande importanza, sia a livello corporeo sia mentale, preparando i bambini ad affrontare le sfide della giornata scolastica. Ogni mattina, prima di iniziare le lezioni, i bambini sono coinvolti in esercizi fisici che hanno lo scopo di "risvegliare" il corpoQuesti movimenti sono pensati per essere ritmici e ripetitivi, creando sequenze che aiutino i bambini a prendere consapevolezza del loro corpo e a sviluppare una certa fluidità nell’apprendimento. Questi ritmi corporei favoriscono una preparazione graduale alla concentrazione necessaria per le attività mentali che seguiranno. Il corpo, infatti, diventa il punto di partenza per una mente lucida e ricettiva. Questo ritmo non solo aiuta a stimolare l'energia fisica, ma favorisce anche la disciplina, l'autocontrollo e il senso di comunità. Ogni giorno inizia con un'esperienza di movimento ritmico che porta a sviluppare la nozione di tempo e la gestione del tempo stesso. La pedagogia Waldorf, come abbiamo detto precedentemente, attribuisce grande valore al movimento e al ritmo come strumenti fondamentali per promuovere uno sviluppo equilibrato nei bambini. L'inizio della giornata scolastica deve essere caratterizzato da attività che stimolino sia il corpo che la mente in modo naturale e fluido, favorendo un apprendimento profondo e significativo. Movimento come Ritmo per Iniziare la Giornata All'inizio della giornata scolastica, si stabilisce un tono emotivo e cognitivo attraverso un "ritmo" che include gesti, danze e movimenti. Questo approccio non solo prepara i bambini a concentrarsi e apprendere, ma nutre anche il loro senso di comunità, essenziale per il loro sviluppo sociale ed emotivo. Le attività fisiche non servono solo come riscaldamento; la loro ripetizione e struttura forniscono una prevedibilità che allevia l'ansia e il disorientamento. Il Ruolo del Ritmo Il ritmo del mattino è fondamentale per preparare i bambini a una giornata produttiva. Le attività fisiche ritmiche aiutano a "risvegliare" il corpo e a creare una connessione tra movimento fisico e concentrazione mentale. Le routine quotidiane offrono una sensazione di continuità, essenziale per lo sviluppo emotivo e psicologico. Movimento e Apprendimento Nella pedagogia Waldorf, il movimento è considerato un linguaggio attraverso il quale i bambini esprimono emozioni e interagiscono. Attraverso giochi e danze, non solo esercitano il corpo, ma sviluppano anche competenze sociali, imparando a cooperare e rispettarsi reciprocamente. Questo aspetto sociale è cruciale per la loro crescita, formando legami di fiducia e appartenenza. Preparazione alla giornata scolastica La ripetizione delle attività quotidiane stimola il corpo e allevia l'ansia, offrendo ai bambini un rituale che segna il passaggio dal mondo esterno a quello scolastico. Questo senso di prevedibilità è particolarmente importante in un ambiente in continua evoluzione, aiutando i bambini a centrarsi e a prepararsi mentalmente. Integrazione di Corpo e Mente L'approccio Waldorf riconosce l'interconnessione tra corpo e mente nel processo di apprendimento. Attraverso il movimento, i bambini non solo sviluppano abilità fisiche, ma apprendono anche valori come costanza, pazienza e disciplina, essenziali per affrontare le sfide della vita. Conclusione L'importanza del movimento e del ritmo nell'approccio pedagogico Waldorf-Steiner è innegabile. Questa metodologia si propone di educare i bambini integrando corpo, mente ed emozioni nel processo di apprendimento. Favorendo attività in cui il movimento è valorizzato e il ritmo è presente, si promuove non solo lo sviluppo cognitivo, ma anche la crescita emotiva e sociale dei bambini, permettendo loro di esplorare e prosperare in un mondo complesso e sfidante. Francesca Merlo

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11 Ago
2023
Chi era Emmi Pikler e perché è importante per i nostri bambini

Approcci Educativi

Chi era Emmi Pikler e perché è importante per i nostri bambini

Meno conosciuta di Maria Montessori, ma altrettanto importante, Emmi Pikler è una pedagogista di cui è essenziale conoscere il nome. Emmi Pikler è nata all’inizio del ’900 ed è uno dei tanti medici (nel suo caso pediatra) che, pur continuando a svolgere la professione, sono diventati dei grandi educatori, appassionandosi di pedagogia e di benessere dei bambini (non solo dal punto di vista della salute fisica, ma anche mentale ed educativa). L’approccio di Emmi Pikler e il lavoro che ha svolto per lunghi anni con le educatrici nell'istituto Casa famiglia Lòczy di Budapest si fonda su figure di riferimento che si occupano non solo del corpo del bambino, ma anche della sua mente e delle sue emozioni.  L’istituto nacque come servizio pubblico residenziale e accoglieva i bambini principalmente senza famiglia. Basandosi sull’esperienza nell’istituto, Pikler realizzò dei manuali in cui specificava, fino al più piccolo dettaglio, i molteplici aspetti dell’educazione e della vita quotidiana dei piccoli, dai mobili ai vestiti, fino all’ambiente. Il suo lavoro — sia per quanto riguarda la cura dei bambini sia dal punto di vista della ricerca — ben presto fu riconosciuto e con il tempo la Casa famiglia divenne l’Istituto di Metodologia, Assistenza all’Infanzia e Educazione (con annesso servizio di consulenza). L’educazione attiva Pikler condivide quindi con Maria Montessori e con altri grandi educatori dello scorso secolo — come Decroly e Korczak — la formazione medica, ma anche l’appartenenza ad un’idea di educazione che è quella del grande movimento dell’Educazione Attiva.  Si tratta di un orientamento pedagogico-educativo che avuto un momento di grande rilievo all’inizio del ’900, e che ha coinvolto anche alcuni educatori che non si sono occupati direttamente di bambini piccoli, come Freinet, Froebel o Pestalozzi, ma di soggetti di diverse età e in diverse situazioni.  L’idea dietro al movimento? "Chi è protagonista dell’esperienza formativa ed educativa è il bambino stesso" (o il soggetto in formazione). Le idee di Emmi Pikler I principi fondamentali che accompagnarono il lavoro di Emmi Pikler (così come la psicologia evolutiva nella primissima infanzia) partono dal presupposto per cui i bambini sani sviluppano in modo rapido o lento le proprie competenze, e soprattutto in modo diverso e variegato, non standardizzato come indicano le famose tabelle di crescita. Il ruolo dell’adulto di riferimento nella crescita del bambino per Pikler è quindi assimilabile alle funzioni genitoriali. Tra i suoi consigli troviamo: - lasciare che i bambini e le bambine imparino a stare seduti da soli, senza troppo aiuto esterno che comprometterebbe gli sforzi che portano proprio a questa competenza; - lasciare che i bambini e le bambine approfondiscano e portino a termine da soli le azioni e i movimenti che hanno avviato; - non imporre movimenti o posizioni che non hanno ancora imparato da soli e spontaneamente. A volte per i genitori risulta naturale assumere atteggiamenti per “aiutarli” a raggiungere i loro primi successi; tuttavia l’intervento non è veramente necessario. Infatti il non dare indicazioni rafforzerà le loro conoscenze, la loro sicurezza in sé e la fiducia nell’adulto, che esprime soddisfazione e gioia per i traguardi conquistati. La quotidianità I bambini, secondo Pikler, sviluppano fiducia e apertura quando la loro quotidianità si svolge in continuità con un adulto di riferimento che dà vita a una relazione sicura, fondata sulla fiducia e sulla conoscenza reciproca, in uno scambio che sia inizialmente d’intensa vicinanza, poi via via più distanziato e accogliente verso altri elementi circostanti e verso il mondo esterno. Questo scambio, fin dai primi giorni di vita, è orientato al principio che non si educa un bambino senza la sua partecipazione attiva, senza interesse. Verbalizzare, cantare una ninna nanna, recitare una filastrocca cercando il contatto visivo, i gesti calmi: tutto questo rappresenta i primi momenti di scambio con quel concentrato di empatia che sono i bambini piccoli, che dal canto loro percepiscono che c'è intenzione attiva di cooperazione da parte dell’adulto di riferimento. Nell’idea di Emmi Pikler il bebè è concepito come una persona che, fin dalla nascita, possiede capacità e potenzialità insospettabili. Attraverso l’osservazione e l’allenamento i genitori sono supportati a comprendere le capacità innate dei loro figli, i loro traguardi, comprendendo come si svolgono tutte le iniziative relazionali con il loro ambiente, grazie soprattutto alle loro attività autonome. Per questa ragione Emmi Pikler richiedeva ai genitori di permettere ai loro bambini di muoversi liberamente a proprio piacimento, assicurando le giuste condizioni ambientali e senza metterli in una posizione da loro non raggiunta naturalmente. Non li si deve impegnare, essenzialmente, in un movimento che loro stessi non hanno ancora acquisito e da cui non riescono a svincolarsi; perché ciò che accade al corpo, viene trasmesso allo spirito. In altre parole Emmi Pikler vedeva in un neonato che si muove un soggetto impegnato in un’opera sia interna che esterna. Vedeva un germe di potenza, un lavorio che si esprimerà in futuro con altri mezzi e forze, in altre circostanze della vita, al servizio dell’essere umano che diverrà. Era convinta dell'importanza fondamentale della motricità autonoma, senza interferenze da parte dell’adulto, per la strutturazione della personalità del bambino. Per chi vuole approfondire ecco alcuni riferimenti Associazione Emmi's care, Brescia La casa del bambino piccolo, Grabs CH- Storchennest.ch Emmi Pikler- Edufrog Pikler in casa- pagina Facebook Per chi vuole sperimentare L'Associazione Semi di luce APS per la famiglia e la prima infanzia, promuove e divulga il lavoro di Emmi Pikler attraverso gruppi giochi genitori-bambini “LA STANZA DI EMMI” (0-3 anni) a Torino e provincia. Attraverso questi percorsi i genitori imparano a conoscere i bisogni di sviluppo dei propri figli, a comprenderli e sostenerli dando loro spazio per svilupparsi con la consapevolezza dell'importanza del gioco libero e autonomo nella vita di un bambino. Cosa puoi trovare in questo spazio La possibilità di sperimentare giochi e attrezzi in legno (adatti all'età dei bambini), pensati dalla pediatra Emmi Pikler, superando molti ostacoli avventurosi. I bambini sono pieni di curiosità e cercano il proprio percorso scelto e così facendo scoprono il segreto dell'equilibrio interiore ed esteriore. Una varietà di opportunità per costruire passaggi di movimenti, che i bambini possono esplorare al proprio ritmo e con le proprie dinamiche e che danno spazio per sviluppare la loro destrezza e gioia di movimento fin dalla tenera età. Uno spazio di tranquillità e attenzione, un ambiente pieno di Amore, dove i genitori potranno guardare con stupore e interesse i loro figli quanto possono giocare da soli, (anche i piccolini!!) quanto siano sicuri e armoniosi grazie alla riservatezza e al rispetto da parte dell'adulto di riferimento. Uno spazio contrassegnato da tre principi essenziali: ascolto, accompagnamento, accoglienza, con lo scopo principale di accompagnare i bambini a conoscere il mondo esterno con gradualità e delicatezza; creare nuovi e duraturi legami con altre famiglie, ma anche offrire all'adulto confronti con una comunità educante trovando così continuativi ed innovativi impulsi educativi, formazione continua, incoraggiamenti e spunti di riflessione per eventualmente rivedere il proprio personale stile educativo e di cura. Una bibliografia specifica sulle principali tematiche affrontate, albi illustrati, repertori di canti, filastrocche, giochi con le dita. Per informazioni sulle iniziative dell'associazione Semi di Luce collegati alla pagina Facebook oppure scrivi a criconcri@yahoo.it Cristina Pasquale, Educatrice prima infanzia

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14 Dic
2022
Scuole Senza Zaino: quando sono nate, dove trovarle e come aderire

Approcci Educativi

Scuole Senza Zaino: quando sono nate, dove trovarle e come aderire

Il Progetto delle Scuole Senza Zaino L'approccio delle Scuola Senza Zaino è una rivoluzione pedagogica e didattica nata alla fine degli anni Novanta che si prefigge, non solo di “fare scuola”, ma di “essere scuola” in un modo diverso, scardinando tutto ciò a cui siamo abituati per promuovere una modalità più inclusiva di vivere lo spazio educativo. Questa intuizione mette le sue radici, quando un coraggioso Dirigente lucchese - osservando la ben nota inquietudine dei ragazzi fra i banchi - si chiese che cosa si potesse fare di diverso per coinvolgerli e coltivare in loro una sfegatata curiosità e una gioiosa disponibilità alla fatica. Sperimentazione dopo sperimentazione, senza mai perdere l’entusiasmo, Marco Orsi e il suo team di docenti accolsero quella scontentezza come una sfida e ne fecero uno stimolo per ripensare alle pratiche educative affinché fossero più vicine ai bisogni dei propri studenti.  Così nel 2002 è nato il progetto Senza Zaino e, dal suo inizio ad oggi, ha visto più di 290 istituti e 630 plessi abbracciarne la missione: sparse in tutta Italia, sono centinaia le scuole che quotidianamente (e senza alcun costo per i genitori!) portano avanti questa rivoluzione. Guardiamo queste scuole più da vicino per scoprire cosa succede nelle loro aule, dove trovarle e i diversi modi pensati per supportarle attivamente nel loro lavoro. Dove trovare le Scuole Senza Zaino In tutta Italia! Le Scuole Senza Zaino sono tante, tantissime, sparse in tutta la penisola. Impossibile elencarle tutte, ma individuarle è un gioco da ragazzi! Se siete di Torino potete trovarle nel motore di Ricerca di Che Scuola selezionando il metodo educativo senza zaino nel filtro avanzato. E’ possibile impostare la ricerca per indirizzo, inserendo il nome dell’Istituto o manualmente, attraverso la mappa interattiva. Se siete di un'alta città potete invece sfruttare il sito della Rete Senza Zaino sono tutte presenti, organizzate in un elenco secondo l’ordine alfabetico delle province e accompagnate da una cartina che consente di trovarle a colpo d’occhio. Come aderire  Entrare a far parte della rete è un percorso a step i cui passi (e i documenti necessari!) sono facilmente individuabili sul sito nella sezione apposita.  Il primo passo è segnalare il proprio interesse, il secondo capire insieme cosa spinge la Scuola ad entrare nella famiglia Senza Zaino, sondando consapevolezza e motivazione. Ogni scuola, infatti, si approccia al Senza Zaino in maniera diversa, partendo da situazioni e premesse sue proprie e di tale specificità la Rete si prende cura per accoglierla come merita. Da quel momento in poi, la Scuola verrà assistita da vari soggetti territoriali come il Referente regionale e le Scuole Polo del territorio, per incontrarsi, approfondire insieme e formalizzare l’adesione con la firma del Dirigente (e il supporto di tutti gli insegnanti!) Per saperne di più collegarsi alla pagina dedicata. Vorresti partecipare al progetto ma non sei una scuola? C’è spazio anche per te! Lungi dall’essere un Associazione unicamente rivolta agli addetti ai lavori, quella della Senza Zaino è una famiglia aperta, che accoglie chiunque si riconosca nel modello di una scuola nuova fondata sui valori di Ospitalità, Responsabilità e Comunità. Aderire all’Associazione significa non solo sostenere materiale un Progetto sociale di ampio respiro, ma regalarsi anche una serie di vantaggi e opportunità formative! Ad attendere genitori, insegnanti e tutti gli amanti dell’educazione che vogliono restare al passo, ci sono: • Sconti sulle attività formative della Senza Zaino School • Partecipazione gratuita a seminari/corsi ai primi che si iscrivono • Una newsletter per rimanere sempre aggiornati sulle attività dell’Associazione Aderire è semplice, attraverso la Tessera annuale: se sei interessato ad approfondire i dettagli o ti senti già pronto a salire a bordo, clicca qui: https://www.senzazaino.it/tessera Raffaella Gagliardi

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11 Nov
2022
Scuole Senza Zaino

Approcci Educativi

Scuole Senza Zaino

Scuole Senza Zaino A chi per la prima volta s’imbatte in una realtà scolastica Senza Zaino, la domanda sorge spontanea: è possibile mandare i bambini a scuola senza le loro ingombranti conchiglie di stoffa?  A queste perplessità risponderemo che sì, è possibile! Certo, non basta spogliare gli studenti del loro amato fardello per stravolgere il modello educativo di una scuola, ma da questo gesto apparentemente innocuo si può partire per cambiare in meglio un sacco di cose.  L'approccio Senza Zaino è una rivoluzione pedagogica e didattica che si prefigge non solo di “fare scuola”, ma di “essere scuola” in un modo diverso. In particolare, scardina lo stereotipo degli spazi, attività e abitudini a cui siamo abituati per promuovere una modalità più inclusiva di vivere lo spazio educativo, affinché i bambini possano sentirsi protagonisti e membri di una comunità di cui prendersi cura. Vediamo che cosa le rende speciali, e perché hanno scelto di chiamarsi in questo modo. Perché ''Senza Zaino''? E’ dalla riflessione sugli oggetti - intesi come arredi, strumenti e ambienti - che ha preso vita la pedagogia Senza Zaino.   “Noi siamo partiti da un oggetto apparentemente banale, feriale, quotidiano: lo zaino che utilizzano i nostri bambini e i nostri ragazzi per andare a scuola. Perché, ci siamo chiesti, viene impiegato solo nelle scuole? Perché gli adulti per andare a lavoro tutt’al più portano con sé cartelle o borse leggere? [...] Il dizionario ne dà questa definizione: «Sacco di tela robusta rinforzato e munito di cinghie per essere portato a spalla, sia da soldati, che alpinisti e gitanti.›› Dunque l’utilizzo dello zaino non è un fatto neutrale, indifferente: mette in rilievo, da subito, un’immagine di ambiente perlomeno inospitale. E’ stato inventato per affrontare situazioni disagevoli, se non impervie. Siamo di fronte allora a un’organizzazione che struttura un ambiente (formativo) in modo tale che per essere vissuto necessita che gli alunni si impegnino in un trasporto quotidiano di cose che servono ad attrezzare un luogo altrimenti spoglio, senza dotazioni, privo degli equipaggiamenti di base.” Così Marco Orsi, fondatore del progetto Senza Zaino, racconta la genesi del progetto nel suo libro “A scuola senza zaino. Il metodo del curricolo globale per una didattica innovativa” : - se gli oggetti e gli spazi condizionano il modo in cui si fa scuola, così come il rapporto fra insegnanti e bambini, ristrutturarli è il punto d partenza per lavorare a un modello educativo più accogliente e funzionale all’ apprendimento. La scelta di liberarsi dell’ingombrante compagnia dello zaino, dunque, non è la mera stravaganza di un Dirigente un po’ naïf, ma la parte ultima di una revisione profonda che sceglie di fare della Scuola un luogo a misura di bambino, dove il necessario è a disposizione di tutti perché possano sentirsi liberi di creare e al contempo prendersi cura di spazi e persone. Cosa rende speciali le Scuole Senza Zaino. 1) Non ci sono banchi singoli, cattedre e i materiali restano in classe. Stop alle trincee di banchi schierate di fronte alla maestre; i banchi sono disposti per favorire l'interazione, la cooperazione e i lavori di gruppo rivoluzionando la geografia dell’aula, la pedagogia Senza Zaino trasforma la classe in una micro comunità, dove ognuno sente come propri gli oggetti di tutti e percepisce come necessario e vitale il suo contributo alla vita del gruppo. L’idea complessiva è quella di un’aula-bottega, dove gli attrezzi del pensare e del fare sono a disposizione di tutti e i bambini sono chiamati, come piccoli artigiani, a osservare, progettare, creare per risolvere quelle che sono piccole sfide quotidiane.  Le classi diventano spazi aperti e gli arredi isole di lavoro mobili per agevolare il momento dell’apprendimento, sia esso un laboratorio, il confronto di gruppo o un disegno da soli. Per la prima volta compare in aula l’ “Agorà”, un’area soffice dove i bambini si radunano ogni mattina per condividere stati d’animo e discutere il da farsi, come una piccola assemblea di cittadini nell’antica Grecia che definisce insieme la direzione della comunità. 2) Mette al centro la comunità.  Riordinare l’aula insieme, personalizzarla, ridipingere insieme quel muro un po’ triste: attraverso la suddivisione dei lavori e la partecipazione diretta alle faccende di ogni giorno, i bambini vengono coinvolti attivamente nel processo e abituati a pensarsi non come comparse di una commedia, ma registi e protagonisti di tutto ciò che va in onda in classe. A partire dalla semplice introduzione dell’Agorà, poi, crescono sperimentando una scuola democratica, dove si impara a discutere insieme e a fare scelte come risultato di una volontà condivisa che non ha bisogno di imporsi dall’alto. E' il momento in cui gli insegnanti trasmettono il valore e l'importanza dell'ascolto reciproco, in cui ciascun bambino porta all'attenzione dei compagni il proprio quotidiano raccontando avvenimenti importanti del giorno prima, è l'occasione per parlare delle novità belle e brutte e di ciò che accade nel mondo fuori dalla scuola. In questo contesto - che riesce ad essere autorevole pur rispettando le individualità di ognuno -, la voce e la presenza dell’insegnante diventano una guida che accompagna il gruppo alla scoperta di sé, degli altri e del mondo. 3) Promuove valori più sani. La pedagogia Senza Zaino raccoglie le sfide attuali, come l’indifferenza, il consumismo e la competizione per coltivare un legame profondo e autentico fra l’individuo e il mondo. Basta vantarsi per ciò che si possiede, gareggiare con gli altri per portare a casa il risultato migliore: a inizio anno, con una piccola cerimonia che stimola il senso di comunità, ognuno riceve una cartella uguale a quella degli altri e impara a guardare i compagni come alleati che giocano nella stessa squadra. La valutazione si fa mite - passando dai voti-etichette a descrizioni gentili -, mentre alle regole imposte e alle punizioni si preferiscono l’ascolto empatico e il perché delle cose, affinché ognuno diventi capace di essere se stesso senza calpestare i bisogni degli altri.   L'importanza di darsi il buongiorno! Una delle cose che rende speciali le scuole Senza Zaino è l'abitudine di darsi ogni mattina il tempo per "salutarsi". Ad attendere i bambini non c’è alcun "Aprite le cartelle, ora cominciamo!", ma uno spazio confortevole per connettersi e ritrovarsi. Nella filosofia Senza Zaino, infatti, è difficile essere pronti per la prossima gara, se prima non si è celebrato come si deve il piacere di essere una Squadra! Gli spunti per farlo possono essere tanti: una storia da leggere, un gioco per raccontarsi il weekend o una semplice domanda rimasta in sospeso nell'aria: seduti insieme nell'Agorá, i bambini si raccontano, ridono, imparano, ed esplorano l’essere se stessi. Se è vero che in ogni scuola c'è l'abitudine di darsi il buongiorno, nelle Senza Zaino questo gesto diventa un momento istituzionale, un rituale mattutino cui è affidato il compito di introdurre i bambini nello spazio scolastico affinché possano abitarlo con gioia.    Scegliere di stare in un luogo e prendere parte a ciò che in esso accade, infatti, è un premessa indispensabile - e troppo spesso trascurata - quando si parla di apprendimento. Ecco che offrire quotidianamente ai bambini uno spazio di espressione e connessione col gruppo - lungi dall’essere un “tempo sottratto all’apprendimento” - è un booster di motivazione per massimizzare e consolidare gli apprendimenti.  Ma c’è di più! Quello dell’Accoglienza è un momento creativo e mai uguale a se stesso, che si presta a tutto ciò di cui c’è bisogno: ecco che nei giorni che precedono il Natale, allora, può trasformarmi in un Calendario dell'Avvento vivente, dove i genitori portano in dono qualcosa di utile o i propri talenti, improvvisandosi maestri di creatività e spensieratezza per i propri bambini. La pedagogia in sintesi Quella Senza Zaino è dunque una pedagogia dai “piedi per terra”, che mira a ridurre la distanza della Scuola dal Mondo - come fra il Sé e l’Altro - affinché crescervi non sia un passaggio forzato, ma un’opportunità per prepararsi al Dopo conservando il coraggio di cambiarlo. Lavora perché l’apprendimento non sia “tutta Testa”, ma coinvolga attivamente il Corpo e le Mani, ricomponendo quella frattura fra un Sapere puramente astratto e un non meno valevole Saper Fare. Così, accanto allo scrivere, parlare, ascoltare compaiono il fare, lo spostare, l’esplorare; si passa dall’obbedire, l’adeguarsi, il rinunciare all’esprimersi, discutere e cambiare. Accanto a tutto questo, non dimentica il Cuore, e si impegna a rendere la Scuola un luogo accogliente, fatto di Collaborazione, Scoperta e Libertà, perché i bambini possano desiderare di farvi ritorno con la stessa gioiosa impazienza con cui ogni sera varchiamo la soglia di Casa. Come trovarle? Ad oggi sono più di 290 gli istituti e 630 i plessi che partecipano al Progetto Senza Zaino, scuole pubbliche e paritarie, con una pluralità di soluzioni educative che accompagna i bambini dalla fascia 0-3 anni fino alla Secondaria di Secondo Grado. Se sei di Torino puoi trovare le Scuole senza Zaino del territorio grazie al motore di Ricerca di Che Scuola selezionando nel filtro avanzato il metodo educativo "Senza Zaino" oppure puoi scrivere il nome dell’Istituto, o muoverti grazie alla mappa interattiva. E se vuoi saperne di più su come come aderire alla rete ecco un articolo dedicato. Raffaella Gagliardi

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18 Ott
2022
Metodi educativi: una mappa per orientarsi

Approcci Educativi

Metodi educativi: una mappa per orientarsi

Quanti metodi educativi esistono? Quando un genitore si ritrova a scegliere l'asilo o la scuola dei propri figli talvolta scopre per la prima volta che esistono diversi approcci pedagogici. Ogni struttura socio-educativa ha alla base la scelta di un particolare metodo educativo (approccio educativo) che comporta l'uso quotidiano di strategie e tecniche di insegnamento specifiche del metodo. Ogni metodo educativo porta con sé un particolare modo di concepire il bambino e la sua relazione con l'ambiente sociale. Un metodo educativo pone gli educatori a porsi domande su due fronti: quello della formazione e quello dell'educazione. E quindi: "Quali strategie e tecniche di apprendimento mettiamo in campo? Come insegniamo al bambino? Come impara il bambino? Cosa voglio trasmettere?" Ma anche: "Quali strategie educative? Come devo relazionarmi con il bambino ? Quali sono le competenze socio-emotive che dobbiamo sviluppare in lui e come lo facciamo? " Tutte queste domande spesso sono un labirinto di perplessità per il genitore e, tuttavia, è importante che il genitore conosca bene l'approccio educativo messo in pratica tutti i giorni a scuola o all'asilo, che la approvi e possibilmente lo riproduca in famiglia. Ecco una sintetica mappa di orientamento per navigare nel grande mondo della Pedagogia e i relativi link di riferimento per approfondire gli argomenti di interesse. METODO MONTESSORI E’ una pedagogia dell’autonomia, che mette al centro la libertà esplorativa del bambino all’interno di uno spazio strutturato in cui ogni materiale è pensato per crescere, sotto gli occhi attenti di un’insegnante pronta ad assistere. Dotato di un imprinting pratico, il metodo riserva un posto speciale alla concretezza della vita quotidiana. In compagnia di bambini di età diverse, si impara facendo, imitando le cose dei grandi e diventando ogni giorno più autonomi e responsabili. In un’atmosfera di gioco e scoperta, si impara a leggere e scrivere molto presto, perché quando una cosa è divertente che motivo c’è di aspettare per impararla? Troviamo questo approccio soprattutto nelle scuole dell'infanzia, ma è diffusa anche alla scuola primaria. Esistono centinaia di scuole sul territorio nazionale che hanno sezioni Montessori. Da qualche anno si sta diffondendo anche nella scuola secondaria di primo grado. Link che consigliamo per approfondire il metodo solo: https://www.fondazionemontessori.it/ https://www.operanazionalemontessori.it/ PEDAGOGIA STEINER-WALDORF Quella steineriana è la pedagogia dell’espressione, che incoraggia i bambini all’ascolto di sé e all’uso dell’immaginazione e del corpo come ingredienti irrinunciabili per una crescita armonica. Attento a uno sviluppo globale del bambino, il curriculum riserva grande spazio agli apprendimenti esperienziali: accanto alle materie tradizionali compaiono il gioco, le storie e i laboratori creativi come strumenti pratici per crescere e imparare. Abbasso i ritmi frenetici di lavoro, le tante materie tutte insieme e la fatica di stare seduti per ore: ogni giornata alterna momenti che richiedono concentrazione e memoria ad altri più distesi e creativi, in un andamento dinamico che mira al benessere e rispetta i bisogni del bambino.  Per approfondire ecco il link al sito della fondazione. REGGIO EMILIA APPROACH - LORIS MALAGUZZI E’ una pedagogia della scoperta e dell’invenzione, dove il bambino costruisce autonomamente la propria intelligenza e i suoi bisogni sono la bussola che orienta il percorso formativo. Ogni mattina, all’interno dell’assemblea di classe, si sceglie insieme che cosa fare, per abituarsi fin da piccoli a essere protagonisti della propria crescita. L’ambiente diventa uno strumento irrinunciabile per stimolare gli apprendimenti e raggiunge il suo apice nell’ “Atelier”, un spazio in cui tutti entrano in contatto con diversi materiali, svolgendo attività che impegnano mani, pensiero ed emozioni. Sotto lo sguardo attento di più educatori e insegnanti, i bambini esplorano le proprie intelligenze, imparando non solo il linguaggio verbale o quello logico-matematico, ma anche quello della musica, del corpo e della creatività, per portare alla luce le potenzialità di ognuno e crescere individui entusiasti di esprimersi e contribuire. https://www.reggiochildren.it/ METODO SCUOLE SENZA ZAINO E’ una pedagogia della comunità che parte dal presupposto che non occorrano zainoni e matite etichettate per ogni bambino: i materiali necessari sono ospitati nell’aula, condivisi con gli altri e diventano il primo modo per sperimentare la condivisione e il rispetto della cosa comune. Il valore di stare insieme rispettandosi è rafforzato nell’Agorà, uno spazio al centro dell’aula dove il gruppo si confronta per condividere esperienze e prendere insieme decisioni importanti. Dagli arredi ai ritmi delle attività, tutto è pensato per accompagnare i bambini nella conquista dell’autonomia e della responsabilità attraverso sfide quotidiane e ruoli da esplorare, per imparare a fare da soli e con serietà. In un clima di accoglienza e reciproco ascolto, gli allievi sperimentano la libertà di scegliere le attività da svolgere, per cogliere il significato di ciò che fa e mobilitare con entusiasmo tutte le risorse necessarie per crescere.  Il metodo delle scuole senza zaino si applica nella scuola primaria e secondaria di secondo grado. Per approfondire puoi leggere il nostro articolo dedicato e il sito ufficiale delle scuole senza zaino. OUTDOOR EDUCATION E’ una pedagogia della Natura, che valorizza al massimo le possibilità dello star fuori e concepisce l’ambiente esterno come un luogo di formazione non meno significativo dell’aula tradizionale. Fuori si impara a guardare il mondo con gli occhi di uno scienziato, di uno storico, di un esploratore: anche gli apprendimenti più astratti diventano un’esperienza da ricordare e il senso di meraviglia è lo spunto per abituarsi a osservare e trovare risposte. Sarebbe incauto pensare che i bambini restino sempre all’aperto, o che l’Outdoor si limiti a un disimpegnato passeggiare: tante sono le forme in cui l’ambiente diventa uno spazio privilegiato per imparare, e proprio questa varietà contribuisce a nutrire i bambini in ogni loro dimensione, da quella cognitiva a quella psico-relazionale. Dall’orto didattico alla Pet therapy, dalle visite all’aperto al trekking esplorativo: tutto diventa esperienza per crescere, correre ed esplorare, imparando a vedere gli altri e il mondo come una risorsa preziosa da rispettare. https://www.scuolenaturali.it/ https://scuoleallaperto.com/ COSA PUOI FARE PRIMA DI SCEGLIERE • Prendi in considerazione gli interessi del tuo bambino  • Visita personalmente le scuole  • Parla con gli insegnanti se possibile • Partecipa agli open-day  • Assisti alle lezioni o a una giornata-tipo all’interno della scuola. E per finire? Cerca e scegli grazie al Motore di Ricerca sviluppato da Che Scuola per te! Raffaella Gagliardi

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